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CRONOLOGIA

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ANNO 312 d.C.

QUI riassunto del PERIODO di COSTANTINO  dal 306 al 337 d.C.


L'ANNO 312
* COSTANTINO IN ITALIA - LE BATTAGLIE
* LA VITTORIA A PONTE MILVIO A ROMA
* LE VISIONI RACCONTATE DAL PANEGIRISTA EUSEBIO

Costantino con i tempi ormai maturi, dopo i preparativi, decise di scendere in Italia per affrontare il cognato MASSENZIO; l' usurpatore che da tempo si era trincerato a Roma cautelandosi con i suoi 100.000 uomini per difendersi, temendo sempre che uno dei contendenti al trono imperiale prima o poi sarebbe sceso su Roma. 
Costantino con 40.000 soldati inizia a muoversi dalla Gallia. Altrettanto fa Massenzio inviandogli incontro alcuni reparti del suo esercito.

Dal Moncenisio Costantino attraversa le Alpi, scende verso Susa e Torino; in entrambe le due localit� riporta due successi senza peraltro distruggere n� le citt� n� causando vittime nella popolazioni pur avendo queste fino allora sempre appoggiato servilmente Massenzio.

Da Torino Costantino dilaga su tutta la pianura, tocca Milano, Brescia, supera il Ticino e piomba sulla sponda ovest dell'Adige a Verona, dove dentro le mura della citt� veneta ad attenderlo c'� l'esercito di Massenzio al comando di Pompeiano Ruricio.

Nottetempo Costantino varc� l' Adige e pose in assedio Verona, che partendo dalla periferia venne stretta in una morsa. Ruricio volle provare a rompere una parte dell'assedio sembrandogli in un certo punto debole, ma Costantino che aveva preparato la trappola, aspettava questa mossa da lontano; si  era appostato con il grosso dell'esercito ai lati del trabocchetto creato ad arte per attrarre Ruricio, che caduto nel tranello, Costantino subito lo chiuse in una stritolante tenaglia non risparmiando nessuno, compreso il comandante.

Terminata l'impresa veronese senza altri inconvenienti, Costantino prosegu� per Vicenza, Padova, Treviso e si ricongiunse ad Aquileia con il grosso dell'esercito che era sceso dal Friuli; rimessosi poi in cammino punt� verso Modena, e dopo aver fatto capitolare la citt�, imboccata la via Flaminia inizi� l'avvicinamento a Roma.

MASSENZIO intanto dopo aver fatto ammassare in citt� una enorme quantit� di granaglie per un eventuale previsto assedio, decise (lo spionaggio gli rivela che i soldati di Costantino non sono molti) di mandare incontro a Costantino sempre sulla via Flaminia il suo esercito fino a Saxa Rubra, in attesa del grosso dell' avversario.

Una prima schermaglia con i reparti di Costantino danno il successo temporaneo a Massenzio, ma permettono a Costantino con una manovra diversiva -passando quasi inosservato- di avanzare indisturbato e portarsi a ridosso di Ponte Milvio alle porte di Roma dove in silenzio si accampa in piena notte nascondendo in ogni anfratto i suoi uomini.

Qui entrano le leggende dove � impossibile trovare la verit� storica perch� le versioni sono solo di parte, di Lattanzio in greco e di Eusebio che per� la cronaca la prende pi� tardi dallo stesso Lattanzio e la traduce "come meglio pot�". Fra tante elogiative gesta del suo amato imperatore, ci racconta che Costantino in quella notte che era appartato nel buio con i suoi uomini, aveva fatto un sogno, quello di apporre sui suoi vessilli una croce; sappiamo per� che questo vessillo era da tempo in uso nei suoi reparti della Gallia;  era una X con una linea ripiegata in cima e al centro di questa lettera, e sappiamo pure che furono messe molto in evidenza nella lotta, perch� tutti i romani (cristiani e  pagani) dall'interno potessero nettamente distinguere le truppe di Costantino che stavano dando l'assalto in quel momento e che cercavano appunto appoggio anche all'interno della citt� desiderosa di essere liberata dall'usurpatore.

MASSENZIO dopo il successo nella prima schermaglia contro quella manovra diversiva preparata da Costantino, era quasi certo di aver in pugno la situazione e credendo che il successo iniziale portava a un successo facile finale, abbandon� la citt� e si fece incontro contro quelle che credeva essere le truppe principali di Costantino.

Strategicamente, come a Verona, lo stesso Costantino lo attendeva con quello che effettivamente era il grosso dell'esercito; fece avanzare quello di Massenzio in profondit�, poi dai lati a tenaglia lo chiuse dopo che le sue truppe avevano attraversato il Ponte Milvio.

Fu una trappola colossale che mise allo sbaraglio le truppe di Massenzio che colte di sorpresa tentarono disordinatamente tutte insieme di arretrare e di rientrare in citt�, ma nell'attraversare il ponte fatto di barche questo cedette e fece precipitare tutti i malcapitati nel fiume, compreso Massenzio, che mor� cos� annegato nei flutti di quel Tevere che il giorno prima aveva fatto dai suoi indovini aspergere di sangue propiziatorio e gli avevano anche assicurato che la sua vittoria era certa.

