24. IL CONSOLIDAMENTO DELLE MONARCHIE ELLENISTICHE


Pirro Re di Macedonia

RIEPILOGO - CONSOLIDAMENTO DELLE MONARCHIE ELLENISTICHE -
IL TERRITORIO IN ORIENTE: LE CONOSCENZE DELLO STESSO - MORTE DI CASSANDRO (297 a.C.) - PIRRO RE DI MACEDONIA (288 a.C.) - MORTE DI DEMETRIO (283 a.C.) - PACE ANTIOCO E ANTIGONE (277 a.C.)

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seconda parte
IL REGNO MACEDONE DI ANTIGONO GONATA - ORDE DI CELTI IN TRACIA, GRECIA, ASIA MINORE (279 a.C.) - LA MORTE DI PIRRO (273 a.C.) - LA GUERRA CREMONIDEA (266 a.C.) - BATTAGLIA DI ANDRO (257 a.C.) - ARATO SICIONE LIBERA CORINTO (243 3 a.C.) - SPARTA: RE AGIDE DEPOSTO, CLEOMENE RE (235 a.C.) - I MACEDONI RITORNANO IN GRECIA (223 a.C.) - ANTIGONO SCONFIGGE CLEOMENE NELLA BATTAGLIA DI SELLASIA (221 a.C.) - MORTO ANTIGONO E CLEOMENE, REGNA IN GRECIA E MACEDONIA FILIPPO (220 a.C.)
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Ricapitoliamo innanzitutto in breve il periodo precedente. A Salamina e al Pireo, nel 307, Demetrio Poliorcete, figlio di Antigone, era uscito vincitore in una delle più grandi battaglie della storia navale, e la gloria che gliene derivò si manifestò sotto forma di onori divini da parte delle città più compiacente. Antigono suo padre, venne informato della splendida vittoria mentre stava attendendo alla costruzione di Antigonea sull'Oronte, e si sentì incoraggiato a fare il grande passo dell'assumere il titolo regale per sé e per il figlio. Con una ben orchestrata scenografia, prima l'ammiraglio Aristodemo, poi l'esercito, poi la folla ateniese acclamarono entrambi re Antigono e suo figlio Demetrio.
Dunque la clamorosa vittoria su Atene aveva dato occasione al sorgere dei due nuovi re, e perciò sulle monete di Demetrio e di Antigono si vede la dea della vittoria con la nave e il tridente. Ma il monumento di gran lunga più significativa della vittoria doveva poi ergersi a Samotrace: la Nice alata di Samotrace fa ancora mostra di sè oggi nel Louvre.

Questa auto-restaurazione dell'impero d'Alessandro era del resto già da Antigone -prima ancora della vittoria di Demetrio- stata proclamata, e il suo centro, come capitale sarebbe nata una città sull'Oronte, nella Siria settentrionale, che Antigono stava già fondando dandogli il proprio nome - Antigonea- proprio nel corso di quello stesso anno 307.

Ma a parte le facili autocelebrazioni, e gli ottimistici progetti, compito ben più difficile era invece quello di ottenere anche il riconoscimento della sua supremazia dagli altri principi. Lui infatti, rivendicava il ruolo di erede di Alessandro e voleva assumersi pure il compito di riunificare tutto l'impero creato dallo sfortunato re macedone: dunque arrogantemente gli altri diadochi non li considerava suoi pari, ma semplici ribelli da ricondurre all'obbedienza o da annientare.

Di fronte a Cassandro re macedone si erano sì conseguiti dei successi in Grecia, ma nella Macedonia la sua posizione era solida. Anche Tolemeo era stato battuto a Cipro ed aveva perduta l'isola, ma possedeva l'Egitto. Poi Lisimaco che aveva tuttora intatto il suo territorio tracico, infine Seleuco da Babilonia con varie spedizioni aveva soggiogato l'Asia superiore.
Antigono volle prima d'ogni altro costringere Tolemeo a riconoscerlo re. Subito dopo le celebrazioni, l'anno dopo, nel 306 egli entrò in campagna contro l'Egitto, mentre suo figlio Demetrio vi si recava con la flotta per operarvi uno sbarco; ma lo sbarco falli, ed anche lo stesso Antigono non riuscì ad aprirsi la via per penetrare in Egitto ; nel 305 fu costretto a ritornare indietro. La resistenza della più potente fra le signorie territoriali non era stata superata, e Tolemeo diede la prova palese di non riconoscere le pretese di Antigono all'alta sovranità, infatti, assunse pure egli stesso il titolo di re.

Anche a lui, la Comunità delle isole del Mare Egeo da lui fondata verso il 308 gli aveva già tributati onori quasi divini, trattandololo come un salvatore, come « soter ». Ma per Tolemeo il titolo regio aveva un significato diverso che per Antigono ; egli non intendeva di arrogarsi l'ambito titolo regio di Alessandro, ma di assumere la dignità reale solo sul suo territorio, e naturalmente in prima linea sull'Egitto; anche il titolo regio di Antigono egli lo calcolava semplicemente solo dal punto di vista territoriale. L'esempio di Tolemeo venne seguito da tutti gli altri principi, e Cassandro, Lisimaco e Seleuco divennero tutti re. Seleuco sin dal momento del suo ritorno a Babilonia nel 312 aveva ricevuto pure lui dai suoi sudditi orientali il titolo regio, ma non ne aveva fatto uso nei rapporti con i Greci, nè con i diadochi. Spuntò dunque un'annata di re.

L'azione autonoma e unitaria di Antigono provocò pure la reazione dei piccoli governi territoriali.
Rodi nell'anno 306 aveva rifiutato di aderire al desiderio manifestatole da Antigono perchè aiutasse a Cipro Demetrio contro Tolemeo. Con la riunione delle tre città dell'isola, Lindo, Jaliso e Camiro, era stata nel 408 a. C. fondata la città di Rodi che si era rapidamente sviluppata assurgendo al grado di grande città commerciale ; essa non aveva alcuna voglia di rovinare il suo commercio con l'Egitto, con Alessandria, partecipando alla guerra di Cipro ed aveva voluto quindi rimanere neutrale. Perciò Antigono piuttosto infastidito nel 305 spedì contro Rodi il figlio Demetrio, il quale cominciò un lungo e penoso assedio, ma, nonostante la sua arte negli assedi e le sue macchine, non potè prendere la città; anche perché quest'ultima ricevette aiuti da Tolemeo, da Cassandro e da Lisimaco.

Dopo un anno, nel 304, Demetrio fu costretto ad interrompere l'assedio, che arrecò un grave colpo alla sua fama ed autorità. Il patto d'alleanza che ora Rodi concluse con Antigono non solo garantì alla città l'autonomia, ma le concesse pure di continuare nei suoi rapporti d'amicizia con Tolemeo ; per conseguenza questa alleanza era per Antigono priva di oggetto e di valore.

