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LA BATTAGLIA DELLO JUTLAND 

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LA GRANDE GUERRA - Il "problema" più grande nelle operazioni militari non è la guerra ma il GENERALE CADORNA. L'inquietudine che serpeggia dai comandanti dei reparti fino all'ultimo uomo, rimbalza a Roma. Al consiglio dei ministri si tiene un vertice. Qualcuno propone di affiancargli altri Generali, altri vorrebbero invece destituirlo, ma lui in previsione di un attacco austriaco massiccio, minimizza, tranquillizza, rassicura. Ma con altre due battaglie sull'Isonzo: l'11 MARZO e il 4 SETTEMBRE, e a Gorizia il 9 AGOSTO, molto limitate sul piano strategico, quindi senza nessun risultato concreto, l'esito é l'ennesima strage. Una carneficina, quasi inutile sul piano militare, ma paralizzante sul piano psicologico per gli scampati.

Muoiono 58.630 soldati e 140.940 rimangono feriti; mentre gli austriaci subiscono solo 5000 morti 20.000 feriti. Ottenuto il piccolo successo su Gorizia costato così caro, l'Italia si ritrova dopo la conquista di questa piccola fascia di territorio, con un'altra linea di difesa davanti, inespugnabile, un "muro" che non cadrà mai.

CADORNA in un momento di lucidità, dopo la quinta battaglia sull'Isonzo, capisce che é inutile insistere. Ha intenzione di arretrare fino al Piave, ma la notizia rimbalza ai ministri di Roma che ritengono sia un'onta per l'esercito e per il prestigio politico l'idea di una ritirata, e pur non capendo nulla delle operazioni e dello scenario di guerra che Cadorna ha ora davanti a sé, hanno intenzione di destituirlo, non certo per le gravi perdite ma per gli scarsi risultati che propagandisticamente non sono tali per poter avanzare delle pretese di spartizioni con gli alleati a guerra finita. "Bisogna avere  perdite per potersi sedere poi nelle trattative di pace e nelle spartizioni".

Il generale é visitato sul fronte dal Re e da SALANDRA.
CADORNA capisce cosa vogliono; destituirlo perché ha espresso l'intenzione di spostare il campo di battaglia sul Piave, e che loro invece considerano un disonorevole ripiegamento e non una nuova tattica. Cadorna alla fine si piega e li tranquillizza, non arretrerà. Così vogliono i politici e così farà, anche se il 16 AGOSTO, dopo l'ultima battaglia che è costata per prendere Gorizia 21.630 morti e 52.940 feriti, sospenderà l'offensiva sull'Isonzo.
Fu un errore clamoroso, quello di non lasciar fare Cadorna  che aveva avuto la sua più geniale soluzione dell'intero conflitto, nonostante i tanti errori commessi.

Ma a Roma dopo la presa di Gorizia, nonostante il grande tributo di sangue e l'insignificante risultato strategico, gli uomini di governo erano finalmente soddisfatti "politicamente", tanto da dichiarare guerra pochi giorni dopo, il 27 AGOSTO anche alla Germania, che alla battaglia della Somme, ha subìto a ovest dagli anglo-francesi una improvvisa disfatta; un bagno di sangue. Mentre a est un'altra controffensiva improvvisamente scatenata dai russi ha fatto perdere oltre 400.000 uomini agli Austriaci.

SULLA SOMME Il generale francese JOFFRE all'inizio dell'anno, aveva deciso di portare una serie di attacchi,   ma fu preceduto dai Tedeschi il quale decisero di colpire prima che scendessero in campo nuove truppe britanniche; scelsero così come obiettivo Verdun, che attaccarono il 21 febbraio. Ma la battaglia di Verdun (febbraio–dicembre) si risolse in una serie di   insuccessi, perché i Francesi  poterono lanciare, alimentandola per quattro mesi, la propria offensiva sulla Somme, che impedì ai Tedeschi di impegnare a Verdun tutti i mezzi inizialmente previsti. Le due battaglie, di Verdun (febbraio-ottobre) e della Somme (luglio-settembre) terminarono in un bagno di sangue (I dati più accreditati sono di circa 450.000 morti tra le truppe tedesche, di circa 400.000 tra i britannici e 200.000 tra i francesi: quindi si hanno 1.000.000 di caduti tra tutti gli eserciti che hanno preso parte alla battaglia della Somme) e senza alcun risultato. Provocò solo lo stallo, ma che in Italia poteva rappresentare la svolta risolutiva, anche perchè.....
Nel frattempo gli Austriaci erano stati impegnati  sul fronte russo: Qui   l'esercito dello zar era entrato in azione (4 giugno) e inaspettatamente  gli Austriaci andarono incontro a  una clamorosa disfatta  russo  perdendo circa 400.000 uomini fatti prigionieri, e riuscendo a stento a contenere l'avanzata dell'esercito dello zar solo grazie al rinforzo ricevuto dai Tedeschi.

