ANNO 1950 - (provvisorio)
(Anno 1950 - Seconda Parte)

Si stabilisce che chiunque puo' aprire negozi e spacci
di vendita sul territorio nazionale. Abolita la legge
del 1926, che richiedeva determinati requisiti.

Chiunque senza alcuna concessione, licenza, permesso, autorizzazione, e spesso in condizione di analfabetismo (il 78 % degli alimentaristi non aveva la licenza elementare e il 68% non possedeva una calcolatrice a mano ancora nel 1957) puo' intraprendere una attivita' economica, artigianale, industriale o aprire un negozio o uno spaccio di vendita di qualsiasi genere e in qualsiasi luogo. Partì cosi' il "Paese di Bengodi".
E' infatti decaduta la legge mussoliniana del 1926, che per quanto criticabile era in linea con i Paesi europei. Queste vecchie leggi obbligavano un commerciante ad avere un certo tipo di conoscenze innanzitutto a carattere scolastico ma anche di idoneita' sanitaria se commercializzava sostanze alimentari. Piu' era necessario avere qualche rudimento di conoscenze fiscali ed era "gradito" se possedeva qualche competenza sui prodotti che vendeva.

Dal giornale che leggiamo qualcuno espresse nella discussione alla Camera il proprio dissenso, dicendo che si sarebbe instaurata la "legge della Jungla". Ma il ministro Lombardo, tacito' i pessimisti, affermando che "prima del 1926, non esisteva la Jungla, e non vi e' alcuna ragione che debba esistere da oggi in avanti con la soppressione di quella legge". Appare chiaro che e' un ragionamento dettato piu' dall'antifascismo che non da una visione seria del problema, e questo alle soglie della seconda meta' del secolo quando in America era gia' esploso il consumismo (e fra poco anche la contestazione delle nuove generazioni beat= cioe' gli scontenti) e l'Italia presto ne andra' a mutuare l'alienante modello.

Abbiamo dunque una vera rivoluzione sia nel comparto produttivo che in quello artigianale, commerciale e distributivo. Chi ha iniziativa e idee, parte con un nulla e nel percorso crea e rimangono delle strutture che in seguito andranno sempre di piu' a polverizzare la distribuzione con aggravi di costi e una persistente notevole carenza innovativa strutturale, come i trasporti che vengono effettuati con i carretti a traino animale, all'incirca come nei mercati rionali dell'antica Roma. (la foto nella precedente pagina)

Abbiamo una totale assenza della grande distribuzione self service come i supermercati, gia' una realta in America da venti anni, che del resto non potevano nascere in Italia se prima non si confezionavano i vari prodotti in scatole o i contenitori, ma fabbriche del genere erano del tutto assenti. Verra' poi fra tredici anni, nel 1963, la legge sanitaria del confezionamento degli alimentari; tempo un anno alle industrie per adeguarsi, ma con le varie numerose proroghe "per smaltire le scorte" (!? -non si capisce quali visto che tutto era sfuso e bastava solo confezionare) si arriverà poi al 1967.
Per giustificare questi ritardi, si fece presente che il non decollo era dovuto alla fobia degli italiani per il prodotto in "scatola chiusa". La pubblicità di un prodotto fece fortuna insistendo  proprio su questo slogan  "io non compro a scatola chiusa".
Ma era un alibi, utile a molti.  Mancava una programmazione industriale nel campo alimentare, nel campo distributivo, nell'imballaggio (del tutto inesistente) e nel trasporto (fortemente carente).

L'obbligo della nuova legge del '67 sara' quello che imporrà finalmente di confezionare in contenitori: riso, pasta, zucchero, farina, latte, olio, burro, biscotti, ecc. ecc.). Diventerà il boom delle poche industrie dei macchinari, e che portò all'eliminazione di parecchie aziende che non si erano adeguate al mercato (erano quindi le infrastrutture e le scelte politiche di interventi sulle industrie specifiche a non fare decollare il comparto delle piccole e medie aziende e non gli italiani! Il grosso degli investimenti e degli aiuti era ormai appannaggio solo dei grandi complessi industriali).
(vedi anche IRI e FIM, LA GRANDE "ABBUFFATA")

La selezione fra i piu' capaci (nel Far West della distribuzione) in questi anni avviene non solo darwinisticamente ma anche con la spregiudicatezza dei non capaci che operano nei vari settori in modo selvaggio, approssimativo, avventuriero e senza scrupoli. Da questi soggetti nasceranno coloro che creeranno in seguito con il pieno sviluppo del libero (selvaggio) mercato, grandi aziende, grandi negozi, grandi imprese, spesso con metodi molto discutibili che porteranno le stesse piu' tardi (negli anni '90) a monopolizzare e condizionare il mercato, con il genere, le quantita', le qualita' standard e quindi i prezzi, estromettendo senza pieta' i piccoli commercianti dal circuito distributivo. Si arrivera' al punto (anni '90) che un prodotto che non ha una grande rotazione nell'arco dell'anno viene soppresso, standardizzando quindi i prodotti disponibili esposti, gli unici che per questo motivo danno un alto valore aggiunto. Ne ho una esperienza personale; quando abbiano iniziato a computerizzare i magazzini, diventando velocissima l'individuazione delle rotazioni dei prodotti, e quelli anche se ottimi ma a bassa rotazione venivano depennati. La loro giacenza costava troppo, quindi  eliminati o sostituiti con prodotti altamente reclamizzati anche se scadenti in qualità).

