"On the road
.

" Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati "
 " Dove andiamo? "
 " Non lo so , ma dobbiamo andare "

  "la beat generation" 
WILSON GUTHRIE  e JACK KEROUAC 


Negli anni,  prima, durante e poi dopo la Seconda Guerra mondiale, in Europa, l'immagine dell'America, cioè della provincia americana degli Stati Uniti, era quella bianca, benestante, attaccata ai principi morali puritani, con addosso i vestiti di quel carattere conservatore, falsamente pacifista e in ultima analisi radicalmente razzista. 

Soprattutto nell'immediato dopoguerra in Europa la società americana veniva sempre rappresentata dai grandi musical, dai western con gli immancabili "arrivano i nostri", dagli eroi che avevano combattuto in Europa e nel Pacifico, dalla comicità del tipo Bob Hope, dalle forme della Rita Haiworth (subito dopo arriverà la Monroe), o dalla rassicurante e confidenziale "voce" di Sinatra; anche se era un momento estremamente teso della storia americana: la condizione operaia era dura, quella dei neri esplosiva, il teppismo in ascesa, c'era l' assillo dell'antiamericanismo interno, la paura-aggressività con l'Est, la guerra fredda, il timore di un conflitto atomico.

(VEDI: POLITICA - IL MONDO DIVISO IN DUE)


A non mascherare questa ostentata e per alcuni falsa sicurezza, erano invece i giovani, la prima generazione che iniziava ad avvertire quell'inquietudine che aveva profetizzato ancora nel '29 Freud con il saggio Il disagio della civiltà.

Nella musica invece da tempo c'era più libertà, più integrazione; nell'arte dei suoni, contro le false realtà, ancora fin dagli anni Trenta l'intreccio tra musica bianca e musica nera era già avvenuto e aveva già segnato un enorme progresso dentro le due grandi comunità degli Stati Uniti. Si pensi al jazz, ai song, ai blues.

Iniziato negli anni della depressione, questo genere musicale era lontano dalle metropoli, era  appartato, del tutto separato dagli altri generi della comunità bianca. Ma comincia ad essere presente in quel corpo sociale  che l'ondata di migrazione aveva -durante la crisi- trasformato il ruolo sociale  dei neri, da quello di contadini-braccianti a quello di proletari e sottoproletari urbani.  Si era dunque trasferito dalle campagne nelle città; e fu proprio in questo periodo che tra la musica nera e quella bianca avvengono i primi contatti.
Un avvicinamento lento, di anni, con un genere all'inizio annacquato e commerciale (si pensi al "jazz bianco") più che altro per far divertire, far ballare le nuove spensierate generazioni degli anni '20 e '30. Un genere piuttosto popolare, dilettantesco.

Solo più tardi, con gli scambi sociali e culturali più profondi con la comunità nera, iniziano i grandi del jazz, del bleus, e del folk-country. Quest'ultimo genere era già presente nei bianchi ma di tipo western, popolare, spontaneo, quello soprattutto dei cow-boys, col tipico modo di cantare nasale e i testi non erano granchè. 

La grande svolta (che poi porterà fino al Rock) avviene in sordina, ma avviene negli stessi anni. E non la fa un nero ma un bianco, che cercò,  con i testi delle sue canzoni, di richiamare la classe sociale (quindi quella bianca) ai propri doveri civili e morali nei confronti dei concittadini di ogni razza e colore. Lo fa rimettendo nel country dei contenuti semplici ma piuttosto seri, diventando subito il grande ispiratore della canzone di protesta americana che sfocerà nel rock (da quello di Bob Dylan fino a Springsteen).
 
Fu chiamato questo autore il "Whitman del folk". 
Ed ecco la sua "dichiarazione di guerra" poetica.

