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ANNO 291 d.C.

QUI riassunto:  PERIODO DI DIOCLEZIANO  dal 284 al 305 d.C.


L'ANNO 291
* Roma festeggia DIOCLEZIANO e MASSIMIANO
* SVALUTAZIONE E TASSE IN NATURA
* NASCE LA "DECIMA" E NASCE LA CORRUZIONE DIFFUSA

Roma festeggia dunque quest'anno al loro ritorno Diocleziano e Massimiano e attribuisce a entrambi  il titolo di Sarmatico per la la campagna fatta nel 289, vittoriosa contro questa popolazione germanica ribelle del Danubio, i Sarmati.

Della situazione economica precedente ne siamo al corrente, e quella svalutazione che avevamo accennato e che era appena al suo inizio, quest'anno è diventata enorme e drammatica.

Come moneta c'e' in circolazione il "billone" e con questa moneta che è ormai solo un pezzo di rame senza valore, ci si compera poco.

Un pollo è arrivato a costare 35 volte di piu' di quanto costava 10 anni prima; ma non solo, dato che le tasse erano pagate quasi unicamente solo dai proprietari terrieri, questi proprietari se dai terreni incolti non ricavavano nulla non sapevano dove trovare soldi, inoltre chi produceva altro, non essendoci tasse su molti prodotti ortofrutticoli non pagava un bel nulla o quasi. Poteva quindi accadere che chi si dedicava a culture ortofrutticole o all'allevamento di piccoli animali con una fattoria di soli 3 acri pagava meno tasse,  pur guadagnando piu' del latifondista che aveva invece una fattoria di 100 acri a cultura di cereali. Le tasse quindi colpivano soprattutto questi ultimi che avevano colture a grano, grandi mandrie di bovini o greggi di ovini.

Ma diventava per il latifondista una situazione problematica se possedeva e teneva terreni incolti, perchè quando lo Stato per tanti motivi batteva cassa, lui doveva ugualmente pagare la tassa fondiaria pur non ricavando dal fondo un bel nulla. E non circolando nella sua borsa moneta avuta dai ricavi non gli si poteva certamente spillare quattrini.

Non erano casi isolati, il vanto di un latifondista era possedere tanta terra, ed era considerato il metro della ricchezza la quantità e non la qualità. E il ricco latifondista romano negli ultimi decenni non si era preoccupato ne' di valorizzare la sua terra con delle colture (anche perchè costavano meno le merci importate con le navi) ne' tanto meno pensava di disfarsene perchè la "malattia" del possesso della terra era molto diffuso.

Ma questo aveva comportato tre grossi inconvenienti per Roma negli ultimi anni:
Il primo: si erano rarefatte le importazioni perchè ormai le merci erano necessarie nelle province, sempre piu' popolate e incrementate dagli stessi romani che vi si trasferivano.

Il secondo: trascurando sistematicamente la produzione locale, quando si presentò il problema degli approvvigionamenti delle derrate alimentari sempre piu' carenti, e si volle iniziare a produrle ci si accorse che gli addetti, a forza di trascurarli e non sfruttando la loro vocazione, non esistevano più.

Il Terzo: non circolando piu' denaro (i ricchi avevano tesaurizzato le monete d'oro e i poveri erano ormai anni che non scambiavano piu' merci in cambio di denaro) si presentò il problema ai benestanti di come avere quei pochi prodotti che ancora si producevano ma che erano diventati carenti sul mercato (soprattutto cittadino)

I piccoli produttori, gli artigiani, ormai si erano abituati a non aver più bisogno del denaro, non sapevano del resto come utilizzarlo, erano cioè ritornati allo scambio in natura, cioe' il mercato seguiva una logica mercantile slegato al valore della moneta. E chi aveva questa, anche aumentandone la quantità non riceveva il corrispettivo in merce in forma costante. Non era quindi una semplice inflazione dovuta a un costante aumento fisiologico della domanda, ma era paurosa perchè non esisteva più nemmeno l'offerta.

I componenti di questo restante povero ambiente produttivo avevano creato per necessita' una economia chiusa che nel suo ambito non creava affatto inflazione. Su questo particolare mercato restavano cioè sempre costanti come valore le merci , cioè 20 polli valevano nel tempo sempre 20 polli quando li si scambiava per avere una capretta. La stessa capretta o i 20 polli erano sempre il corrispettivo di un mese di lavoro di un bracciante che prestava la sua opera al piccolo proprietario che aveva la capretta o i polli. La fluttuazione rimaneva costante perche' costante era il numero dei fattori di questa economia chiusa che avveniva e non andava oltre il confine del proprio villaggio.

La città aveva dimenticato loro, e loro avevano dimenticato la città. In dieci anni vedendosi offrire sempre somme più alte per i prodotti, invece di esserne allettati, ne furono spaventati, si convinsero che i soldi non valevano più nulla. Infatti da come abbiamo visto nel corso di dieci anni, la svalutazione fu pari al 350% all'anno, circa un 30% al mese. Insomma dare via qualcosa in cambio di denari voleva dire che se non si spendevano subito (ed era diventato sempre più difficile farlo nell'ambito locale) dopo soli tre mesi si aveva in mano la meta' del valore in termini monetari. Non così invece le merci nel confronti di altre merci (abbiamo fatto sopra l'esempio capretta-polli).

Diocleziano corse a dei provvedimenti, pari a quella rivoluzione che aveva fatto in precedenza Caracalla (cittadini tutti liberi con lo scopo di prendere piu' tasse). I denari si svalutavano ogni giorno di piu' non solo per il cittadino ma anche per l'erario statale, e prima che questo finiva di prendere le tasse, la moneta era gia' svalutata ancora prima di pagare gli stipendi ai funzionari, ai militari o provvedere a saldare i fornitori dell'impero. E i funzionari non erano pochi, a Roma ogni due cittadini uno era un funzionario.

