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208. 17) - LA GUERRA PER LO SCHLESWIG-HOLSTEIN DEL 1864


Sull'orizzonte europeo compare il «pazzo giovane gentiluomo campagnolo»
il giovane Bismarck.

Il Re Federico VII di Danimarca, dopo la fine della fortunata guerra per lo Schleswig, aveva in un manifesto del 20 gennaio 1852 dato l'assicurazione che avrebbe lasciato inviolati i diritti dei due ducati tedeschi, soggetti al suo scettro, come era stato fatto in passato.
Sulla natura di questi diritti però si aveva a Copenaghen un concetto diverso da quello di Schsleswig e di Glukcsburg.
Il collegamento fra i due ducati fu reso difficile in ogni modo dal Governo, le autorità comuni furono abolite, s'innalzarono barriere doganali, si spedirono impiegati e maestri danesi, come pure guarnigioni danesi in paese tedesco, e addirittura si dichiarò il Danese lingua della Chiesa e della scuola nello Schleswig.

Non c'era quindi da meravigliarsi se la tensione perdurava nei ducati dell'Elba. Intanto moriva il 15 novembre 1863, il Re Federico VII, l'ultimo rampollo della linea reale della casa di Oldenburgo, regnante dal 1640 in Danimarca e nello Schleswig-Holstein.
In questo caso il protocollo di Londra del 1852 aveva assicurato la successione al trono su tutta la monarchia danese alla casa di Glücksburg. Ma, siccome la deliberazione delle grandi Potenze trasgrediva l'ordine di successione al trono vigente nei ducati dell'Elba, la linea di Augustenburg, derivata nel 16.° secolo dalla casa reale danese, aveva con l'appoggio della dieta federale di Francoforte sollevato una protesta, mentre Prussia ed Austria avevano riconosciuto il protocollo londinese.

Ora quando, dopo la morte di Federico VII, salì sul trono danese il «principe protocollare», Cristiano IX di Glücksburg (piuttosto antipatico ai Tedeschi soprattutto, perché nell'ultima guerra aveva avuto un comando) il principe ereditario Federico di Augustenburg prese il titolo di duca di Schleswig-Holstein; annunziò, per mezzo dell'inviato badense, la sua salita sul trono alla dieta federale francofortese e chiese fosse riconosciuto e appoggiato il suo diritto ereditario.

Allora Cristiano IX emanò nel novembre 1863, sollecitato dal così detto partito danese dell'Eider, una nuova costituzione, che proclamava l'incorporazione dello Schleswig nella Danimarca. Tuttavia la maggioranza degli impiegati dello Schleswig rifiutò di giurare la sua imposta costituzione; in tutto il paese fu sollevata da comizi popolari una violenta protesta. Anche l'opinione pubblica nel resto della Germania domandò con impeto appassionato la liberazione dei fratelli di stirpe, languenti sotto la signoria straniera.
Con dei proclami il Re Massimiliano II di Baviera sollecitava col più caldo zelo il riconoscimento del legittimo signore dello Schleswig Holstein; i Governi del Baden, del Braunschweig e di altri medi e piccoli Stati gli facevano coro.
Il principe Federico di Augustenburg formò un ministero per lo Schleswig-Holstein, che per il momento doveva risiedere a Gotha, e fece preparativi per armare corpi di volontari.

Il Re Giovanni di Sassonia propose a Francoforte di occupare immediatamente, in nome della confederazione, i ducati «fino al momento che la confederazione fosse in grado di trasmettere questi paesi al successore da essa riconosciuto come legittimo, perché li governasse».
Tanto la lega nazionale del partito dei piccoli Tedeschi, quanto la lega riformatrice del partito dei grandi tedeschi pretendevano il riconoscimento del duca Federigo e il distacco dei ducati dalla Danimarca.
Nell'unanime desiderio di veder posto un termine nel Baltico alle condizioni turpi per il grande popolo tedesco parvero tramontare tutte le divergenze e le stupide liti dei partiti.

Sembrò che per la Prussia si fosse presentata un'occasione favorevole per riacquistare di un colpo il perduto favore popolare facendosi avanti in nome della Germania. Quindi non solo si ritenne un errore politico, ma un'inconcepibile cecità che il Bismarck dichiarasse di persistere come fatto in precedenza nel riconoscimento del protocollo londinese e di voler ammettere un'intervento della confederazione tedesca solo entro i limiti di quel trattato internazionale.

l Re Guglielmo stesso desiderava con la gran maggioranza del popolo tedesco il riconoscimento della successione al trono della linea di Augustenburg, e ancor più energicamente lo bramava suo figlio, il principe ereditario Federico Guglielmo.
Tuttavia Bismarck spiegava che uno Stato come la Prussia non poteva promuovere una politica guidata da considerazioni sentimentali; che "non era desiderabile che dello Schleswig-Holstein si formasse un nuovo Stato mezzano, ma si doveva sfruttare l'occasione favorevole per consolidare la potenza della Prussia sul Baltico".