Agli insuccessi patiti nei riguardi di Tolemeo e dei Rodii, Antigono cercò un rivincita volgendosi contro Cassandro. Questi nel frattempo era tornato ad espandersi in Grecia ed aveva ripetutamente minacciato Atene, dove il suo più accanito avversario era il nipote di Demostene, il democratico radicale Democare. Nel 304, Demetrio liberò Atene che si trovava assediata e respinse Cassandro sino alle Termopili, allargò la sua influenza nella Grecia centrale e nel Peloponneso, liberò una città dopo l'altra dai presidi macedoni; poi nominato poi hegemon dell'Ellade e incaricato di capitanare la guerra contro la Macedonia, nel 302 attaccò Cassandro nella Tessalia.
Era in procinto di conquistare per Antigono e per sè il regno macedone di Cassandro, quando Antigono lo richiamò nell'Asia Minore.

Essendo impreparato e militarmente inferiore, Cassandro si era rivolto per aiuto agli altri re e questi non potevano infatti non temere il grandissimo incremento che avrebbe acquistato la potenza di Antigono nel caso che Demetrio fosse riuscito ad impadronirsi della Macedonia; si formò pertanto una nuova coalizione delle quattro potenze territoriali, una lega di Cassandro con Lisimaco, con Tolemeo e con Seleuco.
Cassandro non potè partecipare personalmente alla guerra, ma inviò solo una parte del suo modesto esercito. Aprì la guerra Lisimaco col suo passaggio nell'Asia Minore; Seleuco aveva ricevuto dal re indiano Sciandragupta circa 500 elefanti da guerra e mosse verso oriente. Antigono accorse dalla Siria, dalla sua capitale Antigonia, verso l'Asia Minore e cercò di costringere Lisimaco a battaglia, ma questi la evitò per attendere Seleuco.

Frattanto Tolemeo aveva conquistato la Celesiria, ma in seguito alla falsa notizia di una sconfitta di Lisimaco e di Seleuco era tornato indietro. Lisimaco e Seleuco riuscirono ad operare la loro congiunzione e nel 301 si venne a battaglia ad Ipso nella Grande Frigia. Demetrio ed Antigono restarono sconfitti, Antigono cadde sul campo e Demetrio fu costretto a fuggire.
Ai vincitori la preda ! Il prudente Lagide era stato questa volta piuttosto prudente; anzi per la troppa precauzione non aveva preso parte diretta nemmeno alla lotta e quindi non ebbe nulla ; se si fosse comportato diversamente forse avrebbe ottenuto la Siria. Tuttavia potè conservare il trono d'Egitto, al pari che Cassandro quello di Macedonia.

Con l'annessione di tutta la parte dell'Asia Minore al di qua del Tauro il regno di Lisimaco divenne un vasto impero. Il resto dell'Asia già soggetto ad Antigono toccò in sorte a Seleuco, non esclusa la Siria, che doveva d'ora innanzi divenire durevolmente il dominio principale dei Seleucidi. Poco dopo la sua vittoria Seleuco vi fondò la sua nuova capitale, Antiochia all'Oronte, e vi trapiantò gli abitanti di Antigonia.

L'impero di Alessandro aveva cessato di esistere, la sua unità si era spezzata, nè piè alcuno perseguì in seguito il sogno di questa unità ; la lotta di venti anni era finita con la vittoria degli interessi centrifughi, territoriali. Dei quattro regni di Cassandro, Lisimaco, Tolemeo e Seleuco, tre si consolidarono; soltanto quello di Lisimaco cadde dopo qualche tempo. Il solo Alessandro era stato in grado di tenere tutto unito nelle sue mani il governo dell'Asia anteriore, dell'Egitto e dell'Europa; dal suo impero erano sorti gli Stati particolari, ma tuttavia essi continuarono a coordinarsi in una certa unità di sistema politico. Ed in tutti questi Stati, accanto al Macedone, si trovava il Greco.

IL CONSOLIDAMENTO DELLE MONARCHIE ELLENISTICHE
INNAZITUTTO IL TERRITORIO: LE CONOSCENZE DELLO STESSO

Dunque dopo Ipso, l'eredità di Antigono in Asia era passata a Lisimaco e Seleuco ; entrambi ebbero pure da lottare ai confini dei rispettivi territori antecedenti, Lisimaco coi Geti a nord del Danubio, un popolo che non avrebbe mai dovuto esser messo in correlazione con quello germanico dei Goti. Lisimaco, passando il Danubio, penetrò molto addentro nel paese dei Geti, ma nell'anno 292 fu preso prigioniero da essi e non venne rilasciato se non a patto della sua rinunzia alla sponda sinistra del Danubio.
Seleuco invece ebbe a combattere in Oriente contro il fondatore della dinastia Mauria, re Sciandragupta, che aveva riunito in un grande impero sotto il suo scettro tutta l'India settentrionale; Seleuco fece al re una cessione di territorio sull'Indo e ne ricevette in contraccambio 500 elefanti da guerra, che poco dopo - come abbiamo visto sopra- dovevano contribuire a procurargli la vittoria nella battaglia di Ipso.

In grazia dei frequenti rapporti che i Seleucidi mantennero con la corte di Pataliputra sul Gange mediante l'invio di ambasciate, i Greci acquistarono più larga e precisa conoscenza dell'India. Il primo fra tutti i Greci che posero piede nel paese bagnato dall'Indo, poco prima del 500 a. C., con Scilace di Carianda, che aveva potuto partecipare alla spedizione là inviata dal primo Dario.

Maggiori conoscenze furono poi dovute a Ctesia di Cnido, che dal 415 al 398 dimorò alla corte persiana come medico del re ; in seguito avvenne la spedizione d'Alessandro. Megastene si recò ripetutamente in qualità di inviato di Seleuco a Pataliputra alla corte di Sciandragupta; la sua opera sull'India acquistò l'importanza di uno standard work. Ed il figlio di Seleuco, Antioco I, mandò fra il 280 ed il 276 a. C. Daimaco ambasciatore alla corte del figlio di Sciandragupta, il re Amitragata ; e così pure vi si recò da Alessandria Dionisio, come inviato del secondo Tolemeo. La politica degli Stati ellenistici estese allora la sua azione sino al Gange.

