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ANNO 274 d.C.

QUI riassunto PERIODO DA AURELIANO A CARINO  dal 270 al 285 d.C.


*** IL NATALE DEL SOLE INVICTUS
*** L'OSTENSORIO SOLARE

Giorno festivo e "natale" del SOLE INVITTO. Anche questa e' una istituzione che dobbiamo ad AURELIANO. 

Le motivazioni come molti sanno è che il Sole da una concezione risalente alle età preistoriche in questo giorno 25 (ma non proprio esattamente questo, ma semmai dal 22 al 24)  l'astro si ferma in cielo. Il Solstitiu(m) = che significa sole fermo

Questo giorno 23, è il giorno quando il Sole (dopo essere apparso nei giorni precedenti nel punto del massimo declino: in inverno) e apparentemente sembra per un giorno intero restare fermo in quel punto del cielo,  il giorno dopo, il 24, riprende il suo cammino verso l'alto, ogni giorno di più, fino al solstizio d'estate dove invece si verifica il fenomeno inverso (qui la religione cristiana celebrerà poi questo giorno come la festa di san Giovanni Battista).

In Egitto nell'Antico Regno dicevano il sole "è fermo" . Ma questo accade solo perche' l'Egitto si trova molto piu' vicino alla linea dell'equatore; il fenomeno avviene con un giorno di anticipo e molto piu' a lungo che in zone piu' a nord).

In poche parole quello dell'inverno significava che il sole giunto nella sua fase piu' debole come luce e calore, non sprofondava nelle tenebre dove sembrava precipitare, ma diventava con la sua vitalita' "invincibile" (invictus) sulle stesse tenebre,  "rinasceva", aveva un nuovo "natale". Appunto il Natale del Sole invictus.

(in un paese dell'Alto Adige, a Trafoi, il sole scompare tutti i mesi invernali dietro il massiccio dell'Ortles, e in primavera quando spunta nuovamente il primo raggio che lambisce il paese, la popolazione celebra ancora il Natale del Sole Invitto, che prende impropriamente il nome dal suo omonimo anche se è molto diverso il fenomeno, semplicemente territoriale come in questo caso (duvuto a una montagna che sovrasta il paese. Ma la curiosita' sta nel fatto che il nome - dall'uso romano- e' rimasto a indicare questo evento.

Solstitiu(m) lo abbiamo gia' detto, significa proprio "sole fermo". In Astronomia sono quei due giorni dove il sole si ferma per invertire il suo moto nel senso della DECLINAZIONE; è cioe' il punto dove raggiunge la massima distanza dal piano equatoriale.
Per spazzare via il paganesimo la religione Cristiana non potendo abolire questa festa pagana che continuamente celebravano i romani anche quando si instauro' il Cristianesimo, decisero di farla coincidere con la nascita di Cristo.

La nascita di Cristo, questa festa ricordo, in precedenza si celebrava non senza incontrare molte opposizioni (cito Origene e Arnobio) il 6 gennaio (Epifania- che significava l'apparizione del Cristo), fu spostata nel IV secolo al 25 Dicembre per soppiantare la festa appunto culturale pagana del "natale del sole invitto" di Aureliano istituita nel 273. E dato che il Natale significa anche "nascita", l'operazione "pulizia pagana" per i sacerdoti del cristianesimo (nel 321) fu molto semplice e divenne la ricorrenza che tutti oggi conosciamo.

Nell'albero di Natale sono rimaste legate e associati alcuni dei simboli legati all'arcaico che affonda nei tempi, anche se la prima ripresa di questa usanza per la prima volta la troviamo nel 1539 in Germania a Strasburgo e solo col XIX secolo esso divento' una usanza generale; ma aveva poco a che vedere con il cristianesimo, quindi con il Natale del Cristo (che ancora oggi si celebra in un altro giorno).

L'albero è un culto di tutte le religioni arcaiche; è l'albero cosmico della mitologia germanica (Yggdrasil, e la tradizione odierna riparte proprio dai germani), l'albero dei Veda (Asbvatta), l'albero della Vita che Dio stesso mette a dimora nel Paradiso (e da non confondersi con quello della conoscenza - Genesi II-27); è l'albero (babilonese) dei frutti , l'albero dove i primi popoli primitivi (in oriente rappresentava il risveglio della natura) osservarono proprio alla rinascita del sole solstiziale le gemme e il contemporaneo collegamento misterioso della crescenza delle stesse, e ne hanno fatto poi -nella fantasia delle varie religioni come abbiamo visto sopra - il simbolo portatore della vita in genere.

Abbiamo comunque un documento antichissimo, babilonese del 1850 a.C, trovato da Gauthiere Moussian; una tavoletta con un albero schematizzato e sui rami delle losanghe che raffigurano gli astri, e alla sommità il sole domina. Insomma un classico albero di natale dei nostri giorni.

