STORIA DELLA RUSSIA

21. I nuovi rus’: un’altra mafia ?
22. Il codice d’onore
Conclusione e Bibliografia

21. I nuovi rus’: un’altra mafia ?

A questo punto val la pena cercare di vedere meglio come l’elemento mafioso variago s’insinua nell’ordine primitivo slavo del villaggio, più tollerante e più patriarcale, aperto verso l’esterno, ma più tradizionalista, e quale apporto poi dà a tutto il sistema l’elemento culturale della steppa, anche questo patriarcale, con un legame famigliare fortissimo e una gran curiosità per la novità e la sperimentazione.

Attenzione però ! Mi sono subito accorto che questo incontro di elementi e di atteggiamenti provenienti da diverse culture al principio si limitò solo ad imitazioni reciproche. L’élite slava, con le ricchezze che si accorse di avere intorno a sé, cercò di diventare più ardita e più spietata, avida di denaro e di ricchezza come i Variaghi, mentre la mafia variaga, incapace di riprodurre se stessa, indietreggiò davanti alla cultura superiore slava, e scomparve. I nomadi delle steppe infine si accorsero nel nuovo stato russo, della sua ricerca di stabilità, ma molti di loro, invece di confluire nella Rus’ di Kiev, preferirono proseguire oltre, in altri luoghi più a Occidente (almeno nel periodo da noi contemplato).

Il processo di trasformazione naturalmente è lentissimo e solo all’inizio e la Rus’ di Kiev, benché rispecchi un progetto statale di unificazione della famiglia di città russe con a capo Kiev, alla fine del X sec. è in pratica ancora ridotta a questa sola città, con stretti legami commerciali con Novgorod e Polozk etc., ma senza vincoli di sudditanza per nessuna di queste città.
Dato che la maggior parte dei Balti si sono ormai ritirati nel loro nord o insieme ai finni stanno per essere completamente assimilati dalla cultura slava, quando la mafia variaga si scioglie, perchè non ci sarà un nuovo “padrino” capace di imporre il solito ordine di una nuova cupola, tutta la Terra Russa comincia a credere nella “modernità” della Rus’ di Kiev, e ad accettare il nuovo ordine statale di tipo bizantino.

E’ significativo che grandi “spedizioni punitive” da Kiev verso altri territori della Terra Russa come ai tempi di Oleg o di Igor o di Svjatoslav non ce ne saranno più fino a circa il 1100 d.C.
Tutte le guerre e guerricciole, quando ci saranno, saranno solo rese di conti fra gruppi non ancora rassegnati di Variaghi, ormai isolati e “fuori moda” !
Dunque Kiev non diventa subito la capitale del nuovo stato rus’, come ci si dovrebbe aspettare dopo la morte di Svjastoslav, né vi regna l’accordo.
La città in realtà diventa una specie di Isola della Tortuga, la famosa isola-stato dei pirati caraibici autonoma e anarchica, dominata solo dall’insanguinato codice dell’onore pirata delle fazioni legate ai figli di Svjatoslav: Jaropolk Oleg e Vladimiro ! E ciò durerà fino alla presa del potere da parte di quest’ultimo (dopo aver ucciso tutti i suoi possibili rivali: fratelli e cognati, mogli e amici) e la sua decisione di prendere il Cristianesimo bizantino.

Il mondo contadino, lontano dal gorod, parteciperà agli avvenimenti con una gran diffidenza iniziale per il timore di esser privati delle proprie libertà e solo sullo sfondo degli avvenimenti e continuerà la sua vita nel villaggio, come sempre legato alla terra e alla condizione dell’ambiente.
Tuttavia, anche se la mobilità della gente è minimissima e viaggiare costa grandissima fatica, il contadino della Terra Russa non vive in un altro pianeta e viene a contatto con le nuove istanze del nuovo ordine kieviano, quando partecipa attivamente (e a volte col proprio sangue) agli avvenimenti della città siano essi grandi feste, chiamate alle armi o gli eventi più comuni come le frequentissime giornate di mercato o quando il “signore variago” viene fuori dal gorod per la battuta di caccia o per raccogliere il “pizzo” che ora si chiamerà ”tributo per la difesa” !