Nell'interno del suo regno Seleuco introdusse un nuovo ordinamento provinciale, che mediante lo spezzettamento delle grandi satrapie, creò un numero notevolmente maggiore di circoscrizioni amministrative di più ristretta estensione. In lui, più che in alcun altro fra i diadochi, trovarono un continuatore le idee colonizzatrici di Alessandro ; egli fu un fondatore di città senza pari, tanto che gli si attribuiva la fondazione di 75 città. A sua residenza egli aveva prescelto, come notammo, non la Babilonia, ma la Siria, evidentemente per poter seguire più da vicino il gran movimento della politica ellenistica ; poco dopo la battaglia di Ipso vi aveva fondato, come ricordammo, Antiochia all'Oronte. Ma la situazione di Antiochia era poco adatta a tener bene sott'occhio le satrapie superiori, e quindi egli fondò da quella parte Seleucia sulla riva destra del Tigri, a poca distanza dall'Eufrate e da Babilonia e congiunta con l'Eufrate mediante un canale; la posizione di Seleucia non era meno favorevole di quella di Babilonia, e ben presto Seleucia divenne una città mondiale. E qui appunto pose la sua residenza il figlio di Seleuco, Antioco I, che dal 294 a. C. era stato associato al trono da suo padre ed investito del governo delle satrapie superiori.

Antioco I ora volse il suo sguardo anche alle regioni poste a nord-est, al Mar Caspio ed ai grandi fiumi dell'Asia centrale. La prima nozione, tuttora assai confusa, dell'Osso, dell'Ainudaria, si trova in Erodoto, quella del Sirdairy, del Jassarte, in Ctesia che -contribuì ad ampliare le conoscenze geografiche dell'Asia superiore ed anteriore, come nessun altro a datare da Ecateo di Mileto, tra Dario I ed Alessandro; è perciò che le conoscenze geografiche di Aristotele, che ancora non utilizzano i risultati della spedizione di Alessandro, si basano nella sostanza per quel che concerne l'Asia su Ctesia. Questi fu il primo ad indicare anche la esatta direzione del corso del Jassarte e dell'Osso. Siccome l'antichità non conosceva l'esistenza dell'Asal, egli fu necessariamente indotto a ritenere che ambedue i detti fiumi sboccassero nel Caspio; in realtà però nemmeno l'Osso ha mai potuto sboccare nel Caspio, perchè vi si frappone l'altipiano del lust-jurt.

Da Erodoto sino ad Aristotele il Caspio era stato creduto un mare interno, ma ora Alessandro aveva proceduto così avanti verso nord, arrivando sino al corso medio del Jassarte, che sorse il dubbio che il Jassarte scorresse a nord del Caspio in direzione dell'Occidente e che, identico al Tanai, al Don, sboccasse nella Palude Meotide o Mar d'Azof; sorse inoltre il dubbio che esistesse una comunicazione fra la Meotide ed il Caspio interessati al suo culto si incontrano non solo sacerdoti egiziani, come Manetone, ma anche teologi greci, come l'Eumolpide Timoteo di Atene.

Il culto del nuovo dio fu organizzato da Tolemeo sin dal primo decennio della sua satrapia, esso esisteva già nel 312 a. C. Lo Stato provvide ai bisogni finanziari della chiesa egiziana ed alla salvaguardia dei suoi beni, anche mediante privilegi, ma se ne arrogò la sorveglianza; i sacerdoti ebbero il carattere di funzionarii dello Stato. Malgrado tutto l'ossequio per la religione e la chiesa, Tolemeo nella sua avvedutezza seppe dominare energicamente e tenere in pugno i sacerdoti e la chiesa d'Egitto ; i suoi successori impararono da lui. Se poniamo mente che 600 anni dopo Costantino il Grande si rese padrone della chiesa cristiana col porgerle egli stesso la mano e fondersi in essa, non possiamo non rilevare il tipo per così dire costantiniano che ha il contegno di Tolemeo verso la chiesa egiziana ed il risultato ch'egli ottenne.

Mentre Tolemeo, Seleuco ed Antioco si sistemavano così e consolidavano nei rispettivi regni, in Macedonia continuava a sostenersi il figlio di Antipatro, Cassandro. Dei possedimenti territoriali di Antigono non erano in sostanza rimasti a suo figlio Demetrio Poliorcete che i possedimenti greci, ma egli si trovava a capo della flotta più rilevante e signoreggiava il mare, imperando a Cipro e nell'Egeo e nelle città litoranee dell'Asia Minore e della Fenicia, come Efeso, Sidone e Tiro; ben presto egli si impadronì anche della Cilicia. A dire il vero dopo la battaglia di Ipso anche Atene aveva defezionato Demetrio e si era dichiarata neutrale, ed alla defezione degli Ateniesi aveva fatto seguito quella dei Beoti e dei Focidesi. In Atene si insignorì del potere Lacarete ; ma durò poco, poco dopo scoppiò la guerra civile, e gli avversari di Lacarete si rivolsero per aiuto a Demetrio; egli assediò Atene, e la flotta di Tolemeo tentò invano di liberare la città. Nelle angustie dell'assedio Lacarete fece fondere per ridurli a moneta i tesori del tempio, e persino la veste aurea di Partenos, ma alla fine, nel 294, furono aperte le porte a Demetrio; così Demetrio era divenuto nuovamente padrone di Atene.

Egli restaurò la democrazia, ma lasciò un presidio nella città; questo presidio degli Antigonidi vi rimase 66 anni, sino al 228. Demetrio lasciò qual vicario in Atene suo figlio Antigono, soprannominato Gonata per esser nato a Goni nella Tessalia. Antigono Gonata mantenne il possesso dei territori greci anche dopo la caduta di suo padre, avvenuta nel 285 a. C., e quando divenne re di Macedonia, annesse alla corona macedone anche la Grecia.

MORTE DI CASSANDRO

Intanto nel 297 era morto il re macedone Cassandro, e gli eran succeduti i suoi giovani figli. Demetrio approfittò della debolezza della reggenza tutelare della vedova di Cassandro, Tessalonice, figlia di Filippo, per occupare la Macedonia; nello stesso anno 284, in cui era ricaduta in sua mano Atene, Demetrio Poliorcete divenne anche re di Macedonia; al figlio ed al nipote di Antipatro succedè ora l'Antigonide. È ben vero che sin dal momento in cui Demetrio si accinse all'assedio di Atene, Tolemeo si era coalizzato con Lisimaco e con Seleuco contro di lui per impedirgli di riacquistare l'antico grado di potenza, e che Demetrio aveva subìto in Oriente gravi perdite, in quanto Lisimaco gli aveva tolto Efeso, Seleuco la Cilicia e Tolemeo le città fenicie e Cipro ; ma, nel'aver preso possesso della Macedonia e della Grecia egli era tuttavia ritornato al posto di uno dei più potenti monarchi del suo tempo. Nell'anno successivo riassoggettò pure la Beozia, al cui governo delegò Jeronimo di Cardia, l'amico di Eumene.

Non v'era dubbio che Demetrio mirava a riconquistare il dominio paterno; nel 290 egli era all'apice della sua potenza. Ma per impedire una sua ulteriore ascensione si coalizzarono ora contro di lui tutti : Tolemeo, Seleuco e Lisimaco, e con loro il giovane PIRRO. In Pirro e Demetrio si trovarono a fronte le due più splendide figure dell'epoca.

