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LA RESISTENZA

di Giovanna Giannini

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Le giornate di Firenze



Firenze - Il Ponte S. Trinità distrutto.

Come a Napoli anche a Firenze si registrarono partecipazioni di massa al movimento della Resistenza. La città Toscana era infatti stretta tra gli Alleati, che avanzavano dal sud, e i tedeschi che si concentravano lungo la Linea Gotica.

La lotta era dura e ad ogni condanna corrispondeva una fucilazione. Giornalmente al tribunale militare si svolgevano rapide sedute da cui scaturivano sempre nuove sentenze. Va in prigione il conte Francesco Della Torre, colpevole di essere amico di Badoglio, la stessa sorte subiscono il prof. Zemiro Meiss e gli studenti Mauro Fantechi, Mario Spinella e Paolo Bernucci: i fascisti li avevano sorpresi in una casa in via Guicciardini, definita "covo di terroristi", con alcune copie del giornale clandestino " Libertà" da essi realizzato.

Le autorità tedesche offrivano anche del denaro ( 300 lire ) a chi avesse segnalato il luogo in cui erano nascosti i nemici alleati. Inoltre si proponevano degli scambi: per ogni segnalazione o aiuto nell’arresto di un soldato americano ci sarebbe stato il rilascio di un internato italiano in Germania.

A comandare nel capoluogo toscano erano dunque fascisti e tedeschi. Gino Meschiari era il delegato per la Toscana del partito fascista repubblicano; Giotto Dainelli era il podestà e dopo l’uccisione di Gentile divenne il presidente dell’Accademia d’Italia; Egle Cappiardi era la fiduciaria dei fasci femminili. Il comando militare era nelle mani del colonello Von Kunowski; Gerhard Wolf era invece il maggior difensore di Firenze. Egli infatti intervenne più volte per mitigare le rappresaglie e aiutare i perseguitati, al termine della guerra avrà la cittadinanza onoraria.

Oltre alla opprimente presenza di fascisti e tedeschi, c’erano anche altri problemi da fronteggiare. C’era carenza di alloggi, causata soprattutto dall’afflusso dei tanti sfollati provenienti dai centri più minacciati dalla guerra. Antichi palazzi ed edifici pubblici vennero attrezzati per ospitare i senzatetto, e molte delle famiglie ricche fiorentine si offrirono di ospitarli. Come se ciò non bastasse non bisogna dimenticare la carenza di viveri, aggravatisi con l’avvicinarsi del fronte che aveva ridotto quasi a zero il contributo del mercato nero di generi alimentari importati clandestinamente dalle campagne vicine.

La situazione già abbastanza grave precipitò nel luglio del 1944 quando venne affissa un’ordinanza tedesca che, in previsione di attacchi nemici ai ponti, imponeva lo sgombero di una vasta zona vicino l’Arno. Tale decreto fu ripreso anche dalla " Nazione". I tedeschi ordinavano, senza spiegarne la ragione, a migliaia di persone ( 150.000 circa) di abbandonare le proprie abitazioni e di cercarsi un nuovo alloggio. La ragione di tali sgomberi era che si era deciso di far saltare i ponti sull’Arno.

Il 3 agosto 1944 il comando tedesco proclamò lo Stato di emergenza: dalle 14 di quel giorno fu proibito a chiunque di lasciare le proprie case e camminare per le strade. La città era continuamente sorvegliata da carri armati e pattuglie di paracadutisti che sparavano a chiunque incontravano o verso quelle finestre che erano aperte o semplicemente socchiuse. Alcuni militari non si limitarono a questo, ma saccheggiarono negozi e abitazioni.

