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ANNO 296 d.C.

QUI riassunto:  PERIODO DI DIOCLEZIANO  dal 284 al 305 d.C.


L'ANNO 296
* COSTANZO IN BRITANNIA
* COMPARE IL SEDICENNE COSTANTINO

IN BRITANNIA - L'Imperatore DIOCLEZIANO non ha dimenticato che i romani avevano un conto in sospeso con le tribu' della Britannia, e in particolare non ha dimenticato quel CARAUSIO, che ribellandosi al potere centrale, pur non rompendo del tutto col potere romano, era riuscito a diventarne il regnante incontrastato.

Aurelio Vittore scrive che gli fu consentito di regnare perchè Carausio con la sua grande esperienza che aveva nell'arte della guerra era l'unico capace di tenere testa a quelle bande bellicose che si aggiravano per l'isola.

Ma Carausio non era solo un ottimo ammiraglio navale, poi pirata e poi ribelle, aveva anche una certa intelligenza, tanto da permettergli con singolare ingegno di creare a Londinuim una sua zecca e una sua moneta da far circolare sulla "sua" isola. Con la sua geniale furbizia vi impresse sopra "Carausio e i suoi fratelli Diocleziano e Massimiano". Si comportava da ribelle ma nello stesso tempo onorava quelli che considerava suoi colleghi (addirittura "fratelli") e non ex padroni. Cercava in questo modo uno stato di fatto per auto-proclamarsi collega.

La moneta era il Billone XX/I, legato alla percentuale dell'oro. Un sistema che poi lo stesso Diocleziano adottò nella sua riforma monetaria. Sistema e titolo in oro inventato da Carausio che proseguì poi per oltre un millennio in tutta Europa.

COSTANZO come abbiamo già letto in precedenza, da Carausio, due anni prima dopo aver intrapreso una spedizione navale contro di lui, era stato ricacciato in mare. E anche se poi lo stesso Carausio fu ucciso dal suo stesso ministro Allecto (che prese il posto del ribelle) a Costanzo gli bruciava molto quella sconfitta militare subita, inoltre il suo timore era che se Roma  non  interveniva subito, la Britannia per i romani era persa per sempre. Quindi si era preparato meticolosamente per due anni prima di iniziare un'altra spedizione.
Nel frattempo Allecto con Diocleziano quasi si era riconciliato, visto che in Britannia costui ci sapeva fare con i ribelli, infatti questi ultimi con lui si intendevano benissimo, erano del resto della sua stessa stirpe. 
Inoltre da tempo avvenivano le prime invasioni dal mare di genti germaniche e fra queste cominciavano già a prevalere orde di Sassoni.  Ma prima Carausio poi Allecto, entrambi veri sparvieri del mare, non perdonavano; riuscirono egregiamente a contrastare queste prime occasionali invasioni. Non solo facendosi aiutare dai suoi ribelli ma anche dagli altri locali (di varie tribù) che pur essendo dei moderati, all'indipendentismo dell'isola erano quasi tutti favorevoli;  staccarsi definitivamente dal dominio di Roma era nei progetti di ognuno, ma non volevano perdere i contatti nè con Roma nè con il resto del continente, persino con quelli che ora si presentavano come nuovi colonizzatori secondo alcuni, e invasori secondo altri: cioè i sassoni.

Carausio poi Allecto, sia con i Romani che con i locali facevano il doppio gioco, anche pericoloso fra quelli che ribelli non erano; questi ultimi erano gli oculati commercianti che a Londinium (Londra) - diventata una grande città con un grande porto - guardavano agli affari con Roma e con il continente che avevano davanti, e non a quelle arcaiche tribù che ancora scorrazzavano all'interno e a nord dell'isola invocando una autonomia piuttosto tribale e non nazionale. 
Nei confronti di quelli che venivano dal mare i moderati ne minimizzavano la pericolosità.
Erano, dicevano, emigranti che cercavano lavoro, dei poveracci. Insomma erano i nostri extracomunitari del tempo, che dividevano la popolazione: alcuni li volevano per sfruttarli meglio con paghe basse, e altri temevano il miscuglio etnico e la delinquenza che introducevano sull'isola.