Anche i più fidati seguaci cominciarono a non raccapezzarsi più sul conto dello statista dirigente, quando egli, in pieno accordo col Governo austriaco, propose alla dieta federale per l'esecuzione del protocollo londinese la espulsione del principe Federigo di Augustenburg da Kiel; ciò significava, così suonavano le accuse nelle diete e nella stampa, sacrificare un diritto inoppugnabile dei ducati, e un potente interesse della Germania.

Con la maggioranza di 275 voti contro 51 la Camera dei deputati prussiana approvò una dichiarazione che essa intendeva «opporsi con tutti i mezzi legali a sua disposizione, a una politica, la quale non poteva avere altro risultato che consegnare da capo i ducati alla Danimarca, e provocare in Germania la guerra civile».

Ma il Bismarck tenne fermo alla sua opinione, con saldezza e intrepidezza di propositi, perché gli sembrò decisiva per il bene del Re e dello Stato: all'incontro egli, in completo accordo col Rechberg, chiese l'abrogazione della «costituzione generale» imposta ai ducati, e lo chiese contro una decisione negativa della dieta federale, che non voleva acconsentire neppure a un indiretto riconoscimento dei diritti ereditari di Cristiano IX.
Quando la corona danese non tenne alcun conto di questa domanda, 40.000 Prussiani e 28.000 Austriaci marciarono, nel cordo del gennaio 1864, sull'Eider. Gli Austriaci erano comandati dal tenente generale von Gablenz, i Prussiani dal principe Federigo Carlo; ma il comando supremo sull'intero esercito era affidato al maresciallo prussiano Wrangel.

Il Governo danese aveva invano tramato per procacciarsi alleati. Il gabinetto inglese perdurava nella più esatta osservanza del protocollo londinese, ma era scontento della Danimarca, perché non voleva tener conto delle giuste lagnanze delle grandi Potenze tedesche, fedeli al trattato.

Lo Zar Alessandro dette piena libertà di fare alla Prussia, giacché essa si era mostrata una alleata sicura nell'occasione dell'insurrezione polacca.
Quanto a Napoleone lui non poteva atteggiarsi, nonostante le vivaci simpatie in Francia per i Francesi del nord, contro il principio di nazionalità da lui stesso messo avanti, e inoltre aveva dovuto mandare le migliori sue truppe nella spedizione messicana.

Così la Danimarca dovette addossarsi da sola la impari lotta. Il 10 febbraio 1864 le milizie prussiane ed austriache passarono l'Eider a Cluvensieck. Il primo urto dei Prussiani con i Danesi comandati dal Generale de Meza, a Missunde, fu un insuccesso.
L'ordine del giorno del principe Federigo Carlo, redatto nello stile del bollettino napoleonico, dove era detto che nell'avvenire ognuno che si potesse gloriare: "Io sono un canonniere di Missunde!" avrebbe avuto la risposta: "Ecco un eroe"! fece tanta penosa impressione.

Più fortunati furono gli Austriaci a Danewirk presso Overselk: e dato che c'era da temere che i Prussiani dopo il passaggio della Schlei potessero piombare alle spalle dei Danesi, il Danewirk, considerato come imprendibile, fu sgombrato. Questo fu un buon successo. Con tutto ciò lo stesso stato maggiore prussiano confessa che tutta la prima parte della campagna appariva una catena ininterrotta d'errori.
La retroguardia danese fu attaccata dal Gablenz e battuta dopo uno scontro violento; il grosso dell'esercito danese si riparò nel golfo di Flensburg sotto la protezione dei cannoni delle trincee di Düppel. Compito del principe Federigo Carlo fu di strappare al nemico quella importantissima posizione.

