ANNO 1965 - (provvisorio)
( Anno 1965 - Terza Parte )

VIETNAM del Nord - Ho Chi Min sulla pista "Ho Chi Min

BIOGRAFIA DI HO CHI MIN (vedi)


15 LUGLIO - ... in un clima di politica estera gelido come i bianchi ghiacciai del Monte Bianco i due Presidenti della Repubblica DE GAULLE e SARAGAT inaugurano la Galleria del Traforo omonimo (km 11,6) che unisce Francia e Italia. L'incontro dura solo quindici minuti, con un altrettanto gelido sorriso di circostanza sulle labbra. L'opera che doveva servire ai grandi scambi commerciali, per molti anni rimase solo un budello per far passare la bile di entrambi i due Paesi.
DE GAULLE ha fatto solo il suo atto di presenza di pochi minuti, ma i francesi con il loro forte nazionalismo la galleria la snobberanno per anni. All'Italia serviva per le esportazioni a basso costo - che i francesi in quelle circostanze per un po' di tempo avevano acquistato  mentre  nel frattempo si rivolgevano ad altri settori piu' strutturali e meno opulenti, poi, entrati nell'efficienza produttiva quantitativa, i prodotti italiani li snobbarono, perchè ormai potevano produrseli da soli.
In Italia era in programma, finita la Galleria, la immediata costruzione della bretella autostradale di Quincinetto che doveva collegare rapidamente la Torino-Milano al Traforo, ma rimarrà sulla carta per anni e anni, e solo ultimamente in questo fine Duemila si sta portando a compimento l'opera. Cioè 35 anni per fare un'autostrada di 35 chilometri o poco più.

30 AGOSTO - Non si era ancora spento lo sdegno della chiusura delle frontiere con la Svizzera, era ancora fresco nella memoria il ricordo della penosa scena del 14 febbraio (vedi), ed ecco che in questo giorno i colleghi di quegli emigranti che avevano contribuito al benessere del territorio elvetico offrendosi per i lavori più umili e faticosi, morire in 53 sotto una valanga di un cantiere idroelettrico di Mattmark. Una tragedia tutta italiana, che mise in luce sui giornali i sacrifici di tanti connazionali che vivevano in condizioni non solo disagiate ma anche senza le dovute sicurezze sul lavoro, e che fece apparire l'ondata xenofoba elvetica ancora più ingrata.

21 SETTEMBRE - AMINTORE FANFANI già ministro degli Esteri, all'assemblea generale dell'ONU viene eletto Presidente, quasi all'unanimità, 110 voti su 114. La statura politica di Fanfani (anche se è piuttosto piccolo fisicamente) come capacità di mediazione sulla politica estera mondiale gli viene ampiamente riconosciuta. 
Lo abbiamo già visto all'opera quando queste capacità furono apprezzate da Khruscev per una soluzione pacifica con l'ostinato KENNEDY, che se accettata fin dall'inizio avrebbe evitato l'inasprimento nella guerra fredda e il vergognoso Muro di Berlino. Non fu ascoltato. Kennedy aveva dei cattivi consiglieri; a Cuba, a Berlino e ha lasciato in eredità anche il "pasticcio" Vietnam.
A dicembre, Fanfani anche per la guerra in Vietnam trovò fin dall'inizio una soluzione per JHONSON. Un negoziato con Ho Chi Minh e gli Usa. Ma invano.

4 OTTOBRE - Sono altrettanto buone le intenzioni del Capo spirituale della Chiesa Cattolica. Papa PAOLO VI si reca all'Assemblea Generale dell'ONU. Interviene  presentandosi non come uno statista, ma come un "esperto di umanita'". Diffonde un accorato appello " mai piu' guerre nel mondo". "Siamo un Popolo di Dio, occorre cooperazione, volonta' di pace, negazione alla violenza, favorire l'indipendenza ai popoli che hanno sofferto e che vogliono la loro liberta'". Sembra chiaro il riferimento al Vietnam. Ma anche qui è tutto vano.

