SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
FILIPPO TOMMASO MARINETTI

MARINETTI 
E FUMETTI



Come quasi tutti gli scrittori, dal 1924, dopo aver pubblicato "Futurismo e Fascismo" anche Marinetti si trasformò in un intellettuale di regime, tanto che venne nominato nel 1929 Accademico d'Italia.

Ma il clima politico, però si fece via via più teso e condizionò molto la libertà che Marinetti aveva fino allora goduto. E a metà degli anni Trenta il capo del futurismo si trova tra i due fuochi, l'Asse e i suoi avversari. Da un lato, il nazismo ne combatte l'avanguardia; dall'altro, gli ambienti internazionali - soprattutto quelli francesi, a lui molto vicini - gli contestano l'appoggio al regime. E proprio dalle frange estremiste di quest'ultimo, filonaziste, arrivano gli attacchi più dolorosi.
Lo scontro verte sulla modernità del futurismo, difesa a spada tratta da Marinetti - che la interpreta come espressione di italianità - e osteggiata dal conservatorismo oltranzista del regime.


Pur continuando nella sua opera di scrittore e collaborando a importanti organi di stampa, soprattutto alla "Gazzetta del popolo" di Torino che era favorita dal fascismo, Marinetti assistette allo svuotamento progressivo del suo programma.

 Alcuni contrasti, però, vennero rimossi con l'inizio della guerra italo-etiopica in Abissinia. I gerarchi diedero il bell'esempio, e partirono in schiera compatta a guadagnarsi promozioni e medaglie. Starace si rimise la sua vecchia divisa di bersagliere, Ciano partì per imitare le gesta paterne, partirono Farinacci, Pavolini, Lessona, Bottai tanti altri, e partì anche Filippo Tommaso Marinetti con la divisione 28 Ottobre per "raccogliere impressioni" per il suo "Poema abissino" come accennò in una sua lettera: "Fissavo simultaneamente da futurista colla matita i ritmi del mio Poema abissino della Divisione 28 Ottobre e nella furia delle pallottole e dei feori runori spargevo su torridi cannoni e mitragliatrici fresca delicata acqua di colonia italiana".

Al termine del conflitto che diede un Impero al Re, le medaglie vennero per tutti.
 L'epoca del futurismo di Marinetti, può a questo punto dirsi conclusa. Marinetti vive gli anni del conflitto studiando, quasi da semiologo, i fumetti.

 A parte i vari giornali di regime, anche i fumetti devono cercare di riflettere il clima dell'esaltazione patriottica. Si assiste a una vera svolta nel fumetto. La Minculpop con una circolare, impone l'abolizione completa di tutto il materiale di importazione straniera. 
Siamo giunti all'autarchia anche nel campo dei fumetti. Gli eroi stranieri d'avventura cominciano così a scomparire.

Nel 1938 a Bologna si riunisce un congresso di specialisti della letteratura per ragazzi. A presiederlo  troviamo proprio Tommaso Marinetti, ed è lui a dare le direttive agli autori e agli editori delle pubblicazioni, che illustra in quindici punti nel suo "Manifesto della letteratura giovanile".

Stabilisce che "la verità storica va rispettata, ma sottomessa all'orgoglio italiano per modo che tutte le narrazioni i nostri infortuni siano trattati con laconismo e le nostre vittorie con lirismo".

Inoltre "si deve sempre tenere presente la contentezza di vivere oggi da italiani fascisti imperiali...in modo tale che nello studio della storia si preferisca il recente glorioso passato degli ultimi cinquant'anni ai secoli superati dalla nostra attuale grandezza".

Anche l'antipacifismo deve essere uno dei caratteri delle letteratura dei ragazzi, e si parla espressamente dell'  "esaltante poesia della guerra che sempre idealizzò, ingrandì e velocizzò le razze intelligenti ed eroiche a dispetto di tutte le rancide teorie pacifiste ed avvilenti".

Marinetti insomma si ricollega a tutta quanta la tradizione futurista soprattutto quando all'ultimo punto del suo manifesto ripropone "l'istinto e la volontà del movimento e la sempre più abituale religione della velocità".