Dopo il restauro del terzo anti-fosso si poté, il 18 aprile, procedere all'assalto; nel pomeriggio tutte le trincee erano state prese dai Prussiani. Frattanto l'Inghilterra aveva elevato la sua protesta contro l'avanzata dei Prussiani nella penisola dello Jütland.
Anche il Governo austriaco dichiarava di considerare come conseguito lo scopo dell'esecuzione federale con la liberazione dello Schleswig.
Il Bismarck dovette adoperare tutta la sua arte diplomatica per impedire che la Prussia dovesse accontentarsi di un mezzo successo militare. Finalmente gli Stati belligeranti s'accordarono con le grandi Potenze di aprire il 12 aprile in Londra trattative di pace.

Con l'invio del von Manteuffel a Vienna si ottenne che anche il corpo del Gablenz avesse a entrare nello Jütland. Al congresso di Londra doveva ammettersi anche un rappresentante della confederazione tedesca.
Dovette sorprendere che lo statista prussiano gettato l'occhio proprio sul suo avversario, il ministro sassone von Beust. «Ella deve»; gli disse il Bismarck: «fare in Londra la parte dell'enfant terrible! ».

Il Beust era stato fino allora il più eloquente avvocato della politica degli Stati mediani rispetto allo Schleswig-Holstein. Certo al Bismarck non dispiaceva che al Congresso, accanto alla rigida e prosaica opera diplomatica, si esprimesse anche l'enfasi tedesca nazionale; e il Beust infatti anche al Congresso perorò battagliero la completa separazione dei ducati dalla Danimarca.
Certamente la definitiva soluzione del problema fu ottenuta non con l'arte diplomatica, ma anche con i buoni successi delle armi tedesche sul teatro della guerra.

Al posto del Wrangel il principe Federigo Carlo aveva assunto il comando supremo sugli eserciti alleati, il Generale Herwerth von Bittenfeld la direzione dell'esercito di Düppel. Nella notte del 29 giugno fu eseguita splendidamente un'impresa allestita con grande cura. La traversata all'isola di Alsen di fronte a un nemico forte che dominava il mare, e fu il fatto d'arme più notevole di tutta la campagna.
Verso mezzogiorno lo Herwerth poté annunziare dalla testa di ponte di Sonderburg che l'isola era stata conquistata. Il progetto di prendere anche l'isola di Zùnen non fu più attuato.
A quel punto il Governo danese dovette considerare in pericolo la sicurezza della capitale, e cambiò atteggiamento. Il ministero del partito dell'Eider Monrad cedette il posto a un gabinetto, formato dei partigiani della pace, sotto la presidenza del Bluhme.

Il 18 luglio fu conclusa in Christiansfeld una tregua. Si era venuta frattanto compiendo una importante mutazione, perché Bismarck ormai eseguì per davvero la sua precedente dichiarazione: che avrebbe considerato, se la caparbietà della Danimarca avesse provocato la guerra, come decaduto il trattato londinese del 1852, e si disimpegnò da tutti gli obblighi, derivanti dal protocollo.

Siccome le più importanti azioni di guerra erano state compiute dal contingente prussiano, era per lui indubbio che non si potesse arrivare alla pace prima che fosse assicurato alla Prussia un notevole vantaggio.
Questo scopo, nonostante la destrezza, l'accortezza e l'energia, che lo statista prussiano seppe spiegare d'accordo col suo monarca, con i colleghi e con le camere, con gl'inviati e coi generali, fu secondo la sua stessa confessione più difficile a conseguirsi che qualsiasi altro scopo che gli si presentò durante la sua carriera politica, così ricca di eventi.
Soprattutto il Rechberg cercò di contrariare l'egoistica politica del Bismarck. Egli accennò a fare del principe d'Augustenburg il sovrano dello Schleswig-Holstein, purché si obbligasse a non concludere alcun accordo particolare con la Prussia.

Quando poi Bismarck fece dipendere il riconoscimento prussiano dalla condizione che il ducato si subordinasse nei rapporti militari alla Prussia e le cedesse il porto di Kiel, il duca Federigo rifiutò.
Quindi l'avvenire dei territori conquistati fu del tutto incerto, allorché il Re Cristiano IX nei preliminari di pace del 10 agosto e nel definitivo trattato di pace di Vienna del 30 ottobre 1864 rinunziò alle sue pretese sui ducati; la facoltà di disporre delle sorti dei territori ceduti fu lasciata in comune alla Prussia ed all'Austria.

Un ardente desiderio del popolo tedesco era soddisfatto; i ducati erano conquistati per la Germania; ma era quasi impossibile dubitare che per il premio della lotta sarebbe scoppiato un nuovo conflitto, con cui si sarebbe sciolto il problema dell'egemonia in Germania.

E non poteva che essere così

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