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118. I PROGRESSI (?) DELLA NUOVA RIFORMA


Capannelli di preti, contadini, cavalieri, nobili nullatenenti o ricchi opportunisti,
tutti in attesa di una rivolta preannunciata ( Incisione dell'epoca di Hanns Tirol)


Lontano dalla lotta, nella sua selvaggia solitudine, con la penna sempre in mano, Lutero trascorreva le sue giornate dentro quattro mura, proprio nel momento in cui l'intera Europa si stava agitando e la situazione in Germania politica e religiosa diventava sempre più critica; ma era stato proprio lui a renderla tale.
Anzi c'era in giro una vera e propria aria di rivoluzione e ne fu perfino allarmato, ed ebbe subito la tendenza a ritornare a lottare a Wittenberg.

Il movimento iniziato da Lutero, dieci mesi prima, anche senza di lui aveva preso un grande slancio. Quando il monaco, nell'entusiasmo della sua convinzione, aveva lanciato le sue formidabili accuse contro i papisti, egli non si era reso conto delle conseguenze pratiche. Ma i suoi sostenitori non erano tenuti ad alcuna regola, e quindi correvano verso queste estreme conseguenze.

Perfino monaci e preti lasciavano i conventi e le chiese, si univano ai contadini, formando capannelli con i nobili nullatenenti che speravano di riavere qualcosa, o con quelli che speravano di ingrandire ciò che avevano. Nel turbine di questa anarchia, qualche prete e monaco cominciava già a prendere moglie. Il suo fido discepolo Carlostadio, risolvendo a suo modo una vecchia controversia, introduceva nella messa entrambe le specie della cena, e trasformava così radicalmente il carattere della messa cattolica, preparandone la negazione e la scomparsa.

I principi tedeschi, che erano divenuti potenti dopo la caduta degli Hohenstaufen, opportunisticamente - con la predicazione di Lutero - svincolati dai doveri morali verso la Chiesa cattolica, si affrettavano a secolarizzare i beni ecclesiastici e a prenderli per sé. Non tutte queste conseguenze furono forse volute, almeno in origine, da Lutero; ma esse ormai si imposero come risultato necessario di una scossa violenta data all'organismo non ancora saldo della Germania moderna.
Anzi, queste improvvise conseguenze spiegano proprio il successo travolgente della riforma luterana, poiché i consensi furono più numerosi e risolutivi nella visione promettente di questi interessi materiali (quando cade un governo, un regime, una dittatura, e lo Stato è allo sfascio, è incontrollabile, gli ex nemici diventano tutti amici e pasteggiano sui resti, perfino abbuffandosi, trovando sempre un reciproco accordo con la formula "questo a me e questo a te" ripetuta all'infinito, cioè fino a quando non resta proprio più nulla da spartirsi).

Lutero fu trascinato dietro queste ondate travolgente, e si sentì obbligato a compiere ineluttabilmente tutto il cammino che proprio lui aveva incominciato. Egli non poteva disconoscere che la negazione dei vincoli della Chiesa non portasse con sé anche la negazione del vincolo dei voti religiosi e il principio dei divorzi dagli stessi; onde scrisse il «De votis monasticis», ma ebbe cura di esaltare i vincoli, quando fossero volontariamente contratti e volontariamente rispettati.

Egli non poteva ormai difendere, nella sua integrità, il rito della messa, e scrive l'opuscolo sugli abusi della messa. Egli non poteva impedire la secolarizzazione dei beni ecclesiastici, che era il maggior movente della adesione dei principi e della nobiltà alle idee della riforma; e dovette assistere agli abusi dei principi laici, che (ora) non erano certo meno gravi di quelli dei grandi dignitari della Chiesa. Le angherie erano uscite dalla porta e rientravano ora dalla finestra.

Mentre Lutero era nella Wartburg, la rivoluzione si scatenava in tutta la sua forza, e oltrepassava le intenzioni di Lutero. La sua dotta Wittenberg era preda di profeti che aizzavano e ubriacavano la folla col loro fanatismo; il suo discepolo Carlostadio fondava la setta dei sacramentari, che non ammettevano che un solo sacramento, il battesimo; l'abbandono dei conventi da parte dei monaci e i matrimoni dei religiosi erano ormai frequenti; qua e là guizzavano le prime fiamme della rivoluzione sociale, che tra breve dovrà travolgere le classi rurali della Germania.

