ANNO 1960 (provvisorio)
( Anno 1960 - Seconda Parte )

Qui si legge che sono i " comunisti contro le forze dell'ordine"
e scatta l'allarme "è in atto una destabilizzazione ordita.."

7 LUGLIO - Riemergono in molte citta' i gruppi di partigiani, i comitati antifascisti vengono riorganizzati, e altrettanto fanno quelli della destra in un clima di immanente scontro fratricida fra italiani, ritornati ai tempi dell'8 settembre dove reciprocamente gli uni danno la caccia agli altri. Sono passati quindici anni e nonostante il "miracolo" si è quasi al punto di partenza sul piano politico e sociale.
Avvengono a Reggio Emilia i più violenti scontri, centinaia sono i feriti e cinque i morti, ma altri feriti si segnalano in altre città, a Parma, Modena, Napoli.

Alla Camera, dove giungono le ferali notizie, si vuole sdrammatizzare e nello stesso tempo insistere con affrettate valutazioni, molto inquietanti del Ministro degli Interni SPATARO, che afferma:  "è in atto una destabilizzazione ordita dalle sinistre con appoggi internazionali" e giustifica l'intervento della sua polizia.
TAMBRONI, il presidente del consiglio, afferma le stesse cose. Piu' ragionevole il presidente del Senato MERZAGORA, che propone di tenere le forze di polizia in caserma e invita le organizzazioni sindacali a non fare scioperi, di non lasciare libera una moltitudine di gente che può provocare incidenti. Ma non viene ascoltato e l'....

8 LUGLIO - ...le manifestazioni del giorno prima, proclamando la CGIL uno sciopero generale in tutta Italia, fanno aumentare la partecipazione alle manifestazione e  innescano altri incidenti a Palermo e a Catania dove negli scontri si contano altri centinaia di feriti e anche qui quattro morti.
Reggio Emilia sta preparandosi a onorare i suoi cinque morti con una manifestazione di cordoglio imponente; il clima è dunque già teso, ma con le notizie che arrivano dalla Sicilia la tensione sale ancora e sembra ormai precipitare in una situazione incontrollabile.

9 LUGLIO - A Reggio Emilia, l'intera città, 100.000 persone sfilano in una giornata plumbea e in silenzio davanti alle bare dei cinque caduti. Altrettanto a Palermo e Catania. Sono sconvolti gli ex partigiani e sconvolti sono anche quelli appartenenti alla destra. Ci si interroga. Ma la riflessione non tocca gli esponenti politici responsabili, infatti il....

14 LUGLIO ....alla Camera il Presidente del Consiglio TAMBRONI afferma e mette in relazione il viaggio a Mosca di TOGLIATTI e i fatti accaduti, "questi incidenti sono frutto di un piano prestabilito dentro i palazzi del Cremlino"
Due giorni prima, il 12, PIETRO NENNI ha denunciato il clima di guerra civile e ha chiesto di mettere il presidente del Consiglio in stato d'accusa.

16 LUGLIO - In questa atmosfera d'inquietudine la Confindustria con i sindacati raggiungono un accordo sulla parità salariale tra uomo e donna.

18 LUGLIO - A surriscaldare il clima, ma anche a frenare l'escalation, ci pensano 61 intellettuali DC che preparano un documento che intima ai dirigenti democristiani a non fare alleanza con i neofascisti provocatori e responsabili, secondo loro, dei gravissimi incidenti destabilizzanti.

19 LUGLIO - Il governo TAMBRONI è costretto a dimettersi. Le sue invocazioni dopo gli attacchi ricevuti dal suo stesso partito - dove ci sono correnti che hanno forse capito meglio di lui che ci si sta avviando verso una strada molto pericolosa - non danno piu' spazio alle sue fantomatiche e inquietanti esternazioni. E rispunta così il .....

27 LUGLIO....FANFANI che ricostruisce il suo governo che chiama "di restaurazione democratica". E' un monocolore DC che al Senato ottiene 128 si, 58 no, 39 astensioni. Mentre alla Camera ottiene 310 sì, 156 no e 96 astensioni. Questa volta ci sono i sì della DC e anche quelli del PSDI e del PLI, mentre nel no a fianco dei comunisti troviamo il precedente alleato, cioè il MSI e nelle astensioni i monarchici e i socialisti del PSI. Insomma uno stravolgimento perfino paradossale.

