Dall’antichissimo gioco delle ombre 
ai leggendari cartoni animati di W. Disney


GLI ANTENATI DI TOPOLINO
DAVANO SPETTACOLO
NELL’EGITTO DI 6000 ANNI FA


Felix (1917)  e Popeye (1928)

di DILETTA GRELLA

Vengono spesso considerati un prodotto per bambini, ma in realtà sono nati per gli adulti e ancora oggi, non fa differenza l’età, tengono tutti incollati allo schermo: sono i cartoni animati, così chiamati dall’italianizzazione, se vogliamo un po’ grezza, dell’americano "cartoon". La loro nascita è il risultato di secoli di scoperte e di studi sul movimento e sulla proiezione, le cui tappe più significative furono (ma solo per citarne alcune), gli spettacoli di ombre dell’Antico Egitto o della Cina, la lanterna magica di padre Kircher (arricchita poi di numerosi dispositivi), il fantascopio di Robert, il thaumatropio di Paris, il fenakistoscopio di Plateau, il teatro ottico di Reynaud e il cinematografo dei Lumière.

La vera e propria comparsa dei disegni animati va però collocata nel Novecento (è nel 1908 che Emile Cohl dà vita ai primi cartoons), quando cominciò a prendere piede sugli schermi questa nuova forma di intrattenimento, che negli anni Trenta, in America, raggiunse con Walt Disney il top del successo; ed è soprattutto dei cartoni americani che ci occuperemo: quelli più conosciuti, che hanno piacevolmente segnato i ricordi della nostra infanzia. Tecnicamente sono due le strade che portano alla realizzazione dei cartoons; per una più corretta descrizione, ci affidiamo alla parole dell’esperto, Gianni Rondolino:

"Il disegno animato si ottiene disegnando volta per volta le singole immagini (disegni), che sono poi riprese cinematograficamente e fissate sulla pellicola. Normalmente sono usati fogli di celluloide trasparenti (rodovetri) che permettono, per trasparenza, di ricalcare un disegno sul precedente, in modo da farne combaciarne i contorni e le parti del disegno che devono rimanere fisse per un certo tempo; e successivamente disegnare le varianti del disegno stesso, le quali, in fase di proiezione del film, producono il movimento, avendo sempre come riferimento grafico il disegno precedente. Gli sfondi, le scenografie, sono di regola disegnati o dipinti su un foglio di base, non trasparente, in modo che il movimento che si ottiene con la successione delle riprese cinematografiche dei singoli rodovetri - fissati di volta in volta sullo sfondo fisso della scena - non turba né modifica la fissità della scenografia".

"Con questa tecnica, elaborata agli inizi degli anni dieci e successivamente perfezionata sino agli anni trenta con l’invenzione della "multiplane camera", un apparecchio che consente la realizzazione della profondità di campo e l’illusione della terza dimensione, sono stati fatti e si fanno i disegni animati di tutto il mondo. A fianco di questa tecnica, ormai universalmente accettata e praticata, esiste tuttavia un altro modo per realizzare il disegno animato [...]. Si tratta […] di disegnare di volta in volta non soltanto i personaggi e gli altri elementi mobili del film, ma anche gli sfondi e le scenografie; oppure di limitare il disegno a pochi tratti elementari, che possono anche non assumere forme realistiche e pertanto non abbisognano di precisi riferimenti ai disegni precedenti o susseguenti". La caratteristica peculiare dei cartoni animati, quindi, che li differenzia dai film veri e propri, sta nel fatto che il movimento viene creato solo in un secondo tempo, in fase di proiezione, quando si legano insieme le numerose immagini statiche, realizzate isolatamente. 

Negli anni Dieci, a dare impulso allo sviluppo dei cartoni, concorrono anche le avanguardie artistiche: il futurismo, ad esempio, incentrato sullo studio del movimento, stimola le ricerche e i miglioramenti tecnici nel campo del cinema d’animazione. In America cominciano ad affermarsi alcuni personaggi, in cui la gente si rispecchia e a cui si affeziona. A dire il vero, almeno all’inizio e per quanto riguarda i disegni animati di serie, si tratta di protagonisti di fumetti: i produttori e i creativi insomma, vanno sul sicuro, riproponendo storie e figure che già in precedenza avevano ottenuto un successo di pubblico.