Man mano che ci si avvicina (e con "velocità") allo scoppio del conflitto mondiale, s'intensifica la propaganda per l'Asse. Sull' Audace, l' Avventuroso, appaiono i Nibelunghi, Sigfrido, il dottor Faust, Mefistofele. Perfino sul Balilla la campagna antiebraica assume toni da favoletta per bambini. Vi si narrano azioni di una banda di tre ebrei contrabbandieri internazionali di valute. Il più pericoloso l'usuraio Abramo Levis che dalla sua villa sulla Costa Azzurra traffica in armi e finanzia gli esuli italiani traditori, e che trama contro il fascismo allo scopo di far scoppiare la guerra civile in Italia.

Questi non sono che alcuni esempi di come il Fascismo abbia influenzato l’intera produzione artistica e culturale di quegli anni. A dimostrazione di quanto il regime considerasse importante il fumetto, furono editi, dallo Stato, e dunque per volere del Duce, due periodici “fascisti”, Il balilla, che avrebbe dovuto fare concorrenza al Corriere dei piccoli, e La piccola italiana, destinato alle fanciulle “piccole italiane”, e distribuito nelle scuole.
Il Corriere dei piccoli, fondato nel 1908 a Milano, era l’unico periodico che pubblicava vari comics di produzione nordamericana e nazionale, tuttavia censurate e sostituite con didascalie pedagogiche con l’intendimento di dare dignità letteraria al fumetto. Il primo numero de Il balilla, settimanale della gioventù del Littorio, fu pubblicato a Milano, il 18 febbraio 1923 dalla casa editrice Imperia (casa editrice del Partito Nazionale Fascista).


Sul "Corrierino" i due balilla Romolino e Remoletto sono invece impegnati a studiare un piano per la difesa dei confini italici. (gli unici a non farlo sono i capi delle tre Armi Regie)
Hitler ha sferrato l'attacco alla Francia, e mentre i tedeschi sono quasi alle porte di Parigi, il Duce "rompe gli indugi" ed ecco che Romolino e Remoletto recitare la ottimistica filastrocca: 

Nel momento in cui si vive
tutto insidie e offensive Romolino e Remoletto
giunti in patria hanno un progetto
di studiare le difese 
sui confini del Paese.

Gli italiani attaccano il baluardo francese delle Alpi ....

Più gagliarda ancora di tali 
baluardi naturali
dei soldati è la caterva 
coi balilla di riserva
come dentro una fortezza
con tranquilla sicurezza
può l'Italia lavorare
fra i suoi monti ed il suo mare.

Il 1° Agosto 1940 iniziano le avventure su Topolino (che cambierà anche lui nome, il suo posto lo prende Toffolino). Il nuovo protagonista degli album è Tore, il mozzo sommergibilista; avventure che vanno avanti fino all'agosto del 1943 affondando le navi della Royal Navy con i marinai sempre presentati come dei vigliacchi, pronti a colpire a tradimento ed insensibili all'onore. Tore è attaccato anche quando procede a salvare alcuni naufraghi inglesi.
Poi le avventure di Tore  terminano all'improvviso il 24 Agosto 1943, quando Marinetti rientrato in patria, assiste preoccupato al volo di uno stormo di bombardieri nemici che bombardano le città italiane.
Pochi giorni dopo l'8 settembre.


Il 28 luglio era partito per il fronte russo. Rientrato in Italia morì il 2 dicembre del 1944 a Bellagio, sotto la Repubblica di Salò: colpito da un infarto.

Non fece in tempo ad ascoltare al Lirico, il 15 dicembre, il "molto marinettiano".
"discorso della riscossa" di Mussolini.

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  Difficile tracciare un bilancio sul futurismo, su quest'ultimo impegno verso il fascismo e sulla stessa figura di Filippo Tommaso Marinetti. La sua ambiguità, in particolare, ha causato una vera spaccatura in seno all'ambiente letterario. Ecco, per esempio, il pensiero di Carlo Bo: "...quella che doveva essere l'illimitata libertà del futurismo è stata annullata da un sincero ma inutile patriottismo. (...) noi possiamo rendere omaggio a Marinetti, ma allo stesso tempo non possiamo dimenticare che egli ha sciupato una delle rare occasioni offerte alla letteratura italiana di lavorare fuori dei pregiudizi e delle regole morte". 

Questo, invece, il pensiero di Ezra Pound: "Marinetti e il futurismo hanno dato un grande impulso a tutta la letteratura europea. Il movimento al quale Joyce, Eliot, io stesso e altri abbiamo dato origine a Londra non sarebbe esistito senza il futurismo". 

I posteri, che siamo noi, ancora non hanno dato l'ardua sentenza.

 

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