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CRONOLOGIA

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E PAESI

< approfondimenti sul periodo vedi
"RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1927
SECONDA PARTE  -
Scoperte/Scienza  - Cultura/Costume  - I  PERSONAGGI DEL PERIODO

(Demolizioni - Sorge  Via della Conciliazione)

Il 1° GENNAIO esce un foglio clandestino del partito comunista, L'Unità. Unica voce all'interno del Paese che sfuggendo alla repressione del regime riesce a riorganizzarsi e a fare una concentrazione di forze antifasciste. Mentre all'estero in Francia BRUNO BUOZZI organizza un esecutivo in esilio che mantiene alcuni collegamenti con quelli che operano in Italia. Questi ultimi (in verità molto pochi) non hanno la vita facile, la repressione é continua ed estesa su tutto il territorio, con i soliti mezzi ma anche con un nuovo apparato. Entra in funzione il Tribunale speciale e l'OVRA.

Il 1° FEBBRAIO inizia la sua attività il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Quest'espressione di forza è denominata "Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell'Antifascismo", meglio conosciuta come OVRA. E' molto più rapida nell'azione della polizia e agisce nell'ombra, una specie specie di servizio, con compiti di polizia politica segreta, che esiste sotto qualsiasi regime, anche democratico, relativamente legale, e che spesso e a sua insaputa si affianca a quella ufficiale, ma con poteri maggiori e agli ordini di alte autorità dello Stato, o che godono pure la fiducia delle grandi potenze. Spesso per mantenere certi equilibri (vedi poi quelli di Yalta dopo la seconda guerra mondiale ) agiscono  anche in concerto, pur dando l'impressione entrambi i due Paesi di farsi una guerra fredda.
Anche Mussolini, non perse mai i contatti con i servizi segreti inglesi, con quel singolare personaggio che rispondeva al nome di Hoare (gli dedicheremo prossimamente un capitolo a parte - è la più intrigante storia del pre-fascismo e del fascismo).

L'OVRA, vigila, osserva, controlla, perquisisce, scheda, interviene, appoggiandosi ad una rete d'informatori, delatori o pentiti; sono onnipresenti in ogni apparato più delicato dello Stato; una capillare presenza all'interno della burocrazia, della giustizia, delle forze armate, nelle grandi strutture economiche ma anche dentro le varie attività del Paese. E' in sostanza una polizia segreta che stronca sul nascere ogni velleità di sabotare con atti o idee disfattiste l'opera che sta conducendo lo Stato fascista sul territorio. Per come agisce e come si muove quest'organizzazione sarà chiamata la "piovra".
Alla fine di questo stesso anno 1927, l'Ovra, raccoglie più di 100.000 fascicoli nominativi di persone sospette, da tenere ulteriormente sotto osservazione. Al vertice della direzione di quest'organo, è chiamato Arturo Bocchini, capo della Polizia, che non è nemmeno un fascista, ma assolve egregiamente il suo compito di funzionario.

Il 6 FEBBRAIO con un regio decreto, il licenziamento degli impiegati statali é comminato a "chi manifesti opinioni in contrasto con le direttive del governo costituito,  fino quando gli italiani non ne esprimirenno un altro: altrettanto sovrano".

Prova ne sia che il numero delle persone arrestate e punite, anche se non trascurabile, non furono tali da indicare che vi fosse una vera e propria seria e preoccupante opposizione. Anzi in certi periodi ci fu dell'entusiasmo travolgente come vedremo in seguito. Le stesse forze antifasciste dopo il 1926 non furono un vero e grosso problema per MUSSOLINI. Quindi il consenso popolare ci fu, anche molto forte e venne soprattutto dagli intellettuali.

Molta intelligentija  italiana (borghesia, dirigenti, professionisti, tecnici, militari ecc.) che era stata inizialmente ostile o estranea all'avvento del fascismo, riteneva ora Mussolini un capo in grado di assicurare una crescita della società, e gli concesse  tutto l'appoggio. Non molto diverso da quell'appoggio che la stessa intelligentija e la grande borghesia tedesca sta dando contemporaneamente a Hitler.
Insomma tutto non poteva essere stato creato artificialmente. Gli entusiasmi che troveremo nei cattolici nel Concordato erano di autentica euforia, quelli nel 1936 travolgenti (proclamazione dell'Impero) e le ovazioni al ritorno da Monaco indicarono Mussolini come il salvatore della pace in Europa.

Si é sostenuto che aveva a sua disposizione la stampa, la radio e che era abile nella propaganda. MUSSOLINI infatti, era stato ed era un bravo giornalista, accorto, meglio di chiunque altro (leggi l'encomio di Cesare Battisti quando lo ebbe Capo Redattore); era del mestiere e sapeva come ottenere certi risultati con un titolo o una frase. Ma era ben cosciente dei limiti, alle volte diceva a destra e a manca che non gli importava nulla dell'opinione pubblica, ma nessuno meglio di lui, vera volpe del giornalismo, sapeva che non era così.

Il "suo" apparato, l'Agenzia STEFANI, la sofisticata agenzia stampa, è Mussolini stesso a gestirla; e creò leggende, sull'efficienza del regime, passato, presente e futuro; che MUSSOLINI aveva salvato l'Italia dalla rivoluzione bolscevica; che il mondo lo ammirava; che aveva otto milioni di baionette; che gli aerei italiani -i migliori del mondo- sorvolavano gli oceani; che le maestranze, l'ingegno e la creatività italiana erano ambite in ogni paese del mondo ecc. ecc. (sulle ultime cose non è che dicesse il falso, in parte era vero; i tecnici italiani erano contesi in ogni parte del mondo).