Carausio e poi Allecto  furono insomma abili nel riuscire a conciliare le due fazioni per una decina d'anni.

La conciliazione e le buone intenzioni ci furono anche con Diocleziano e forse frenarono Costanzo nell'intervenire subito dopo la sua fallita spedizione navale del 293. Ma le buone intenzioni durarono poco, Carausio fu ucciso nella stesso anno da quella fazione che gli rimproverava queste ambigue e traversali alleanze, ma che lui in un modo o nell'altro riusciva sempre a tenere a freno; con quali metodi e intese non lo sappiamo. Era forse solo pragmatico.

L'assassinio venne organizzato dall'isolano ALLECTO, il capo di una banda più nazionalista delle altre tribù ma anche il più ribelle a una forma di governatorato con l'alleanza di Roma; lui era per l'indipendenza assoluta della Britannia e lottava quindi per una completa secessione, piuttosto isolazionista, quindi non molta gradita al ceto degli affaristi (e fra questi molti romani che sull'isola non erano pochi ad aver fatto fortuna con i commerci)

Allecto guidava una minoranza, ma come sappiamo, nella storia, una piccola minoranza forte e determinata può sempre mettere a tacere una maggioranza debole, o a fargli fare quello che si desidera

Preso il posto di Carausio, Allecto si era autonominato subito imperatore delle Gallie ed era pronto quest'anno a dare il benvenuto al nuovo invasore Costanzo, che però nel frattempo era diventato Cesare in Occidente. Proprio nel 293 -anno della sua sconfitta con Carausio - era stato nominato tetrarca  con residenza a Treviri in Gallia e a York in Britannia.  E' chiaro che su quest'ultima, di fatto Costanzo non esercitava nessun potere, visto che sull'isola anche se non c'era più Carausio dominava ormai Allecto.
Quindi oltre che volersi prendere la rivincita del 293, Costanzo voleva esercitare sull'isola il suo legittimo potere eliminando Allecto l' usurpatore.

Il Casear Costanzo non vuole quest'anno fallire, come nella precedente battaglia con Carausio; si appresta a partire per le coste britanniche con una grande flotta divisa in due squadre. Una comandata personalmente, l'altra da ASCLEPIODOTO che ha il compito di appoggiarlo come riserva arretrata. Ma il fallimento all'inizio fu totale. Quasi una disfatta.

Ci si mise di mezzo prima la sfortuna poi ritornò in fretta la fortuna. Sulla Manica nella nebbia fittissima le due squadre persero il contatto e la direzione da seguire. Asclepiodoto andò a finire addirittura sulle coste vicino all'isola di Wight, proprio alle spalle della flotta di Allecto che stava appunto aspettando il nemico nei pressi di Southampton.

I romani non si persero d'animo, videro nell'errore un colpo di fortuna e sfruttarono al meglio questo errore; bruciarono le navi e si incamminarono sulla terra ferma.

La fortuna giocò proprio sul fattore sorpresa, quando i romani piombarono alle spalle degli ignari nemici in attesa sulla costa con le navi alla fonda. Non impiegarono molto per vincere la battaglia e fu ucciso lo stesso Allecto. S'impadronirono e salirono sulle stesse navi di Allecto, poi costeggiando la costa raggiunsero la foce del Tamigi dove in quel momento dalla nebbia sbucava fuori anche Costanzo.
Fecero quindi una entrata a Londra trionfale, e la borghesia, i commercianti e i marittimi applaudirono il ritorno del vecchio "padrone" . Era da dieci anni che i romani non mettevano più piede in Britannia, e questo aveva comportato una diminuzione degli scambi commerciali; gli affaristi  si fregarono dunque le mani per i nuovi affari che ne sarebbero derivati.
Anche gli altri, il popolino iniziò a fare buon viso a cattiva sorte, soprattutto quando videro tutte le navi di Allecto, nessuna esclusa, in mano ai romani. Non potevano certo immaginare quella sfortuna-fortuna che avevano avuto i romani. Poi quando seppero che anche Allecto era stato ucciso, trovarono opportuno, e non c'era altro da fare, di unirsi alla festa e al giubilo di quella minoranza di ricchi che con il ritorno dei romani avevano l'occasione di diventare ancora più ricchi.


