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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
DA 1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 282 d.C.

QUI riassunto PERIODO DA AURELIANO A CARINO  dal 270 al 285 d.C.


* MORTE DI PROBO

Al rientro a Roma Probo ricevette un magnifico trionfo. Ma era lui il regista perchè la parata la voleva grandiosa, da grande imperatore; e i preparativi che fece fare, il cerimoniale che scelse, la cornice e la sfilata che durò ore e ore, fu la delizia di tutta la plebe romana.

Nella sfilata lungo i fori, scelse con cura gruppi di prigionieri con vari tratti somatici, di ogni contrada, dove lui e il suo esercito avevano combattuto, e a gruppi tutti incatenati come una vera e propria mandria li fece sfilare tra le due ali di folla esultante. Voleva dare l'impressione che aveva conquistato mezzo mondo, e la scena nel leggere le cronache fu a quanto pare propagandisticamente valida. Nei Fori il pubblico impazziva dalla gioia nel rivedere questi spettacoli che a Roma sembravano ormai lontani nel tempo.

Finalmente vedevano prigionieri a migliaia e di ogni razza, anche se esattamente non sapevano da dove venivano. Ma questo non lo sapeva nemmeno lo stesso Probo. Li aveva messi insieme solo per fare tanta scena.

Finiti i festeggiamenti che durarono settimane, Probo volle prepararsi per fare una spedizione in Persia, dove vi erano stati alcuni, ma non proprio gravi, disordini ai confini con i sasanidi. Ma lui voleva coprirsi di gloria e il pretesto era piu' che sufficiente. Forse voleva ripetere le gesta di Aureliano, oppure anche a lui gli era venuta la sindrome dell'alessandrite, quella che prendeva ogni imperatore che aveva tante ambizioni e voleva emulare o oscurare le gesta del mitico macedone.

Lo abbiamo gia' letto, con il suo esercito lui era stato per Aureliano (quello imprigionato e da Roma non riscattato) una delle carte vincenti nella spedizione in Asia Minore e in Egitto, era la legione che aveva preso Palmira e la sua Regina Zenobia che abbiamo conosciuta nel 272. A Roma ricordavano ancora tutti quella sfilata di Aureliano; questa era rimasta nell'immaginario collettivo. Lui Aureliano infatti non li aveva fatti sfilare come degli straccioni, come i barbari barbuti e sporchi di Probo, ma con tutti i loro costumi orientali e perfino con gli ori e le gemme addosso; insomma aveva voluto dare l'impressione che aveva vinto dei re e non dei semplici soldati o una plebaglia.

Quindi l'intenzione ora di Probo era di emulare quelle gesta, quelle vittorie e quei fasti. Si preparò un modesto esercito e prese la direzione di Aquileia. Suo intendimento era quello di unirsi ai reparti stanziati in Rezia -al cui comando c'era il prefetto AURELIO CARO - che aveva fatto avvisare di muoversi e che gli andava incontro ad Aquileia, per la spedizione in oriente. Sua intenzione  era quella di scendere poi con lui nella bassa Pannonia, rifornirsi di uomini anche a Vilnius e dopo aver attraversata la Macedonia, iniziare dal Ponto la campagna militare in Persia e di qui procedere per quelle conquiste che aspirava.

Arrivato a Vilnius le cose non andarono come era nei suoi progetti. Quelli della Rezia, cioe' quelli di Caro, che sollecitato aveva avuto il compito di fare una mobilitazione, erano buona parte tutta gente del posto che aveva messo su casa, con moglie e figli e stavano già convivendo felicemente con le popolazioni d'oltre confine, e quindi non gradiva proprio una guerra in un posto che si diceva lontano, a due mesi di marcia, cioè non volevano abbandonare  tutto a un tratto il proprio territorio che era già bagnato dal sudore della fronte, fra l'altro per una guerra che non li riguardava, ne' potevano capire i motivi e le ragioni per farla.

Poi c'erano i militari di professione e di carriera, che si sentivano sempre più minacciati di essere mandati a casa, cioe' Probo aveva fatto capire chiaro e tondo che con la pace duratura l'esercito di professionisti non serviva, e per di più costava troppo, quindi era intenzionato a sciogliere i vari reparti e affidarsi solo a quelli ausiliari occasionali, che poi erano i prigionieri assoggettati di volta in volta. Solo su questi si poteva contare.

Ora se ai militari professionisti già arrabbiati per essere stati messi dietro suo ordine a fare lavori pesanti durante questo periodo di pace, ora gli si dava anche il benservito dicendogli che non c'era più bisogno di loro, che bastavano le popolazioni locali, possiamo immaginare quale fu il clima di ostilità e di animosità nei confronti di Probo. E fu tale che alla fine decisero, gli uni e gli altri, che era giunto il momento di spedirlo agli inferi. Probo quando si accorse della congiura era troppo tardi, si barricò dentro la "torre di ferro" per sfuggire ai pugnali o alle spade, ma i congiurati non si persero d'animo, ammassarono e circondarono la torre di fascine e lo arrostirono dentro, vivo.

La sua buona stella, o meglio "cometa" fini' subito a Vilnius in un modo miserevole, nonostante gli storici gli abbiano assegnato questo suo breve settennato come uno dei più felici periodi e quasi il più importante per Roma, principalmente perchè portò avanti quelle riforme che aveva concepite e iniziate Gallieno, e come abbiamo gia' letto, furono poi proprio queste che spianarono in seguito la strada alle innovazioni rivoluzionarie di Diocleziano.

Morto Probo in questa drammatica circostanza, il comando dell'esercito passo' quindi al prefetto AURELIO CARO, che riunite le sue truppe della Rezia con quelle di Probo, fece cose piu' intelligenti del suo predecessore nell'ambito militare: preferì fare a meno nel suo esercito di prigionieri aggregati, e non ne volle sapere di soldati-contadini demotivati, e solo con le sue truppe scelte partì per la Siria e la Persia. La campagna militare dunque non veniva annullata ma passava solo di mano. 
Era Caro ora che cercava quella gloria che Probo desiderava.

Ma dobbiamo ora vedere se la fortuna è dalla sua parte.......
Spesso il destino gioca dei bruttissimi scherzi....

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