Proprio per quest'abilità professionale e istintiva, Mussolini  sapeva anche nascondere al popolo le magagne, i difetti, l'inefficienza degli apparati, e anche la corruzione di alcuni suoi uomini. 
Per costoro Mussolini provava un profondo disprezzo quando le loro malefatte contenute in un rapporto arrivavano sulla sua scrivania. Se avesse potuto li avrebbe appesi nelle piazze se questo poteva essere il male minore, é che Mussolini non accettava di aver sbagliato nel fare la scelta degli uomini, cui aveva dato fiducia. Non li metteva alla gogna perchè sapeva benissimo che era controproducente fare dei processi in piazza. I panni sporchi si lavano in famiglia, e molti di questi "approfittatori" in silenzio furono defenestrati, esautorati, cacciati, senza mai che nessuno sapesse il vero motivo (Esemplare il declino del "fascista" per un decennio il numero uno d'Italia, in quanto a vocazione che sconfinava  nella devozione mistica: Starace. Il "dogma" lo aveva interiorizzato. "Respirava a comando del Duce" disse in una intervista sua figlia.

Sull'onestà di Mussolini sembra che non ci siano dei dubbi, prova ne sia che da questo lato, nemmeno i suoi peggiori avversari e denigratori lo hanno mai accusato né attaccato, sia durante il suo ventennio e anche dopo morto. Lo stesso rigore lo desiderava e lo esigeva dai suoi collaboratori. Del resto chi ama veramente il potere difficilmente è venale e mercenario. Punta al prestigio e non all'oro, dove invece sono avidi solo i "piccoli" miserevoli uomini.
Sull'informazione per quanto controllata, proprio perché era un giornalista attento, non si faceva molte illusioni. Sapeva cos'era la stampa: "Molti giornalisti sono come gli organetti, con una elemosina li metti in moto" , ma sapeva anche che con un giornale e un titolo "l'opinione pubblica può cambiare indirizzo nel giro di ventiquattrore, e ti ritrovi nella polvere" (fu profeta di un certo 25 luglio del 1943 - Un americano scrisse "sono passate solo 24 ore, non si vede in giro, uno solo, dico uno solo, che affermi di essere stato fascista").

Se voleva conservare il potere, oltre alla propaganda doveva dare qualcosa che gli italiani si aspettavano; e gli italiani da qualche secolo aspettavano quello che in questi anni lui offriva: l'illusione di un prestigio internazionale, le aspettative di un lavoro, gli spazi vitali, l'impero al di là del mare, l'ammirazione per l'ordine, le coreografie e le scampagnate. Non sappiamo ancora a distanza di anni, con tutti gli studi psicologici, se lui era drogato dalla massa o la massa era drogata di Mussolini. 

Indubbiamente si sintetizzavano. Uno aveva bisogno dell'altro. Non dimentichiamo che erano ancora in vita chi aveva fatto la guerra con Carlo Alberto, con Vittorio Emanule II,  vissuto nell'epoca delle grandi trasformazioni territoriali, quindi sociali ed economiche, anche se strumentalizzate o condizionate  ancora da una aristocrazia di stampo feudale fino all'inizio e della Grande Guerra e anche durante la stessa. Ed avevano, proprio quelli di mezza età, provato per la prima volta cosa significava veramente Unità d'Italia; anche se il pessimo risultato politico del conflitto mise in discussione quella che si voleva ad ogni costo far passare come una "nuova" coscienza nazionale. Già presente, ma solo in incubazione, non pienamente espressa, anche se 600.000 italiani di ogni regione, compresi i "briganti" del Sud, si immolarono nel Veneto consapevoli di averla raggiunta questa coscienza, ma che era già molto diversa da quella risorgimentale, dove la partecipazione popolare fu limitata, più strumentale che sostanziale.

 Si dimostrarono più maturi questi anonimi personaggi che non i politici che abbiamo visto nel dopoguerra, nel '22, e fino all'Aventino. Oltre responsabili di una disfatta, militare e politica, erano anche i responsabili di essere stati capaci di creare il "nulla" dentro una società che di tutto aveva bisogno meno l'amarezza di aver lottato per poi restare più miserabili di prima, mentre tutto il resto dell'Europa era coinvolto in un processo straordinario di grandi trasformazioni (compresa la stessa Germania che era stata sconfitta e penalizzata duramente). 
Piaccia o non piaccia, l'"uomo nuovo" di cui avevano bisogno gli italiani, era una solo; e gli italiani in quel preciso momento avevano bisogno di quest'uomo. Prendiamo tutti i politici di questo periodo, facciamo una simulazione, e proviamo ad immaginare chi poteva guidare l'Italia in questo profondo... ed esteso (quest'ultimo fattore è importante) malessere esistenziale che coinvolgeva tutti i ceti. Nessuno! Chi altro?

Basterebbero forse proprio queste due frasi di Mussolini per conoscere la risposta: "Non sono nemmeno un dittatore, il mio potere ha coinciso perfettamente con la volontà dell'ubbidienza del popolo italiano. Ho tratto il fascismo dall'inconscio degli italiani". Poi la famosa frase "Gli italiani si aspettano molto da me, e chi si ferma è perduto" (profetica anche quest'ultima, ma non poteva finire diversamente. Gli esseri umani sono irrazionali. Molto! che vinca o perda il loro beniamino. Gli inglesi liquidarono Churchill, sei giorni prima della fine della guerra (un' umiliazione!) e coincidenza vuole era un 25 luglio, pur essendo stato Churchill, il diabolico artefice della vittoria, che aveva osato l'impossibile. Gli inglesi gli dissero chiaro e tondo "che aveva stufato", che a "Churchill gli piaceva fare la guerra, ci si divertiva", e lo mandarono a casa.

continua