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01 - RINASCENZA: "DE HOMINIS DIGNITAE"

LA SCOPERTA DI UNA VOLONTA' COSCIENTE

La "Oratio de hominis dignitate" scritta da Pico della Mirandola (1463-1494 - morì a soli 31 anni) è stata definita il manifesto del pensiero rinascimentale. Essa sviluppa i due motivi capitali della filosofia di Pico: la superiorità e la centralità dell'uomo nell'universo e l'intima concordanza di tutte le principali espressioni filosofiche e religiose del pensiero, dai pitagorici a Platone, ad Aristotele, ai neoplatonici, agli scolastici, agli averroisti. L'idea di Pico che l'uomo a differenza di tutti gli altri esseri, non abbia una "natura" che lo condizioni, e che lui solo possa perciò dirsi figlio dei propri atti, appare fra le più suggestive e feconde del pensiero umanistico-rinascimentale.
Nel modo più solenne nel suo discorso fece dire a Dio ad Adamo "io ti creai non celeste e non terrestre, non mortale né immortale soltanto, affinchè tu sia libero educatore e signore di te medesimo; tu puoi degenerare sino a diventare bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio".

E' qui oppurtuno ricordare che tutta la cultura - nel periodo di decadenza rappresentato dal medioevo, cioè l'età di mezzo fra due momenti di grande civiltà - rimase per parecchi aspetti legata alla religione ed alla Chiesa, tanto da giungere ad annullare il ruolo dell'uomo di fronte all'onnipotenza divina e a considerare la vita terrena soltanto in prospettiva dell'aldilà.

Quando Pico pubblicò l'opera citata sopra, già qualcosa era stato fatto nel periodo detto "Umanesimo", caratterizzato da studi letterari, filosofici, filologici ed in particolare il grande interesse si era ormai orientato verso la cultura classica greco-romana, considerata il fondamento di ogni progresso civile e spirituale dell'uomo.
L'Umanesimo, riscoprendo il valore dell'autonomia creativa dell'uomo, superando i concetti tradizionali di autorità, rivelazione, dogma, ascetismo, teologia sistematica, tradizione con l'esigenza prioritaria di una riflessione personale, critica, rompendo in sostanza l'unità enciclopedica medievale, inizia il processo di autonomia delle singole discipline, permettendo all'uomo di conoscere e dominare le leggi della natura e della storia. E la riscoperta dell'autonomia della natura, con le sue leggi specifiche, porta allo sviluppo delle scienze esatte e applicate
.
Essendo fondamentalmente individualista, l'umanista considerava la soddisfazione delle esigenze dell'individuo un fine in se stesso. Sotto questo aspetto, le personalità che più si dovevano stimare -secondo l'umanista- erano quelle "emergenti" per ricchezza, cultura e potere.
Ciononostante gli umanisti non furono contrari al cristianesimo ma alla scolastica medievale: furono anzi i primi a evidenziare una notevole autonomia di giudizio, anche se poi non ebbero mai la forza di creare un movimento di riforma religiosa analogo a quello protestante.

Tuttavia quest'umanesimo preparò il terreno al successivo periodo caratterizzato da bisogni sempre più crescenti di una economia in ascesa, creando così quel processo evolutivo verso un mondo nuovo, il cosiddetto rinascimento; dove inizia a dominare la borghesia emergente. Le trasformazioni sociali infatti, con lo sviluppo di nuovi dinamici ceti, portano con sé una trasformazione della struttura organizzativa. Sorge un nuovo ceto di cittadini sviluppatosi grazie alle capacità ed allo spirito di iniziativa dell'individuo, che iniziò a considerare la vita umana sotto una nuova prospettiva, che non cancellava affatto i valori religiosi, ma li ridimensionava; e a ritenere che l'esistenza terrena non fosse solo una preparazione alla vita dopo la morte, ma avesse un valore autonomo.

Il “fare efficace” e produttivo del mercante comincia a incrinare le certezze morali legate alla “realizzazione nel mondo”: diventare ricchi e usare il tempo per questo è forse peccaminoso ma… ma in molti sono disposti a correre il rischio.