Vi erano dunque  per l'Italia in questi mesi estivi, favorevoli condizioni per le operazioni in alta quota, l'opportunità di attaccare in forze il Trentino. Qui gli austriaci fin da inizio anno avevano concentrato quattordici divisioni,  volevano scatenare la grande Strafexpedition ("spedizione punitiva") contro gli italiani.

 Ma le operazioni non andarono molto bene agli austriaci sia per la natura del terreno, sia per il morale basso dopo le ultime notizie da ovest e da est, ma anche  per il logoramento perché non furono in sostanza  molto disturbati (!) (Musil che era a Pergine, scrisse che si annoiava, non accadeva mai nulla), la spedizione per tanti fattori non ebbe poi l'esito desiderato. Con base operativa fu scelta Trento, e avevano sviluppato il piano offensivo su un fronte di 40 chilometri dalla Val Lagarina alla Valsugana (chiamata dagli italiani "battaglia degli Altipiani") conducendola dal maggio a luglio. 

Un'offensiva quella austriaca che muovendosi dal Trentino doveva sfondare il fronte italiano tra la Val Lagarina e la Valsugana. L'avevano concepita a febbraio, fissata per il 10 aprile, ma subì un notevole ritardo a causa della neve e delle condizioni atmosferiche. Avrà inizio con più di un mese di ritardo, solo il 14-15 maggio.

Cadorna vi si preparò inviando rinforzi nella zona, ma riteneva improbabile un'offensiva austriaca in una regione così marginale come il Trentino. Ma sottovalutò la situazione, e nonostante i ritardi gli austriaci riuscirono a  far arretrare di alcuni chilometri  le truppe italiane in Val Lagarina e in Valsugana. Il 27 maggio scendendo da Lavarone fu occupata Arsiero (quindi già sulla pianura, nei pressi di Schio, a ridosso di Vicenza), il 28 maggio sempre da Lavarone-Asiago, avanzarono per venti chilometri oltre il confine italiano. Il piccolo dispositivo italiano predisposto entrò dunque in crisi. Ma già da alcuni giorni Cadorna aveva rivalutato la situazione. Infatti il 21 Cadorna aveva già deciso di concentrare un'armata nella zona tra Vicenza e Cittadella a ridosso degli altipiani, composta da dieci divisioni, in parte trasferite dal fronte Isonzo. Ma il.....

"... 29 maggio - Morrone riferisce al consiglio dei ministri le informazioni ottenute da Cadorna sulla situazione delle truppe e IN PARTICOLARE RIGUARDO ALL'EVENTUALITA' DI UNA RITIRATA SUL PIAVE..... l'accenno di una possibile ritirata suscita indignazione del governo; alcuni ministri propongono l'immediata sostituzione di Cadorna".

Qualche successo italiano sporadico ci fu sugli Altipiani, conquistando qualche postazione, su Asiago, ma subito perdendola;  procurò insomma un sensibile arretramento, anche se un pugno di soldati eroi, impedirono lo sfondamento vero e proprio, cosa che non era già più nelle intenzioni austriache. Mentre invece all'Italia era estremamente necessario (con una offensiva) scardinare il sistema difensivo austriaco, o almeno tenerlo impegnato su altri territori.
Ma Cadorna l'avevano bloccato proprio il 25 maggio, quando aveva afferrato la critica ma anche sotto certi aspetto positiva situazione. Del resto lui voleva fare quello che avevano fatto gli avversari. Avevano trasferito gli austriaci e concentrato sul Trentino quattordici divisioni  proprio dal fronte dell'Isonzo, da quello russo e da quello balcanico per sfondare la piccola difesa predisposta, per poi dilagare attraverso il Vicentino in pianura e prendere alle spalle  le armate italiane. Invece  gli Austriaci in Valsugana si annoiarono pure. 
Solo il ritardo di aprile e di maggio fece fallire l'impresa della Strafexpedition . Poi non accadde quasi più nulla.

Se  invece l'Italia avesse concentrato qui le operazioni, forse avrebbe sfondato, arrivando sia sul Trentino e forse anche oltre. Scendere da Folgaria verso Pergine non era impossibile con gli adeguati rinforzi. Alla fine, vista il poco impegno italiano, e saputo della "imposizione" a Cadorna di restare dov'era, alcune divisioni tedesche furono fatte ritornare sul fronte orientale.

Uno stratega avrebbe approfittato di questa circostanza, anzi l'avrebbe provocata intenzionalmente.
Se Cadorna come era propenso fare (quando capì la situazione) si fosse disimpegnato dall'Isonzo, forse avrebbe potuto già far finire la guerra sfondando tra la Valsugana e il Piave. Questa era la chiave strategica di tutta la guerra, che non era un mistero. Quando arrivarono gli anglo-americani  anche senza conoscere la zona non ebbero il minimo dubbio. Infatti solo nel Giugno del 1818  il comando supremo di Abano preferì addensare le forze disponibili lungo la stretta fascia alpina. 17 divisioni. Sei armate; la VII (delle Giudicarie), la I (del Trentino), la VI (degli Altipiani), la IV (del Grappa), la VIII (del Montello), la III (del Piave).