Fanfani ha rattoppato tutto; come ha fatto? Ne ha inventata una delle sue, sono quelle che passeranno alla storia come le "convergenze parallele". Assensi, dissensi ma soprattutto astensioni sono tutti voti preziosi messi insieme ma ognuno resta con le sue autonomie, ovvero accordi su un programma di governo senza che questo comporti rinuncia alle rispettive ideologie. Non siamo ancora al "compromesso storico" ma siamo su quella strada. BERLINGUER lo propose il 28 settembre 1973 mentre ANDREOTTI aspetterà qualche anno, poi il 6 agosto del 1976 con la sua "alchimia" della "non sfiducia" dei comunisti formerà il suo governo. Assurdamente i voti di astensione superarono i voti sfavorevoli. Più alchimia di così!

20 AGOSTO - A Roma, a pochi giorni dall'inizio delle Olimpiadi, viene inaugurato l'Aeroporto a Fiumicino, il "Leonardo da Vinci". Le polemiche per l'aggiudicazione degli appalti (affidati a lecitazione privata, senza concorso per non ritardare gli "urgenti" lavori) e lo stesso acquisto del terreno paludoso più tardi provocheranno strascichi giudiziari ai costruttori, e ai politici che hanno affidato i lavori a società di comodo. Diventerà famoso la storia di un ex capitano molto vicino al "Palazzo" che costituirà 10 società parallele (tra figli e congiunti) per la costruzione e le forniture all'aeroporto di ogni tipo di materiale; dalle escavatrici ai progetti, dal cemento al lapis. (vedi anche in Cultura)

11 OTTOBRE - Il Nuovo clima politico verso una nuova strada e nuovi tempi, porta anche a concessioni pluralistiche. Infatti si inaugura alla televisione Tribuna politica. Viene mandata in onda in occasione delle elezioni amministrative, dove per la prima volta troviamo fra i personaggi gli esponenti dei partiti dell'opposizione.
Non era mai accaduto in precedenza; a nessun altro partito politico gli era mai stata data l'opportunità di illustrare dagli schermi televisivi il proprio programma, o il permesso di criticare quello degli avversari, o quelli della maggioranza al governo.
E' il primo passo verso la strada della distensione, il primo verso il pluralismo. Infatti l'iniziativa  incontra un grande successo. La partecipazione del pubblico ai temi politici è grande, anche se tutto si svolge in un clima ovattato, con un moderatore intransigente alle intemperanze; dove stempra gli scontri o stronca sul nascere i battibecchi con autorevole e perfino eccessiva fermezza. Ma il successo è strepitoso. Per la prima volta i leader sono sul video. Per molti che li avevano sentiti solo nominare, ora li possono vedere e sentire dal vivo, anche nelle piu' sperdute contrade. La politica quindi in questo periodo è sentita, e la partecipazione del Paese ne è un segnale inequivocabile. 

Poi gli italiani si stuccheranno di vedere sempre le stesse facce sul video  e queste trasmissioni diventeranno quelle della noia, salvo per gli addetti, o per quelli che vogliono contemplarsi nel proprio narcisistico piacere dell'apparire. E come in molti altri campi anche nella politica nasce il divismo, il "bello" di turno, il sempre sorridente, il vanitoso onnipresente. La politica inizia a fare anche "spettacolo", spesso decadente, ma il pubblico è nazional-popolare, ed è più sensibile alle apparenze che non ai contenuti.

6-7 NOVEMBRE - Elezioni amministrative per 32.533.44 italiani. Un banco di prova non indifferente visto che sono coinvolti quasi tutti gli italiani. Le ultime politiche sono del maggio del 58, ma da quel giorno molte cose sono accadute, tante cose sono cambiate. All'esame di questa competizione sono interessati quindi un po' tutti i partiti anche se si tratta di giunte comunali.
I risultati segnano un'avanzata del PCI, una tenuta della DC, un regresso per il PSI.
I RISULTATI E FRA PARENTESI LE POLITICHE DEL '58
DC 40,3% (42,3)- PCI 24,5% (22,7) - PSI 4,4% (14,2) - MSI 5,9% (4,8) - PSDI 5,7% (4,6) - PLI 4% (3,5) PNM 2,9% (2,6)- PRI 1,3% (1,4)
Roma è tutta DC con le destre, Napoli tutta destra con i monarchici, Bologna invece conferma il quasi tutto rosso.

