HOME PAGE
CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 806 d.C.

(Vedi QUI i singoli periodi in
"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA")

*** GLI ARABI INVADONO LA CORSICA
*** A VENEZIA SI CERCA L'INDIPENDENZA AD OGNI COSTO
*** COSTANTINOPOLI: L'AUTORITARISMO DI NICEFORO

CORSICA - Un attacco dei saraceni all'isola viene respinto da una flotta inviata da Carlo Magno. Sono gli arabi di una nuova dinastia che si e' formata di recente nel Kairouan in Tunisia, sono gli AGLABITI. A questa spedizione gli si contrappone una flotta inviata dal re d'Italia Pipino con a capo il duca di Genova, Adumaro che nella battaglia navale pur vittoriosa ci lascia la vita.
Per difendere le coste dell'Impero dalle scorrerie dei Saraceni, Carlomagno fece allestire delle piccole flotte e munì di fortini e di navi i porti e le foci dei fiumi. Basi della difesa costiera del nord furono Gand e Boulogne, del sud le foci del Rodano e della Garonna, Marsiglia, Genova e forse Pisa. Da questi ultimi porti sicuramente partirono le flotte mandate da Re Pipino e da Carlomagno a difesa della Corsica.

A BENEVENTO muore il duca GRIMOALDO lasciando il ducato al suo tesoriere che condurrà una nuova politica che favorisce per alcuni anni un periodo di pace.

A VENEZIA i dogi veneziani e l'arcivescovo di Grado che guidono una fazione di lagunari che vivono nell'isola di Malamocco si mettono sotto la protezione dei Franchi. E' puro opportunismo, perchè i Bizantini sono lontani mentre i Franchi li hanno quasi in casa, sulla terraferma.
L'altra fazione che era stata esclusa dal potere trova il modo per chiamare in causa il vecchio dominio bizantino per farsi aiutare a riconquistare l'Isola. Niceforo l' imperatore bizantino acconsente di inviare un'armata con una flotta per imporre piu' che altro il suo prestigio in Italia che non per le isole, ma anche perchè - lo abbiamo già detto, non e' per nulla d'accordo che Carlo Magno sia l'imperatore. La flotta la guida Niceta che attacca i veneziani ribelli (quelli di Malamocco), che pero' mettono in scena una zuffa fra di loro solo per far cadere nel tranello Niceta, che infatti provoca uno scontro con i Franchi. Una flotta guidata da Pipino viene sconfitta e per poco il re d'Italia non va incontro a una catastrofe che avrebbe potuto provocare -con un untervento di Carlo Magno- una vera guerra fra i due imperatori ben piu' gravida di conseguenze.
Niceta accontentandosi di aver battuto i Franchi in quel modo non tanto onorevole, se ne riparte per Costantinopoli non prima di aver stipulato con i Franchi di Pipino, una tregua biennale, in attesa di sentire i rispettivi loro imperatori. I veneziani che hanno provocato questo loro scontro ad arte cominciano a vedere nel loro territorio un barlume di indipendenza totale da entrambe i due imperatori.
Più avanti riprenderemo questi fatti nei particolari

Alcuni eventi di Venezia - li abbiamo già esposti, ma vale la pena di ritornarci sopra. Il pretesto per far intervenire i Franchi era iniziato nei primi anni dell'800. Fu il dissidio sorto tra il doge e il patriarca di Grado. Il doge Giovanni Galbaio fece assalire con alcuni legni l'isoletta di Grado dal figlio Maurizio, e il patriarca, fatto prigioniero, fu precipitato dalla sommità di una torre.

Il contrasto si inasprì con il patriarca successivo, Fortunato da Trieste, il quale, per non fare la stessa fine del suo predecessore, fuggì e, recatosi a Selz, dove era stato convocato il placito imperiale, chiese la protezione di Carlomagno (802). Poco tempo dopo una rivolta popolare sbalzava Giovanni e Maurizio ed eleggeva doge il tribuno OBELERIO di Malamocco, ardente fautore dei Franchi, che si associò al governo il fratello Beato.

In questo modo sulla vita politica di Venezia i Franchi iniziarono ad esercitare un'influenza predominante. Fortunato ottiene il vescovado di Pola da cui tornerà più tardi, per favore di Carlo, al patriarcato di Grado. In questo 806 i due dogi OBELERIO e BEATO con alcuni legati della Dalmazia partono e vanno a fare atto di sottomissione a Carlomagno.

L'impero d'Oriente aveva avuto fino allora una sovranità puramente nominale su Venezia. Ma caduta sotto il potere dei Franchi i bizantini tentarono di riprendersela; fu così che i due imperi entrarono in conflitto.
L'impresa -come abbiamo detto sopra- fu affidata al patrizio NICETA. Questi, sul finire dell'806, invase con una flotta le acque dell'Adriatico e, riacquistata la Dalmazia, mosse su Venezia, intorno alla quale pose il blocco. La presenza delle forze bizantine contro le quali i Franchi non potevano opporre una adeguata flotta, fece rialzare il capo alla fazione laginare che parteggiava per Costantinopoli; OBELERIO (IX doge), per mantenersi al potere, si dichiarò per i Bizantini e rimase al governo con il titolo di Spatario; Pipino dovette stipulare una tregua di due anni, dopo di che Niceta tornò a Costantinopoli recando con sé alcuni ostaggi.