Fra i pochi personaggi creati ex-novo, non si può fare a meno di ricordare Felix il Gatto, che invece divenne un fumetto solo in un secondo tempo. A disegnarlo fu il grande Pat Sullivan: pare che il primo film con Felix risalga al 1917, ma l’apice del suo successo fu sicuramente negli anni Venti. Felix è un gatto nero, agile e scattante, astuto e furbissimo, che sempre e comunque, magari per il rotto della cuffia, riesce a cavarsela. Le innumerevoli idee che gli passano per la testa sono rappresentate dalla coda che, a forma di punto interrogativo o esclamativo, si staglia con evidenza sullo schermo. Il movimento, il dinamismo, sono le sue caratteristiche salienti e quindi anche delle avventure che lo vedono protagonista; fughe improvvise, giravolte rocambolesche, scatti felini: il fine è lasciare con il fiato sospeso. Gli episodi del resto sono sempre molto semplici, come gli ambienti, che fanno solo da sfondo, perché a risaltare deve essere soprattutto lui: Felix.

Qualche tempo dopo, siamo intorno agli anni venti, vanno alla ribalta i fratelli Max e Dave Fleischer, che nel 1921 fondano la "Out of the Inkwell Films Inc.", per la produzione, sempre, di disegni animati. Nel 1921-1922 producono una dozzina di film: i personaggi e gli oggetti nascono, come per magia, dall’inchiostro rovesciato sulla scrivania di un disegnatore; lentamente prendono vita dalla carta da disegno e partecipano ad avventure che si svolgono in un ambiente reale, ripreso cinematograficamente. Al termine dell’avventura, ritornano nel calamaio, un po’ come Aladino con la sua mitica lampada. Il protagonista più importante dei fratelli Flischer fu Ko-Ko, un clown apparentemente innocuo, che butta invece sottosopra le regole comuni. Qualche anno dopo, Ko-Ko verrà ripreso dagli stessi autori, che ne approfondiranno anche la psicologia.

Non si può parlare di cartoni animati, senza fare riferimento a Walt Disney. Influenzato dai fumetti, dal cinema e dalla caricatura, Disney realizza dei cartoni animati rivolti soprattutto a famiglie con bambini. Le prime serie, come Alice in Cartoonland (a metà degli anni Venti), non sono granché, anche se ottengono un successone di pubblico: forse la gente vi ritrovava quei dolci valori fanciulleschi in cui è piacevole rifugiarsi ogni tanto e che, soprattutto, non erano così facili da reperire negli altri cartoni dell’epoca, decisamente più aggressivi. Il segreto di Disney fu quello di creare sempre dei personaggi in cui la gente comune potesse identificarsi, o ritrovare vizi e difetti conosciuti, come il coniglio Oswald, per esempio; l’Oswald che non si arrabbia mai e che anche in mezzo alle situazioni più complicate, riesce sempre a imboccare la via del buon senso. Una delle caratteristiche più importanti dei cartoni di Disney è il contatto con il mondo reale. Anche quando sono animali, i personaggi conservano atteggiamenti, modi di fare, vizi, difetti, qualità e tratti fisici che ricordano quelli umani.

I paesaggi, le scenografie, gli sfondi cercano sempre di riprodurre la realtà, anche se si tratta di una realtà comunque addolcita, edulcorata, vista nei suoi aspetti positivi: abbasso l’aggressività, niente violenza! Caratteristiche peculiari di Disney, che ne hanno fatto un grande, un mito dei cartoons, a differenza di molti altri creatori che, copiandolo, ne hanno saputo cogliere solo gli aspetti più mielosi ed infantili.

Nel 1927 esce The jazz singer di Alan Crossland, il primo film sonoro. Questa scoperta influenza molto anche i cartoni animati, che cominciano così ad essere accompagnati dalle voci. Nel frattempo, attorno al 1929, l’America vive una profonda crisi economica e sociale. Sono gli anni in cui la gente si sente tranquillizzata dai film di Frank Capra, che celebrano valori positivi come il buon senso, l’iniziativa privata, l’onestà, in parole povere quello che è stato definito la "american way of life". Sono anche gli anni in cui Roosevelt cerca in tutti i modi, con la sua politica del New Deal, di risollevare l’America. I cartoni animati non rimangono indifferenti a questa situazione storica e propongono personaggi che trasmettano valori positivi e di incoraggiamento, diventando, come Rondolino spiega, "... la spiritosa cronaca disegnata di un’America casalinga e avventurosa che si nutre di buoni sentimenti, di speranza, di molto cinematografo".