"Odio le canzoni che ti fanno pensare che non sei buono. Odio le canzoni che ti fanno credere che sei nato solo per la sconfitta, che non danno valore a nessuno: perchè sei troppo vecchio o troppo giovane, troppo grasso o troppo magro, troppo brutto o questo e quell'altro. Odio le canzoni che avviliscono o scherniscono la gente colpita dalla sfortuna o afflitta da problemi. Io sono per le canzoni che ti dicono: questo mondo è tuo. Se hai sofferto, se più volte sei stato prostrato, la canzone deve farti sentire fiero di te, fiero del tuo lavoro. Le canzoni che io creo sono per uomini come te, quale che sia il tuo colore o la tua statura"

Il suo nome: WOODROW WILSON GUTHRIE
(Woody) nato nel 1912 a Okemah, Oklahoma.

Morirà in ospedale nel 1967 dopo una vita molto difficile e il lungo calvario del morbo di Huntington.

Un artista immenso, autore di più di mille canzoni e padre della canzone popolare americana moderna. I suoi primi rarissimi dischi sono introvabili.
Suo anche l'inno "alternativo" degli Stati Uniti: This land is your land.
Lavoratore stagionale, già grande vagabondo a 20 anni negli anni della grande depressione, poi sindacalista, comunista militante, e così antifascista, fino al punto da scrivere sulla sua chitarra "questa  macchina ammazza i fascisti". 

Iniziò con una canzone che era tutto un programma "Pretty Boy Floyd", che erano poi le gesta di un "Robin Hood" tutto americano. Quindi nulla di romantico-esistenziale. Dedicò canzoni a Sacco e Vanzetti, alla fuga dei contadini dall'Oklahoma, ai disoccupati cronici, ai licenziati in cerca di lavoro, al contadino rimasto senza terra, a un grande territorio sbarrato da una diga per l'invaso (gli dedicò 20 canzoni), alle bellezze selvagge distrutte, al disagio di molti diseredati, ed infine all'odio-amore dei vagabondi come lui: che era il Re dei giramondo, il Sua maestà dei Globe-Trotter.
 
Woody era il vagabondo per eccellenza. Viaggiava su e giù per le terre d'America cantando nei club più strani, ma soprattutto cantava nelle strade, sulle piazze, alle manifestazioni politiche. Girava ininterrottamente, con ogni mezzo di fortuna, molte volte a piedi nelle lunghe e deserte strade, e portava ovunque  fosse possibile il suo canto e la sua persona, che in breve tempo diventa il simbolo di musica del popolo per il popolo.
 La sua popolarità, senza usare nessun mezzo di comunicazione di massa, si basò solo sulla sua presenza fisica. 
Poi negli anni Cinquanta con qualche provvidenziale e casereccia incisione, e di persona affidandola ai primi juke boxe disseminati nelle caffetterie sulle grandi arterie nazionali dove Woody si muoveva incessantemente da costa a costa, le sue canzoni e la sua chitarra diventano  la colonna sonora che accompagna la prima generazione di ventenni "vagabondi" on the road. E' la prima generazione che non ha combattuto né sa cosa è una guerra, eppure avverte i primi disagi della civiltà dei consumi e dell'opulenza ad ogni costo ("ma avete combattuto per avere solo questo?" chiedono i figli ai loro padri), malesseri per la corsa sfrenata alla produttività, avvertono la mancanza di prospettive per il futuro infine captano certe situazioni di squilibrio anche culturale, che danno il via alle prime proteste. 

Le ribellioni, gli atti di "teppismo", ad alcuni osservatori, alla stampa, ai sociologi di città, sembrano delinquenziali, forme patologiche, altri le reputano marxiste, e altri ancora non si allarmano perchè questi bluesmen e i loro gregari della protesta non hanno ancora "inquinato" le grandi città. Sono lungo le strade sperdute dell'America, nelle highway, negli incroci delle piccole province, tutte secondarie, oppure prosperano nelle campagne. Dove proprio qui il disagio dei giovani è ancora più grande. Solo fattorie, distante l'una dall'altra chilometri, i giorni tutti uguali, mentre radio, televisione, cinema  fa loro vedere  una vita nelle città spensierata, opulenta, colta. Lontanissima.