Siccome poi, durante la stagione invernale intorno alla grande stufa dell’izbà, fiorisce da sempre la civiltà del parlare, tutti raccontano quel che hanno visto e sentito dire da altri al mercato della città e tutti ascoltano con grandissima attenzione …
E allora, mi sono domandato, come può nascere un popolo russo solo dai fermenti della città, in particolare di Kiev, o dalle favole raccontate vicino al fuoco ?

In verità, al di là dei progetti “anti-russi” di Svjatoslav, le riforme iniziate da sua madre Helga-Olga hanno continuato ad andare avanti, supportate dall’élite slava alleata con i cristiani locali, e hanno cominciato ad insinuarsi, irradiate dalle stazioni di posta create dalla grande variaga fin sotto il lago Ilmen. Da queste stazioni (pogosty) si propaga il cristianesimo, l’idea del principe buono e paterno, ma anche la paura del suo potere, le novità provenienti dalle terre lontane etc. Per questi motivi il pogost crescerà fino a diventare una vera e propria città, ma … stavolta “fatta” dai contadini e per i contadini.
Sarà dal pogost, trasformato in posto di guardia (ostrog) che si conquisterà la Siberia secoli dopo …

Torniamo però un momento alla società slava del X sec.. Alle origini è una democrazia oligarchica, ma tipica, e della quale il mondo slavo è gelosissimo (ce lo dicono le fonti bizantine). Addirittura nelle parole dello storico tedesco J. Hermann:

“… la nobiltà locale aveva così saldamente organizzato la sua dominanza sulle basi patriarcali che non poteva essere temuto alcun pericolo né dall’interno né dal basso. Le contraddizioni sociali erano ormai istituzionalizzate e la loro esistenza non era stata ormai più messa in discussione dagli strati inferiori.”

In questo tipo di società un’organizzazione di mafia come quella variaga, certamente poteva fare pochissima breccia. Le lotte nella società contadina furono rarissimamente lotte per il potere locale, perché questo è già fissato dalle consuetudini antichissime portate già con l’immigrazione dal di là dei Carpazi, ma sorgono perché esistono sempre degli uomini avidi che tendono a centralizzare o a estremizzare il potere. Le lotte nella campagna sboccano in varie soluzioni, ma mai in uno stato, come era inteso nell’ideologia bizantina o nell’Occidente Cristiano X sec., perchè il villaggio stesso è lo stato contadino, che si amministra da sé e non accetta intrusioni !
Siccome la città dipende al 100 % dalle derrate alimentari, che vengono solo dalla campagna, è anche logico che il sistema di sfruttamento mafioso debba venire a patti con essa. E’ anche logico che, la minoranza variaga arroccata nel suo gorod, quasi un corpo estraneo nel resto della comunità che intorno va crescendo, dovette accettare questa “dipendenza per la vita”, se voleva insediarsi stabilmente e ciò la portò all’integrazione.
I Variaghi continueranno a vivere ancora per un po’ in un quartiere del tutto separato a Kiev, anzi avranno il loro centro in una cittadina fuori di Kiev, a Vysc’gorod, ma non riusciranno più ad instaurare lo stesso ordine terroristico che Rjurik aveva imposto nella zona selvaggia dove nacque Novgorod. Capiscono di dover far posto a nuove relazioni sociali e politiche con l’ambiente slavo kieviano.
Il deserto umano al nord, che c’è intorno a Novgorod o a Ladoga, era facilmente controllabile, ma, qui a Kiev non è lo stesso !
Fuori delle mura qui, c’è un mondo denso di popolo: ci sono villaggi uno dopo l’altro, nomadi pericolosissimi che circolano intensamente alla foce del Bug e del Dnepr, c’è il mondo bizantino etc.


