SCHEDA

L'ITALIA & L'EURO "Europa"


Fin da Mazzini e Cattaneo era un sogno l'Europeismo

I POLITICI  
DEGLI ANNI '90
CE L'HANNO FATTA

Per più di un biennio la politica italiana è stata legata in modo molto stretto con il processo di integrazione europea e, soprattutto, con il percorso che ha portato al varo della moneta unica europea (EURO).
Il legame politico e culturale del nostro Paese con l’idea stessa di Europa comunitaria è sempre stato storicamente molto forte. Questa imposizione fortemente europeista nell’elaborazione del pensiero politico contemporaneo affonda le proprie radici addirittura nel secolo scorso, quando illustri democratici, quali Cattaneo e Mazzini, teorizzarono forme più strette di cooperazione tra gli stati del Vecchio Continente. 

 Giuseppe Mazzini e  Carlo Cattaneo sognavano ed auspicavano la realizzazione di tale progetto politico come strumento per porre fine ai nazionalismi allora imperanti che avevano in Hegel, sostenitore di una “naturale competizione fra gli Stati”, il massimo teorico. 

Per Mazzini alla base dell’unione europea vi erano i valori eterni e sacri della civiltà: i popoli dovevano trovare un unitario e comune modus vivendi che permettesse loro di realizzare un’unica libera comunità in grado di far coesistere gli specifici interessi nazionali con gli alti ideali di pace e di progresso. Le nazioni devono necessariamente cooperare in nome dell’Umanità, quella stessa Umanità di cui ogni singola nazione è parziale manifestazione. 
Cattaneo, invece, analizzava maggiormente nei particolari e nei dettagli politici prefigurando uno stato europeo di tipo federale che, ricalcando il modello degli Stati Uniti d’America, desse origine agli Stati Uniti d’Europa.

Alla fine del XIX secolo la nascita e la diffusione delle idee socialiste avevano acceso in molti la speranza di un mondo migliore, fatto di pace di lavoro, di cui l’Europa doveva essere il nucleo centrale. Il XX secolo, invece, fu il contrario di quanto teorizzato in precedenza: vi furono i due conflitti mondiali; due massime espressioni della barbarie umana.

Dopo il 1945 riprese vigore l’idea di una comune realtà politica comunitaria europea, ma tale progetto si limitò, causa la discesa della cortina di ferro alla sola parte occidentale del Vecchio Continente: l’Europa comunitaria fu, per molti aspetti, il baluardo avanzato della guerra fredda. Caduto il Muro di Berlino e venuta meno la contrapposizione Est-Ovest il progetto unitario europeo ha ripreso vigore e si dovrebbe viaggiare in maniera sempre più veloce verso la costruzione di quella “casa comune europea” di cui era solito parlare M. S. Gorbaciov e che è figlia dei millenari valori cristiani, della tradizione di giustizia del movimento operaio e dei valori dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese del 1789, Libertà, Fraternità ed Eguaglianza, sinonimi essi stessi del concetto di Civiltà.

In materia monetaria i Paesi europei hanno molto in comune e la storia europea dimostra che sono state tentate una molteplicità di esperienze di unificazione monetaria, ma nessuna è stata coronata da successo, pur costituendo precedenti importanti per l’Unione Economica e Monetaria europea. I fondamenti teorici della moneta europea risalgono agli anni ’60. Un lungo dibattito ha successivamente permesso di delineare i vantaggi della moneta unica per l’Unione europea. 

Dopo la firma del trattato di Maastricht, nel 1992, la moneta unica è stata programmata per il 1 giugno 1999. Il processo è oggi irreversibile e la realizzazione dell’Unione Economica e Monetaria europea è ben delineata. 
A partire dal 1 gennaio 1999 ogni pagamento per via scritturale (versamento, assegno, ecc. …) potrà realizzarsi in EURO. Durante il periodo di transizione (1 gennaio 1999 – 31 dicembre 2001) il pagamento potrà essere effettuato ancora con la moneta nazionale. 
Il tasso di cambio tra la moneta nazionale e l’EURO è stato fissato in modo definitivo il 1 gennaio 1999; inizio della terza fase dell’Unione Economica e Monetaria. 

