ANNO 1965 - (provvisorio)
( Anno 1965 - Quarta Parte )

Inizia la Guerra del Vietnam - 2 milioni di morti- 14 mil. Tonnellate di bombe
(pari a tre volte a tutti i bombardamenti effettuati nella Seconda Guerra Mondiale)

"Le origini del coinvolgimento
 degli Stati Uniti 
nella guerra del Vietnam, 
1955-60".

*** LA GUERRA IN VIETNAM - La questione Vietnam inizia quando il Paese era uscito dalla coloniale "missione civilizzatrice" francese. Nazionalista come nessun popolo cercò la sua indipendenza e chiese aiuto agli Stati Uniti, per eliminare le ultime presenze francesi.  Ma cadde dalla padella nella brace.

Il Sud del Paese era considerato dagli USA dopo la fine della Guerra Mondiale un bastione strategico per proteggere tutto il Sud Est asiatico dal comunismo cinese e sovietico. Primo obiettivo fu quello di intromettersi in quella contrapposizione fra il Nord e il Sud del Paese, due entità impegnate in una di quelle ataviche insofferenze e animosità cui non sono immuni tanti altri paesi del mondo al loro interno, quando una parte del territorio per tanti motivi è più ricco dell'altro.
L'obiettivo fu dunque insinuarsi ambiguamente nella politica interna, cercare con l'aiuto di una fazione di eliminare gli elementi sovversivi che erano presenti nel sud, creare un forte movimento secessionista, foraggiarlo di armi per eliminare quelli del nord, che essendo vicini al confine cinese erano i più pericolosi, e rappresentavano una testa di ponte della Cina. Impossessandosi di questo territorio gli Usa si sarebbero seduti come sentinelle a cavalcioni del confine cinese. 

In caso di debolezza del Sud, per compiere questa operazione, progettavano gli americani di scendere apertamente in campo militarmente per aiutarli in nome della democrazia. 
Insomma misero le due Regioni una contro l'altra aizzando le culture interne. Come sappiamo le differenti culture territoriali di un Paese (religiose, politiche, di tradizioni)  tendono sempre a essere intolleranti all'interno dello stesso Paese e creano sempre animosità e gretto provincialismo. Se poi ad alimentare e a strumentalizzare le intolleranze sono dei capopopolo, i contrasti iniziano prima con la ambigua diplomazia, si hanno poi le prime divergenze, si arriva alla rottura, e infine finiscono in una guerra civile fratricida. L'Italia del 1943-45 ne è un esempio. Ed è quello che accadde in Vietnam.

Ad aiutare opportunisticamente una fazione entrarono dunque in scena gli americani. Ma davanti al pericolo di una forza esterna il Paese si interrogò meglio. DIEM, della giunta del Sud, saggiamente nel 1963 cercò una intesa con la giunta del Nord per porre fine alla questione.
Ma nel '64 un golpe di militari nettamente filoamericani lo uccise;  i colonnelli si instaurarono quindi nel palazzo, si dichiararono ostili ad ogni negoziato e si dimostrarono subito intenzionati a intensificare la guerra ai nordisti. (del resto per questo motivo erano stati fatti salire al vertice)

La situazione (iniziata da Kennedy, ascoltando cattivi consiglieri) la ereditò JOHNSON che (indubbiamente anche lui male consigliato quanto KENNEDY in precedenza) fu persuaso che con un intervento militare in grande stile avrebbe messo in ginocchio il Nord Vietnam in sole 6 settimane, in 40 giorni (!!! - Napoleone, Hitler, Mussolini sempre 40 giorni anche loro!).
 
Creatosi un banale incidente al Golfo del Tonchino, questo fu il pretesto per far sferrare agli Usa l'attacco. Non immaginava Jhonson che un piccolo popolo (un territorio grande come l'Italia) potesse resistere alla più grande potenza mondiale che aveva a disposizione uomini, armi, bombardieri, navi, portaerei e la migliore tecnologia militare del mondo.