MITHRA era il dio ("persiano" in seguito) nominato fra gli dei di Stato dall' impero mesopotamico dei Mitanni. Identificavano questo dio col Sole gia' nel 1400 a.C.  Lo si festeggiava proprio il 25 Dicembre, con la festa del son (vocabolo babilonese) invictis
Nel culto del dio persiano, Mithra (in babilonese chiamato anche Bel) era del resto considerato il figlio del dio supremo: figlio del Sole e Sole egli stesso.
Componenti essenziali della religione di Mithra era la salute dell'anima  e l'immortalità; una dottrina legata alle idee di salvezza, di purificazione, di immortalità dopo la morte e dopo la fine del mondo.
Il culto  conosceva un battesimo, e una specie  di pasto sacro, consistente in pane, acqua e vino, e parimenti a ricordo dell'ultimo pasto (ultima cena?) del maestro, Mithra dopo averlo consumato come atto sacrificale, salì al cielo portato dal carro del Sole per unirsi al Sole.

Non di meno in Egitto dove a Heliopolis negli stessi anni 1400. a.C. il 24-25 dicembre (o meglio il rispettivo mese che corrispondeva al nostro) si celebrava la festa del Sole, che era la festa (astronomica) solstiziale e nello stesso tempo nella simbologia sacerdotale identificata nel  Ra (poi Aton) figlio del dio supremo: anche lui figlio del Sole e Sole  egli stesso.

Nelle tradizioni e ritualita' della festa del Sole troviamo anche molte altre cose in comune con il cristianesimo che certamente mutuò da entrambi i due paesi citati sopra. Sia nei riti, vedi il battesimo, il pasto sacro dove MITHRA dopo averlo consumato salì al cielo col carro del Sole; poi ritroviamo il banco di pietra davanti l'abside, l'altare dove veniva esposto il disco solare; e ritroviamo l'ascesa al cielo per gli eletti cui veniva garantita alla morte -se bevevano la bevanda dell'immortalità- l'ascesa verso le sette sfere planetarie trasportati dal carro del Sole. Poi c'era l'atto delle mani giunte che nel Parsismo (Zoroastrismo) era in uso nell'invocare i supremi spiriti dello Spenta Mainyu (o Amesha Spenta - I santi immortali che circondano il dio buono e supremo, creatore e giudice del mondo, che  servono umilmente per guidare le anime.

Altri oggetti e comportamenti: la stola, i copricapi dei vescovi (si chiama ancora mitra) le vesti, i colori, l'uso dell'incenso, l'aspersorio, i lumi accesi davanti all'altare, le genuflessioni ecc, e infine la stessa architettura delle basiliche, dove all'interno si eseguivano i riti in pompa magna, e non con degli stracci addosso; infine alcune cerimonie e liturgie si iniziarono a svolgerle  in quegli  stessi giorni che in precedenza  erano importanti appuntamenti di alcune feste e ricorrenze pagane.

Non ultimo l'oggetto piu' rappresentativo che domina il rito cristiano, quello della esposizione dell'ostia che è contenuta dentro un disco, da dove partono e si irradiano i suoi raggi: l'Ostensorio.

L'ostensorio della liturgia cristiana, contrariamente a quello che si  pensa non prese il nome dall'ostia, ma l'incontrario. Si chiamava ostensorio un millennio prima di Cristo; ostiare corrispondeva a un etimo egizio (e si traslò anche nel latino) e significava  mostrare, far vedere;  cioè mostrare il disco solare ai fedeli; la liturgia cristiana conservò anche l'abbassamento del capo, perchè nei primi riti di Aton all'aperto,  non era una proibizione guardare il sole, ma era solo un accorgimento, perchè fissando il sole si rischia di perdere la vista. Nei successivi riti trasferiti all'interno dei templi i sacerdoti di Aton ricorsero  a un disco d'oro con i raggi attorno; appunto l'ostensorio, elevato in alto (elevazione) ma l'abitudine di chinare il capo rimase, e fu poi successivamente, insieme all'oggetto, traslato anche nel rito cristiano.
Ostiare - significa infatti  "mostrare" la vittima del sacrificio, ed era la primordiale barbara scena e costumanza nel sacrificare alle divinità i nemici presi in guerra e "mostrarli" al popolo. Il vocabolo rimase anche nell'antico latino;  ma il Senato di Roma abolì questa "ostensione" fin dal 657 a.C., ritenendola una usanza indegna di un popolo civile.