Tale tasso comporterà 6 cifre in tutto e non potrà essere arrotondato né in eccesso, né in difetto: il franco belga, ad esempio, avrà 2 cifre prima della virgola e 4 dopo. Il valore numerico del tasso di scambio non è stato ancora stabilito in maniera definitiva, ma è certo che un EURO varrà un ECU.
A partire dal 1 luglio 2002 ogni pagamento per via scritturale potrà avvenire solamente tramite EURO, unica moneta con cui tutte le fatture e le note saranno redatte. A partire, al più tardi, dal 1 gennaio 2002 cominceranno ad esserci le monete e le banconote in EURO. Fino al 30 giugno 2002 le monete nazionali saranno progressivamente ritirate dalla circolazione per lasciare campo libero alla nuova ed unica moneta comune europea: l’EURO. 

Il seguente elaborato non vuole assolutamente proporre un’analisi storico-politica di tali tematiche, poiché tale opera sarebbe un lavoro più gravoso di quello che mi accingo a compiere.
In queste pagine, molto più semplicemente, voglio ripercorrere gli ultimi due anni, anni molto difficili, dell’attività della vita politica italiana legate al processo di integrazione europea ripercorrendo, a grandi linee, gli sforzi e le azioni del governo (Governo Prodi) e del Parlamento nel biennio maggio 1996 (nascita dell’esecutivo Prodi) maggio 1998 (formalizzazione dell’adesione italiana all’EURO).
Dalle pagine seguenti si nota come sia difficile sciogliere il legame che unisce la politica europea e quella interna italiana. 
Lo stesso processo di risanamento delle finanze pubbliche italiane è stato fortemente collegato con la volontà di aderire fin da subito al “salotto buono” dell’EURO.

L’azione di risanamento si può far risalire al governo guidato dal socialista Giuliano Amato (1992-1993) che, operando in condizioni difficile (“Tangentopoli”, forte cambiamento del quadro politico e dei partiti, ecc.…) fece approvare un’ingente manovra finanziaria che mise freno alla cosiddetta “finanza allegra” degli anni precedenti.

A seguito della svalutazione della Lira nell’autunno 1992 il Presidente AMATO ed il Ministro del Tesoro Piero BARUCCI, fecero uscire la moneta italiana dal Sistema Monetario Europeo (SME).
Il successivo governo, quello guidato dal Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio CIAMPI (1993-1994) proseguì intensificandola l’azione di riassetto delle pubbliche finanze.

Gli scontri con le parti sociali, soprattutto i sindacati, la brevità temporale dell’esecutivo ed una notevole inesperienza (per loro stessa ammissione!) dei ministri componenti fecero si che il governo di centrodestra guidato dall’uomo d’affari Silvio Berlusconi (1994) non abbia agito con incisività nell’azione di avvicinamento al progetto EURO che, invece, fu ripresa dal successivo esecutivo “tecnico” (1995-1996) guidato da Lamberto Dini (proveniente, come il suo predecessore Ciampi, dalla Banca d’Italia) che riuscì, anche, ad iniziare il processo di revisione del sistema pensionistico italiano, portata a termine dal successivo esecutivo (Governo Prodi; 1996-1998).