Spirata la tregua, una nuova flotta comparve nelle acque della laguna: la comandava Paolo, il quale fu meno fortunato di Niceta. Un tentativo suo di impadronirsi di Comacchio, presidiata - come pare - dai Franchi, fallì per la valorosa resistenza della guarnigione; e fallirono pure le trattative iniziate con Pipino a causa della condotta ambigua dei dogi. Paolo fece ritorno in Costantinopoli.

Abbandonati dai Bizantini, i lagunari che li avevano appoggiati, furono bersaglio della collera di Pipino (che non era di certo un marinaio), il quale, radunata a Ravenna una forte flotta, la spedì contro le isole della laguna. Ben presto Eraclea, Jesolo, Chioggia e Palestrina caddero in potere dei Franchi; Malamocco, sede del governo, minacciata dal nemico fu sgombrata dalla popolazione che si trasferì a Rialto la quale offriva maggior sicurezza, e, quando i Franchi s'impadronirono di Malamocco, la trovarono deserta.

Allora i Franchi (montanari) tentarono d'impadronirsi di Rialto, ma il loro tentativo non ebbe fortuna. Caddero in un clamorosa trappola tesa dai futuri Veneziani, che di "quel" mare ne sapevano pur qualcosa da oltre mille anni.

Ignorando che durante la bassa marea le acque della laguna decrescono di oltre un metro, furono tratti in inganno da Vittorio d'Eraclea, comandante della flotta veneziana, il quale mandò contro il nemico una flottiglia di piccole barche con l'ordine di simulare la fuga dopo il primo attacco. Così fu: le grosse navi di Pipino si diedero all'inseguimento, ma sorprese dalla bassa marea rimasero paralizzate ed esposte ad un tiro micidiale di frecce e di sassi e ad un lancio nutrito di pece infiammata che produssero gravissimi danni all'armata franca.
Ancora oggi quella zona è chiamata "il canale dell'orfano", e i franchi a casa ne lasciarono molti di orfani.

Nonostante questa vittoria ed altri successi riportati dai veneziani, la guerra non finì davanti alle armi di Pipino. Se queste non riuscirono a vincere gli isolani protetti dalla natura stessa del teatro delle operazioni, li piegarono e li vinsero con un blocco che ebbe la durata di alcuni mesi e costrinse i Veneziani ad accettare il dominio franco e a pagare un tributo annuo.

 

A COSTANTINOPOLI Niceforo che si era deciso a non piu' pagare i contributi agli arabi del califfato di Bagdad, inizia una campagna contro i musulmani. Questi però con un grande distaccamento nella regione di Ancira, con 135.000 uomini alla guida di Haurun-al-Rashid, avevano invaso l'Asia Minore, avevano conquistato Ericlea e diverse altre fortezze, tra cui Tyana (dove eressero anche una moschea). La campagna di Niceforo fu poco fortunata, l'imperatore bizantino perse e fu costretto ad accettare l'imposizione di un nuovo tributo annuo di 50.000 numismata.

Una piu' fortunata campagna di Niceforo fu invece quella condotta in Grecia ormai come avevamo accennato nelle precedenti pagine abitata più solamente da slavi. Questi come sappiamo erano riusciti con le debolezze dell'impero bizantino dal 587 ad impossessarsi dell'intera Grecia, e secondo Fallmeraryer (M.1861) lo storico sostiene che tali invasioni avevano portato all'estinzione della stirpe dell'antica Grecia, per cui i greci moderni non sono più di origine ellenica ma discendono dagli slavi del medioevo. L'ipotesi sembra radicale, ma comunque si puo' ben dire che gli slavi in questi duecento anni di incontrastato dominio avevano certamente modificato etnicamente gran parte l'intera penisola ellenica con massiccie invasioni; all'inizio poco pacifiche e fatte da soli uomini, ma verso la fine ci furono vere e proprie massicce emigraziani di gruppi familiari, con insediamenti in quasi tutte le più famose città greche.

Niceforo inizia queste campagne e riesce a rafforzare la sua posizione, paradossalmente con gli stessi vecchi slavi residenti, perche ormai questi non ne potevano piu' di vedere continue calate dalla Macedonia di altri gruppi di loro antichi cugini. La Grecia stava diventando sempre più stretta e piuttosto carenti le sue risorse, non volevano piu' vedere degli immigrati, dimenticandosi che erano stati loro i primi invasori e i primi saccheggiatori. Ma questo come abbiamo visto succede in tutti i popoli, acquisito con la forza un territorio, dopo lo difendono a denti stretti anche dal piu' prossimo parente, a cui muovono se necessario anche guerra.