Pirro era figlio del re Eacida di Epiro, un cugino di Olimpia; al momento della caduta di Olimpia, nell'anno 317, Eacida era stato cacciato dall'Epiro, e con lui il figlio Pirro di appena due anni. Sua sorella Deidamia divenne moglie di Demetrio Poliorcete, e la potenza che nel 307 Demetrio acquistò in Grecia ricondusse anche Pirro, in età di undici anni, sul trono di suo padre, ma, quando nel 302, prima della battaglia di Ipso, Demetrio abbandonò la Grecia, Pirro fu cacciato nuovamente, in età di diciassette anni.
Ad Ipso egli combattè per Demetrio, che verso il 299 lo mandò in ostaggio a Tolemeo. Egli divenne il beniamino della corte alessandrina e si unì perfino in matrimonio con una figliastra di Tolemeo; dopo la morte di Cassandro, nel 297, Tolemeo lo rimandò in Epiro dove si rimise sul trono reale ; la morte di Deidamia aveva già sciolti i vincoli di affinità che lo legavano a Demetrio. Anche Pirro pertanto aveva aderito alla grande coalizione indirizzata contro Demetrio ; siccome si prevedeva che Demetrio avrebbe preso l'offensiva contro l'Asia, si cercò di prevenire il colpo.

PIRRO RE DI MACEDONIA

Mentre la flotta egiziana salpava alla volta della Grecia, Lisimaco invase la Tracia e Pirro la Macedonia, l'esercito di Demetrio si ammutinò, e Demetrio fu costretto a fuggire ; nonostante riuscì a sostenersi nella Tessalia e nella Grecia, non escluso il Pireo. La flotta tolemaica prende le Cicladi ed in Macedonia l'esercito acclama re Pirro (288); Pirro e Lisimaco si divisero la Macedonia ed il primo annettè al suo regno epirotico la parte occidentale di quella regione. Ma non molto dopo, nel 284, egli è cacciato dalla Macedonia dallo stesso Lisimaco; Pirro non fu re della Macedonia che dal 288 al 284, e a datare dal 284 l'intera Macedonia è compresa nei domini di Lisimaco.

Demetrio nel 288 aveva dovuto sloggiare dalla Macedonia, ma egli era di un temperamento insofferente di quiete, e cercò di attaccare Lisimaco nell'Asia Minore, dove sapeva essere gli umori poco favorevoli al suo governo; appena nel successivo anno 287 lo vediamo affidare al proprio figlio Antigono Gonata il governo della Grecia e passare con 10.000 uomini in Asia Minore. Qui però non riuscì ad ottenere buoni risultati , fu prima costretto a ripiegare in Cappadocia, poi passò nella Cilicia che allora era soggetta a Seleuco; dopo la battaglia di Ipso Seleuco aveva sposata Stratonice, figlia di Demetrio, ma nel 294 aveva ceduto questa moglie a suo figlio Antioco.

MORTE DI DEMETRIO

In Cilicia nel 285 Demetrio cadde nelle mani di Seleuco, che lo confinò nel castello di Apamea all'Oronte, dove mori poco dopo, nel 283 a. C., in età di 54 anni, Ai tempi della sua audacia e fiorente giovinezza egli aveva affascinato il mondo e, sconfitti i nemici, da una profonda e rovinosa caduta era tornato a sollevarsi all'apice della potenza, e, non abbattuto nemmeno da una seconda caduta, aveva tentato ancora una volta la sorte. Egli non aveva dato tregua ai mondo, ed ora dovette invece adattarsi alla quiete di una regale prigionia. Non gli restò che darsi ai godimenti ed in essi si andò struggendo. Ma nella elevata personalità di suo figlio, che aveva conservato la signoria della Grecia, la sua casa doveva sollevarsi ancora e tenere in piedi ancora per un secolo la gloria degli Antigonidi.

In Egitto frattanto era avvenuta la prima successione al trono, ma non in conformità del diritto di primogenitura. Dal matrimonio di Tolemeo con la figlia di Antipatro, Euridice, era nato un figlio, Tolemeo, che recava il soprannome di Cerauno, mutuato dal Giove tonante; ma sua madre Euridice ed egli stesso vennero soppiantati nel favore del padre dalla nipote di lei Berenice e dal figlio di costei, Filadelfo, che essa aveva partorito a Tolemeo Sotero nel 308 a Cos. Data la poligamia che i re ellenistici praticavano sulle orme di Alessandro, il quale aveva egli stesso adottato questo costume orientale, il matrimonio del Sotero con Berenice non importava che restasse sciolto quello precedente con Euridice; ma quest'ultima si separò personalmente dal Sotero e si ritrasse dai suoi dominii, rifugiandosi a Mileto; cioè si trovava nei domini di Lisimaco. Per procurare ed assicurare al figlio di Berenice, al Filadelfo, in sostituzione del Cerauno, la successione in Egitto, il primo Tolemeo nel 285 scese spontaneamente dal trono, sopravvivendo due anni ancora a tale abdicazione ; gli era intanto succeduto nella corona il Filadelfo.

La sorella germana di Filadelfo, figlia del Sotero e di Berenice, Arsinoe, era divenuta moglie del vecchio Lisimaco ; imitando sua madre Berenice, essa cercò di eliminare dalla successione al trono Agatocle, nato dal precedente matrimonio di Lisimaco con Nicea figlia di Antipatro ; Agatocle era unito in matrimonio con Lisandra, figlia del Sotero e di Euridice, germana quindi del Cerauno. Istigato da Arsinoe, Lisimaco fece giustiziare suo figlio Agatocle ; Lisandra si sottrasse alle persecuzioni di sua suocera e sorellastra a un tempo Arsinoe fuggendo presso Seleuco ; presso di lui cercò anche rifugio suo fratello Tolemeo Cerauno.

Da un pezzo Seleuco era geloso della potenza di Lisimaco ; sotto lo scettro di Lisimaco si era infatti agglomerato un impero colossale; dal 284 egli regnava sulla Macedonia, sulla Tracia sino al Danubio, e sull'Asia Minore sino al Tauro. Questa potenza acquistata da Lisimaco suscitò l'antagonismo di Seleuco; quindi egli volentieri si fece protettore di Cerauno e di Lisandro e nel 281 scoppiò la guerra aperta tra Lisimaco e Seleuco nell'Asia Minore; si venne a battaglia sul piano di Ciro (Kurupedion) ad occidente di Sardi; Cerauno era al fianco di Seleuco; Lisimaco cadde nella battaglia.