22. Il codice d’onore

Sappiamo che, sia nella società vichinga sia in quella slava, l’istanza decisionale massima della comunità era l’assemblea dei “liberi” che discuteva i problemi e prendeva le decisioni valide per tutti. In Scandinavia era chiamata thing e a Novgorod vece (secondo M. Vasmer la vece come assemblea dei liberi viene nominata per la prima volta proprio in questa città), rimanendo più o meno equivalenti. Sappiamo anche che il potere esecutivo a Novgorod era affidato al capocittà o posadnik e al generalissimo o tysjazkii e non risulta che tali istituti funzionassero allo stesso modo o esistessero anche a Kiev.
Nelle società di mafia (o comunque in qualsiasi altra impresa, anche legale) al contrario, la riunione degli intimi, degli “amici”, è stata sempre l’istanza più importante di decisione e così non poteva che essere nella mafia variaga.

La riunione era tenuta in privato, lontano dagli sguardi indiscreti, e possiamo immaginarla come un parlamentino presieduto dal padrino-capomafia che discute e prende le decisioni, sempre però rispettando gerarchie e codice d’onore che lega tutte queste persone (sono tutti vaeringar, in norreno, o, come dice la Gutasaga, compagni di gozzoviglia cioè che “cuociono” insieme, suthnautar, v. Ranke e Hoffmann) ! Di questo tipo di assemblea sappiamo pochissimo o addirittura nulla, se si eccettua qualche notizia di riunioni, fatte però secoli più tardi quando l’organizzazione mafiosa variaga era ormai dimenticata. Doveva essere quella che poi fu chiamata duma in russo, ma di più non si può dire.

Le assemblee (di villaggio o altre) deliberavano su questioni minori e personali, come il giudizio sulle liti, sui delitti capitali, sui furti etc. e quindi l’insinuarsi della mafia variaga in queste questioni, porta gli stessi capetti a dover dare giudizi sulle cose di tutti i giorni, per mantenere l’ordine e il potere.
Traccia delle regole in vigore per regolare queste faccende sono rimaste: E’ la Pravda Rus’ka, la prima raccolta di leggi iniziata da Jaroslav il Saggio ! In verità non ho trovato qui alcunché che potesse darmi una conferma su un tipo di rapporti interpersonali di aspetto mafioso, evidentemente perché questo codice posteriore era solo di guida per il giudice nelle liti che esorbitavano dalle consuetudini e non era ancora un corpus legislativo per tutti i casi possibili in uno stato che tuttora non era unitario o politicamente omogeneo. Secondo me, la Pravda Rus’ka fu copiata pari pari da qualche testo dell’area scandinava, fu sfrondato di tutte le questioni che venivano risolte nei villaggi tramite le proprie leggi e ci si limitò ad adire il principe solo nelle liti sulla proprietà e sulla protezione della proprietà dei mercanti.
Penso che forse, se avessi avuto dei testi di confronto col vecchio diritto vichingo, avrei potuto capire meglio alcune regole fissate nella Pravda Rus’ka, purtroppo i riferimenti più antichi a queste leggi risalgono a Saxo Gramaticus del 1200 e alle varie saghe islandesi.
Tuttavia è utile capire la trasformazione che è avvenuta a Kiev dopo mezzo secolo di sparizione della mafia variaga. Vediamo perciò alcuni usi tipici che, trasformati in leggi, si conservarono per tanto tempo … nell’ambito dei rjurikidi !