8 NOVEMBRE - Negli Stati Uniti, con pochi voti di scarto sul repubblicano RICHARD NIXON, viene eletto il democratico cattolico JOHN F. KENNEDY.
Le reazioni in Italia si avvertono subito. Il nuovo presidente inaugura la politica della "nuova frontiera". A far da spalla al nuovo corso scendono subito in campo i media della televisione e della stampa. Infatti pochi giorni dopo, il.....

12 NOVEMBRE - Un duro attacco viene sferrato dal New York Times all'Italia e indirettamente il messaggio tira in causa ENRICO MATTEI che dopo il viaggio a Mosca (fra l'altro con il Capo del Governo, il che ha dato un clima di ufficialita' alla visita) ha concluso con la Russia un'importante contratto di forniture di idrocarburi; e ha concordato la costruzione di un gigantesco metanodotto che dovrebbe arrivare fino in Italia; si è aggiudicato il 20% del fabbisogno energetico dell'Italia e fra l'altro a un prezzo inferiore al 20% del mercato mondiale.
In particolare all'Italia gli si rimprovera di non mantenere i patti stipulati nel dopoguerra, e rimprovera a Mattei di avere rotto gli equilibri del mercato dei prodotti petroliferi, scavalcando e danneggiando con la sua egoistica autonomia non solo gli interessi delle grandi compagnie (le 7 sorelle), ma anche di avere compromesso futuri equilibri politici.

24 NOVEMBRE - FANFANI aveva attaccato TAMBRONI per le sue simpatie di destra (indignato gli ricorda l'appoggio datogli dal MSI al suo governo) e Tambroni contrattacca mettendo l'indice contro Fanfani, accusandolo di simpatie verso le sinistre, e che oltre che andare verso i socialisti tende la mano anche ai comunisti: Tambroni invoca severe misure contro il nuovo corso della politica italiana, mettendo in evidenza le accuse rivolte all'Italia dall'America che rimprovera al nuovo governo di aver allentato i suoi legami con gli alleati occidentali

10 DICEMBRE - Scompiglio provoca la notizia che uomini della Guardia di Finanza e della Polizia, con una lettera aperta indirizzata all'Unità di Genova e di Milano, chiedono al governo miglioramenti salariali e una piu' corretta applicazione dello Statuto dei lavoratori. Su ordine di un magistrato di Genova (sarà in seguito al centro di drammatiche  vicende) vengono perquisite le sedi dei due giornali, per risalire ai firmatari della lettera che hanno commesso questo atto di insubordinazione, che viene considerato "...oscuro, permeato da registi occulti..." alcuni dicono di destra altri dicono di sinistra, ma rimane il clima di inquietudine che si era diffuso dopo i gravi fatti di Luglio, e ora anche dentro le caserme, (e attenzione!) negli apparati dello Stato. Uomini che vengono criminalizzati dalla popolazione, che li vede assalire -con gli ordini dei superiori- i manifestanti, alle volte inermi. Insomma un disagio diffuso ormai nei tutori dell'ordine, pur questi reclutati con severe disposizioni interne riguardo a simpatie politiche che non dovevano essere certamente verso la sinistra, ma erano gradite (ma spesso pretese) semmai solo quelle verso la destra.

Entrare nella polizia o nei carabinieri era impossibile, se solo si aveva un lontano parente attivo nelle manifestazioni della sinistra oppure iscritto a qualche sindacato. Le informazioni venivano raccolte meticolosamente. L'autore che scrive, addestrato e facente parte per diversi anni di un reparto molto speciale, operante fra l'altro in particolari zone del terrorismo, conobbe la prassi. Non si sfuggiva da rigorose e strettissime maglie degli informatori. Ogni piccola notizia veniva riportata, vagliata, soppesata, poi venivano presi gli opportuni e severissimi provvedimenti.
Ogni apparato dello Stato (ma soprattutto nelle caserme, in particolare quelle con reparti speciali) aveva al suo interno una fitta rete di informatori che segnalavano le tendenze politiche dei propri compagni. E al minimo sospetto venivano allontanati e inviati ad altri insignificanti reparti.
Ma non dimentichiamo che questa è la regolare prassi di tutti i governi del mondo, dal più democratico al più totalitario.