Costanzo infatti ne approfittò per rimettere in ordine i confini, si insediò con il suo quartier generale qualche anno a York, fece fare grandi lavori e iniziò a favorire i commerci con tutte le province dell'impero, e da luoghi anche lontanissimi. (Nel 1970 in un ripostiglio sono state ritrovate monete d'oro di 56 Paesi, comprese alcune che provenivano addirittura da Canton (Hong Kong- Quelle romane sono di questo periodo perchè molte - nuove di zecca - portano il nome di Costanzo).

Come operazioni militari invece ricacciò indietro alcune navi di Sassoni, e fece sparire alcuni insediamenti di Pitti e Scoti che in questi anni di assenza romana avevano nuovamente oltrepassato i Valli di Adriano e di Antonino. Infine Costanzo lo ritroveremo a salpare per altre imprese che purtroppo non furono fortunate come questa.
In questa ci si era messa di mezzo la fortuna, e che bastò per qualche anno a Costanzo e ai romani per essere soddisfatti; ma non ai Britanni, che desideravano molto di più. Lo vedremo piu' avanti......

Nel frattempo Diocleziano stava conducendo quest'anno una spedizione in Egitto (la vedremo il prossimo anno) e al suo fianco troviamo già  il sedicenne Costantino. Da queste parti, nelle province asiatiche, l'illirico futuro imperatore venne a contatto con alcune comunità di cristiani che poi  determineranno in seguito un grande cambiamento politico nell'impero (ma non la sua conversione al cristianesimo; questa non avvenne mai; salvo un accenno in punto di morte, che però è riportato solo da un monaco, millantandosi suo confessore).

La vita accanto a Diocleziano e forse anche una sua promessa di farlo diventare un giorno caesar, visto che apprezzava il giovane per il suo carattere che trovava affine al suo, stimolarono Costantino a osservare il mondo e ad ascoltare i progetti politici diocleziani onde non essere impreparato qualora fosse stato veramente chiamato a stare al suo fianco come co-imperatore.

Come vedremo in seguito Costantino proseguirà l'opera di Diocleziano nella riorganizzazione dell'impero, anche se affrontò il problema religioso senza mai prendere delle decisioni nette (anche se una certa storia (una storia sola e di parte) afferma il contrario).

Diocleziano su questo problema della religione, che stava diventando spinoso, voleva piegare la chiesa cristiana alla sua volontà senza indagare troppo a fondo sulla sua spiritualità, Costantino invece troverà un ideale punto di congiunzione  per creare le fondamenta dove in seguito verrà edificata ex novo la sua autorità imperiale, fino al punto da renderla subalterna la chiesa.

Era una nuova scienza politica, che doveva entrare in conflitto con forze che non obbedivano più a quella vecchia concezione che l'impero si trascinava ancora dai tempi di Cesare, ed erano le forze di una chiesa ambiziosa e in espansione, dove la politica di Diocleziano -pur già attento- aveva però fallito, credendola l'imperatore una delle tante religioni che nella Roma cosmopolita erano allora presenti.