La riunione dei notabili (sjéim in russo) è sempre fatta banchettando (pir) e tutto viene sancito con la bevuta finale, come ancora oggi, d’altronde !
A nessuno è permesso disobbedire agli ordini del capo, pena la morte !
Non sono permessi litigi con ricorso alle armi, ma in caso di omicidio, il colpevole che è ricorso illegittimamente alle armi è immediatamente giustiziato ! Misura logica per il controllo della circolazione delle armi …
E’ proibito rubare la parte di bottino dell’altro o altra proprietà di un membro della società e il furto è considerato un’offesa a chi lo subisce e quindi il ladro (vor), se sorpreso sul fatto, può essere ucciso senza conseguenze. Anche questa misura è opportuna per un delitto che accade, diciamo, durante lo spostamento di un convoglio così che la lite termina nettamente senza disturbo ulteriore.
E’ fissata una gerarchia che deve essere rispettata, specialmente dagli inferiori, basata principalmente sull’anzianità (stàrscina in russo).
E’ confermata la vendetta di sangue con l’obbligo del parente che rimane vivo di esercitare questo diritto, anche se viene ammesso che si possa pagare per scongiurare successivi delitti concatenati.
La prova del ferro arroventato, per provare la colpevolezza, è ben descritta e l’escussione dei testimoni che varia a seconda del caso nel numero e nel rango è obbligatoria.
Punizioni corporali con mutilazioni (taglio del naso, accecamento, taglio della mano etc.) invece non sono ammesse.
Si rileva la funzione dei thegnar (in russo tìuny) che sono considerati di condizione servile e legati al loro padrone indissolubilmente (sono i “picciotti”) e degli otroki ovvero delle “guardie del corpo” o “manovali”della violenza.
E infine si conserva una distinzione almeno formale (siamo nel sec. XI) fra Variaghi e Slavi, che, secondo me, sancisce il tirarsi fuori definitivo del principe dall’ordine mafioso variago …

N. Karamzin vede in queste leggi una base di diritto “germanico” e qualche richiamo ai costumi danesi o norvegesi ed evidenzia il fatto che a Novgorod comunque vigevano altre regole, in cui l’esercizio della giustizia era affidato all’anziano del “cantone” della città in cui era avvenuto il delitto, ribadendo la natura policentrica della città stessa, che, come ho detto prima, era un mosaico di gente diversa sotto il dominio dei bojari slavi e con la protezione della mafia variaga, finchè questa durò.
Ho fatto mie anche altre osservazioni del grande studioso russo e cioè che la parola d’onore è sacra e infrangerla significa una condanna a morte, che punizioni corporali, se non la morte, non sono ammesse e che i delitti sessuali sono praticamente ignorati.

In più la prigione viene sostituita quasi sempre dalla schiavizzazione a vita o per tempi determinati, perché un uomo vivo è ancora sfruttabile come forza-lavoro che non in prigione senza far niente. Inoltre ogni uomo vivo è proprietà del principe e la sua uccisione deve essere “rimborsata” al principe che ha perso con l’omicidio la possibilità di utilizzarlo (è la cosiddetta vira o guidrigildo pagata o dall’uccisore o dalla sua famiglia).

E’ bene dire che il mio uso dei termini “mafiosi” nel testo non ha nulla di spregiativo, in quanto la società del tempo era tale, prestatale, per chi ama il concetto di stato come qualcosa di idealistico, e selvaggia, per chi ama un termine un po’ più crudo. I capi avevano il loro rango in base alla loro forza e i soggetti dovevano o subire o fuggire, inoltre, non circolando denaro, la giustizia era molto sommaria e affidata molto all’arbitrio di un qualsiasi giudice, per l’apprezzamento del valore di un delitto …
Una cosa che non ho trovato sancito nella Pravda Rus’ka è il sistema (e le regole) del passaggio di potere alla morte del capomafia. Evidentemente esso non fu istituzionalizzato, perché non fu mai molto chiaro neanche al vertice variago quando questo vertice diventò un casato principesco. Se esso fosse stato confacente con il sistema ereditario bizantino in cui il potere teoricamente passava da padre in figlio, avrebbe consolidato il potere nelle mani di pochissime persone. In realtà l’ordine vigente nella druzhina di Rjurik, fu il sistema dell’anzianità, ancora oggi in vigore nelle mafie internazionali, e comunque basato sulla forza del padrino !