Il blitz di Genova ai giornali  fu ordinato dal procuratore FRANCESCO COCO, che tornerà alla ribalta l'8 giugno del 1976, quando fu assassinato in un agguato dalle "BRIGATE ROSSE". E' il primo magistrato assassinato, da quello che fu considerato "il partito armato". Non gli avevano perdonato quella perquisizione. Rimase sempre il quesito se a giustiziarlo siano stati quelli che avevano subito la perquisizione (i comunisti dell'Unità) o chi aveva mandato al giornale la "lettera aperta" che scatenò il putiferio. In un caso e nell'altro ci dovevano essere connivenze e reciproche simpatie fra una parte della destra (la polizia e la finanza) e una parte della sinistra (estremisti del giornale comunista che operavano (!?) fuori dalle direttive di partito. O forse non erano assolutamente dei comunisti, ma solo abili doppiogiochisti).
Un mistero mai risolto, ma che trae origine da questo fatto, ancora molto lontano, in  quel 3 marzo e 25 gennaio 1972, quando le Brigate Rosse comparvero dirompenti sulla scena politica con il loro primo manifestino di rivendicazione a Linate e al sequestro del dirigente della Simens MACCHIARINI. Sono dunque in questi 12 anni che si formano dentro alcuni apparati le forze eversive, non senza un regista, e spesso più di uno.

FINE DELL'ANNO 1960 - Politico

ALCUNE ASPETTI DELLA VITA ITALIANA DI QUEST'ANNO

In Italia BOOM ECONOMICO: tasso di crescita nel periodo '58-'63, 6,3% annuo; il possesso della TV nelle famiglie italiane passa dal 12% al 50%, frigorifero da 12% a 58%, lavatrice da 3% a 25%, auto da 300.000 a 4.800.000 (!), moto da 700.000 a 5.000.000. Di conseguenza milioni di contadini lasciano le campagne, perche' nel triangolo industriale del nord alta e' la richiesta di operai generici in tutti i settori della produzione.

NEOCAPITALISMO - Ma un nuovo fenomeno si sta verificando nell'economia italiana. I protagonisti sono: l'Eni e la Fiat, la Finsider e la Falk, l'Edison e la Montecatini (non ancora fuse nella Montedison) e altri ancora. Intorno a questi gruppi, come scrive Eugenio Scalfari, nella sua inchiesta, sta avvenendo la crescita industriale del paese. Ma, intorno a questi stessi poli, si sta sviluppando anche il cosiddetto neocapitalismo, che nella situazione italiana, presenta risultati positivi ma anche aspetti spesso inquietanti.

Nel periodo '61-'71 nel triangolo Nord, su ogni 100 cittadini locali che incrementano la popolazione in età lavoro, si creano 162 posti extragricoli. E' la grande fuga dalle campagne (anche nello stesso Nord,) per la città. Ne arriveranno milioni e produrranno auto, elettrodomestici, mobili, vestiario, ma rarissimi trattori, camion, autobus (il 5%) mentre la vocazione rurale di certe contrade italiane viene stravolta, i territori subiscono dei gravissimi cataclismi ambientali, economici e sociali. I giovani partono, i vecchi non hanno macchine agricole e l'agricoltura italiana (già carente nella meccanizzazione e nella razionalizzazione) conosce i suoi anni piu' neri.

Operai generici che provengono dal grande serbatoio delle popolazioni del Sud, (ma anche dall'entroterra delle citta' padane, dalle valli prealpine del Nord e dalle campagne venete) che tenute da secoli in condizione di semi analfabetismo si riveleranno molto preziose e determinanti per questo tipo di sviluppo irrazionale (anche comodo alle aziende, perchè calmierano il costo del lavoro dei lavoratori locali). 
Senza una programmazione  nelle direttive della produzione, come in quelle dell'urbanistica delle città, queste migrazioni causarono danni irreversibili per un verso alle popolazioni del nord e per l'altro a quelle del sud;  il depauperamento delle risorse umane nel sud causò gli squilibri  demografici immediati con ripercussione all'intera economia meridionale, mentre le stesse risorse giovani,  portandosi a nord fecero altrettanto ma questi squilibri avverranno molto in ritardo. Nei primi anni del 2000, nel nord diventeranno vecchi i 5 milioni che non ci sono nati. 

