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ANNO 290 d.C.

QUI riassunto:  PERIODO DI DIOCLEZIANO  dal 284 al 305 d.C.


L'ANNO 290
* PERSECUZIONI CRISTIANE DI DIOCLEZIANO

Vi erano stati negli anni precedenti da Gallieno in avanti,-come abbiamo già letto- un certa tolleranza nei culti delle altre religioni, e nei confronti dei Cristiani in particolare. Plotino, il grande neoplatonico - come abbiamo sentito-  era ospite fisso di Gallieno. Costui anche se non ne era un seguace aveva grande rispetto per il cristianesimo e ne ascoltava i principi morali ed etici. Nè gli sfuggiva il contenuto spirituale.

Diocleziano invece aveva un proprio culto, e anche se non ne era un fanatico, voleva -come è solito fare ogni potente- che il suo fosse rispettato e osservato dai sudditi, dunque  tutti gli altri culti (come manifestazioni) erano proibiti (nelle feste di Stato si intende); proibiti e puniti formalmente perchè non faceva loro del male, anzi si oppose  a una politica di repressione; insomma non voleva spargimenti di sangue, voleva semmai -anticipando in parte COSTANTINO - una definitiva conciliazione con lo Stato di tutti gli adepti di ogni fede, ma che però dovevano questi non intervenire negli affari di Stato, ne' soprattutto dovevano intervenire contro quelli che celebravano un dio diverso, cosa che alle volte lo zelo di qualche cristiano non solo non osservò tale tolleranza, ma andò anche oltre i limiti, e non solo contro i pagani ma anche contro gli ebrei.

Il cristiano per le sue idee e per il suo comportamento sociale, era un rivoluzionario, che considerava gli dei del culto dell'impero come cattivi demoni. Mentre dall'altra parte l'idea di una fede individuale esclusiva, era piuttosto estranea alle concezioni romane; se poi era imposta con austeri discorsi moralistici- questa fede veniva interpretata come una ostilità nei confronti dello stato e della societa'.

Nelle file dei Cristiani c'era qualche rigorista che negava a un suo fratello cristiano di servire l'esercito o l'amministrazione dello stato, che invece Diocleziano non aveva affatto a loro proibito di entrarvi. Ma il fanatismo alle volte portava anche a questo, cioè a schierarsi contro lo Stato sovrano costituito e vigente. Addirittura un centurione alla festa dell'imperatore al suo cospetto si tolse il cinturone, lo buttò a terra e disse che non poteva servire un altro padrone, lui aveva solo Cristo. Questo era un atto di insubordinazione e di renitenza che un cittadino di uno Stato, per quanto democratico, paga ancora oggi molto caro, e in certi casi e in certe situazioni anche con la vita (come la diserzione in periodo di guerra - e ricordiamo che la validità della guerra fu riconosciuto poi anche dai cristiani a partire dal concilio di Arles del 314 - La guerra se era santa era una "Santa Guerra". E se proprio non era per nulla santa, il potente di turno come tale la faceva dichiarare dai Papi o dai Vescovi; con  "Dio è con noi", oppure "In nome di Dio", e seguivano le benedizioni degli eserciti).

Ma vi fu poi il grosso fattaccio che porto' invece a dover imporre quel famoso editto (detta la nona persecuzione) dove si proibì ai cristiani ogni diritto alla vita pubblica se non abiuravano o evitavano di partecipare a quei riti imperiali e alle coreografiche e suntuose cerimonie che abbiamo illustrato sopra.(Anche questo ancora oggi vigente. Proviamo a pensare se un prefetto si rifiutasse di partecipare a una ufficiale manifestazione di stato oppure religiosa. ).

GALERIO "Caesar" uno dei tetrarchi, era un fervente simpatizzante del gruppo filosofico che odiava i Cristiani e fece pressione su Diocleziano per adottare misure repressive più dure, mentre il sovrano  con una visione politica molto diversa propendeva alla tolleranza. La sua concezione era che continuassero pure i sudditi intimamente a pensare ai propri  dei, ma che si unissero però al culto comune dello Stato, evitando ogni interferenza o peggio ogni sabotaggio alle sue leggi (e il non partecipare era un sabotaggio).  Questa tolleranza non era solo fatta a parole, tanto è vero che proprio di fronte alla sua reggia si era costruita la cattedrale dei Cristiani senza che Diocleziano avesse avuto nulla da ridire. Dentro potevamo predicare quello che volevano, ma fuori no.

Galerio invece remò contro a questa visione politica, fece di tutto per mettere in cattiva luce i cristiani, fino -si dice- a incendiare due volte il palazzo reale addossandone la colpa ai cristiani; inoltre imputò loro altre colpe gravi forse del tutto inventate: organizzò ad esempio prima una grande manifestazione contestatrice pilotata e ben strumentalizzata contro i Cristiani, fece poi in modo di causare incidenti con degli infiltrati provocatori,  infine vestendo i panni della vittima, minacciò di andarsene dal Palazzo se Diocleziano non permetteva di intervenire con il pugno di ferro contro i cristiani. Insomma già allora la "strategia della tensione" funzionava per sollecitare i drastici provvedimenti repressivi.

Diocleziano non si convinse del tutto, ma per lavarsene le mani affidò l'ardua decisione all'oracolo di Apollo Milesio che interpellato a tale proposito, rispose a favore di GALERIO (lo stesso oracolo che interpellò poi COSTANTINO ma con ben altra risposta). (Sembra che anche gli oracoli si adeguassero al potente di turno)

Parte così la grande persecuzione ordinata più che da Diocleziano dal suo coimperatore e "cesare" GALERIO, che ebbe pero' anche lui a ricredersi, quando più avanti si prese una brutta malattia: infatti ritornò sui suoi passi con un rescritto in modo da essere in pace con tutti, visto che qualcuno gli ricordò l'editto di quest'anno come una condanna che l'avrebbe perseguitato in eterno.

Diocleziano invece piu' tardi si accorse ragionando da vero statista che quelle forze non obbedivano più a quelle leggi che erano della politica, ma appartenevano ad altre, e che lui non poteva reprimere ma solo controllare queste nuove forze, ma lo capì molto tardi, alla fine della sua vita. Poi questi errori, questi fallimenti e di conseguenza ulteriori riflessioni a Costantino fu poi più facile portare a compimento l'opera che Diocleziano aveva iniziata.

Del resto MELITONE aveva preconizzato che chiesa e impero erano nei disegni della divina provvidenza, creati non per essere nemici ma per collaborare, e che presto l'alleanza sarebbe diventata un fatto compiuto.

E infatti mancano solo ventitrè anni all'avvento di Costantino .........
che ci potrà sembrare rivoluzionario, ma è chiaro che Costantino si adattò alla situazione di fatto che si era venuta stabilendo. Infatti l'adesione a qualsiasi forma religiosa - fin da questi anni- rivestì sempre più un carattere politico, e fu - dopo Costantino- anche grave di pericoli, perchè l'imperatore, unendo nelle sue mani l'autorità politica e religiosa (cesaropapismo), tendeva a scavalcare la chiesa anche nelle decisioni puramente teologiche. Ma ne parleremo molto più avanti; a partire dal Concilio di Nicea, dove i cristiani erano già divisi fra di loro su una questione teologica (arianesimo) che però Costantino prima appoggiò una, poi in seguito l'altra. Anche se lui non fu mai cristiano fino alla sua morte.

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