Il regno di Lisimaco dopo questa sua uscita di scena, giaceva ai piedi di Seleuco ; egli prese possesso prima dell'Asia Minore e poi passò in Europa. Benchè avesse fatte una quantità di promesse a Lisandra ed a Cerauno, mirò invece a raccogliere egli stesso i frutti della grande vittoria: riunendo i dominii di Lisimaco ai propri egli sarebbe divenuto -pur avanti negli anni- tuttavia l'erede di Alessandro; dell'impero d'Alessandro non gli mancavano in tal caso che l'Egitto e la Grecia.

Seleuco si propose quindi di tornare in Europa e di morire in Macedonia sul trono macedone; quanto al governo dell'Asia, lo avrebbe potuto tenere suo figlio Antioco. Con questi progetti egli però distruggeva le speranze concepite da Tolemeo Cerauno; questi tenne per il momento celato il suo disinganno, ma Seleuco aveva appena posto piede oltre l'Ellesponto che lo colse la vendetta di Cerauno; egli uccise Seleuco a Lisimachia nel Chersoneso tracico. Tolemeo dopo l'assassinio si arrogò la corona macedone e la vedova di Lisimaco, Arsinoe, trovò ora il suo tornaconto ad unirsi con Cerauno. Arsinoe, questa donna abilissima, la figlia di Tolemeo Sotero, strinse matrimonio col proprio fratello consanguineo Cerauno, ed in seguito, rimasta vedova di Cerauno, col proprio fratello germano Filadelfo.

Ancora una volta dunque si era stati sul punto di ricostituire l'impero d'Alessandro; ma fu l'ultima volta.
Mentre il figlio di Seleuco, Antioco, si appropriava i territori di Lisimaco dell'Asia Minore, conquistati da suo padre, Cerauno ottenne realmente il regno macedone, ma per breve tempo, perchè poco dopo, nel 278, cadde guerreggiando con i Celti. Ad effimeri re successe in Macedonia lo stratega Sostene, giacchè la Macedonia si era costituita a repubblica; ma la strategia di Sostene ebbe fine soltanto due anni dopo con lo stesso Sostene. Invano Antigono Gonata aveva tentato, lottando con Tolemeo, di impadronirsi della Macedonia, e del pari vanamente cercò di strappare l'Asia Minore ad Antioco; peraltro finì per accordarsi con Antioco e nel 277 concluse con lui la pace.
Immediatamente dopo egli riportò a Lisimachia una grande vittoria sui Celti, e questa vittoria lo portò sul trono di Macedonia.
Nello stesso anno 277 Antigono Gonata riuscì, e con lui gli Antigonidi, ad insediarsi durevolmente sul soglio macedone; Demetrio Poliorcete non lo aveva occupato che quattro anni, dal 288 al 284. Del dominio di Lisimaco rimase ad Antioco l'Asia Minore, la Tracia invece andò perduta così per Antioco come per Antigono, giacché nel 278 vi fu fondato il regno celtico di Tilis. Tuttavia come re di Macedonia Antigono Gonata continuò a dominare sulla Grecia.

La generazione dei diadochi era scesa nella tomba; erano ad essi succeduti gli epigoni, ed una nuova generazione sorse in Egitto, in Asia, in Europa.
Queste tre grandi potenze cercano ora di mantenere fra loro l'equilibrio, e nella seconda parte , noi vedremo svolgersi proprio questa politica dell'equilibrio.

PACE ANTIOCO E ANTIGONO

Cionostante si presentano collisioni di interessi fra i Tolemei ed i Seleucidi, mentre gli Antigonidi e i Seleucidi si appoggiano prevalentemente a vicenda; anche se un duraturo accordo inizia nell'anno 277 con la pace conclusa fra Antioco ed Antigono Gonata e col matrimonio di Antigono e di una sorella di Antioco. Queste nozze regali senza dubbio influirono sulla politica come cause determinanti (si pensi a Berenice ed a sua figlia Arsinoe), ma forse furono effetti della stessa politica, o forse furono i sintomi di qualcosa che prima o poi doveva accadere.

Si sarebbe creduto che la caduta di Lisimaco e la morte di Tolemeo Cerauno avrebbero richiamato Pirro ai suoi progetti riguardo alla Macedonia ; invece questi si era dato a perseguire altri fini.
Nel 280 Pirro infatti, era passato in Italia con la speranza di fondarvi un grande regno greco-occidentale. Tuttavia nella guerra di Pirro il mondo degli Stati ellenistici venne direttamente a contatto per la prima volta con l'Occidente; e la forza dei Romani rivela all'avvenire l'importanza dell'Italia nella storia universale.


Quando si giungerà alla guerra annibalica, che i Romani vinceranno, essi iniziano a stendere una mano sulla Macedonia; nel 168 nella battaglia di Pidna ne stendono due, e dopo una sola generazione la Grecia - sottomessa a un governatore romano- nel 146 a.C. cessa di esistere e la stessa Macedonia scompare dalla storia.
Dopo
la famosa battaglia di Pidna, per secoli e secoli il teatro della storia -con uno scenario piuttosto movimentato- fu più soltanto uno.


Ma abbiamo anticipato troppo; noi dobbiamo ora ritornare al 277,

alla POLITICA DELL'EQUILIBRIO

IL REGNO MACEDONE DI ANTIGONO GONATA - ORDE DI CELTI IN TRACIA, GRECIA, ASIA MINORE (279 a.C.) - LA MORTE DI PIRRO (273 a.C.) - LA GUERRA CREMONIDEA (266 a.C.) - BATTAGLIA DI ANDRO (257 a.C.) - ARATO SICIONE LIBERA CORINTO (243 3 a.C.) - SPARTA: RE AGIDE DEPOSTO, CLEOMENE RE (235 a.C.) - I MACEDONI RITORNANO IN GRECIA (223 a.C.) - ANTIGONO SCONFIGGE CLEOMENE NELLA BATTAGLIA DI SELLASIA (221 a.C.) - MORTO ANTIGONO E CLEOMENE, REGNA IN GRECIA E MACEDONIA FILIPPO (220 a.C.)

Con la morte del padre Demetrio Poliorcete, il figlio Antigono Gonata nel 277 era salito sul trono della Macedonia. Dopo di lui ci fu una serie di principi di gran valore che tennero successivamente il regno fino all'anno 239. E di gran valore prima di tutti fu propio lui Antigono.
In quello stesso anno che Antigono era salito sul trono, PIRRO (che lasciando l'Epiro, si era dedicato all'Italia, sperando di farne un grande regno greco-occidentale - in verità fu chiamato in Italia dai Tarantini) sconfitto dai Cartaginesi, riprese le ostilità con Roma, ma l'anno dopo subì a Malevento la decisiva sconfitta, tale da indurlo a lasciare l'Italia e fare ritorno in patria, per combattere il re macedone che considerava un usurpatore: ANTIGONO.
Pirro non lo vinse del tutto, ma tuttavia riuscì a sottragli gran parte del regno (vedi più avanti).