Allora Lutero ebbe paura dell'incendio, che egli stesso aveva acceso; e lanciò un appello, a tutti i cristiani, perché si guardassero dalla rivolta. E poi, contro l'invito dell'Elettore di Sassonia, abbandonò il suo isolamento a Wartburg, e rientrò a Wittenberg, dove il fermento delle nuove dottrine era divenbtato il più pericoloso.
Egli volle essere subito il pacificatore. Nei suoi nuovi sermoni, Lutero condanna le violenze e le innovazioni precipitose, e predica la carità, senza la quale la fede e inutile. Per la fede, egli si propone di divulgare subito il testo della traduzione della Bibbia, che si cominciò a pubblicare nel 1523 e che doveva nove anni più tardi offrirsi completa alla divulgazione della stampa. Per l'educazione morale del popolo, egli comprende la necessità della scuola, e muove un appello ai principi e ai consiglieri delle città, perché vogliano curare una grande e completa organizzazione scolastica, fondata sulla religione e capace di impedire le perniciose letture del passato.

Pareva quasi che egli volesse ritornare sui suoi passi, e mettere un argine a quelle torbide acque, che aveva scatenato.
La folla accorreva da luoghi lontanissimi per ascoltare la sua parola; i suoi scritti, stampati nella tipografia di Lother a Wittenberg, venivano presto riprodotti a Francoforte, a Erfurt, a Lipsia, a Norimberga, ad Augusta, a Basilea. I suoi ammiratori erano ormai legione: Luca Cranach lo ritraeva col pennello; Hans Sachs lo glorificava col verso.

Tra i suoi seguaci e discepoli, oltre Carlostadio, che Lutero doveva quasi subito condannare e maledire; si può ricordare l'opera di Ulrico di Hutten, che sosteneva presso Carlo V la formazione di una grande chiesa nazionale tedesca, sulle basi delle dottrine purificate di Lutero, e l'assidua predicazione di Filippo Melantone (Schwarzerd), che fu valido cooperatore di Lutero e continuatore della sua rivoluzione religiosa.

Ma Lutero era appena rientrato in Wittenberg, con l'Università ansiosa di riavere il grande maestro e scrittore, che tanto prestigio aveva recato ad essa e alla sua chiesa, e già, nel maggio dei 1522, il prevosto di Kemberg, mettendo in pratica gli insegnamenti del maestro, passa a nozze, e il suo esempio era seguito da altri due sacerdoti. Carlostadio, portando avanti la dottrina di Lutero, aveva proclamato l'abolizione dei voti monastici e l'accesso al matrimonio dei frati e delle monache; di modo che già si iniziava l'abbandono dei monasteri e si scioglievano i vincoli, che, per tanti secoli, avevano fatto prosperare famosi conventi, ricchi di memorie e di pace, e che avevano dato la serenità del lavoro e degli studi a tante anime inquiete, desiderose di tranquillità e di spiritualità.

Era, questa, una estensione pericolosa delle dottrine di Lutero. Nello scritto «de votis monasticis», composto come si é detto, nell'eremo della Wartburg, fin dal 1521, egli aveva avvertito che mancava nelle scritture sacre la prescrizione precisa dei voti monacali; ma aveva ammesso pienamente il valore di questi voti, spontaneamente contratti con la religione, e aveva esaltato l'obbedienza alle legge divina.
Se si era scagliato contro le cattive abitudini di certi ordini, ciò era avvenuto soltanto perché Lutero condannava che i monaci preferissero i conventi dove regnava l'abbondanza, e non quelli che tenevano la regola della giusta dedizione di ogni beneficio terreno a Dio.

Risulta inoltre nettamente, dagli scritti di Lutero, la distinzione tra il celibato dei preti, che egli condannava come imposto dalla Chiesa, e il voto monastico, che era invece volontariamente contratto e che doveva essere rispettato.
Non esitò quindi Lutero a condannare le novità di Carlostadio, benché non fossero che una conseguenza ardita, ma non illogica, delle sue dottrine; tuttavia non poté frenarne la predicazione e gli effetti deleteri nella società germanica di quegli anni.