La musica di Woody, i suoi testi, sono un genere  riservato a pochi, non ancora giunti nelle grandi metropoli, nei grandi circuiti della musica leggera americana. E' ancora snobbata dai discografici e dai radiofonici come musica di basso ceto. Ci sono alcuni tentativi di creare qualche etichetta, ma sono pochi quelli che ci riescono.
 
Fino a quando arriva un singolare cantante di country e western, intraprendente ma anche con tanta gavetta alle spalle. Da quindici anni suona nelle orchestrine dixieland, e con il suo gruppo ha realizzato qualche disco; e dato che fa anche il disk jokey in alcune radio, ogni tanto inserisce i suoi dischi auto-prodotti. Non è proprio tanto famoso ma alcuni lo conoscono. Tutto lì. 
Ma ha il suo colpo di fortuna! Che abbinato al colpo di genio, finalmente sfonda! Con un solo disco venderà 25 milioni di copie.

E' BILL HALEY con i suoi Comets. Siamo nel 1955. Lancia una canzone  che andrà a scuotere tutto il mondo discografico, a sconvolgere tutta  la musica leggera e anche a rivoluzionare tutto il costume. 
Tre sono gli ingredienti che concorrono, ma tutti e tre sono geniali. 
Si sta girando un film, Il seme della violenza (Blackboard Jungle) il regista chiede a Bill di comporre alcune musiche e qualche canzone per la colonna sonora. Bill Haley per i testi dei motivi si avvale di un vecchio "vecchio" amico. 
Uno dei motivi è Rock Around the Clock. E' questo il battesimo del Rock 'n roll.

 Sembra incredibile e anche paradossale che sta per nascere l'inno della musica giovane di tutto il pianeta (e chissà per quante generazioni) eppure gli artefici sono tre personaggi che non sono proprio per nulla giovani. 

*** Max Freedman ha 63 anni. E' lui  l'autore del testo, che è molto singolare. Solo nel leggerlo ha  già il ritmo scatenato, la cadenza del verso è già musica e le parole ripetute -ed alcune con un incisivo significato- hanno già una funzione di suono.

*** Richard Brooks ha 43 anni. E' il regista del film, ed è lui a determinare il successo clamoroso della canzone. Ha fiuto. Non l'annega nelle scene della pellicola con gli alti e i bassi del sonoro. La canzone a lui gli piace intera, non la vuole rovinare, ed ecco la sua geniale soluzione: metterla nei titoli di testa del film che scorrono senza fretta. Così l'intera canzone passava intera e conservava tutto il suo ritmo diabolico, l'aggressività del suono, dall'inizio alla fine, anticipando le  scene del film; che era violento:  la tendenza del momento. Sugli schermi stava  andando infatti "Fronte del porto" di Marlon Brando.

***  Bill Haley ha 30 anni, è grassottello, stempiato e già affaticato. Sono 15 anni che suona; di esperienza però ne ha, tanta; del resto la sua orchestrina è una dixieland; la musica nera la conosce bene, dal rhythm and blues, al jazz caldo. Con quel testo di Freedman, Bill  ha  insomma il suo lampo di genio, che è anche la sua fortuna.

Esce il film. Ma alla proiezione nelle sale accade quello che non era mai accaduto in nessun altro film e in nessuna altra sala cinematografica. Agli spettatori interessa la musica dei titoli di testa non il film. E il ritmo è così scatenante e coinvolgente che nelle sale i giovani seduti, all'inizio si muovono, poi si agitano, poi si alzano, poi si dimenano, infine fanno spazio, accatastano le sedie in un angolo e si mettono a ballare; i macchinisti sono costretti a riavvolgere e a far ripartire la pellicola numerose volte. E in sala scene di isterismo collettivo, acrobazie da ossessi, con urli, pianti, con le ragazzine a strapparsi i capelli. (Un anno più tardi -anche se in minor misura- questo accadde anche in Italia).