ORDE DI CELTI IN TRACIA, GRECIA, ASIA MINORE


Al trono di Macedonia ANTIGONO GONATA era stato elevato dopo la sua guerra contro i Celti. Benchè i Celti avessero già fatto la loro apparizione nella penisola balcanica al tempo di Filippo e Alessandro, tuttavia soltanto dopo le sconfitte subite per opera dei Romani essi si diressero in grandi orde e con un vero e proprio movimento di migrazione, verso l'Oriente. Guidati dal loro capo tribù Belgio irruppero nel 279 a. C. nella Macedonia e nella Tracia, e combattendo contro di loro cadde nell'anno successivo Tolemeo Cerauno.

Un'altra orda di Celti guidata da Brenno minacciò la Grecia e Delfi; invano i Greci avevano tentato di fermarla al passo delle Termopili, non riuscirono nemmeno a proteggere Delfi; fortuna che i Celti, non resistendo alle intemperie della stagione, si ritirarono e nella ritirata subirono gravi perdite ad opera soprattutto degli Etoli, cha già avevano assunta la difesa di Delfi.

La vittoria riportata da Antigono Gonata nel 277 a Lisimachia sopra alcune orde celtiche spinse i barbari verso oriente; una parte di essi, guidata da Lutario, passò l'Ellesponto, un'altra guidata da Leonnario, passò il Bosforo e tutti occuparono quella parte della Grande Frigia, che da loro fu denominata Galazia. Da questo felice avamposto divennero il terrore dell'Asia Minore e diedero molto da fare ai Seleucidi ed ai re di Pergamo. Anche se con queste guerre e con questo insediamento, questo popolo si è guadagnato un posto nella storia universale per il fatto che l'apostolo Paolo ha diretto un'epistola ai Galati.
Anche nella Tracia dilagarono per un certo tempo orde di Celti sotto Comontorio dove si insediarono; fondarono il regno degli Emoscelti di Tylis, ma durò lo spazio di due generazioni ; infatti verso il 212 a. C., fu nuovamente abbattuto dai Traci.

Antigono Gonata si era impadronito della Macedonia avendo le sue basi nella Grecia, ma qui accanto ai suoi domini si formarono due grandi leghe di Stati, l'etolica e l'achea. L'Etolia ancora ai tempi di Alessandro il Grande si trovava in condizioni primitive, analoghe a quelle nell'Attica prima della costituzione dello Stato unitario ; le tribù etoliche degli Apodoti, Ofioni e Enritani rispondevano alle quattro file della remota antichità attica; ancora all'epoca della guerra del Peloponneso, e persino sotto Alessandro, vediamo gli Etoli inviare come loro delegati rappresentanti di singole tribù, cioè non avevano un unico governo perchè disuniti; ed è un fatto che il nord-ovest dell'Ellade si è sviluppato assai più lentamente delle regioni orientali. Soltanto al tempo di Alessandro le tribù etoliche cominciarono ad unirsi più strettamente fra di loro ; un koinon etolico lo incontriamo infatti per la prima volta nel 314 a. C.

Una maggiore importanza politica assursero poi gli Etoli nella guerra da loro combattuta contro i Celti, quando accorsero alla difesa di Delfi; in seguito a ciò la loro influenza divenne preponderante nell'anfizionia delfica. Posteriormente essi ampliarono largamente il campo della loro lega nella Grecia centrale e nella Tessalia; nel Peloponneso essi erano legati da antichi vincoli nazionali con gli Eleati, che in epoca remotissima erano emigrati in quel paese dall'Etolia; infatti, parlavano un dialetto vicinissimo all'etolico e malgrado il volger dei secoli gli Eleati non avevano smarrita la coscienza della comunanza di origine con gli Etoli.

Oltre che con l'aggregazione di alleati in senso stretto, la lega etolica si allargò poi ancora con l'accogliere nel suo seno altri Stati che erano confederati in un senso più lato. Non a torto il Niebuhr ha caratterizzato gli Etoli come una banda di masnadieri, ma tuttavia bene organizzati; quegli alleati in senso lato infatti erano quegli Stati che in realtà si riscattavano con pagamenti di contribuzioni periodiche dalle scorrerie degli Etoli.
Un carattere affatto differente da quello della lega etolica aveva la lega achea. Le città dell'Acaia nel settentrione del Peloponneso erano state da tempo antichissimo unite in lega ed il centro di questa confederazione era il santuario di Egion; nell'anno 324 Alessandro aveva disciolto la lega achea. Però nell'anno 280 quattro città achee si erano nuovamente unite in lega, ed a questo primo nucleo si aggregarono in seguito molte altre citta.
E proprio con queste due leghe, l'etolica e l'achea, la politica di Antigono Gonata ebbe da fare i suoi conti.

LA MORTE DI PIRRO

Da pochi anni Antigono era signore della Macedonia quando tornò Pirro dall'Italia. La potenza politica di Antigono si estendeva dalla Macedonia alla Grecia e sembrò a Pirro costituire una minaccia per il suo stesso Epiro, e quindi, appena di ritorno, nel 274, egli entrò in campagna contro di lui e lo sconfisse; anche nell'anno successivo Antigono non riuscì a tener testa a Tolemeo, il figlio di Pirro.

A questo punto i Greci cominciarono pure loro ad agitarsi contro Antigono ; gli Etoli e gli Achei presero le parti di Pirro, e questi entrò nel Peloponneso. Antigono lo segui, e nel 272 a. C. i due avversari si incontrarono presso Argo, fecero entrambi una invasione nella città, dove per le stesse vie si svolse un aspro combattimento. Qui, dall'alto di un tetto, una vecchia scagliò e colpì Pirro con una tegola che gli spezzò la nuca; il condottioro cadde morto all'istante; così la sorte negò persino a questo eroico soldato di morire gloriosamente.

Antigono divenne padrone assoluto nella Macedonia e nella Grecia. Oltre a valersi dell'appoggio delle fazioni sue partigiane esistenti nelle città elleniche, si assicurò la propria dominazione con lo stanziarvi presidii macedoni e a favorire le nomine di tiranni che appunto in quest'epoca si vedono spuntare in molti punti della Grecia.
Se non che in seguito, contro la nuova potenza politica di Antigono dall'Egitto si levò Tolemeo II Filadelfo e fece lega con gli Spartani e con gli Ateniesi. Nel bacino orientale del Mediterraneo, dato il carattere di potenza terrestre che aveva il regno dei Seleucidi e visto che la flotta macedone era stata lasciata andare in decadenza, dominava in quest'epoca la flotta egiziana dei Tolemei, che fu appunto destinata a cooperare all'azione che avrebbero svolta i Greci in terraferma.