Ma intanto fermiamoci a questi anni, con appunto questa ondata gigantesca migratori interna, nella forma più selvaggia, spronata a essere così, senza aver predisposto i territori ospitanti un piano regolatore; si ignorò il decentramento, si evitò di localizzare delle aeree per le grandi industrie e per tutto l'indotto, sia a livello regionale, provinciale e comunale. 

Sulla congestione urbana provocata da questa immigrazione selvaggia al di fuori di ogni regola programmata, si costruì con grandi speculazioni l'urbanistica periferica, le grandi zone dormitorio a ridosso dei grandi complessi industriali, spesso dimenticando le strutture di aggregazione sociale, i servizi essenziali, e perfino le strutture commerciali.

Quando poi chiuderanno le grandi industrie, interi quartieri periferici o comuni limitrofi diventati popolati come una città di provincia, non avranno ne' un tessuto urbano ne' le risorse economiche diversificate di un piccolo paese. Ma solo isole di gruppi umani abbandonati a se stessi senza nessuna vocazione ne' capacita' di fare altro e quindi ad interessarsi ad altro. Dei veri e propri "termitai" o "alveari" al servizio di pochissimi speculatori.

I nuovi neoproletari abbandonarono casa e terra nei paesi d'origine, e salirono sui "treni della speranza" trasferendosi nelle "colombaie" costruite dalle industrie, o nei vetusti casolari delle campagne piemontesi e lombarde ormai sempre piu' spopolate dai nativi, attirati dagli stipendi che molte altre attivita' economiche parallele dell'indotto si ampliavano in ogni settore, anche se i corrispettivi salari erano ancora bassi. 
Ma per alcuni immigrati erano i primi veri soldi in contanti che vedevano nella loro vita. Un miraggio atavico quando l'intera economia, salvo qualche sacca produttiva, funzionava con l'autoconsumo, l'autoproduzione e quindi era largamente (nè poteva essere diversamente) diffuso lo scambio in natura.

Ma nonostante questi primi soldi e proprio perchè pochi rispetto all'incremento produttivo che essi danno, il 61% dello stipendio di un operaio italiano risulta speso per la sua necessaria (spesso insufficiente e povera) alimentazione, in Germania invece incide solo con il 28%, in USA il 25%, e in Francia il 39%.
 I nostri negozi di alimentari hanno pochi prodotti, poveri, quelli nutrienti sono costosi, spesso commercializzati con adulterazioni criminali fatta da gente senza scrupoli (lo abbiamo visto lo scorso anno l'inquietante fenomeno) mentre in Germania nei primi supermercati la varietà non è molta, però sono prodotti molto piu' spartani, piu' calorici, abbondanti come quantità messa a disposizione e quindi poco costosi.

Reddito pro-capite annuo (in dollari)
ITALIA 927----SUD AFRICA 846----USA 3.221
SVIZZERA 2.213 ---SVEZIA 2.161----- G.B. 1.668
GERMANIA 1.773------FRANCIA 1490
GIAPPONE 725------SPAGNA 531.
Queste cifre, si mantengono all'incirca su questa media fino al 1964, con una svalutazione della moneta annua di circa il 4%. L'aumento del reddito avverrà nei prossimi anni (voluto preteso, e in parte accordato dopo varie proteste); purtroppo si verificherà sul mercato interno (paradossalmente - non proprio in forma spontanea ma sarà pilotata dai media)  una forte domanda interna di beni di consumo. 
La grande industria sta guardando solo alla produzione e alle esportazione dei beni durevoli, penalizzando la piccola industria che rimasta nelle difficoltà di non poter accedere ai capitali per gli investimenti, verrà messa in difficolta' per soddisfare la domanda. La conseguenza sarà quella di far salire dopo gli Anni Settanta, l'inflazione a due cifre vanificando tutti gli aumenti.

Il flusso verso l'estero conobbe anche grandissime emigrazioni di massa: Dal 1951 al '55 furono 1.366.000 gli italiani che emigrarono oltre frontiera. Dal 1956 al '60 1.739.000. Dal 1960 al '65 1.556.000. Totale 4.662.000. (vedi in Curiosita' la tabella con piu' dettagli come anni, numero e destinazione)

Paradossalmente le rimesse di questi emigranti dall'estero furono quelle che permisero di compensare la bilancia dei pagamenti delle importazioni di materie prime nelle aziende del nord, in una percentuale altissima e quindi sufficiente per "foraggiare" una  successiva espansione delle grande industrie a capitale privato.