La cupola che comanda è un gruppo limitato di amici (con legami di parentela oppure no), di cui uno è il capo assoluto riconosciuto. Alla morte di questi, prende il suo posto il più anziano della cupola e non il figlio del defunto ! E questo era lo stesso sistema che vigeva nella cupola variaga di Rjurik !
Le terre russe, in teoria considerate come l’insieme delle zone che il racket variago sfruttava e controllava, venivano perciò spartite fra i diversi componenti della druzhina, che in origine era formata da coetanei scapoli. Alla morte del capo, il potere logicamente passava nelle mani del più anziano ancora vivo e le zone venivano ridistribuite in base alla loro importanza o dall’arbitrio del nuovo capo, fra i superstiti della druzhina.
Questo modo di fare fu una delle cause delle continue lotte (secolari) fra i principi russi alla morte del più anziano di loro, chiamato Gran Principe, perché si accavallava col diritto ereditario dei figli del defunto, più vicino al nuovo ordine bizantino, ma mai completamente assimilato ed accettato, fino all’ascesa di Mosca.
Teoricamente nessun principe aveva il diritto di occupare lo stesso territorio per tutta la vita e l’unica eredità che poteva trasmettere, senza litigare con nessuno dei parenti, era la ricchezza personale e basta ! Quando questa ricchezza personale si trasformò in proprietà terriera con tutto quello di vivente (compresi gli uomini) che c’era su di essa (vòtcina), lo stato russo diventò finalmente assolutistico e unitario.

23. Per chiudere

Alla fine di questa ricerca sono quasi sicuro di poter dire che la storia delle origini della Rus’ di Kiev possa essere riscritta così:

• Intorno al VI-VII sec. d.C. la Pianura Russa è abitata al nord principalmente dai Balti, mentre al sud continuano a sussistere resti dei Goti e di altri popoli associati con questi
• Gli Slavi che premono nei Balcani sull’Impero Bizantino vengono in parte assorbiti nell’Impero, ma gli altri vengono spinti al di là dei Carpazi verso nordest dove cominciano a popolare la Pianura Russa e a ricacciare verso nord i Balti autoctoni
• Gli Scandinavi: Danesi, Norvegesi e Svedesi, attratti dalle ricchezze del sud dell’Europa cercano una strada verso il Mediterraneo e in particolare i Norvegesi si spostano verso le coste più vicine e cioè Inghilterra e Francia, i Danesi, meno numerosi e più prudenti si spostano molto di meno e gli Svedesi concentrano le loro attenzioni sul Mar Baltico
• Le tribù finniche spinte dai movimenti della steppa meridionale si muovono verso nordovest e in parte verso sud dal centro d’irradiazione che sembra essere più o meno l’alto corso del Volga
• A questo punto nella Pianura Russa abbiamo una massiccia immigrazione slava da ovest, una minore finnica dal nordest e una migrazione in maggioranza turca di passaggio dalla steppa ucraina, mentre i Vichinghi svedesi visitano con sempre più frequenza le coste del Baltico in piccolissimi contingenti
• Scoperta e definita finalmente l’importanza della Pianura Russa come centro di raccolta di merci d’alto prezzo (soprattutto gli schiavi), i Vichinghi Svedesi o Variaghi cominciano una sistematica azione di rapina stagionale nella zona dei Grandi Laghi del Nord, ma senza alcun ordine particolare e solo nella bella stagione (aprile-ottobre)
• Sempre più bande svedesi sono attratte da questo commercio di rapina e ciò provoca la predominanza di una band su tutte le altre con la formazione di un racket monopolistico nella zona dei Grandi Laghi, così che chi vuol partecipare a questo commercio deve chiedere l’autorizzazione alla mafia variaga prima di intraprendere un viaggio per la Pianura Russa
• I tragitti verso sud sono principalmente due: uno via Bolgar lungo il Volga e l’altro via Kiev, entrambi controllati dai Cazari
• Per transitare lungo questi itinerari bisogna dichiarare di far parte della mafia dei Grandi Laghi alla quale, chissà perché, viene attribuito il nome di Rus’ (analogamente a Cosa Nostra, Sacra Corona Unita o altre)
• La raccolta delle merci non pone grandi problemi al principio, poichè con le armi si riesce abbastanza bene e a buon mercato, ma quando viene raggiunto il limite di sfruttamento delle popolazioni locali c’è un tentativo di alleanza con la mafia slavena locale al nord. I tentativi con vari tafferugli e rese di conti sfociano nella ricacciata del racket variago dalla zona dei Grandi Laghi
• Purtroppo gli Slaveni da soli non riescono a gestire il lucroso commercio che già è aumentato e devono di nuovo ricorrere ai Variaghi che ritornano nella zona, instaurando stavolta un racket ancora più duro, con il capomafia Rjurik (IX sec.)
• Alla morte di Rjurik si giunge ancora una volta al limite di sopportazione e Oleg, suo vice, e Igor, suo figlio, devono trasferirsi a Kiev dove ingannando la buona fede di due altri “picciotti” di Rjurik, Askold e Dir, riescono a insediarsi quali nuovi capi della comunità variaga di questa città
• Le cose però stanno cambiando in seno all’organizzazione mafiosa variaga e qualcuno comincia già a pensare di venir fuori dall’esercizio della pirateria e a cominciare a pensare di diventare uno stimato e benedetto signore di questa grande e bella città che è Kiev del X sec.
• Oleg convince Igor a sposare una variaga, ma non una figlia di “quelli delle bande”, ma nata qui dai variaghi che sono residenti nel nord da anni e che non fanno parte del racket di Rjurik, la bella Olga.
• Costei comincia ad introdurre fra i Variaghi della druzhina del marito le prime idee di avvicinamento agli Slavi e come esempio di buona volontà verso la comunità slava di Kiev fa dare un nome slavo al figlio avuto da Igor
• Igor viene ucciso in un giro di rapine per una vecchia vendetta e il figlio avuto da Olga, Svjatoslav, non riesce a prendere il controllo della cupola mafiosa perché troppo piccolo d’età. E’ Olga che, con grande scandalo della vecchia mafia, prende le redini in mano della situazione
• Olga però non vuole sottostare alle vecchie regole e cerca di creare uno stato tutto per lei, per il momento, e poi per suo figlio, al tempo giusto, staccato dalla mafia variaga e cerca di imitare gli stati nati nei grandi domini europei
• Suo figlio però è troppo legato e condizionato dal vecchio ordine mafioso e, non appena sua madre muore, mette immediatamente mano ad un progetto di allargamento degli affari specialmente con Costantinopoli
• Per sua sfortuna Svjatoslav viene ucciso dai Peceneghi (971 d.C.) e la mafia variaga scompare.