LA GUERRA CREMONIDEA

Nell'anno 266 cominciò la guerra che gli Ateniesi chiamarono la guerra cremonidea, perché era stato Cremonide che li aveva persuasi ad entrare nella coalizione degli Egiziani e degli Spartani. Tolemeo Filadelfo inviò la sua flotta al promontorio attico di Sunio, ma rimase inattiva.
Antigono invase l'Attica, occupò l'Istmo e superò anche una rivolta dei suoi mercenarii celtici che riuscì a domare; nell'anno 264-265 sconfisse gli Spartani presso Corinto che nella battaglia perdettero il loro re Areo. L'anno seguente anche Atene si vide costretta ad arrendersi ad Antigono, il che pose fine alla guerra; Cremonide si rifugiò in Egitto. Posteriormente Antigono batté la flotta tolemaica nelle acque di Cos e questa vittoria gli fruttò l'acquisto delle Cicladi; la signoria egiziana sul Mare Egeo ne rimase profondamente scossa. Essa venne comunque restaurata, ma verso l'anno 257 a. C.
Antigono Dosone inflisse ancora una volta alla flotta egiziana di Tolemeo III Euergete una gran disfatta nella battaglia di Andro.

ARATO SICIONE LIBERA CORINTO

Ma nel Peloponneso la potenza politica di Antigono Gonata venne gravemente menomata in seguito alla ribellione della lega achea sotto la guida di Arato di Sicione, il quale allargò l'importanza sinora meramente territoriale di questa lega e le fece acquistare un carattere nazionale. La sua attivata ed accortezza politica si appuntò senza tregua contro la Macedonia ; egli cercò di liberare il Peloponneso dalla dominazione macedone e di ridurlo sotto l'egemonia della lega achea.

Nell'anno 251 Arato di Sicione, liberò la sua patria dalla tirannide; Sicione subito dopo si unì con gli Achei, e questi a loro volta si collegarono con Tolemeo Filadelfo ; ed anche in seguito la politica egiziana stette con gli Achei contro la Macedonia. Arato aggiunse la gemma più fulgida al serto della sua gloria nell'anno 243, quando liberò Corinto dal presidio macedone ; da questo momento egli fu l'anima e la mente direttiva della lega.

Si trovarono così a fronte due spiccate personalità, Antigono Gonata ed Arato ; Antigono, il più eminente principe della sua epoca, valente generale ed uomo di stato, dotato di profonda e vasta cultura intellettuale e dedito con intenso interesse agli studi filosofici, discepolo di Zenone, il fondatore della scuola stoica; egli caratterizzava la posizione di un re come una schiavitù circondata di onori. Di fronte a lui un abile diplomatico e politico della forza di Arato, un patriota, per quanto non del tutto immune da meschine gelosie, un uomo peraltro che non poteva dirsi propriamente grande già pel fatto che non era stato dotato da natura di coraggio personale; tuttavia, benché non fosse per indole uomo di guerra, seppe infondere con la volontà a se stesso l'animosità che gli mancava.
Dopo la liberazione di Sicione e di Corinto, Arato conseguì un nuovo successo, ma soltanto dopo la morte di Gonata, sotto suo figlio Demetrio II, nell'anno 234. In quest'anno cioé il tiranno di Megalopoli, Lidiada, depose il potere, e Megalopoli entrò nella lega achea : d'ora innanzi nella carica di strateghi della lega si avvicendano Arato e Lidiada. La lega salì a grandissimo onore; la massima parte del Peloponneso era unita con gli Achei. Ed Arato trasse profitto dalle difficoltà in cui si trovò implicato Antigono Dosone.

Questo Dosone, l'uomo che prometteva sempre di dare, ma era un dare che restava sempre un futuro, si unì in matrimonio con la vedova di suo cugino Demetrio II, assunse dapprima il governo della Macedonia in qualità di tutore del figlio minorenne di Demetrio, del giovane Filippo, e poi prese in persona il titolo reale; egli adottò Filippo, che gli successe dopo la sua morte sul trono nel 221. Antigono Dosone perdette intanto i suoi possedimenti greci ; anche Atene si liberò da lui nell'anno 228 con l'aiuto di Arato; vero é che essa non entrò nella lega achea. Ma non per questo la dominazione macedone in Grecia parve crollata. A questo punto però gli Achei videro sorgersi contro un poderoso avversario nella persona di Cleomene di Sparta, e contro gli Spartani lo stesso Arato chiamò nuovamente i Macedoni in Grecia.

AGIDE DEPOSTO E UCCISO, CLEOMENE RE DI SPARTA

Gli ordinamenti politici di Sparta, quali erano stati creati dalla costituzione di Licurgo, si basavano sopra una organizzazione politico-militare corrispondente al contrapposto tra una classe di signori fondiari da un lato e di servi della gleba dall'altro. Le terre degli Spartani erano coltivate dai loro servi, gli Iloti, ed i proprietari dimoranti nella città di Sparta vivevano dei tributi di costoro ; essi erano tutti dediti alla guerra ed alla politica ed erano i soli titolari dei diritti politici. Accanto a loro, liberi nella persona ma privi di diritti politici, si trovavano i perieci, la popolazione cittadina dei paesi di più tarda conquista, cui non si era più osato estendere l'ilotia, e la popolazione rustica anch'essa composta di liberi agricoltori. L'esercito lacedemone si reclutava, oltre che dagli Spartiati, anche dai perieci ; invece gli Iloti erano esclusi dalla partecipazione sistematica al servizio militare, per il quale era quindi chiusa la fonte feconda di reclutamento rappresentata dalla classe agricola.

Gli Spartiati non seppero mai risolversi a sprigionare quell'onda di forze militari nascosta nella classe dei contadini, come fece a Roma la cosiddetta costituzione serviana. Pertanto le incessanti guerre decimarono il ceto degli Spartiati, che a tempo di Serse contava 8000 membri, mentre a tempo di Aristotele già non ne rimanevano che 1000 e verso il 250 a. C. Solo 700. Requisito patrimoniale per poter appartenere alla classe dominante e per l'esercizio dei diritti politici era il possesso del claros, la proprietà fondiaria coltivata dagli Iloti, e dei 700 Spartiati sopra detti, 100 soltanto avevano questo requisito e quindi erano cittadini di pieno diritto.
Uno Stato ridotto in tali condizioni non era più in grado di raggiungere alcun fine elevato; ma tentò di restaurarne le energie attive la rivoluzione promossa dall'alto, dai re Agide e Cleomene.