In pochi mesi la musica nera, battezzata rock 'n roll, conquista tutte le platee americane nel modo più completo e incisivo. Questo "nuovo" blues arriva a una densità e a una tale forza così immediata da travolgere ogni genere musicale. Ognuno (Beatles, R. Stones, Dylan) in seguito scriverà e lancerà le proprie canzoni, ma tutti sono partiti da una matrice e una spinta comune: il rock 'n roll. Un grande sasso che uscito dallo schermo è rotolato in platea causando nell'oceano di giovani ten un vero maremoto.

Per sei mesi l'America rimase sconcertata davanti a quel fenomeno. Ma il bello doveva ancora venire. Infatti dal Tennessee, spuntò fuori un ragazzotto di campagna.
Il rock aveva bisogno di un simbolo e i ragazzi di un personaggio in cui identificarsi. Occorreva quindi un principe del "reame rock". Trovarono invece subito un Re.
Il ragazzotto incide Hearthbreak Hotel, ha un modo di cantare e di muoversi  che fa sconcertare i benpensanti, lo bollano come "immorale", si formano associazioni cattoliche, puritane, protestanti, per proibire nei locali e nella Tv simili oltraggiosi spettacoli, organizzano e inviano petizioni per bandire le canzoni dalle stazioni radio e dai juke boxe. 
Ma i ragazzini e le ragazzine impazziscono per lui. Iniziano a chiamarsi teen-agers (età con l'1 davanti, da 11 a 19 anni). 
La settimana dopo il re del rock, il re dei teen-agers era lui!  ELVIS PRESLEY!
E questa è tutta un'altra storia; che racconteremo a parte.
(ELVIS PRESLEY)

 

 

Dobbiamo invece ritornare a WILSON GUTHRIE. Lui oltre che averlo messo nella musica, il seme lo ha fatto germogliare anche nel comportamento esistenziale. La sua vita, i testi delle sue canzoni, il suo vagabondare, ispirano uno scrittore attento e anche lui bizzarro e di grande inventiva. E' Jack Kerouac che mentre "vagabonda" pure lui, giorno su giorno, su un rotolo di carta di telescrivente, ci scrive un romanzo. Il rotolo-manoscritto se lo porta dietro nello zaino per sei anni, tutti rifiutano di prenderlo in considerazione. Quando l'amico Malcolm Cowley gli ridà la vita pubblicandolo, il libro ha un grande successo. Milioni di copie. Ma in poche settimane non è più un romanzo ma è diventato il "vangelo" della "generazione ribelle", della "beat generation"......
Un romanzo che avrebbe cambiato il modo di vivere, di pensare, di affrontare la realtà di milioni di ragazzi.

Non amato, beffeggiato, deriso, insultato, diffidato dagli addetti ai lavori (naturalmente accademici - che  il suo amico Ginsberg definiva "i drogati di cravatta"), ancora oggi il "maledetto" Kerouac non è entrato nell'olimpo dei classici, ma pare che sia diventato uno strumento per la carriera accademica e la pubblicazione degli studi "scientifici" . Oggi si stampa in edizioni eleganti, con caratteri raffinati e la carta preziosa.

Solo in Italia (su insistenza della sagace e "veggente" Fernanda Pivano, invocando di persona Arnoldo Mondadori) il suo romanzo ha venduto tre milioni di copie, a ragazzi degli anni Sessanta-Settanta confusi dall'incertezza politica, la corruzione sociale, con un anima buia ma con stimoli diversi, che amarono subito Kerouac, ignorando la critica.
Del resto gli accademici come avrebbero potuto capire il significato e il ruolo della narrativa di Kerouac, ma come può un accademico (che studia su una scrivania e legge in poltrona testi sociologici e filosofici) ingabbiare in schemi un autore così tanto libero e rivoluzionario: un pasticcio di passione e di angoscia, di speranza e di orrori. Ma anche tanta ansia di vivere, di fiducia, desiderio di fare tutte le esperienze (non in salotto ma in strada, su quelle strade dove ancora oggi, in piccole cittadine distante l'una dall'altra chilometri e chilometri, vive il 75 per cento degli "americani", di cento razze, religioni, caratteri, tradizioni, riti, genere di vita, leggi consuetudinarie, memorie).