E’ Walt Disney che si afferma definitivamente, come lo stesso critico ci racconta: "Forse inconsciamente, ma secondo un preciso programma produttivo che punta sugli umori del pubblico, i personaggi di Disney riflettono un determinato periodo storico della società americana, costituiscono uno specchio multicolore di quella nazione. A fianco dei film musicali e dei westerns, di quelli sui gangsters o delle commedie di Frank Capra […] e con fattori di incidenza sul costume sociale almeno pari se non superiori, i disegni animati disneyani si pongono tra i prodotti più vivi e interessanti dell’industria cinematografica americana d’anteguerra: la loro analisi particolareggiata, film per film, personaggio per personaggio, potrebbe fornire utili dati per uno studio comparativo del New Deal di Roosevelt".

Il personaggio con cui davvero Disney corona il suo successo è Mickey Mouse (da noi chiamato col più casalingo "Topolino"), nato nel 1928 così, quasi per caso e di fretta, a sentire quello che ci racconta suo papà Walt: "Dovevamo sfornare duecento metri di pellicola ogni due settimane, perciò non potevamo permetterci un personaggio difficile da disegnare. La testa era un circolo e il muso un circolo oblungo. Anche gli orecchi erano circoli, e così potevano essere disegnati sempre nella stessa maniera, in qualunque modo voltasse la testa. Aveva il corpo a pera e la coda lunga. Le gambe erano bocchini di pipa, che infilammo in un paio di scarponi enormi perché Topolino avesse l’aria di un ragazzo con le scarpe di suo padre. Non volevamo fargli zampe da topo, perché doveva essere umanizzato e gli mettemmo i guanti. Cinque dita ci parvero troppe per un esserino così piccolo, e gliene levammo uno. Era un dito di meno da animare".

"Tanto per dargli qualcosa di particolare, gli mettemmo i calzoncini a due bottoni. Non aveva pelo di topo o altri impicci che rallentassero l’animazione. Ma proprio per questo era più difficile dargli un carattere".

Topolino era simpatico, birichino, ma non cattivo e le sue avventure piacevano davvero molto, anche perché spesso si rifacevano ad episodi contemporanei: il primo film che lo vide protagonista, per esempio, fu Plane crazy (1928) che si ispirava alla trasvolata oceanica di Lindbergh dell’anno precedente. Pian piano compariranno molti amici a far compagnia a Topolino nelle sue innumerevoli avventure: Paperino, Qui Quo e Qua, Gamba di Legno, Zio Paperone…; e arriverà pure l’amore con Minnie. Braccio di ferro o meglio Popeye the sailor era un personaggio dei fumetti, uscito dalla matita di Elzie Criler Segar. Visto il successo di pubblico, i fratelli Fleischer decisero di farne, negli anni Trenta, un personaggio da cartone animato e fu un trionfo. Nel 1938 Popeye era un vero mito, molto più conosciuto di Mickey Mouse. Pipa in bocca, ghigno di sbieco e muscolo in vista, ingoiava qualche etto di spinaci e andava solo contro tutti, con una forza da leoni: al varco, lo aspettava il bacio della sua un po’ magrolina ma tanto tenera Olivia! In confronto a Topolino però, e in generale a tutti i personaggi disneyani, Popeye era più aggressivo e partecipava a situazioni grottesche e spesso violente.

Anche graficamente risultava meno aggraziato, più marcato e spigoloso. Per accentuare ancor di più queste qualità, Fleischer si rifiutò di usare il colore (quando, a metà degli anni Trenta, era già ampiamente diffuso) e continuò a proporre i suoi cartoni in bianco e nero, di modo che fossero più incisivi e meno caramellosi. Molti hanno ricollegato queste caratteristiche all’instabilità politica del periodo che precedette la seconda guerra mondiale, al desiderio di rivolta contro i soprusi che alcuni dittatori stavano perpetrando in Europa (d’altra parte c’è anche chi ha accusato Popeye di fascismo!). La fama dei Fleischer subì un notevole sviluppo, grazie ad un altro personaggio del tutto anticonformista, almeno rispetto ai canoni dell’epoca.

Si tratta della conturbante Betty Boop, disegnata sull’immagine della cantante Helen Kane, allora molto in voga. Betty comparve sugli schermi nel 1931 e diede origine ad una serie di film che durarono fino al 1939. Si può considerare il primo personaggio erotico di cartone (un’anticipazione di Jessica Rabbit), una vera bomba sexy insomma, capace, con un solo bacio, di scuotere i desideri del mondo maschile in genere. Betty Boop è l’antidisneyana per eccelllenza, con quelle sue ancheggianti mosse (considerate al limite della decenza), contro cui fu richiesto perfino l’intervento della censura!