È questo l'uomo della città terrena, cui la religione non comanda più rinunce o ascesi, ma di "ben vivere, umanamente vivere questa vita che è pur dono di Dio, in questo mondo che è pur tempio di Dio" .
E' l’uomo che impone un ordine razionale alla propria vita, programmando e razionalizzando il proprio tempo ed utilizzando le proprie capacità per fronteggiare la fortuna;
E' l'uomo che antepone la vita attiva e operosa (sia in ambito privato, sia in ambito pubblico) alla vita contemplativa, e che sa trasformare la realtà per adattarla ai propri bisogni e alle proprie esigenze. Poi scoperto "il fare efficace" oltre che soddisfare le proprie esigenze, con il sovrappiù ha scoperto anche i piaceri della vita terrena che si poteva permettere. Che qualcuno conosciuto il benessere ne ha poi abusato sfacciatamente, questo è un altro discorso. Anche oggi abbiamo soggetti che sfrontatamente abusano della ricchezza, nè sono mai contenti di ciò che hanno già iperbolicamente accumulato; come se vivessero 1000 anni invece che appena appena mille mesi.

Ed è ancora quell'uomo che non cercò solo nel passato modelli da copiare quanto piuttosto di apprendere da loro per (e qui citiamo Leon Battista Alberti (1404-1472) considerato come il modello dell’umanista) "mettere innanzi nuove cose trovate da noi per vedere se si può acquistar pari o maggior lodi di loro (De Re Aedificatoria, I,9).

Ovviamente non erano d'accordi i prelati. Il cardinale domenicano Dominici (1337-1419), uno dei piu' autorevoli di quel tempo, condannava severamente gli umanisti e il loro sapere "che non essendo filtrato dai maestri dell'insegnamento che san scegliere solo loro il bono dal cattivo, rischia di rovinar li menti delli giovini".
GIOVANNI HUSS, già sottoposto a giudizio per eresia, chiamato a discolparsi al concilio di Costanza è audace: enfatizza ai presenti le conoscenze scientifiche, vuole che siano introdotti alcuni testi che in gran numero si stanno diffondendo fra le persone colte di tutta Europa; ma è attaccato duramente dai conservatori; dai vecchi teologi che ritengono queste opere "tutte scritte dal demonio".
A nulla valgono le sue difese e i suoi argomenti; é accusato di eresia; condannato a morte come vero e proprio "ambasciatore di Satana"; il 6 luglio 1415 viene arso vivo sulla pubblica piazza. "...E che servi di monito a chi crede di fare scienza o spandere sapienza con i libri, che son quelli che vanno a rovinar li menti giovini e gli ommini virtuosi".
Ma ancora nel 1570, quando Paolo Caliari, medico naturalista, appassionato di scienza e di tutto il sapere, compila un'enciclopedia dal taglio filosofico "De varietate rerum"
appena fuori l'opera sarà incriminato dall'inquisizione, e la frase che l'imputazione è la solita "...sti libracci perniciosi rovina li menti delli giovini, che poi pretendon di fare scienza, anzi dicon d'esser quelli tomi scienza ; al foco tutti quanti, li scrittori, li lettori e li libri".
E sul foco ci finirino davvero, i libri, i lettori e gli autori.

E che dire di quel povero Cesalpino di Arezzo che in una audacissima tesi dimostrò il meccanismo della circolazione del sangue dentro le vene, nelle arterie, nel cuore e mise in relazione la funzione che hanno i due polmoni. Parlando appunto di questi, dimostra l'irrorazione (vitale) dell'aria (ossigeno) che poi viene trasmesso al sangue che a sua volta raggiunge ogni più piccola parte del corpo con le vene e ritorna con le arterie ai polmoni per nuovamente iniziare un altro ciclo. La tesi è subito considerata un'eresia, e Cesalpino finisce davanti agli inquisitori per aver diffuso tesi contrarie alle sacre scritture, e lo si bolla "bestia, non è l'aria la vita, ma il soffio vitale divino".
Ci vorrà molto, molto tempo, prima che preti e papi, ricorreranno per campare pure loro alla bombola di ossigeno. Quasi cinque secoli buttati al vento.

Papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani 1235-1303) non aveva dubbi chi doveva comandare e insegnare "Se lo spirito è superiore al corpo, il papa è superiore all'imperatore. Il potere spirituale ha il diritto d'instituire il potere temporale e di giudicarlo, se non è buono. E chi resiste, resiste all'ordine stesso di Dio. Sentenziamo dunque ogni uomo deve essere sottoposto al pontefice romano, e noi dichiariamo che questa sottomissione è necessaria per la salute dell'anima".

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Anche i popoli hanno la loro giovinezza; e il nostro Medio-Evo, con le sue vaghe aspettative e speranze, col suo agire secondo l'impulso del sentimento e con la ristretta cerchia delle cose che lo interessano, é una età giovanile. Esso prende i suoi insegnamenti da vecchi, dai superstiti di una civiltà tramontata, e impara da loro la vanità (perniciosa) di ogni cosa terrena, l'inesistenza della libertà umana e la condizione soggetta dell'uomo. Perciò questa giovinezza ondeggia tra una bramosia sfrenata ed uno sconfinato abbandono, ignara di sè stessa, in balia del proprio impulso e degli altrui dettami che (ormai plagiato da generazioni) accetta ciecamente.
Ma, sebbene lentamente, il velo alla fine si solleva e si dischiudono gli occhi dell'intelligenza. Il primo, il più grande contributo di questo risveglio è la scoperta della propria anima, il riacquisto di una vita cosciente, di una volontà cosciente, l'aspirazione cosciente alla conquista del mondo.
Il "fare efficace" non è un "ambasciata di satana", ma un "dono di Dio".

È un grande risveglio come da un sogno. Con occhi ben diversi si legge nel mondo, negli uomini, nei libri. È una nascita dell'anima? no, è un ri-nascimento: la edificazione di una vita nuova con elementi attinti alle antiche fonti, cui le menti sempre più si volgono senza preconcetti e preoccupazioni.
In tutto questo grandioso processo di rinnovamento singole personalità stanno alla avanguardia, altre vengono e verranno dopo; la gran massa rimane indietro ancora per secoli. I primi si formano una concezione radicalmente nuova della vita e pensano ed agiscono in conformità; si fanno nuovi ideali di potere, di godimento, di soddisfazione, e lottano per conseguirli contro ostacoli esterni e scrupoli interni.

Lentamente e assai più stentatamente le masse finiscono per trasformare anch'esse la propria vita; ma sono le individualità singole, quelle che incarnano ciò che noi chiamiamo storia e quello specchio della vita vissuta che noi chiamiamo arte. È nelle loro opere che noi troviamo aperto il libro della storia e vi leggiamo anche le trasformazioni della loro anima.

"Gli uomini vanno ad ammirare le alte vette dei monti ed i grossi cavalloni dei mari e gli amplissimi corsi dei fiumi e l'immensità dell'Oceano e il giro degli astri e trascurano sé medesimi"; così Francesco Petrarca trovò scritto nelle Confessioni di Agostino, mentre, compiuta la mai prima tentata ascensione dell'altissimo monte Ventoux, cercava una espressione adatta, alla pienezza dei suoi sentimenti.

Egli si stupì di fronte a queste parole in cui credette scorgere lo straordinario giudizio che tutti gli splendori di questo mondo erano un NULLA di fronte alla sublimità dello spirito umano, non sospettando neppure quanto diverso fosse il senso che il gran padre della chiesa aveva voluto annettere a quella sua constatazione.
«Io non voglio esser nulla in me (Agostino scrive altrove) e voglio soltanto vivere in Te»; come si vede, questo romano aveva il più profondo sentimento della nullità dell'uomo, della sua mancanza di libertà, della sua soggezione.
Ognuno è pur libero di scegliersi la "propria nullità", ma non deve certo imporla a chi ha altri sentimenti.
Nemmeno la musica doveva essere ospite del mondo civile perchè non bene accettata dal mondo del clero "Con li suoni perniciosi van dispersi li puri sentimenti delli ommini". E così i fiori, gli animali, l'arte, la cura del proprio corpo e la bellezza medesima.