Era tutta gente vissuta fino a questo momento a vocazione rurale, con una agricoltura detta "eroica". Popolazione da secoli tenuta in condizione di sopravvivenza;  dove spesso affermavano i potenti e governanti di turno "tanto hanno tutti l'orto, la verdura, la frutta, la polenta, per cosa diamo loro le strade, il telefono, la ferrovia, la luce e le industrie, a cosa gli serve?". Un mondo dove lo scambio in natura era ancora molto diffuso, la moneta circolante era ancora una chimera per pochi e l'autoproduzione c'era ma precaria come quantita' e qualita'. Nella prima era carente la meccanizzazione, nella seconda non vi era nessuna selezione nelle sementi; si perpetuava nel mettere da parte un certo quantitativo di semenza per la successiva semina, portandosi così dietro i geni della bassa resa del prodotto e spesso latenti  le potenziali malattie delle culture.

La fuga è quindi motivata. Infatti in Italia dai 41 % addetti nell'agricoltura nel 1958, si precipita al 14% nel 1963. Uno spopolamento biblico. Una massa che si calcola essere stata nel corso di alcuni anni di circa 5 milioni (altri dicono 8 milioni) di individui tutti in cerca di un modesto (tale era) guadagno in comparti dove non si richiedeva ne' arte ne' parte, cui seguì per quanto bassa, una redditività e un trend di consumi (come spesa) in 5 anni pari a quelli di un'intera generazione.

E si verificò il paradosso che le zone povere del Paese andarono ad aiutare lo sviluppo delle zone ricche nelle grandi città della Pianura Padana votata ormai a una vocazione neo-industriale; in due modi: sia lavorando in quei settori dove più nessun settentrionale voleva "faticare", sia nella stessa industria manifatturiera dove occorreva manodopera generica, come le catene di montaggio o le antiquate filature (uno dei settori portanti della grande rivoluzione industriale alla fine del '800 inizio '900). E nello stesso tempo, pur a paghe basse, consumando e contribuendo a far sviluppare tutto l'indotto.
"Farsi" la macchina" sembro' il punto d'arrivo di ogni sacrificio e desiderio. "Ha la macchina" diceva orgogliosa all'amica la ragazza che era corteggiata da un pretendente. "Hanno la televisione" dicevano le famiglie parlando del vicino, spesso super riverito con lo scopo di farsi invitare la sera a vederla.

Ferma invece la produzione di veicoli industriali. L'Italia sembra interessata a fabbricare prodotti solo per una civiltà opulenta, solo auto per andare in vacanza e per il tempo libero, non gli interessava il settore trattori e neppure i veicoli industriali ebbero una priorità. Altri paesi incentivavano questo importante settore messo nel prioritario, mentre l'Italia con scelte politiche discutibili accuserà ritardi incolmabili, non solo non sviluppando i trasporti su ruota ma nemmeno le ferrovie verso le frontiere. Pazzesco fu l'ignorare poi quello marittimo e fluviale, quando si pensi che metà della popolazione italiana (proprio il 50% - pochi se ne rendono conto) vive (favorita quindi a questo tipo di trasporto) sulle coste marine, mentre in Germania con un solo lembo di mare e due fiumi il Paese ha incentivato enormemente questi trasporti in un modo razionale facendoli diventare concorrenziali, quindi economici.

N. AUTO costruite nell'anno e NUMERO VEICOLI INDUSTRIALI (nella parentesi)
GIAPPONE 579.000 (1.122.815)(!) --- INGHILTERRA 1.867.000 (464.000)
FRANCIA 1.390.000 (245.000) ----- GERMANIA 2.650.000 (314.000)
STATI UNITI 7.745.000 (1.562.000) --- ITALIA 1.108.000 (59.000)
(un popolo trasformato in turisti domenicali, e non in camionisti)