VIETNAM

Gli Stati Uniti, dopo lo sproporzionato bombardamento iniziato lo scorso anno con l'incidente al Golfo del Tonchino, sono nella fase di escalation nella guerra in Asia, e stanno mobilitando ingenti forze per il Vietnam. 360.000 giovani americani proprio in questo mese stanno partendo per questa  guerra che nessuno vorrebbe fare. (vedremo dopo come aggireranno questo ostacolo)
Hanno innescato gli Usa in febbraio e marzo una delle piu' inutili guerre del secolo (alla fine, dopo dieci anni di stragi, verra' considerata una delle più vergognose). Fin da questi primi micidiali bombardamenti, sta solo provocando sdegno e biasimo in tutto il mondo, ivi compresa una parte della stessa popolazione americana, dove in molte città avvengono le prime manifestazioni pacifiste, non ancora oceaniche, anche perchè coloro che le fanno rischiano di essere accusate di antipatriottismo.
Ma quando le bare cominceranno a ritornare ogni giorno dal Vietnam sempre più numerose, per una guerra dove sempre di più l'opinione pubblica non trova nessuna motivazione, ne' alcuna relazione al patriottismo, e dove non sembra proprio esserci in gioco la sicurezza della nazione, ma vedranno solo morire i loro cari (50.000) senza nessun successo militare nonostante l'alta tecnologia impiegata, le file dei pacifisti si ingrosseranno anche con quelli che erano stati inizialmente ottimisti o neutralisti.
Oltre che a subire i morti l'America si stava giocando tutta la sua credibilità all'interno e il suo prestigio all'esterno.

Nella storia degli Stati Uniti, la guerra del Vietnam ha costituito un qualcosa di unico: impopolare sia in patria che nel resto del mondo. Fu combattuta ininterrottamente contro un nemico diabolico e con un nazionalismo estremo del tutto sconosciuto ai consiglieri americani, e che non era stato (e fu pagata cara questa cecità) nemmeno considerato; eppure era nella storia, e anche nei fatti molto recenti. Ma anche noto questo fenomeno in tutti i trattati  della psicologia delle masse, delle nazioni, dei paesi, perfino nei trattati delle belve o delle formiche. Quando ci sono delle divergenze interne, anche le più estreme, se si è attaccati da un nemico esterno, si dimenticano le beghe interne  e ci si unisce per difendere il proprio territorio. E in Vietnam avvenne proprio questo semplice fatto comportamentale.

Nei cieli la potenza americana si era manifestata con i giganteschi B-52 che avevano raso al suolo città e paesi; con le navi che avevano vomitato fuoco sulle coste; e con gli elicotteri che per la prima volta impiegati su larga scala seminarono la morte volando rasoterra vomitando milioni di litri di erbicidi, di defolianti nelle foreste o sganciando le famigerate bombe al Napalm: veri mari di fuoco che bruciavano i modesti villaggi e i paesi in un istante.
Grandi armi e grandi tecnologie letteralmente nel fango e nella polvere, contro piccoli battelli e contro una micidiale lotta partigiana nella boscaglia, con un nemico sfuggente e risoluto che mise in crisi tutte le strategie della guerra moderna. Lo scontro di Ho Chi Min fu uno scontro di Davide e Golia.

Fu una cocente sconfitta della politica Usa, quando la stessa opinione pubblica americana volle ad ogni costo che si abbandonassero al loro destino i vietnamiti. Era una guerra che non li riguardava. Ma questo disimpegno fu rimandato per oltre dieci anni.
Il 30 aprile del 1975 gli americani tornarono a casa, dopo aver provocato una Apocalisse. In patria li accolsero persino con fastidio, furono considerati dopo alcune terribili testimonianze, tutti assassini, dei drogati e li emarginarono; perfino coloro che erano ritornati mutilati. Insomma provarono anche gli americani quello che provarono i soldati italiani nel 1918, e poi ancora nel 1945 quando tornarono a casa; furono commiserati, emarginati, rimproverati, dimenticati.

(vedi anche la pagina successiva)


(vedi in fondo, in Cronaca Mondiale, una breve sintesi delle ragioni che provocarono questa guerra e le conseguenze disastrose)

Ma ritorniamo alla presenza di Paolo VI all'ONU. E' una "voce" la sua che sgorga dal cuore, è accorata, come una preghiera, e quasi singhiozzando la rivolge ai potenti di tutto il pianeta che sono davanti a lui. Le intenzioni sono quelle di fermare l'escalation della guerra in Vietnam, che sta indignando tutti i popoli, che ritengono l'offensiva americana un'aggressione pretestuosa, dai connotati imperialistici, violenta e mostruosa contro un giovane popolo che cercava dopo un periodo colonialista francese una sua propria indipendenza anche se con un po' di animosità interna secessionistica, comune a tutti i Paesi, quando una parte sta bene e l'altra diventa una "zavorra".