 

Ma il poeta Petrarca, che del cuore umano era stato l'interprete fedele, che ne aveva tradotto in infiniti sospiri i segreti affanni e le pene, si sentì tutto invaso dalla fede nella eccellenza dell'uomo; fu come se, appunto di fronte alla magnificenza della natura, si fosse rivelato al suo spirito un nuovo sentimento della personalità umana. Egli proclamò anche questa sua nuova fede. E trovò molti che gli prestarono orecchio attento. Di personalità distinte in Italia non vi era difetto già da tempo. Se sotto questo aspetto l'Italia aveva precorso e sopravanzava il resto dell'Occidente europeo, la ragione è da ricercarsi nella sua particolare organizzazione politica comunale; il comune, come l'antica polis, con la sua vita ristretta ma ricca di relazioni, offriva spunto alle molteplici espressioni della personalità di ognuno.

Vi ha forse anche contribuito il fatto che in Italia non cessarono mai del tutto i contatti e i rapporti con le vecchie civiltà dell'Oriente. Ora sotto la guida del poeta l'Italia riacquista coscienza di sé e si cimenta con la letteratura, intimamente affine, dell'antichità. Dalle tenebre del passato emergono, si rievocano gli eroi classici e le celebrità antiche, il loro esempio fissa ben presto i nuovi valori della vita umana, ed essi invitano a rivelare agli altri la propria vita interiore e ad ambire la fama e la gloria.

Si aggiunse che gli artisti, i quali non diversamente che i letterati, si nutrivano dei residui dell'arte antica, ripresero con la stesso impegno a far dell'uomo il soggetto principale delle loro creazioni artistiche. Anch'essi cominciarono a modellare le cose con criteri e intendimenti umani, ed anche la loro aspirazione mirò al tipo dell'uomo perfetto.
Cento anni dopo l'accennata lettera del Petrarca, Leon Battista Alberti osservava nel suo libro della pittura e diceva ai suoi amici che il vero e proprio inventore della pittura era quel Narciso che vide la sua effige rispecchiata nell'acqua e trasalì dinanzi alla bellezza della propria figura. Anche qui dunque sono intravisti i nessi col culto dell'amor terreno, ma ben presto si tenta di elevarsi con l'aiuto di idee platoniche ad una concezione religiosa mediante la dottrina della natura primordiale divina dell'amore e della bellezza.

La giovane scienza interpretò a suo modo le antiche dottrine. I teosofi di Firenze riscoprirono e rinnovarono quelle antichissime cosmogonie, per le quali le cose materiali e trascendenti fanno ghirlanda attorno all'uomo, quale il coronamento della creazione.
Il giovane conte Pico della Mirandola formulò nel modo più solenne il sentimento dei suoi amici, quando nel discorso sulla dignità dell'uomo fece dire da Dio ad Adamo la frase che abbiamo citato in apertura: « Io ti creai non celeste e non terrestre, non mortale né immortale soltanto, affinché tu sia libero educatore e signore di te medesimo; tu puoi degenerare sino a diventare bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio».

Con ciò si era al polo opposto rispetto ad Agostino, il padre della filosofia dell'alto MedioEvo. Ma questo movimento verso la liberazione dell'individuo dai ceppi medioevali e verso la conquista dell'autonomia di sviluppo delle personalità, iniziatosi in questi secoli prima in Italia, costituisce solo una tendenza tipica fondamentale; essa si innesta in uno svariatissimo quadro di mutamenti e innovazioni d'importanza storica universale che occorre delineare, e lo facciamo ...

... nel prossimo capitolo

CIVILTÀ MEDITERRANEA E SUOI NESSI COL MONDO ANTICO.
LA SICILIA E LE REPUBBLICHE MARINARE > >

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