Kerouac morì a 47 anni, di cirrosi epatica, bevendo ogni giorno il veleno che lo avrebbe ucciso, chiuso in una stanza, immobile su una sedia a dondolo, scrivendo pensieri che concluse con l'ultimo capitolo intitolato "And magic final cry" ("e magico urlo finale")
Ucciso dall'alcol per combattere l'insipienza degli editori.
Avrebbe voluto scrivere una "commedia umana" come quella di Balzac.
Chissà cosa ne sarebbe venuto fuori, senza metodo accademico e senza erudizione, ma solo "urlando magicamente" con la sua prosa spontanea, magari scritta su un rotolo di carta, come il suo più famoso romanzo.

Il segreto del suo successo? Rispose nel 1992 in una intervista a Torino proprio Allen Ginsberg: "Un motivo su tutti: non essere mai stato amato dagli accademici".
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1922 - Jean Luis Lebris de KEROUAC nasce il 12 marzo a Lowell, Massachusetts
1933 - Scrive a 11 anni il suo primo racconto, The Cop on the Beat
1944 - Entra in contatto con il gruppo della Beat Generation. Con Burroughs comincia a scrivere il romanzo (mai pubblicato) And the hippos were boiled in their tanks.
1945 - Incontra Allen Ginsberg
1959 - Scrive The town and the city
1957 - Il 4 settembre, dopo sei anni di rifiuti, esce dalla Viking Press, On the road
1858 - Scrive I sotterranei e i Vagabondi del Dharma
1959 - Scrive, Doctor Sax, Maggie Cassidy, Mexico City Blues
1960 - Scrive Tristessa, Lonesome, Traveler (Viaggiatore solitario)
1961 - Scrive Il libro dei sogni
1962 - Scrive Big Sur
1963 - Scrive Visioni di Gerard
1966 - Scrive Satori in Paris
1968 - Scrive Vanity of Duluoz
1969 - Kerouac a 47 anni, il 21 ottobre muore a St. Petersburg, in Florida

Francomputer ------------------------------------------------------------------------

qui lasciamo la tastiera a
Sara, una bella ragazza di 21 anni 
che studia scienza dell'informazione a Bologna
che ama molto il personaggio Kerouac; qui sotto il suo intervento


Il romanzo ON THE ROAD "Sulla strada". E' la storia di un lungo vagabondaggio, in cui i protagonisti- Sal Paradise e Dean Moriarty- appaiono impegnati in un'esperienza morale prima ancora che fisica. Percorrono i due (come ha fatto GUTHRIE e dopo di lui KEROUAC - Ndr.)  gli Stati Uniti da costa a costa, mettendo alla prova se stessi e il mondo circostante, alla ricerca disperata di un nuovo valore morale, di una nuova ragione del mondo, di una nuova spiegazione della vita. 

Ciò che ai critici è sembrata una fuga affannosa, in realtà è una corsa dentro se stessi: droga, alcool, sesso, musica jazz e velocità sono mezzi per far emergere la propria individualità. Non c'è degradazione in questo abbandonarsi con spontaneità alle leggi naturali e all'istinto individuale, ma una patetica aspirazione all'innocenza perduta, una ribellione al conformismo che soffoca la creatività umana.


La beat (
=ribelle) generation

… Una generazione intera se ne andò "on the road", presa da un malessere che era curiosità, desiderio di poter desiderare; di cercare la vita negli angoli di Frisco e di Denver, di Chicago e di Los Angeles, così come agli incroci secondari, lungo le strade perdute dell'America, su highway non ancora ad otto corsie.

Andare in auto; auto scarburate, prese a nolo, rubate per una notte o solo per una breve fuga; auto stracariche di sogni, di racconti, di poesia.

Tutto era cominciato  (con Woody Guthrie ) quando la guerra era da poco finita: l'America degli anni Cinquanta, del consumismo, inquadrata e conformista; l'America stregata dal benessere e dal progresso; l'America malata di maccartismo. Un gruppo di giovani amici -poeti, scrittori, artisti- inizia a far sentire la propria voce; Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Philip Lamantia, e in prima fila lui, Jack Kerouac… Danno voce alla beat generation.