Purtroppo la "preghiera" del Papa non servì a nulla; mentre Paolo VI parlava, il suo stesso cardinale Spellmann benediceva le armate e i 360 mila giovani in partenza. In Italia dove diventarono sempre piu' numerose le manifestazioni contro la guerra in Vietnam al grido di Ho Chi Minh, una corrente cattolica contesta Paolo VI; e alcune comunità interrompono le prediche nelle chiese per chiedere un contraddittorio con chi sta celebrando la messa accusandolo di ambiguità nel predicare la pace a parole ma non con dei fatti.

 Qualche curato chiama i carabinieri, ma non basta per fermare un dissenso sempre piu' diffuso nell'ambiente cattolico. Ne' bastera' l'Enciclica Populorum progressio che Paolo VI diffonderà nel '67, dove denuncera' i "misfatti", le "conseguenze negative" del vecchio (ora rispuntato) neocolonialismo, e la inutile sanguinosa e mostruosa guerra.
C'e' dunque disagio nelle file dei giovani, sia in quelle di sinistra che in quelle cattoliche e perfino i giovani seminaristi contesteranno il Papa con una lettera pubblica, senza mezzi termini: "crediamo che nulla possa giustificare questa guerra, tanto piu' che i potenti si dichiarano cristiani" (ma ritorneremo su questo dissenso cattolico nei prossimi due anni, che sono, in Italia e nel resto del mondo; due preludi al '68).

30 OTTOBRE - Si vota alla Camera la legge sui patti agrari e l'abolizione della mezzadria. Una ventata che più che apportare un miglioramento produttivo, qualitativo e strutturale, era anche di giustizia sociale, che permise a molti mezzadri di avere una buonuscita ricevendo in cambio non soldi ma un pezzo di terra dove lui e la sua precedente generazione su quella terra aveva piegato la schiena. Infatti molti terreni di latifondisti o di enti comunali di assistenza, di cui molti religiosi, furono presto alienati, ma i migliori terreni andarono ai grandi gruppi, intenti a concentrare le produzioni meccanizzate.

Quando andò bene, si verificò il paradosso, alcuni mezzadri che avevano lavorato come animali quella terra per una intera vita si ritrovarono in certi casi possessori di cento ettari ma senza una lira in tasca per acquistare un mezzo meccanico. Salvo qualche intraprendente, che messa da parte l'atavica fobia contadinesca dei debiti e l'angoscia delle banche, si avventurò nel dedalo dei contributi statali o nel più difficile percorso dei finanziamenti. Naturalmente tutto aveva un "prezzo":  l'appartenenza a qualche corrente politica "tutelare", che in maggioranza era "bianca".
In alcune sacche del Paese dove invece il "colore" era "rosso", non si persero nemmeno loro d'animo, nacquero le "cooperative rosse". Ma come appureremo negli anni '90, anche queste ambiguamente avevano oltre che un "padrino" rosso, anche un "padrino" dai colori variegati. ("Pagavamo anche i comunisti per non avere seccature con le contestazioni- processo di Tangentopoli 1992-Maxitangente Enimont-Ferruzzi")

5 DICEMBRE - Quest'uomo alle volte è irruente e irriverente, bacchettone e austero, sembra il bastian contrario della politica economica, ma UGO LA MALFA combatte per il contenimento della spesa pubblica e nello stesso tempo intende frenare i consumi opulenti, adottare una nuova politica di controllo dei redditi per riequilibrare i conti. E' sempre impopolare, ma da come andranno le cose, un po' aveva ragione. Da tre anni ha preparato delle note sulla situazione economica del Paese con una chiara visione delle anomalie dello sviluppo, la disordinata industrializzazione, le congestione di questa nelle zone, la caotica migrazione; che non era solo dovuta al sud, ma proveniva anche dalle campagne del nord e invadeva le città. Ma soprattutto - andava dicendo La Malfa- che si beneficiavano troppo i consumi opulenti sacrificando i consumi essenziali, che generava solo l'impressione che la società si arricchiva, ma in realtà non marciava affatto verso un progresso sociale e civile, tanto meno in quello economico.

Nell'agricoltura addirittura il divario con l'industria negli ultimi dieci anni era aumentato, e se la prima stava diventando una necessità, la seconda iniziava a provocare danni irreparabili con lo spopolamento e l'abbandono della terra, perchè non redditizia ne' al proprietario ne' al salariato. Competere con i prodotti di importazione con solo la vanga in mano non era facile, era impossibile.