Anche i cartoni animati risentirono della guerra e vennero utilizzati a scopo bellico. Walt Disney cominciò a produrre opere di propaganda finanziate dal governo. Gli anni erano di crisi e il padre di Topolino, nel 1941, licenziò molti degli artisti che lavoravano da lui. Uno di questi, tale Stephen Bosustow, fondò la "United Productions of America". Era iniziato il declino di Disney. I cartoni di Bosustow & C. furono apprezzati innanzitutto per il contatto con i problemi di attualità e per lo stile grafico, molto più essenziale di quello disneyano. In realtà la linearità di questo stile è da ricollegare anche ai scarsi mezzi economici a disposizione, che impedivano di realizzare personaggi molto complessi.

I personaggi della "Upa" sono sempre uomini e bambini che vivono nella realtà contemporanea, a differenza di quelli disneyani che, pur conservando tratti realistici, popolano invece un mondo fantastico, positivo e sono per lo più animali antropomorfizzati. Uno dei mitici fu Mister Magoo, un simpaticissimo omettino, miope come una talpa, sempre al centro di simpatiche situazioni equivoche, proprio a causa di questo suo difetto di vista. Ormai stavano prendendo sempre più piede quelle tendenze antidisneyane portate alle estreme conseguenze, negli anni Trenta, ma soprattutto durante la guerra, da Tex Avery. Dice al proposito Rondolino: "E’ proprio questo periodo che costituisce l’inizio di quella poetica della violenza che si manifesterà appieno nelle opere successive: una poetica basata sull’esasperazione delle situazioni drammatiche, sull’esagerazione del grottesco, sul ribaltamento della tematica della favolistica classica".

La scuola di Tex, con i suoi allievi, darà alla luce un vero e proprio bestiario di successo: Bugs Bunny, Speedy Gonzales, Willy il Coyote sono solo alcuni dei personaggi che lo popolano, protagonisti di vicende assurde, esagerate, violente. Tex fu fra l’altro il maestro dei mitici Hanna e Barbera che nel 1940 iniziarono la serie di Tom e Jerry, storia dell’eterno amore-odio fra un gatto e un simpatico topolino. Jerry nel 1940 comparirà anche nel film Due marinai e una ragazza con Gene Kelly. Come non ricordare poi, sempre di Hanna e Barbera, Braccobaldo, o l’orsone Yoghi, tanto grande e grosso quanto buono e simpatico! Con gli anni Cinquanta, purtroppo, cominciò il lento declino dei cartoni dal punto di vista artistico: la televisione si sarebbe ormai in poco tempo imposta nella casa di tutti e la richiesta di cartoni sarebbe stata più pressante, a discapito della qualità del prodotto. Racconta Rondolino: "I nuovi contenuti, che avevano caratterizzato il disegno animato di serie degli anni quaranta e cinquanta, si andavano volgarizzando e svilendo in una produzione che teneva conto soltanto dei costi e dei tempi di lavorazione. Gli anni Sessanta vedono il cinema d’animazione americano passare rapidamente dal grande al piccolo schermo, con tutte le conseguenze del caso. Contemporaneamente si continua una produzione di lungometraggi, sull’esempio delle opere disneyane, cercando di attrarre quel pubblico cinematografico, infantile e popolare, che la televisione aveva quasi totalmente monopolizzato. Ma sono operazioni di ripiego. I risultati sono deludenti".

A deteriorare ancora di più questa forma di espressione artistica, arriveranno di lì a non molto i giapponesi con il loro "disegno animato ripetitivo, piatto, stupidamente violento e quindi noioso, noioso, noioso" (Allori). A sconvolgere il tradizionale e molto artigianale mondo dei cartoni animati ci si mise poi, negli anni Sessanta, anche il computer. Il primo film realizzato in questo modo è, per l’esattezza, del 1963, prodotto da E. E. Zajac: si tratta di alcuni movimenti rotatori analizzati nelle loro diverse fasi; niente di figurativo e narrativo, dunque. Del resto, in questi anni, i cartoni astratti stavano prendendo piede. Da allora il computer sarebbe entrato sempre di più nel mondo dei cartoni animati, rivoluzionando completamente la vita e il lavoro del disegnatore che, fino a poco tempo prima, si limitava ad usare qualche foglio, una gomma e poche penne colorate, per realizzare le sue opere.

DILETTA GRELLA

Ringrazio per l'articolo
FRANCO GIANOLA, 
direttore di 


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