Nei riguardi invece del vero e proprio ostensorio odierno; un papa  san Leone  Magno (nel 460 d.C.) sconsolato, dopo che erano passati quasi centotrenta anni dal bando del culto solare bandito da Costantino (pur essendo lui - fino alla morte- un cultore del Sole), scriveva: "..E' così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani prima di entrare nella basilica di San Pietro apostolo,  dedicata all'unico Dio, vivo e vero, dopo aver salito la scalinata che porta all'atrio superiore, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell'astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto in parte per ignoranza e in parte per mentalità pagana. Infatti anche se intendono venerare il Creatore della luce leggiadra, e non la luce stessa che è una creatura, devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei; qualora trovasse tra noi una simile usanza, potrebbe praticare, come incensurabile, questo elemento delle vecchie credenze perchè lo vedrebbe comune ai cristiani e agli infedeli." (San Leone Magno, 7° sermone tenuto nel Natale 460 - XXVII -4).

Per sradicare questi ultimi residui delle religioni solari occorse quasi un millennio.

Risolse il problema un monaco, nel secolo XV,  un dottore della Chiesa, san Bernardino da Siena (1380-1440). Al centro invece del disco in oro luccicante, mise una teca con dentro il simbolo dell'eucaristia il pane. (A. Cattabiani, Calendario, Le feste e i riti dell'anno, ed Rusconi 1988)
L'ostia consacrata risale invece alla fine del XV sec. -  dopo le tante dispute teologiche medievali (come la transustanziazione cattolica prima e la consustanziazione luterana poi). Mentre la forma dell'ostia fu stabilita all'epoca del Concilio di Trento, quando fu riproposta la dottrina della presenza reale e della messa come sacrificio e la stessa consacrazione dell'ostia. 

La concezione della con-sacrazione ( = dal-sacrificio) era un rituale presente in tutti i riti arcaici delle antiche religione politeistiche, monoteistiche e anche dei riti pagani più lontani nel tempo, ed era concepita  -l'offerta sacrificale e la distribuzione ai presenti- come portatrice di speciali forze che andavano ad agire sui presenti sacrificanti, e per questo chiamata "communio" (cioè dividere una cosa con altri - la cena, il pasto o la semplice assunzione  di un frammento dell'oggetto del sacrificio - un rito per ricevere le speciali forze)

Così Bernardino (noto per le sue concrete prediche alle folle in volgare) conciliò e accontentò sia l'adorazione solare dei pagani che l'adorazione dei cristiani. Al termine delle sue trascinanti prediche soleva mostrare una tavoletta contornata da un cerchio di raggi fiammeggianti, con al centro incise in oro le lettere JHS. (ib. p.73)

L'accostamento al Sole Mithra non era del resto casuale. Giovanni nel Nuovo Testamento affermava "...in Lui era la vita e la vita era la Luce, la luce che splende nelle tenebre, la Luce vera che illumina ogni uomo" (Giovanni 1,4-5 e 9). 
Tertulliano che scrisse su quasi tutti i problemi che agitavano la Chiesa del tempo, e che coniò molti concetti  che dovevano poi essere alla base della dottrina della Trinità e della cristologia, scriveva  "...ritengono che il Dio cristiano sia il Sole perchè è un fatto notorio che noi preghiamo orientati verso il Sole che sorge e che nel Giorno del Sole ci diamo alla gioia, a dir il vero per una ragione del tutto diversa dall'adorazione del Sole" (Tertulliano, Ad Nationes I, 13).

A cosa si riferiva Tertulliano con "a dire il vero"? Riandava all'Antico Testamento; il Messia veniva preannunciato dai profeti come Luce e Sole. Isaia scriveva "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande Luce, e su coloro che abitavano la terra tenebrosa una Luce rifulse" (Isaia 9,1).

Altrettanto scriveva Malachia "Sorgerà con raggi benefici il Sole di giustizia" (Malachia. 3,20).
Ma non dimentichiamo che il culto di Mithra nei Mitanni era più antico dell'Antico Testamento di quasi 500 anni, e che gli ebrei erano di origine "di là"  (= ebre  = eber) dall'Eufrate, mentre i vicini confinanti  Mitanni abitavano fra l'Eufrate e l'Habarù.

Insomma nel IV e V secolo, molti cristiani erano attirati da queste feste spettacolari e la Chiesa romana, preoccupata dalla straordinaria diffusione dei culti solari e soprattutto dal mithraismo, che con la sua morale e spiritualità, non dissimile dal cristianesimo poteva frenare se non arrestare la diffusione del vangelo, pensò di celebrare nello stesso giorno del Natale del Sole (Sole Invictus) il Natale del Cristo, come vero Sole. Sostituire cioè la "grande festa" del Sole

Anche il giorno del riposo settimanale (primo giorno della settimana - festa di Stato introdotta da Costantino nel 321) che si chiamava "giorno del sole" (dies solis) fu cambiato il nome in Domenica= giorno del Signore. Ma nei paesi anglosassoni perennemente rimase il nome che Wulfrida l'ariano (creatore della lingua tedesca) aveva introdotto e mutuato dal latino; in inglese infatti rimase Sun-day e in tedesco Son-tag.

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