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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
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ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 278 d.C.

QUI riassunto PERIODO DA AURELIANO A CARINO  dal 270 al 285 d.C.


*** PROBO SUL RENO
*** LE STRAGI DI BARBARI

Arrivato sul Reno, dove nella zona sono comparsi anche lģ i VANDALI, gli infaticabili cavalieri della steppa asiatica che Probo ha gią affrontato in Grecia, l'imperatore non ha tentennamenti, prepara non un piano di difesa ma progetta un grande piano d'attacco, a lungo respiro e con destinazione e il preciso obbiettivo proprio le sponde al di la' del grande fiume germanico. Troppe erano stati gli sconfinamenti; ed era un territorio che era molto cambiato, in pochissimo tempo, da quando Probo vi era stato otto anni prima, come semplice comandante di un reparto.

Comunque, Probo, affronta subito i Longiones, una tribu' di Franchi, che si erano stanziati numerosi nelle campagne, dove (lo abbiamo letto in precedenza nel corso dei vari anni) avevano gia' fondato prosperosi villaggi e perfino citta'. Altri tribł con Vandali e Burgundi nel basso Reno ne avevano occupate altri di territori, e questi ultimi ormai convivevano con i precedenti germani che erano stati un tempo alleati e vassalli di Roma. Nulla avevano potuto fare con i nuovi arrivati, che in fin dei conti della loro stirpe erano; quindi una certa tolleranza c'era stata in questi insediamenti, o forse pensavano che diventando piu' numerosi, unendosi, avrebbero potuto ben presto contrastare quelle rivendicazioni che i romani prima o dopo avrebbero nuovamente avanzate.

Probo ha lo scontro, disperde i Longiones, cattura il loro capo Semnone, e subito, riunendosi con altri reparti sul basso Reno si rivolge proprio contro i Vandali e i Burgundi. Non č un vero e proprio scontro armato fra due eserciti;  i romani sono una armata, gli altri sono in gran parte contadini, alcuni, quelli arrivati ultimamente sulle sponde del fiume e che si sono inseriti nella popolazione preesistente non hanno nemmeno mai visto i romani, ne hanno solo sentito parlare.

E' un flagello sanguinario. Probo fa il militare con una solerzia quasi fanatica, quasi come una missione divina, che deve purificare un territorio dal male, mentre davanti a sč ha solo gente che dopo migliaia di chilometri di steppa ha semplicemente occupato un territorio fertile che ha curato, dissodato, coltivato; vi ha creato e inserito cellule famigliari, formato una comunitą finalmente stanziale, ha iniziato a dedicarsi  ai primi commerci, ai primi scambi con le altre cittą vicine, soprattutto sfruttando le grande via d'acqua.

PROBO e i suoi soldati non hanno indulgenza e conduce l'operazione con un accanimento tale che gli storici affermano che anche lui come Marco Aurelio, caduto dentro un inquietante vortice mentale, voleva eliminare l'intera popolazione per poi farne una provincia romana popolata solo di latini.

Infatti le uccisioni furono decine di migliaia. Poi catturo' scegliendoli con cura nella popolazione, tutti i validi, i sani e i forti, 16.000 prigionieri deportandone alcune migliaia in Britannia. Sessanta citta' furono "liberate" dai "barbari" che stavano coltivando campagne e fondando villaggi.
 Ad ognuna fu imposta di consegnare tutte le armi, non contenti fecero una perquisizione casa per casa e i trasgressori con tutta la famiglia giustiziati sul posto. Le altre nefandezze e le altre deportazioni ne parleremo il prossimo anno.

Di tutte le tribł, catturarono i nove capi che dovettero inginocchiarsi davanti a Probo e chiedere clemenza. Ricevettero in cambio la vita ma davanti al loro popolo ricevettero tutte le umiliazioni possibili. Doveva essere la scena un monito per tutti.

Per i restanti abitanti fu imposto che dovevano coltivare le loro campagne e allevare il bestiame per l'impero romano. Qualsiasi controversia fra cittą o tribł dovevano chiamare i funzionari romani per risolverla.

Si ritorno' cosi' all'imperialismo, al colonialismo, quello che abbiamo illustrato negli anni precedenti, e che provocarono poi crisi di rigetto, rivincite, vendette, rancori che dureranno secoli. Non era stati sufficienti gli interventi fatti in precedenza, ci si era ancora approfittati di una situazione di stallo, o meglio di tranquillitą, per scatenare un'altra ondata di odio nei confronti dei conquistati, senza trovare alternative, altre politiche di cooperazione. Si ricorse ancora una volta al terrore.

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