Durera' questa Jungla, questo Far West, circa 21 anni, fino a quando (dopo che i prodotti ormai avevano una confezione) il 14 giugno del 1971 si disciplinerà il commercio (diventati forti i primi avventurieri, temevano questi dai nuovi, l'invasione di campo e la perdita di certi monopoli) con la legge 426 (il REC).
Questo quando i negozi alimentari erano ormai diventati 479.000 (con 1,2 addetti di media ogni punto vendita - con un negozio alimentare ogni 100 abitanti. Cittadini che nel frattempo avevano a disposizione pure circa 500.000 bancarelle dei mercati rionali o settimanali).
Disciplina anche per gli artigiani di ogni genere, nel frattempo diventati 980.000, dove anch'essi non avevano alcuna norma, obblighi di fatturazione, ne' alcun vincolo sanitario perfino coloro che manipolavano alimenti (non esiste ancora un Ministero della Sanità- Istituito solo nel 1958). E' il momento che con la legge 426 si disciplina il commercio sulla carta, ma non si frena affatto questo tipo di imprenditoria spontanea, spesso pionieristica, improvvisata, superficiale, fatta da chi non ha arte ne' parte, spesso inidonea, avventuriera e totalmente senza le pur minime regole.

Da questo momento, dal varo della legge, gli esclusi agli esami furono pochi. Perchè era sufficiente per l'idoneita' avere appena la licenza scolastica d'obbligo assolta in gioventu', quindi anche la terza elementare. Oppure era esente dagli esami se il soggetto richiedente aveva esercitato almeno per due anni l'attività. Significò quindi mantenere lo stato quo, attendendo l'estinzione naturale o la selezione concorrenziale.

Una selezione naturale -e vi contribuì- fu l'introduzione dell'IGE, poi diventata IVA, che rese per alcuni soggetti la vita difficile e non in grado, data l'istruzione, di seguire complesse procedure fiscali di una normativa sempre piu' complessa che non richiedeva soltanto una vaga conoscenza delle regole e degli obblighi di legge, ma si rese necessaria l'assistenza di un commercialista.
Ma fra questi esclusi nasce la "Terza Italia", il commercio e la produzione in nero, quella dell'economia sommersa, dell'artigianato terzista, che comincio' a usare il sottoscala per impiantare un laboratorio e lavorarci con tutta la famiglia per 15 ore al giorno e paradossalmente rifornire (e la mettera' poi in crisi) anche la grande industria, sempre piu' appesantita dalle rivendicazioni sindacali, oneri sociali e le varie contestazioni sulla quantita' e qualita' del lavoro (vedi sotto in Cultura, il pensiero di Wiener, il cibernetico).

Non dobbiamo poi dimenticare che a contribuire in modo decisivo a questa jungla (durata anni e che si accentuò ancor di piu') fu l'abolizione di una legge mussoliniana in pieno miracolo economico nel 1961: la Legge della Emigrazione Interna che ogni comune fino a questa data faceva rispettare rigorosamente.
Cioe' se non si aveva una casa e un posto di lavoro fisso con tanto di dichiarazione del datore di lavoro si veniva respinti con un foglio di via della Questura al paese d'origine.
L'abolizione di questa legge, e quella del libero commercio, stravolse il Paese. L'emigrazione selvaggia ando' a colpire le grandi citta' del triangolo industriale, sconvolgendo l'urbanizzazione, le strutture sociali, la qualita' della vita, che spesso divento' per molti una vita di randagi, con veri e propri affollamenti in vetuste catapecchie senza servizi, o con le stazioni ferroviarie trasformate in dormitori (basterebbe ricordare Porta Nuova a Torino, o gli appartamenti delle strade limitrofe, dove dormivano in una stanza in 10))

Dal sud, dal Veneto, dalle Valli e dalle campagne si riversarono nelle grandi citta' circa otto milioni di soggetti, che andranno con la manodopera non qualificata a soddisfare le necessita' della grande industria (le catene di montaggio), dei servizi, del libero commercio o a sostituire nelle campagne piemontesi e lombarde quelle forze lavoro che avevano abbandonato i campi per andare nella piu' redditizia "fabbrica", che si rivelera' fra pochi anni in certi settori produttivi come la "fabbrica dell'alienazione" che aveva preconizzato e ironizzato Charlot in Tempi Moderni. Ma piu' scientificamente Wiener, che leggeremo sotto in Cultura.

IN ITALIA AL CENSIMENTO del 4 Novembre 1951 abbiamo il quadro preciso di alcune scellerate scelte politiche del passato; cioè a quelle nuove si aggiunsero tutte quelle sbagliate dell'intero mezzo secolo precedente e ancora più indietro, mentre altri Paesi nel frattempo erano decollati. Li possiamo vedere nei suoi aspetti piu' mortificanti nel quadro "Istruzione in Europa" nei link "curiosita'" di questo sito, oppure vedi anno 1963.

DON STURZO, si agita, critica queste scelte e non sopporta "l'aria greve e soffocante dello statalismo. Una triste eredità che viene da periodo dell'unificazione e che è stata intensificata nel periodo fascista e che ora incombe su tutti come una necessità fatale"

IN ITALIA IN QUESTO 1951, 7.581.622 sono analfabeti, 13.037.627 sono privi di titolo di studio ma sanno leggere qualcosa, 24.946.399 hanno la Licenza Elementare (3a e 5a) e 3.514.474 possiedono la Licenza Media inferiore , mentre 1.379.811 sono i Diplomati e 422.324 i laureati di cui solo l'8% (34.000 soggetti) con una laurea scientifica. Il tutto su un totale di 47.500.000 di abitanti.

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(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)