Non era un mistero, se le fonti di informazioni avessero funzionato. Proprio in questa zona per sollevare il morale delle truppe, da Vienna fu chiamato a Bolzano un illustre ufficiale scrittore a dirigere un foglio per le forze armate austriache, il Soldaten Zaitung. Si chiamava ROBERT MUSIL (l'autore del celebre L'uomo senza qualità). Dalle pagine di quel giornale (Oggi in parte raccolte in un volume, La guerra parallela Edit. Reverdito - mentre i giornali sono disponibili alla Biblioteca di Bolzano) scopriamo quanto era basso il morale degli austriaci e dello stesso Musil (Un anno a Palu', in Valsugana, scrive annoiandosi molto La valle incantata dove scopriamo l'anima del grande scrittore, ma anche l'anima dell'Austria in pena, di Vienna in pena). Ma è sul quel giornale che scopriamo con tanta lucidità la debolezza di quel fronte, e degli uomini, ma nessuno se ne accorse.

Gli informatori italiani non funzionavano, o se le informazioni c'erano non furono valutate dai  politici, che nonostante i morti e i ripensamenti di Cadorna si accanivano a voler a ogni costo l'attacco sull'Isonzo. Nei pressi di questo fiume morirono in pochi mesi 120.000 uomini, i feriti 310.000,  senza alcun risultato, ma solo per conquistare pochi metri di terreno sassoso e di bosco ceduo. Un luogo in cui era impossibile trovare la risolutiva chiave per entrare in quella grande porta che era la formidabile difesa austriaca fatta, fra l'altro, di pochi uomini.

I riflessi positivi per l'Italia dello scarso impegno austriaco, delle difficoltà, e del basso morale,  permisero a Cadorna di sferrare l'offensiva contro il saliente di Gorizia che fu conquistata il 9 agosto (6ª battaglia dell'Isonzo).  Poi in autunno (settembre-novembre) si ebbero sul Carso triestino altre tre sanguinose offensive (7ª, 8ª, 9ª dell'Isonzo) che si risolsero però  in battaglie di logoramento da entrambe le parti, ma  gli Austriaci erano in casa, non avevano bisogno di fare offensive, questo era solo un problema degli italiani. Che le fecero, ma nel posto sbagliato. Non si andrà mai oltre la collinetta dove sorge oggi a Gorizia l'ex ospedale psichiatrico. E oltre la collinetta che sorge dietro Cormons. Uno stallo durato due anni! Come sarebbero cambiate le cose se Cadorna si portava subito in Valsugana!!! Quella era la porta dello sfondamento!

L'ultima, la ottava e la nona battaglia sull'Isonzo, per accontentare Roma, la fecero il giorno dei morti, 1-2 NOVEMBRE, di cattivo auspicio; infatti di morti sul terreno ne lasciarono 37.000. Mentre a lamentarsi dal dolore, vicino a loro, ma ancora vivi, 88.000 feriti. Un altro immane disastro e con nessun risultato.

Una piccola consolazione arrivò agli italiani il 21 dello stesso mese, quando il mondo in fiamme apprese la notizia che l'Imperatore austriaco, il "Beppone", Francesco Giuseppe era morto.

Mentre l'Italia é in questa situazione, i suoi alleati Inghilterra, Francia e Russia, fanno accordi segreti sulle spartizioni dei territori a fine guerra. Le trattative sono condotte da queste tre superpotenze, ma senza che vi sia un invito ufficiale esteso all'Italia. Una umiliazione! La Quadruplice intesa, era insomma una Triplice "segreta".

In OTTOBRE il governo italiano tramite i servizi segreti viene a sapere di quest'intesa. Fa le sue rimostranze, si appella ai patti fatti a Londra; i suoi ambasciatori fanno gli indignati, ma trovano un muro di gomma. L'Italia combatterà ancora per due anni, ma con questo patto è già stata messa da parte, e a sua insaputa.

Purtroppo i "giochi" sono già stati fatti. Il 4 marzo Inghilterra e Francia si sono assicurati il Togo e il Camerun. In Arabia (Turca) l'Inghilterra sostiene (meglio dire provoca) una rivolta, poi interviene con uomini e mezzi, si assicura il territorio e proclama lo sceicco Hussein  re d’Arabia. In Etiopia opera allo stesso modo. Poi il 19 dicembre l'Inghilterra si assicura anche la Grecia. In Asia Minore, Adana va alla Francia e Smirne all'Inghilterra. Molti altri territori e porti strategici sono annessi ma si saprà di queste spartizioni solo a guerra finita a Versailles, quando la grande torta era stata due anni prima già divisa in tante fette. Poi avanzando alcune briciole accontentarono anche l'Italia, con un fazzoletto di terra nel deserto. L'Italia reclamò, abbandonò la conferenza, ma per nulla infastidito Wilson mandò a dire all'Italia che le spartizioni le avrebbe fatte comunque, anche senza l'Italia presente.

Wilson, scavalcando tutta la diplomazia -iniziativa inaudita- scrivendo su un giornale, mandò un invito agli italiani ad accettare quello che lui proponeva, ignorando ministri e governo.

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