Dunque, eliminato l’ultimo capomafia – Svjatoslav - e ormai chiara la fusione fra Slavi e Variaghi, la Rus’ di Kiev si avvia a diventare stato con la mediazione di Costantinopoli e dell’ideologia cristiana.
Da quel momento in poi, i discendenti della “mafia dell’acqua”, ormai sangue-misto con gli Slavi, si trasformeranno in ... PRINCIPI RUSSI
... che conserveranno l’antichissima sete di arricchirsi della cupola variaga fondatrice e che col passar dei secoli non si attenuerà mai.
Anzi ! Porterà alla frammentazione della Terra Russa in tanti staterelli retti
da cugini e parenti sempre in lotta fra di loro.

AL PROSSIMO SAGGIO - LA NASCITA DI MOSCA

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Letteratura scelta

Le opere sono in grandissima parte in lingua straniera e la città dove ogni libro è stato pubblicato,
indica la lingua in cui esso è stato redatto

Per la storia anticorussa fondamentali sono le seguenti opere:

Autori Varii Come fu battezzata la Rus’ Mosca 1989
M. I. Artamonov Storia dei Cazari rist. Mosca 2001
A. Bartha Preistoria del popolo ungherese Budapest 1988
I. Belaev Struttura della vita a Polozk Mosca 1872
L. N. Gumiljov L’antica Rus’ e la grande steppa Mosca 1992
V. Kljucevskii Corso breve di storia russa Mosca 2000
N. Karamzin Storia dello Stato russo, 1° volume rist. Mosca 1998
E. A. Melnikova (redattrice) L’antica Rus’ alla luce di fonti straniere Mosca 1999
S. F. Platonov Corso completo di lezioni di storia russa S. Pietroburgo 1999
R. Pipes La Russia Milano 1974
B. A. Rybakov La Rus’ di Kiev e i principati russi Mosca 1993
S. M. Solovjov Sulla storia dell’antica Russia Mosca 1992
A. N. Sacharov La diplomazia dell’antica Rus’ Mosca 1980
A. N. Sacharov La diplomazia di Svjatoslav Mosca 1991