EUSEBIO era stato in Egitto e qui aveva visto veramente le persecuzioni dei cristiani; questa terra fu veramente la terra dei martiri, ma era un territorio dove i suoi abitanti erano stati in passato il pi� superstizioso e fariseo dei popoli, e chi ce lo dice � proprio Cristo, attraverso i Vangeli.

Ma Roma non era l'Egitto, mentre Eusebio ci narra nelle vicende della sua Storia della Chiesa alcune persecuzioni che invece lui non aveva assistito a Roma ma in Egitto; e perfino la stessa famosa visione in sogno della croce di Costantino viene attribuita a una sua successiva romanzata versione. Quando scrisse la Vita del beato imperatore Costantino, essendo lui uno smisurato ammiratore dell'Imperatore, questa era  un'opera  encomiastica pi� che storica. Diventando poi "Teologo di Corte" per 28 anni, fino al 339, ed essendo il primo autore di una storia della Chiesa (Storia ecclesiastica)con una "sua" amplissima documentazione ci "narra" i primi secoli del cristianesimo, soffermandosi molto spesso sulle "vittorie" del suo beniamino dopo i mille "patimenti" patiti dai cristiani..

Nella leggenda della "visione della croce" c'� solo una fonte ed � proprio quella di Eusebio, nella sua "Vita di Costantino", ma questa fu fatta solo nel 337 cio� posteriormente alla morte di Costantino, e proprio Eusebio non l'accenna invece minimamente quando scrisse nel 325 la gi� citata "Storia Ecclesiastica".

Dopotutto la croce non era un simbolo esclusivamente cristiano. In tempi passati i galli avevano combattuto sotto la croce di luce del dio Sole, sicch� (visto che le truppe erano proprio della Gallia) i cristiani avrebbero visto nel labaro la croce del Cristo mentre per i soldati quello era semplicemente il loro labaro e basta.

Comunque lasciamo la storia degli storici e ripartiamo dagli enconomiasti, che affermano pi� semplicemente che la vittoria a Costantino gli era stata promessa dal Dio, e al Ponte Milvio lo stesso Dio aveva poi mantenuto a lui quella promessa, che poi ci siano state altre interpretazioni  non cambia nulla. Le idee di Costantino su un Dio monoteistico erano abbastanza chiare, non altrettanto chiare furono in seguito e in merito alla differenza tra il Cristo, il Sol invictus (il suo dio Sole) e la sua persona. Vicario non lo fu mai, solo a pochi minuti dalla morte, quando - ma ce lo racconta sempre Eusebio - prima di ricevere i sacramenti  ebbe gli ultimi dubbi ma alla fine disse "e sia, abbandoniamo ogni ambiguit�". 
Un episodio - se � vero- anche questo molto ambiguo come molti altri nella vita di Costantino. 

Scopo e ambizione di ogni imperatore e di ogni uomo lo abbiamo visto pi� di una volta � sempre quello a un certo punto di imitare Dio, di sentirsi un Dio, di comandare come Dio; li abbiamo gi� conosciuti e  ne conosceremo ancora tanti; quelli che diventeranno Imperatori e quelli che diventeranno Papi, sia quando erano cristiani sia quando non lo erano. Solo tanti tentativi, sprazzi di megalomania umana che durano un mattino o al massimo 1000 mesi.
Nessuno � mai andato oltre. La caducit� della vita riporta il delirio di onnipotenza nella polvere e livella i forti ai deboli, i "grandi" ai "piccoli". Alle volte come abbiamo visto, basta un piccolo germe (Alessandro) o un piccolo fiume (Barbarossa) per spezzare tutti i sogni di gloria. Anche il pi� piccolo microbo ha la forza di stroncare la vita di un papa, di un imperatore e di un principe.
Molti si ritengono indispensabili e insostituibili, ma come sappiamo ci sono i cimiteri pieni di questi arroganti. E dopo di loro il mondo ha con la massima indifferenza proseguito il suo cammino.

Troveremo Costantino nel 325 seduto negli scranni del Concilio di Nicea fra i vescovi cristiani che troveranno anche loro disaccordi, malumori, controversie, spaccature, dispute infinite. Troviamo lui Costantino a farli i vescovi o a deporli, a innalzarli o a bandirli, a intervenire per modificare dottrine, a promuovere una tesi o a condannarne un'altra, volendo e riuscendo a dimostrare sempre che era lui che comandava ed era lui a scegliere gli dei da onorare e i principi fondamentali di questa o quell'altra religione, pur capendo molto poco di teologia.

Costantino l� seduto- instauratore da una parte, continuatore di un conservatorismo dall'altra - fa iniziare gli anni che faranno fare alla civilt� alcuni passi indietro, verso i secoli bui del Medioevo. E quel simbolo delle dispute, vero, interpolato o falso, non aggiunse alla mente umana null'altro di quanto vi era gi�, male e bene, distruttivit� e costruttivit�. Cio' che si era verificato prima e tutto ci� che si verificher� poi vi troviamo solo tanta continuit�; n�  apporteranno alla mente umana dei mutamenti; dolori, sangue, miserie, inganni, che non fece onore a nessuno, a pagani e cristiani, o atei che fossero, continuarono come se non fosse accaduto proprio nulla.

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