Anzi egli dovette veder proclamata dai suoi discepoli l'abolizione dei santi e delle reliquie e l'adozione del calice nel sacramento dell'eucarestia.
Contemporaneamente, altre figure di sedicenti profeti si agitavano in Wittenberg: Nicola Storck, operaio tessitore, e Marco Thomas, già studente di Wittenberg, i quali si dicevano favoriti da rivelazioni divine e trascinavano le plebi con le loro demagogiche predicazioni. Lutero condannava questi eccessi; tuttavia alcuni di essi avevano fatto breccia perfino nell'animo mite ed eletto di Melantone. Questi come Lutero si era scagliato contro il celibato ecclesiastico, ch'egli considerava come uno stato contro natura.
Lutero aveva sempre condannato il celibato del clero, e sempre sostenuto l'opportunità per i sacerdoti di prendere moglie, più tardi pure lui convolò a nozze, il 23 giugno del 1525, e (si può dire) "recuperò terreno" con Katharina von Bora. La donna, 28 enne, ex monaca anche lei fin dalle giovane età, con sedici anni meno del grande teologo di Wittenberg (che ne aveva 44), si sarebbe dimostrata una consorte devota, madre di sei figli e governante di una casa dove alla già numerosa prole vivevano pure alcuni giovani studenti provenienti da famiglie in precarie situazioni economiche. Il matrimonio venne però celebrato all'insaputa di Melantone, che se ne risentì. L'amicizia e la profonda stima fra i due teologi tedeschi si mantenne però sufficientemente salda per il resto della loro vita.
Ma parleremo ancora - nel prossimo capitolo - di questo matrimonio e di questa scelta di Lutero, che fu circondata da tanti sarcasmi dei suoi nemici.

Si rivelava così, fin dagli inizi, il carattere singolare della predicazione di Lutero, adatta a far nascere, quasi senza freno, nuove dottrine sempre più audaci e diverse, dopo che era stato sconvolto il principio d'ordine e di disciplina, che è insito nel concetto stesso della religione.

E forse Lutero medesimo ebbe il senso del vizio intimo della sua dottrina, quando, richiesto dall'Elettore Giorgio. sui motivi che lo avevano indotto a partire dalla Wartburg e a rientrare in Wittenberg, egli adduceva, non soltanto il desiderio di aderire ad un invito della chiesa, che aveva dato prestigio alla sua predicazione, ma soprattutto il desiderio di frenare il disordine introdottosi nel suo gregge e di impedire una insurrezione forse imminente (lett. del 5 marzo 1522).

Ma Lutero si era appena impegnato nella sua fervida azione di freno contro gli eccessi dei rivoltosi; e già, nello stesso 1522, i Cavalieri della Svevia e del Reno, che avevano operato un rinnovamento sociale dalla rivoluzione religiosa, guidati da Franz von Sickingen, invadono le terre del vescovo di Treveri, per compiere a loro profitto quella secolarizzazione dei beni ecclesiastici che, fino allora, aveva giovato soltanto ai grandi dell'Impero; inoltre minacciano anche le terre dei principi e delle città libere, che erano state confiscate a favore di costoro.

La rivolta é subito contrastata dall'alta nobiltà, che ebbe anche in questa occasione l'appoggio di Lutero (deludendo così i contadini che fino allora lo avevano appoggiato); i rivoltosi furono dall'alta nobiltà vinti, ma essi si dispersero fra i contadini e il popolo minuto dell'Alsazia, della Turingia, della Franconia, della Sassonia e dell'Assia, che avevano già formato leghe di resistenza contro i grandi feudatari e contro le chiese, e con la predicazione e con l'esempio incitarono alla rivoluzione, che doveva, in quegli anni, insanguinare tutta la Germania.

Il moto religioso suscitato da Lutero, promettendo un nuovo regime, doveva necessariamente trascendere, sotto l'impulso degli ultra-rivoluzionari, in una sanguinosa guerra sociale.

E proprio di questi impulsi rivoltosi
parleremo nel prossimo articolo

LA RIVOLUZIONE DEI CONTADINI E LA RIFORMA > >

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