Toccò al Governo DINI essere in carica durante la presidenza italiana di turno dell’Unione europea.
Dopo le elezioni politiche dell’aprile 1996 si formò un governo di centrosinistra presieduto dal già citato Romano PRODI che legò, fin dall’inizio del suo operato, la propria stessa esistenza al conseguimento della soddisfazione dei parametri di Maastricht per aderire fin dal 1 gennaio 1999 al progetto EURO.
La stessa composizione del gabinetto lasciava intravedere la presenza di uomini dal forte e marcato spessore politico e dalla forte ispirazione e dalla sicura fede europeista come i due ex Presidenti del Consiglio Dini (in qualità di Ministro degli Esteri), Ciampi (in qualità di Ministro del Tesoro e del Bilancio), l’on. NAPOLITANO (in qualità di Ministro dell’Interno, di cui si era parlato come possibile “eurocommissario” italiano nel 1994) e l’on. ANDREATTA (in qualità di Ministro della Difesa, noto economista che aveva negoziato, come Ministro degli Esteri nel 1993, con la Commissione europea il piano di dismissione dell’IRI da parte del Governo italiano).

La prima azione del Governo Prodi fu la lotta per arrivare ad una sostanziale riduzione dell’inflazione ed una decisa azione di difesa della Lira per reinserire la nostra divisa nello SME, cosa che avvenne nell’autunno 1996, quindi più di due anni prima della decisione della Commissione Europea sui Paesi aderenti alla prima fase dell’operazione EURO (sia la riduzione dell’inflazione, sia la permanenza da due anni nello SME, sono parametri del trattato di Maastricht). 
Già durante la campagna elettorale, il leader del centrosinistra aveva affrontato di petto la questione del risanamento dei conti pubblici in vista dell’adesione alla moneta unica.
L’ambizione europeista traspare chiaramente nelle seguenti dichiarazioni del “candidato” Romano Prodi:
 “Il paese ha bisogno di un governo che lo guidi fuori delle secche e lo riporti in Europa. Questa è la prima colonna portante della proposta di governo che andiamo maturando. (…) Siamo fuori dallo SME; abbiamo i parametri fissati a Maastricht per partecipare all’unione economica monetaria fuori linea (…). L’Europa rischia di andare avanti senza di noi e questo per noi è inaccettabile.(…) Nei prossimi mesi c’è da rimettere l’Italia sulla giusta via, c’è da rimettere l’Italia su un sentiero europeo. (…) Vi sono quindi alcune cose essenziali da fare subito per tornare a essere partecipi di questa sfida che è l’Unione europea: il risanamento della nostra finanza pubblica.” (Romano Prodi, Relazione al Congresso del Partito Popolare Italiano, Roma, 1 luglio 1995; ora in Viaggio in Italia, supplemento a “i democratici”, n. 6 settembre, p. 25-27.)

– “Stiamo rischiando di non fare nemmeno parte dell’Europa politica che è stata ed è la nostra anima. (…) Occorre quindi un governo serio e rigoroso che nello spazio della prossima legislatura porti il nostro deficit, la nostra inflazione, i nostri tassi di interesse ai livelli della Francia e della Germania.” (Romano Prodi, Relazione al Congresso del Partito Democratico della Sinistra, Roma, 8 luglio 1995; ora in Viaggio in Italia, ora in “i democratici”, op. cit., p. 40-41.)

I nostri conti pubblici necessitavano in ogni caso, Maastricht o non Maastricht, di una forte azione di riallineamento e di risanamento, tale azione è stata favorita dall’obiettivo europeo.
Un aspetto, per certi aspetti quasi paradossale di questa vicenda, è che il ricorso alla leva fiscale, attraverso un provvedimento definito impropriamente “eurotassa”, non ha suscitato ondate di ostilità o di rivolta nei confronti dell’Unione europea e l’EURO, e ciò è sia indice della consapevolezza di una gran parte di italiani della necessità di aver messo ordine nei conti pubblici, sia dimostrazione della fondata cultura europeista di ampi strati della popolazione italiana.
Romano Prodi ed il suo governo sono riusciti nell’opera di allineamento della finanza italiana dentro i parametri di Maastricht, anche se molto rimane ancora da fare, e l’Italia è entrata nel “gruppo di testa” dell’EURO, nonostante l’euroscetticismo di un autorevole imprenditore come l’ex Presidente della FIAT Cesare Romiti. 
---------------

 Luca Molinari


  ALLA PAGINA PRECEDENTE

RITORNO A CRONOLOGIA