Niceforo quindi con questi appoggi ottiene delle consistenti vittorie che gli consente di iniziare piu' in profondita' il progetto di riorganizzazione della Grecia e di ricostituire il vecchio dominio bizantino. Infatti lo troviamo ad istituire tre temi di cui uno fu certamente quello di Cefalonia comprendente le isole Ionie, l'altro che riconquistera' nell'809, Tessalonica che e' la porta principale che chiude quindi come una saracinesca le altre invasioni dal Nord, e l'altro tema sull'Adriatico con Durazzo.

Per ottenere tutto questo Niceforo dovette per prima cosa riorganizzare l'apparato dell'esercito e la flotta che nella critica situazione economica che aveva ereditato assorbiva molte spese. Ma non si perse d'animo; iniziò quella politica che abbiamo già accennato nel presentare questo imperatore alla storia. Una politica assolutistica; e benchè favorevole al culto delle immagini, si inimicò perfino i monaci con il suo autoritarismo, con gli attacchi contro i loro privilegi fiscali.

Infatti questa nuova politica la iniziò con un' inasprimento fiscale generale, cancellando ogni esenzione; facendo pagare gli arretrati a molti evasori scoperti dai sui efficienti ispettori delle tasse, togliendo tutte le agevolazioni a quelle categorie che in precedenza non pagavano come certi funzionari, il clero, le chiese, le istituzioni caritatevoli che erano sorte come pretesto per evadere il fisco, (una specie di Centri Culturali, e Assistenziali come si vedono ancora oggi), portando via ai monasteri che li possedevano un numero rilevante di terreni e fondi. Arrivo' anche a fare dei controlli incrociati, cioe' chi possedeva ricchezze che aveva ammassato in poco tempo doveva dimostrare come le aveva fatte, e se si scopriva che queste provenivano da beni da operazioni contabili in nero, cioe' senza aver pagato la regolare tassa di transizione, veniva confiscato tutto, lasciando al proprietario il solo necessario per vivere. Un vero e proprio repulist. Niceforo mirava soprattutto nel voler evitare che pochi ricchi controllassero il mercato diventando dei veri e propri monopolisti che condizionavano e imponevano i prezzi. Per far questo, impose anche un divieto di far prestiti di denaro fra privati. Tutto il denaro doveva passare attraverso una banca centrale sia come depositi che come prestiti, imponendo un preciso tasso di interesse attivo che passivo.

Era come abbiamo gia' detto un'uomo di grande polso che non esito' nell'interesse nazionale a ricorrere a rimedi fiscali tutt'altro che popolari. E questo come al solito a qualcuno non andava bene, soprattutto ai grandi proprietari che iniziano con mille pretesti a fare rivoluzioni sociali, a spingere le masse, il popolino che non si rende neppure conto di essere strumentalizzato per altri fini, che e' poi quello di far riconquistare il potere a quella categoria penalizzata da una politica di controllo, che impedisce tutte quelle operazioni di corruzione varie, che elimina tutti quei mezzi che sono necessari per l'arricchimento facile e veloce senza pagare tasse allo stato, anzi sfruttando alcuni benefici spesso nati per ottenere l'opposto, quella di una distribuzione ottimale delle risorse del paese dove tutti dovrebbero constribuire in base alla propria ricchezza.
Le conseguenze di queste rimedi impopolari fra le classe dei ricchi le leggeremo più avanti....


IN FRANCIA - Carlo Magno convoca una assemblea a Thionville. Vuole stabilire pubblicamente davanti ai nobili la suddivisione del suo regno in caso di morte. (inutile citare questa spartizione, la vedremo poi alla sua morte, anche perchè prima di allora morirà Pipino). Nel frattempo la politica delle deportazioni e quindi un forte insediamento di Franchi in Sassonia, gli permette di stanziare lungo i confini della stessa un forte sbarramento di uomini che dovrebbero opporsi alle masse di Slavi che sono presenti al di la' di questi confini e che stanno diventando una continua minaccia al territorio dell'impero franco.

 

I VICHINGHI effettuano la scorreria nelle coste della Scozia saccheggiando il monastero di Iona, di cui abbiamo già fatto un accenno in altre recenti pagine.

IN GIAPPONE sale sul trono l'imperatore HEIJO che viene considerato il primo dell' epoca HEIAN che appunto da lui prende il nome e che abbiamo gia accennato in precedenza quando abbiamo citato la famosa dinastia dei " maestri di palazzo" dei FUJIWARA nell'anno 794 e che culminò in un potere assoluto nell'anno 857 dei reggenti degli imperatori bambini. Questo imperatore era appunto uno di quelli considerato "bambino" e di cui la reggenza veniva mantenuata dal "maestro".
La dinastia dei HEIAN durer´┐Ż fino al 1192; sede della capitale e centro culturale, Kioto.

ARTE - Ad Orleans viene eretta dal vescovo Teodulfo (uno degli autorevoli personaggi inseriti nella corte carolingia) St. Germigny des Pres, un'edificio a croce greca inscritta con alta cupola al centro, braccia con volte a botte e quattro volte angolari piu' basse; va ricollegato all tipologia delle chiese armene, mentre nella decorazione a mosaico sono soprattutto evidenti i legami con la Spagna.

CONTINUA ANNO 807 > >