Le opere archeologiche sono varie e ponderose e la scelta è stata difficile


L. Gumiljov La scoperta della Cazaria Mosca 2001
M. Gimbutas I Balti Milano 1967
J. Hermann (red.) I Germani. Un manuale – Vol. 1 Berlino 1988
J. Hermann Fra Hragin e Vineda Berlino 1976
V. Janin (redat.) Scavi e ricerche archeologiche in URSS Mosca 1985
A. Mongait Archeologia nell’URSS Hammondsworth 1961
B. A. Rybakov (redattore) Ugrofinni e Balti nel Medioevo Mosca 1987
V. Sedov Gli Slavi nel primo Medioevo Mosca 1995
F. Schlette Alla ricerca dei nostri antenati Berlino 1982
Varii Autori Dal Mille al Mille Milano 1995

Fondamentale e insuperabile per la geografia della Pianura Russa

P. George Geografia dell’URSS Roma 1975

e per l’idronimica storica

R. A. Ageeva Idronimica del Nordovest russo come fonte di
informazione culturale storica Mosca 1989

Per i Variaghi o Vichinghi, la letteratura è vasta, ma tre opere sono fondamentali, una scritta da un danese, una scritta da un francese e l’altra da un inglese, con punti di vista sensibilmente diversi

R. Boyer La Vita quotidiana dei Vichinghi Milano 1994
J. Brønsted I Vichinghi Torino 1976
G. Jones I Vichinghi Roma 1977
e inoltre
F. Durand I Vichinghi Parigi 1965
J. Hermann Slavi e Scandinavi Mosca 1986
W. zu Mondfeld Viaggio Vichingo Bergisch-Gladbach 1986
N. I. Vasiliev e altri La Rus’ e i Variaghi Mosca 1999

Sull’architettura e sulle città russe fondamentali

V. V. Jakovlev Storia delle fortezze S. Pietroburgo 1995
V. Janin (redat.) Storia e Cultura della città antico-russa Mosca 1989
Coniugi Oplovnikov Il legno e l’armonia Mosca 1998
P. A. Rappaport L’architettura antico-russa S. Pietroburgo 1993

Altre opere consigliate:

V. I. Bolsciakov I confini della civiltà russa Mosca 1999
D. Cizhevskii Storia dello spirito russo Firenze 1965
J. Diamond Armi, acciaio e malattie Torino 1998
W. Durant L’età della fede Parigi 1963
A. V. Judin La cultura spirituale russa Mosca 1999
A. P. Kazhdan Bisanzio e la sua civiltà Roma 1995
J. A. Krasnov Strumenti agricoli antichi e medievali dell’Europa Orientale Mosca 1987
V. V. Kursov Storia della Letteratura anticorussa Mosca 1998
G. Ostrogorskii Storia dell’Impero bizantino Torino 1995
N. M. Nikolskii Storia della Chiesa Russa Mosca 1988
F. Puech Le religioni dell’Europa Centrale Precristiana Bari 1988
R. Picchio La letteratura russa antica Milano 1993
E. A. Razin Storia dell’arte della guerra VI-XVI sec. S. Pietroburgo 1994
J. S. Rjabzev Antologia di storia della cultura russa Mosca 1998
A. N. Sobolev La mitologia slava S.Pietroburgo1999
P. Sinjavskii Ivan lo Scemo Napoli 1993
S. D. Skljarenko Svjatoslav – romanzo storico Minsk 1989
A. J. Toynbee Costantino Porfirogenito e il suo tempo Firenze 1987
Varii Il popolo russo, termini, ricerche, analisi Mosca 2001
G. Vernadskii Le origini della Russia Firenze 1965

e molte altre, anche in Internet al sito del Patriarcato di Mosca e di quello di Kiev.

ALDO C. MARTURANO


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LA NASCITA DI MOSCA XII sec.


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