Forse Diocleziano era anche cosciente di questo fallimento, visto che Aurelio Vittore tramanda che l'imperatore abdicò perché la catastrofe generale era imminente. Nella stessa storia cristiana si sostiene quasi la stessa tesi, che è poi quella che Diocleziano si ritirò dal potere quando disperò di poter aver successo nella lotta a cui aveva costretto i cristiani. Un po' esagerata la tesi perché vere grandi lotte non sono riportate. La presenza a Roma dei cristiani non era tale da impressionare l'impero, tanto meno quello bene organizzato com'era l'impero di Diocleziano in questo periodo.
Forse Vittore si riferisce più alla catastrofe politica (di quella economica ne fa rari accenni; infatti ne sappiamo molto poco e male - a partire da Tacito che di questioni economiche della Roma del suo tempo tace sempre) più che a quella religiosa. Non dimentichiamo che fino alla fine del IV secolo a Roma il politeismo era ancora molto diffuso. Prese proprio il nome di sincretismo perchè dovunque - con la mescolanze di religioni-  i seguaci di diverse fedi erano a stretto contatto; e questo era dovuto soprattutto all'incontro di Oriente e Occidente che in questo secolo a partire da Diocleziano (ma qualcosa di orientale già lo troviamo in precedenza)  seguito subito dopo da Costantino, andrà a provocare mutamenti epocali. 

Ma avremo tempo di parlarne......

A ROMA nella Chiesa viene consacrato nel corso dell'anno Vescovo e Papa MARCELLINO, vi rimarra' fino al 304

Nato a Roma, figlio di "Proietto". Nella liturgia cattolica fu sempre ricordato come una persona molto devota, pia e casta. La figura di Marcellino fu ampiamente lodata da sant' Agostino, anche se cronologicamente molto postuma.(nda: questo però sta a significare una continua tramandazione degli atti, delle tradizioni di culto e soprattutto della continuità sia di fede che del potere temporale intrinseco al movimento cristiano.) Sempre secondo la tradizione, Marcellino fu incoronato "rex cristianorum" e vescovo di Roma il 30 giugno 296. Gli inizi del suo pontificato furono gratificati dalla "pax" instaurata con l'imperatore dal suo predecessore Caio. Marcellino potè dedicarsi alla comunità nella sua interezza avendo soprattutto cura delle famiglie più bisognose. Indirizzò l'ecumenismo ed il proselitismo cristiano verso quegli approdi dettati dalla fede. Nel mentre la questione politica imperiale stava assumendo una connotazione diversa dal punto di vista politico.
Diocleziano materialmente impossibilitato a governare l'impero per come era stato conquistato, Attraverso il senato fu stabilita una "tretrarchia" per la quale, gli aggravi di governo furono suddivisi in tre diverse funzioni di governo. Diocleziano a capo dell'impero d'oriente, Galerio governatore di Roma e Massimiano governatore dell' impero nord occidentale. Fu il tetrarca Galerio, anticristiano per antonomasia, ad iniziare la cosidetta "nona persecuzione" anticristiana, con la scusa dell'invadenza cristiana sulle terre imperiali. Dopo l'incontro a Nicomedia (nda: cittadina situata nel mar di Marmara, nella ex provincia romana di Bitinia- odierna Izmit), Galerio riuscì a convincere Diocleziano a ritornare al paganesimo e perseguire tutti i dissidenti. Il 23 febbraio 303 fu incendiata la chiesa di Nicomedia. I cristiani, in risposta incendiarono il palazzo imperiale ed in conseguenza scatenarono il pugno di ferro. Le milizie romane distrussero quasi tutto. I beni confiscati e migliaia di persone furono condannate a morte. Fu addirittura massacrata l' intera "legione tebea", formata esclusivamente da cristiani. ( nda: si pensi che all'epoca non vi erano gli attuali 6 miliardi di individui, ma nel mondo conosciuto solo circa un centinaio di milioni di anime).
Marcellino fu decapitato per ordine dello stesso imperatore Diocleziano, il 25 ottobre 304 e le sue spoglie deposte nel cimitero di Priscilla.

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