Bastava quindi trasformare la "annona" non piu' come richiesta di denaro ma richieste di prodotti in natura da fornire direttamente all'esercito e a tutti quei cittadini che vivevano nelle città. Si creo' quindi l'" ammasso ". I produttori dovevano consegnare allo Stato la loro produzione. Ma naturalmente in parallelo nacque la borsa nera, con quelle merci che si riuscivano a sottrarre e a nascondere; e in seguito poi anche con la complicità dei controllori che così trovarono il sistema di diventare ricchi (quello che accadde con la tessera annonaria in Italia durante i cinque anni della guerra 1940-45).

Chi invece non produceva (erano loro i maggiori responsabili di questa situazione) gli si toglieva un decimo della proprietà e si dava il terreno da colonizzare ai militari congedati, o a coloro che ne facevano richiesta con l'obbligo però di attenersi a quei provvedimenti emanati e quindi responsabili a loro volta dell'imposta dovuta.

Per fare questo ci voleva (e lo fecero subito) un censimento di tutti i poderi che esistevano, sia quelli dei potenti, degli aristocratici, degli ortolani o dei semplici pastori in montagna con le loro pecore.

In poche parole si trattava della famosa decima. Ma non era questa una novità, era già stata applicata nell'arcaica legislazione ebraica sacerdotale dei Leviti. Istituita ora da Diocleziano in seguito Costantino la applicò ancora più rigorosa, poi delegò come vedremo la Chiesa, che trovò molto interessante farla continuare, tanto da diventare poi quell'usuale tributo che la Chiesa stessa impose fino al tardo Medioevo e oltre.

In questo provvedimento che dava al censitores il severo compito di misurare e censire il territorio e le relative produzioni, c'era una saggia decisione, ma si rivelo' anche un'arma a doppio taglio: una era l'umana debolezza (l'occasione fa l'uomo ladro) e l'altra era diventata quasi una necessità compensativa quella di imbrogliare le carte; infatti se l'esattore si sbagliava o non riusciva ad ottenere quanto allo Stato era dovuto, ci rimetteva di tasca propria; e lui per non sbagliare diventò una "carogna".

Questo meccanismo inizialmente valido sul piano teorico, prima provoco' lo zelo, il rigore e la inflessibilità dei funzionari, poi si arrivò alle angherie, infine provocò la corruzione che si estese a largo raggio. Il funzionario si metteva d'accordo con il proprietario (naturalmente con quelli che avevano tutto da guadagnarci) facendo figurare il censimento dei fondi e le quantità di merci prodotte in misura di molto inferiori, ricavandone così una lauta tangente.

Non sappiamo se cominciò prima la corruzione o la concussione ma è certo che il fenomeno si estese sempre di più; perfino a raffinarsi con i mille sotterfugi;  sempre di piu' saliva la somma da sborsare a questi infedeli censitores. Era una vera e propria dazione ambientale come quella tangentopoli che si verificò in Italia negli anni 1970-1990. Insomma si pagava in cielo, in terra e in ogni luogo e per ogni cosa. 
Erano inizialmente partiti con qualche pollo da portare casa per la gratitudine di non essere stati i censori troppo severi, poi i polli erano diventati tanti vista la sistematicità di farseli dare da tutti, e infine invece dei semplici polli cominciarono a chiedere soldi, sempre più soldi, o a vendersi i polli (e quant'altro) che ricevevano.

Accadeva quindi che alla fine a farla franca erano proprio quelli che avrebbero dovuto pagare molte tasse, mentre a rimetterci era invece la miriade di proprietari di piccoli terreni, dove i raccolti bastavano appena al proprio sostentamento o per fare gli indispensabili e necessari reciproci scambi di altre merci o servizi per tirare a campare.

Ma è la solita storia; chi possiede tanto (gli è perfino problematico controllare la quantità del patrimonio) proprio perchè ha diverse entrate e tanti soldi, ha tante possibilità di corrompere e alla fine spesso riesce persino a non pagare nulla o quasi. Chi invece ha poco e quel poco è alla luce del sole, proprio perchè debole non sfugge all'esattore del fisco. E non sfuggono nemmeno coloro che hanno un unico reddito proveniente da un salario, dove l'impositivo è una precisa percentuale da versare, come i funzionari dello Stato che ormai in questo periodo a Roma sono tanti, metà della popolazione.

(Prendiamo l'Italia attuale di questo anno 2000, sappiamo il reddito nazionale totale, conosciamo la produzione dei beni (la spia è l'energia elettrica consumata, i concimi, i mangimi, le materie prime ecc. ecc) sappiamo quindi la quantità delle merci prodotte, la quantità effettiva dello scambio delle merci, conosciamo il valore aggiunto (quello reale e quello in nero), ricaviamo quasi con infallibilità il totale dei guadagni e le presunte entrate; ma il tutto (stranamente) non quadra poi con le effettive somme che lo Stato riesce a portare dentro le sue casse).

Se sulle stesse somme ricavassimo la stessa percentuale di quel reddito che viene infallibilmente prelevato a un salariato, avremmo moltiplicato per tre volte il gettito fiscale nazionale. E' la solita legge del più forte, del più potente, del più furbo. E a Roma in questi anni stava accadendo la stessa cosa. Produzione e lavoro nero era una realtà, e la corruzione per non pagare le tasse pure.

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