Una presenza scomoda, ignorata il più a lungo possibile dalla critica, ma riconosciuta quasi immediatamente dalle giovani generazioni; un gruppo di scrittori che non crede più nella violenza e nella rivolta attiva e aggressiva, ma che si rifugia nel silenzio, nella meditazione, nella filosofia orientale, nell'illusione che la rinascita della personalità umana e della morale possano avvenire segretamente, nella propria interiorità. Il loro punto di partenza è il rifiuto totale di tutte le norme e di tutti i valori morali convenzionali. Hanno bisogno di stimolare la loro individualità con ogni mezzo, anche con mezzi artificiali come l'alcool e la droga. 
Credono soltanto negli estremi, negli eccessi. L'identità che essi ricercano è basata sulla fede: la più autentica caratteristica dei giovani beat americani e delle loro produzioni letterarie, così spesso accusate di oscenità e immoralità, consiste proprio nella loro intrinseca spiritualità e nel loro misticismo.

Il linguaggio della beat generation è un linguaggio di iniziati; le parole hanno un valore simbolico, ritornano incessantemente come ritornelli, investite da significati allusivi e ambivalenti. La parola: non è suono, né immagine, né concetto. La parola come rimando a gesti, situazioni, stati d'animo primordiali slegati dalla modernità e dalla società.
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Jean Louis de Kerouac


Jean Louis de Kerouac
noto come Jack Kerouac, nasce il 12 marzo 1922 a Lowell, in Massachusetts, da una famiglia franco canadese di origine bretone. A 11 anni Jean scrive il suo primo racconto (The Cop on the beat)  redige un diario e scrive articoli immaginari su argomenti altrettanto immaginari: corse di cavalli, campionati di baseball e di football americano, tutto rigorosamente inventato. 
Ai tempi del liceo si distingue per le sue grandi doti di sportivo, che gli consentono di vincere una borsa di studio; si iscrive alla Columbia University di New York, ma non consegue la laurea. Si mantiene lavorando come muratore e apprendista metallurgico, fino a quando, nel '42, decide di arruolarsi in marina. Viene presto congedato per problemi psicologici, ma il mare lo affascina e decide di trascorrere qualche anno da marinaio su un cargo mercantile.

Tra un viaggio e l'altro (1945) frequenta William Burroughs, che gli presenta Allen Ginsberg: nasce l'amicizia profonda che terrà uniti i principali esponenti della beat generation. Intanto scrive alcuni articoli sul jazz, pubblicati sul giornale della Columbia University. Nel 1944 era stato coinvolto in una vicenda a sfondo omosessuale terminata in omicidio: rinchiuso in carcere per favoreggiamento, sposa Edie Parker, che paga la cauzione. Il matrimonio termina pochi mesi dopo. Nel 1945 inizia a scrivere il suo primo romanzo, "The town and the city" ("la città e la metropoli" - lo pubblicherà nel 1950).  un anno dopo incontra Neal Cassady, che diventerà il suo più grande amico e il personaggio di molti suoi romanzi.

Il 1947 è l'anno in cui Jack affronta la prima traversata degli Stati Uniti, in autobus e in autostop: ha inizio la sua vita on the road, la ricerca di nuove sensazioni e di esperienze forti. Nel 1951 scrive "On the road": su un rotolo di carta da telescrivente, il romanzo non viene pubblicato perché ritenuto troppo sperimentale dalla insipienza degli editori
 Jack continua a scrivere ininterrottamente e alterna la sua attività con lunghe pause a San Francisco, dove incontra i massimi esponenti della cosiddetta San Francisco Renaissance, tra cui Robert Duncan, Gary Snider e Philip Whalen; scrive la sua prima raccolta di poesie. Nel 1956 (nell'anno che esplode il rock)  grazie ad articoli pubblicati sulle maggiori testate, l'America si accorge dell'esistenza della beat generation: e nell'anno successivo quando esce "On the road" il romanzo diventa un besteller.


By: Sara
Il primo pezzo di Francomputer

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