In questo frangente i primi partigiani della divisione Rosselli e Lanciotto iniziarono a penetrare in città e ad attaccare i tedeschi non appena si presentava l’occasione. Nell’agosto del 1944 fu attaccato un gruppo di genieri tedeschi presso il ponte alla Vittoria e della Carraia che stavano facendo esplodere delle mine, il tentativo però fallì e gravi furono le perdite tra i partigiani.
I ponti di Firenze avevano un’importanza strategica per i tedeschi, ma in molti si adoperarono per salvarli dato il loro grande valore artistico che non era affatto sottovalutato dai nazisti, ma in quei momenti le ragioni belliche presero il sopravvento. A dare manforte a chi intendeva farli saltare contribuì purtroppo il lancio di volantini contenenti messaggi degli americani che incitavano i fiorentini ad insorgere.

Questo appello servì a Kesselring come pretesto per dimostrare che gli Alleati non intendevano considerare Firenze "città aperta" e gli fornì l’alibi per una distruzione in realtà già decisa da tempo. Nessun esito ebbe un memorandum per la salvezza dei ponti redatto in arcivescovado da alcuni notabili fiorentini ed inoltrato ad Hitler. Il Fuhrer adorava Firenze, ma tra i tanti acconsentì a salvare solo il Ponte Vecchio, a patto però che se ne bloccassero gli accessi. Ciò comportò la distruzione di alcuni edifici e la sparizione del superstite quartiere medievale della città. La distruzione del centro storico e dei ponti cominciò alle 22 del 3 agosto 1944. Le esplosioni proseguirono fino alle 5 del mattino. Il Ponte Vecchio, l’unico rimasto in piedi, ebbe poi una parte di primo piano nella battaglia per la liberazione di Firenze: infatti attraverso il corridoio vasariano, pur gravemente danneggiato, fin dal 5 agosto l’antifascista Bruno Fischer con l’aiuto di alcuni vigili urbani, stabilì un contatto telefonico tra i partigiani e il comando alleato.

Firenze, che non era riuscita ad ottenere la qualifica di < città aperta >, fu dunque condannata a vivere e vedere la guerra tra le sue strade, guerra tanto più terribile in quanto contrappose non solo due eserciti stranieri, ma anche italiani contro italiani. Già da diversi giorni infatti un forte nucleo di fascisti fiorentini, diretti da Alessandro Pavolini, partecipava attivamente ai combattimenti ricorrendo alla tattica dei franchi tiratori.
La resistenza fascista, che fu particolarmente insidiosa e causò non poche vittime, durò ancora per diversi giorni anche dopo che gli Alleati ebbero occupato la città. Il 10 agosto, al suono della Martinella di Palazzo Vecchio, esplose l’insurrezione ordinata dal comando militare del Comitato toscano di liberazione nazionale. I partigiani uscirono immediatamente per attaccare i tedeschi che, ripiegando, si attestarono lungo il Mugnone e la ferrovia Firenze - Roma resistendo tenacemente.

La situazione divenne presto grave per le esigue forze partigiane poiché gli alleati rifiutarono di passare l’Arno, ritenendolo ancora prematuro. Tuttavia grazie all’aiuto di altre formazioni le forze della Resistenza riuscirono a reggere e a respingere i contrattacchi tedeschi.

Il giorno 13 gli alleati attraversarono finalmente l’Arno. Il 17 agosto le autoblindo inglesi, con l’appoggio dei gruppi di Giustizia e Libertà, attaccarono il sistema difensivo tedesco in piazza Cavour giungendo fino al rione delle Cure. Le operazioni continuarono fino alla fine del mese.

Il 31 agosto venne liberato l’ospedale di Careggi, il 1° settembre Fiesole.
La battaglia di Firenze era finita.

Bibliografia:
Enzo Biagi La nostra guerra BUR 1995
Silvio Bertoldi Salò BUR 2000
Aurelio Lepre La storia della repubblica di Mussolini Mondadori 2000
Giorgio Bocca La repubblica di Mussolini Mondadori 1995
Arrigo Petacco Pavolini, il superfascista Mondadori 1998
Milza - Berstein Storia del fascismo BUR 1995


Giovanna Giannini
Collaboratrice del sito Internet sulla storia della resistenza in Italia:
www.romacivica.net/Anpiroma

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