Di 2.416.000 proprietari (!) terrieri e 1.054.000 in affitto, 1.237.000 avevano un'azienda (!!!!) agricola di 1 ettaro (Cioè poco più di un orto) e 1.581.000 aziende arrivavano appena a 5 ettari. Possedevano in tutto, in questo 1965, solo 377.000 trattori. E tolte le 240.000 aziende che superavano i 10 ettari dove erano concentrati i mezzi di produzione, pari a 1 trattore per ogni azienda, nelle rimanenti, solo una azienda agricola su 17 possedeva un trattore. 1 trattore ogni 68 ettari in Italia, in Germania 1 ogni 8 ettari.
5,1 milioni di addetti all'agricoltura producevano un reddito nazionale del 15%
7,7 milioni di addetti all'industria producevano un reddito nazionale del 63%

Ma gli italiani possiedono già 5.472.000 automobili e 5.480.000 di televisori!

Bisognava scalare una marcia, il percorso dell'economia italiana stava andando in salita, inoltre in alcuni tornanti burocratici, quando il carrozzone pieno di finanziamenti rallentava, c'era gente che ne approfittava per salire a bordo a saccheggiare il carico di quegli aiuti tanto necessari alle piccole aziende, per dirottarle nella grande impegnata nei prodotti di consumo nazionalpopolari

Che avesse un alto senso dello Stato La Malfa lo dimostra in due casi quest'anno. Nel "caso Trabucchi" del 24 giugno lo aveva detto chiaro " ritengo essere pericoloso per le istituzioni repubblicane e per il prestigio dello Stato questo verdetto assolutorio". 

Mentre in questo 5 dicembre è letteralmente sdegnato. Presiede la commissione bilancio e protesta polemicamente per le varie leggi e leggine che i deputati della maggioranza presentano, per ottenere i piu' svariati finanziamenti, tutti mirati ai loro collegi elettorali, a enti, associazioni, club di bocciofili, di canotaggio, o per il salvataggio del passero solitario o per "l'incremento della coltura del lupino" (e non è una barzelletta!), o contributi per la stampa di santini e pubblicazioni parrocchiali, o la manutenzione con i soldi pubblici dei territori di qualche grosso proprietario ecc. ecc. (non siamo ancora arrivati alle industrie, ma l'appetito verrà mangiando"). La Malfa è sdegnato " Siamo in recessione signori, votatevele da voi le leggine dei regali di Natale ai vostri elettori" e sbatte la porta e si dimette clamorosamente. Qualcuno disse che era demagogia, ma questo qualcuno non era in buona fede.

17 DICEMBRE - Rimane sempre un mistero cosa avvenne in questo giorno in America. Rimane il fatto che FANFANI, sia come ministro degli Esteri italiano e sia come Presidente dell'ONU, aveva trovato (assieme a La PIRA), con Ho Chi Minh, per il Vietnam una felice soluzione. Un negoziato su alcune concessioni, purchè cessassero le distruzioni. Gli americani come a Berlino furono anche quì sordi a Fanfani .
Forse non gli perdonarono di aver rettificato il voto contrario che il governo italiano aveva prima dato all'ammissione della Cina alle Nazioni Unite. E Fanfani paradossalmente era il ministro degli esteri in carica - quindi andò contro la volontà del governo(!). E la Cina era quella che gli Usa temevano di più, perché stava appoggiando in quel momento  il Vietnam del Nord. Uno sgarbo così per principio andava punito, e con questo salvataggio di principio andarono sempre di più incontro, e perfino drammaticamente, alla fine di un "prestigio".  Non arrivarono fino a questo punto, si ritirarono prima dal Vetnam. Ma dopo dieci anni.

28 DICEMBRE - Alla ribalta ancora FANFANI. A casa sua, ma lui era assente. LA PIRA (nel clima politico sopra accennato) ospite della signora Fanfani, si lascia andare, presente un giornalista del Borghese, ad alcune confidenze. Critica gli americani, critica il governo, critica Moro, e critica anche Paolo VI, sulle evidente discordanze di vedute e di ambiguità per una soluzione pacifica vietnamita. L'intervista il giorno dopo apparve integralmente sulla rivista e scatenò  un putiferio.
Fanfani coerentemente, pur non essendo il responsabile, si dimise da ministro degli Esteri. Furono respinte da Moro, ma Fanfani fu inflessibile, le confermerà. Per molti anni non lo vedremo chiamato ad assumere alcuna carica di governo; fino al 1982.

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(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)