Così l'uno come l'altro non mirarono tanto ad attuare una affrancazione dei contadini, quanto piuttosto a ritornare all'antica costituzione di Licurgo, a ricostituire la classe dominante, mantenendo l'ilotia.
Si cercò di rimediare alla sperequazione dei possessi fondiarii in seno alla classe dominante e di rinsanguare quest'ultima accogliendovi sopra tutto dei perieci.
La perdita della Messenia al tempo di Epaminonda e quella della Cinuria per opera di re Filippo avevano ridotto il territorio spartano quasi alla metà. In proporzione, mentre a tempo di Serse si erano avuti 8000 spartiati forniti di claroi, la riforma di re Agide cercò, mediante una nuova ripartizione del suolo spartiate, di portare i 100 claroi ancora esistenti al numero di 4500; nell'assegnazione dei nuovi lotti di terre si pensava di contemplare naturalmente per i primi i 600 Spartiati divenuti nullatenenti, e poi di dotarne 4000 perieci che quindi sarebbero entrati a far parte della classe dominante. Secondo Aristotele la Laconia poteva nutrire 30.000 opliti; questo numero e la riduzione del territorio spartano alla metà d'una volta tenne presente re Agide quando volle, accanto ai 4500 lotti di terre spartiate, costituire i 5.000 lotti di terre perieciche, libere proprietà degli agricoltori.

Della sorte degli Iloti re Agide non si curò; essi sarebbero rimasti Iloti anche quando la sua riforma avesse avuto buon esito. Ma l'attuazione del suo disegno invece fallì, e nell'anno 242 la sua iniziativa giunse ad un risultato affatto diverso da quello che era nelle sue intenzioni: i proprietari fondiari esistenti rimasero quali erano e per di più guadagnarono l'esonero dai loro debiti ipotecaria, Re Agide venne deposto e giustiziato.
Ma quindici anni dopo re Cleomene riprese i progetti di Agide, e nell'anno 227 compì una divisione delle terre, con la quale portò effettivamente a 4000 i claroi degli Spartiati, assegnandoli naturalmente prima d'ogni altro agli Spartiati che ne erano privi e poi dotandone più di 3000 perieci che vennero assunti nella classe dominante.
Quanto agli Iloti, re Cleomene si ricordò di loro soltanto nell'anno 222 quando le sue finanze si trovarono allo stremo; egli concesse verso il pagamento di una somma di denaro la libertà a 6000 Iloti che però non ricevettero in contraccambio del denaro un lotto di terra in libera proprietà. Né egli abolì l'ilotia come istituzione.

Il colpo di stato di Cleomene era ispirato all'idea di instaurare un potere regio più forte e di rendere Sparta militarmente più valila. È perciò che egli abolì l'eforato che in passato aveva umiliato sotto di sé la dignità reale spartana; alla sua affermazione di intendere con le sue riforme di ripristinare la costituzione di Licurgo l'abolizione compiuta degli efori non contraddiceva soltanto nel senso che da lungo tempo l'istituto dell'eforato era tenuto, loro stessi dicevano che la costituzione introdotta da Licurgo era cosa vecchia; in realtà però l'eforato era altrettanto antico quanto la costituzione di Licurgo. E quanto poi la distribuzione di terre fatta da Cleomene stesse in relazione con gli interessi militari si vede dal fatto che i nuovi lotti destinati alla classe degli Spartiati gli fruttarono 4000 opliti; inoltre egli reclutò 2000 opliti anche fra i 6000 iloti liberati.


Re Cleomene, che era salito sul trono spartano nell'anno 235, aprì le ostilità contro gli Achei fin dal 228, dopo l'ingresso di Argo nella lega Achea; l'anno seguente egli vinse gli Achei nella battaglia di Megalopoli, nella quale trovò la morte Lidiada. E dopo il suo colpo di stato inflisse nel 226 nella battaglia svoltasi presso Dime una nuova e grave disfatta allo stratega acheo Iperbata. A questo punto gli Achei avrebbero desiderato la pace, ma Cleomene reclamò per sé l'egemonia della lega achea e l'assemblea federale tenutasi ad Argo si mostrò anche propensa a concedergliela; se non che a causa di una malattia di Cleomene non si venne ad una soluzione definitiva ed Arato così guadagnò tempo.

Gli Achei non potevano attendersi aiuto di sorta dall'amicizia dell'Egitto, perché questo era negli stessi rapporti amichevoli con Sparta, di modo che non rimase che rivolgersi alla Macedonia; furono infatti iniziate trattative con Antigono Dosone ed invece vennero interrotti i negoziati con Cleomene; ed allora Cleomene prese Argo.
La politica egiziana era informata all'antagonismo contro la Macedonia, e quindi ora che gli Achei erano in via d'intendersi con Antigono, Tolemeo III Euergete strinse alleanza con Cleomene e gli promise aiuti di denaro. Cleomene dapprima riportò ulteriori successi ed entrò in Corinto; cinonostante il presidio acheo riuscì a rimanere padrone di Acrocorinto. Ma dopo ciò, nel 223, fu fermata definitivamente l'alleanza degli Achei con la Macedonia, alleanza cui Antigono aderì verso la cessione di Corinto. Gli Achei ed Arato avevano pertanto fatto un mutamento di fronte; l'uomo politico acheo, che aveva cominciato la sua carriera con la cacciata dei Macedoni, venti anni dopo la liberazione di Corinto consegnò nuovamente la stessa Corinto nelle mani dei Macedoni.

L'EGEMONIA MACEDONE RITORNA IN GRECIA
ANTIGONO SCONFIGGE CLEOMENE - BATTAGLIA DI SELLASIA

Antigono entrò nel Peloponneso ed occupò Corinto ed Argo. Gli Stati confederati inviarono delegati ad Egion, dove fu costituita sotto la direzione di Antigono una lega di Stati ellenici; l'egemonia macedone era così nel 223 restaurata in Grecia. Il dominio di Cleomene invece crollò ed una dopo l'altra le città defezionarono da lui; in queste angustie egli compì nel 222 la sua affrancazione degli Iloti.
Ad appoggiare l'insuccesso anche l'Egitto non aveva alcun interesse, e quindi Tolemeo IV Filopatore, che nel 221 era succeduto al padre Euergete, tornò alla neutralità. Antigono poi invase la Laconia e sconfisse nel 221 Cleomene nella decisiva battaglia di Sellasia. Cleomene fuggì in Egitto; qui nel 219 si dette la morte. Ma era comunque sopravvissuto al re macedone, il quale, tornato in patria dopo la vittoria di Sellasia, morì nello stesso anno; egli lasciò la Macedonia e la restaurata egemonia sulla Grecia al suo pupillo e figlio adottivo Filippo, in età di 17 anni.

Questi era destinato a regnare per più di quattro decenni; sotto di lui si compì il processo di fusione della storia ellenistica con la storia romana.


Prima di lasciare del tutto la storia greca, diamo uno sguardo al primo secolo dell'ellenismo e alla contemporanea formazione dello Stato Romano


PRIMO SECOLO DELL'ELLENISMO -
FORMAZIONE DELLO STATO ROMANO > > >

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