Il Vietnam cercò ancora una volta le vie diplomatiche, fece capire che il Paese era uno e che lo straniero non doveva interferire. L'italiano FANFANI era riuscito a stemperare le ostilità e aveva trovato una soluzione onorevole per tutti. Ma furono tutti sordi. I Francesi, che li conoscevano bene i vietnamiti, si ritirarono subito e De Gaulle cercò anche di far capire agli USA che la loro impresa era senza una via di uscita, non conoscevano ancora di che pasta era fatto il nazionalismo vietnamita, e che al primo colpo di cannone avrebbero subito ritrovato la loro unità di popolo. (De Gaulle non sbagliava affatto. A casa sua - in Francia - prese anche il "premio" per questo atteggiamento, a dicembre fu nuovamente rieletto Presidente dei francesi)

Ma i suggerimenti dello statista francese non furono ascoltati, gli americani avevano sferrato il loro attacco che risultò subito inutile e privo di risultati strategici.  Ma ormai non potevano perdere la faccia. E marciarono verso l'escalation in una guerra senza fine. 3.000.000 di americani  furono mandati in Vietnam, si toccò una punta massima di presenza di effettivi di 550.000 uomini, vi morirono 50.000 americani, costò agli USA 200 miliardi di dollari, e impiegarono 14 milioni di tonnellate di bombe per distruggere uomini e cose (tre volte di più che in tutta l'Europa e l'Asia durante tutta la Seconda Guerra Mondiale, su un Paese grande come l'Italia e con 32 milioni di abitanti.).

La guerra in Vietnam isolò sempre di piu' gli USA. Una viva ostilità nei loro confronti da ogni parte del mondo che considerava il loro intervento "un'aggressione vera e propria e non una missione di pace per salvare una democrazia". Fra l'altro non fu dichiarata nemmeno la guerra, sempre convinti di restare ai margini del conflitto. Fu proprio questo il motivo per cui sorsero contrasti anche in seno ai Paesi della Nato.

Mentre negli USA con una opposizione che già stigmatizzava questa guerra e la coscrizione, ai primi mesi del prossimo anno, si aggiunse il timore di un intervento o della Cina o della Russia. Una parte dell'opinione pubblica prese coscienza che non erano in gioco i confini o la sicurezza degli Usa, e che con quella guerra si era sbagliato il modo di procedere, si erano sopravalutate le proprie forze ed era stato troppo sottovalutato il nemico. 
Il fronte esterno al governo iniziò sempre di più a far cedere anche quello interno;  poi si aggiunsero gli ambienti economici e finanziari perché tutte le risorse erano ormai assorbite dalla guerra, che non era più quella del 1945, quando furono coinvolti quasi tutti i settori dell'industria, soprattutto quella pesante e quella tecnologica. Ora quasi metà dell'America si sosteneva con le fabbriche "del nulla", quelle del voluttuario, del divertimento, dell'effimero. Tutti questi settori -ormai divenute tutte colonne portanti dell'economia dei paesi opulenti - iniziarono ad andare in crisi.

 Insomma il movimento di opinione aumentò, e finalmente, prima Johnson cercò una via di uscita dal "pantano" senza mai riuscirci, poi in seguito NIXON trovò la soluzione: tornarsene a casa anche senza aver concluso nulla in dieci anni di guerra e tanti americani morti per nulla. 
Questa fu -secondo una parte del Paese- la saggia soluzione.

Avevano dunque vinto i Vietnamiti. Facendosi distruggere città e paesi, pagando un tributo di sangue enorme: 2.000.000 di morti e altrettanti feriti, mutilati, invalidi e orfani.  Ma erano riusciti a ottenere la loro indipendenza. Una vittoria dopo la ostinata campagna militare di una grande potenza come quella americana che aveva cercato di dividere il Paese .
 Il conflitto rafforzò la volontà nei Vietnamiti di difendersi; infatti dimenticati i vecchi rancori, il Vietnam riuscì a ottenere la sua unità meglio di prima.
Con un coraggio stupefacente, non solo era riuscito a resistere e a vincere, ma era riuscito a umiliare una grande potenza anche nel profondo della coscienza collettiva americana, un disagio questo che si è poi annidato dentro nell'animo come un fantasma. Ad ogni piccolo e insignificante conflitto tornava (e tornerà per chissà quanti decenni)  ad emergere la paura di questi 10 anni di guerra "inutile".
La guerra che secondo i calcoli dopo solo 6 settimane doveva finire vittoriosa, non solo fu persa ma la sconfitta si trasformò nella  "sindrome del Vietnam".

Di tutta la letteratura sul Vietnam, corrispondenze, memorie, testimonianze, conosciamo soltanto le versioni occidentali. E nonostante queste non siano molto tenere sul conflitto, e abbastanza realistiche nel raccontarci anche le fasi tragiche, documentando i massacri che vennero fuori nei numerosi processi,  nulla conosciamo della letteratura, testimonianze e memorie dell'epica battaglia del popolo vietnamita. Nulla é stato messo a disposizione agli storici occidentali (lo ammette la stessa monumentale Storia della Cambridge University, i piu' prestigiosi 32 volumi di storia mondiale).