La produzione è rivolta all'esportazione (il 30% in varie, il 44% in auto) ma gli stipendi risultano molto bassi sulla media europea (!), si verifica che lo sviluppo industriale che sta decollando chiamato "miracolo italiano" è una realtà per la categoria dei vecchi imprenditori e per quelli che stanno ora emergendo, ma e' un'utopia per chi in questi 10 anni lavorerà con i bassi salari. Fu un incubo quotidiano. Spesso per dignita' tenuto nascosto dentro le proprie pareti, in mezzo a quella "strana" euforia che invece vi era intorno. Il 16 Agosto ANTONIO CIAMPI, direttore della Siae fa conoscere con un suo annuario di statistica che gli italiani hanno aumentato la spesa per gli spettacoli del 130 per cento negli ultimi dieci anni, e che le famiglie italiane comperano in questo 1960, 1500 televisori al giorno. 
L'Ansa il 28 AGOSTO con un comunicato delle ore 22.06, rende noto i dati raccolti dall'Istat. "L'indice della produzione industriale nel mese di maggio di quest'anno ha segnato un aumento del 9,2 per cento rispetto al mese precedente e dell'8,3 per cento in confronto col mese di maggio del 1960.  Ma si sta profilando una carenza di manodopera non solo qualificata ma anche comune".
L'11 OTTOBRE, sempre l'Ansa con il comunicato delle ore 19.58 riporta le cifre dei progressi dell'industria italiana "...nel primo semestre di quest'anno la produzione è aumentata del 17 per cento e le esportazioni del 40 per cento sulle cifre dell'anno scorso..."


Il 30 gennaio prossimo un altro comunicato Ansa,  (ore 15.17)  rende noti i dati dell'ACI: "....nel 1960 gli autoveicoli nuovi di fabbrica" sono stati 731.182 contro 473.833 registrati nello stesso periodo (già miracoloso) dell'anno precedente, con un incremento del 54,5 per cento..."

"Uno sviluppo e una prosperità - ha già commentato il New York Times del 10 gennaio-  che arrivano al sensazionale, ma nota tuttavia due aspetti incerti della situazione economica italiana: il primo è che lo sviluppo si è avuto quasi esclusivamente nel campo industriale, il che aumenta lo squilibrio fra le condizioni dell'Italia settentrionale e quelle dell'Italia meridionale; il secondo è dato dal recente peggioramento nella bilancia commerciale." (Ansa, ore 23.48)

Lo stipendio di un operaio in una fabbrica tessile di Biella (attaccafili o manovale) e' di lire 30.400 (47.000 un operaio della Fiat) che lavora in media 211 ore-mese, cioè lire 144 di paga oraria. Un etto di mortadella (scadente) costa lire 72; quindi con un ora di lavoro ne può acquistare al massimo due etti esatti.

Balza subito in modo evidente, in base alla paga oraria, che con un'ora di lavoro, di mortadella (di qualita' ora nettamente superiore) se ne può acquistare oggi (anno 2000) di più di due etti, e che questo operaio anno 1960 doveva proprio fare la fame. Ma il modello dei consumi era indirizzato verso una sola direzione: acquistare auto, moto, scooter, frigo, tv, radio, mobili, tutto a rate e correre al mare in vacanza, dove gli "albergatori", offrono una pensione completa a 600-1000 lire al giorno e con le loro pensioncine fanno piu' sacrifici degli operai della Fiat. Per alcuni pescatori sono questi -anche loro- i primi soldi che vedono per la prima volta nella loro vita.
(All'albergo Nuova Rimini di Corso XXIII settembre, si pagava 600 lire, e ancora nel 1972 un giorno di pensione si pagava 1200 lire- Dall' Annuario Enit).

Per quanto bassa, con la sua paga giornaliera, un operaio della Fiat, poteva dunque trascorrere due giorni di pensione a Rimini, il cui costo era pari a quello di 6 etti di mortadella a Torino.

Oltre che a Torino, Milano e altre città del Nord il "miracolo" fu pure quello della Costa Romagnola. Qui 4.000 (!!) pescatori da Milano Marittima a Cattolica, costruirono in pochi anni 4.600 alberghi-pensioni, sorte dal nulla. Non ci fu romagnolo che non fosse impegnato in un'attività che solo pochi anni prima neppure si sognava. Bagni, balere, pedalò, cabine, pescherecci per gite e, tante tante tante case, belle e brutte trasformate in pensioncine. E nell'inverno tutti i familiari trasformati in muratori a tirare su prima le pensioncine, poi gli alberghi, infine gli hotel, per la prossima stagione. Le cambiali sulla costa del mare Adriatico, il "miracolo" del "Nord Italia le fece moltiplicare più dei pesci.

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(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)