Il corso di questa guerra e altri eventi a questa legata li ritroveremo nei successivi singoli anni.

*** BLACK OUT IN AMERICA - Paradossalmente dopo l'impiego di tanta tecnologia in guerra, New York e tutta la costa occidentale venne paralizzata e scioccata per 24 ore per la mancanza di erogazione dell'energia elettrica. Un black-out colossale dovuto (si disse) a una mancata programmazione degli impianti di erogazione arrivati al limite della tolleranza; e che non si era tenuto conto della scarsità delle risorse rispetto al numero degli utenti. Saltò tutto. Uno smacco all'efficienza che ogni americano ebbe modo di sperimentare nel più sperduto villaggio! E si verificò un curioso fenomeno. Dopo nove mesi da quel giorno, le nascite registrarono che in quelle ore una variegata umanità costretta nel buio si rifugiò non solo nel fare all'amore ma ebbe anche un forte impulso a concepire; forse spintovi dall'ancestrale paura di fronte al pericolo; e il buio è pericolo perchè non si vede l'aggressore; arcaici impulsi dell'uomo per la conservazione della specie.
(Non si è mai saputa la vera versione di questo incidente, e vista la situazione esplosiva all'interno del Paese, neri, antimilitaristi e terrorismo in piena attività, si puo' anche ipotizzare a un incidente doloso, ma che fu tenuto segreto per non allarmare tutta l'America). 

*** LA RIVOLTA DEI NERI - Oltre che a svolgersi le prime manifestazioni di protesta contro l'intervento in Vietnam (dilagheranno poi nelle università; e sono i primi focolai del '68), dopo il primo devastante bombardamento del 3 marzo, in agosto scoppia in America una sanguinosa rivolta antirazzista dei neri a Los Angeles. Fanno la loro comparsa in contrapposizione al gruppo  moderato del reverendo MARTIN LUTHER KINK, il movimento radicale Black Power (Potere Nero) e a fianco a questo un altro movimento ancora piu' radicale Le Pantere Nere. Tumulti razziali a Chicago, Detroit, Clevelend e in altre città con distruzioni, numerosi morti e feriti.

*** CHE GUEVARA il 3 ottobre lascia il ministero dell'industria del governo di FIDEL CASTRO a Cuba per dedicarsi alla costituzione di un fronte di guerriglia in Bolivia dopo che uno sciopero dei minatori viene soffocato nel sangue dalle truppe del generale BARRIENTOS che proclama lo stato d'assedio nel Paese. Sembra dalle cronache di leggere Il tallone di ferro di Jack London.

*** IN CINA - il 10 novembre sul giornale di Shangai Wen hui bao compare un articolo di Yao Wen yuan (ma forse e' lo stesso Mao Tse tung l'ispiratore). E' un violento attacco ideologico che parte dalla critica a un dramma storico di Wu Han e raggiunge la realta' cinese contemporanea minata nel suo futuro da un atavico immobilismo sociale e di subordinazione a personaggi del palazzo, comunisti, fattisi ambigui e piu' giacobini di prima.
E' questa convenzionalmente la data storica della "Rivoluzione Culturale Cinese". Si formano le Guardie rosse. Mao il prossimo anno (a Marzo disertera' il Congresso Comunista in Russia) lancera' nel suo Paese la direttiva ai giovani di "bombardare il quartier generale cinese" contro la burocratizzazione del partito, accusato di essere portatore di idee borghesi. Non si vuole ad ogni costo ripetere quanto è accaduto in Russia nel dopo Lenin. 
E proprio con l'Unione Sovietica c'e' la rottura definitiva della Cina.

*** RIVOLUZIONE IN ALGERIA -La Francia nel 1962 aveva concesso l'indipendenza al Paese ma aveva messo dei governi fantoccio per salvaguardare i cospicui interessi colonialistici. Il 19 GIUGNO un colpo di Stato militare rovescia il presidente BEN BELLA, scioglie il governo e istituisce il consiglio nazionale della rivoluzione proclamando presidente della Repubblica BOUMEDIENNE, che adotta con l'appoggio dei suoi rivoluzionari una severa politica anti imperialista emanando leggi e riforme di tipo socialista. In modo drastico opera  nazionalizzando tutte le industrie francesi e le compagnie petrolifere americane; e distribuisce le terre creando delle cooperative.
Da questo momento e' la spina nel fianco della Francia che con l'ostinazione di De Gaulle, permette una escalation del terrorismo algerino, che nell'anno 2000 non e' ancora terminato.

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