ANNO 1973
LE GUERRE IN MEDIO ORIENTE

ATTO TERZO



(non facciamo nessun commento, riportiamo solo i comunicati ufficiali durante il periodo della crisi - le fonti sono le agenzie di stampa, e in particolare i comunicati (giorno, ora, minuti) diramati dall'Agenzia Ansa)

Dopo la guerra della "crisi di Suez" del 1956
dopo quella dei "sei giorni" del 1967
per circa 6 anni continuò la "guerra dei nervi"
con gli Israeliani che non si sono mai ritirati dai territori occupati nel '67
fin quando nel 1973...

INIZIA LA GUERRA DEL KIPPUR
(L'egitto ritenta un'altra brutta "avventura")

1973 - 6 OTTOBRE - ore 13.36 - Tel Aviv - Il portavoce dell'esercito israeliano ha annunciato che alle 13, (ora italiana) le forze egiziane e siriane hanno lanciato un attacco contro Israele nella zona del Canale di Suez e sulle alture del Golan. "Le forze israeliane sono in azione contro gli aggressori" ha aggiunto il portavoce.
ORE 15.42 - Tel Aviv - Per la prima volta nella breve storia dello stato di Israele, il governo si è riunito oggi, solenne giorno della festa del "Kippur" (il giorno del digiuno e dell'espiazione). Notevoli contingenti delle forze di complemento sono stati chiamati alle armi. Inoltre i ministri sono stati autorizzati dal governo a pubblicare ordinanze di emergenza nella misura richiesta dalla situazione.

ORE 17.23 - Il Cairo - Un comunicato rende noto che reparti egiziani sono riusciti ad attraversare in più punti il canale di Suez e ad occupare posizioni avversarie. Inoltre "la bandiera egiziana è stata issata sulla riva orientale del canale".
ORE 18.21 - Tel Aviv - Il portavoce militare israeliano ha confermato che gli egiziani hanno stabilito due teste di ponte sulla riva orientale del Canale di Suez e stanno facendo affluire attraverso di esse uomini e mezzi corazzati. Il portavoce ha aggiunto che aerei e mezzi corazzati israeliani hanno contrattaccato e contengono le forze nemiche. I punti di attraversamento del canale da parte egiziana si trovano nelle zone settentrionale e centrale della via d'acqua.
ORE 19.20 - Tel Aviv - Il primo ministro, signora Golda Meir, ha rivelato questa sera che già da alcuni giorni il suo governo aveva appreso dell'intenzione dell'Egitto e della Siria di riprendere le ostilità. Israele, ha detto, "si è rivolto subito ai propri amici, affinché si adoperassero per evitare la guerra". Ma, ha aggiunto il primo ministro, "tutto è stato inutile. Questa mattina, l'attacco congiunto egiziano-siriano ha avuto inizio". Golda Meir, parlando per radio alla nazione, ha espresso la certezza che nessuno in Israele "si lascerà prendere dallo spavento". Ha detto ancora: "Abbiamo piena fiducia nello spirito e nella forza dell'esercito israeliano, che saprà vincere ancora una volta il nemico".

8 OTTOBRE ore 08.07 - Tel Aviv - Siamo al terzo giorno di guerra - L'aviazione israeliana ha ripreso all'alba ad attaccare i concentramenti di mezzi corazzati egiziani sulla riva orientale del canale e le forze siriane penetrate nella zona delle alture del Golan. Portavoce militari hanno affermato che durante la notte sono affluite importanti riserve sulla linea difensiva già approntata da tempo. Questo afflusso di riserve sembra preludere ad una controffensiva israeliana. L'azione dell'aviazione israeliana - hanno detto portavoce militari - si svolge senza opposizione perché nelle pesanti incursioni di ieri è stato distrutto quasi completamente il dispositivo di missili terra-aria siriano fra il Golan e Damasco. Sul fronte del canale, l'aviazione israeliana ha distrutto o danneggiato nove degli 11 ponti gettati dagli egiziani e sui quali sono passati i mezzi corazzati attestatisi sulla riva orientale.
ORE 10.31 - Tel Aviv - Secondo fonti militari, circa la metà dei mezzi corazzati impiegati dai siriani nel settore del Golan, vale a dire circa 400, sono stati messi fuori combattimento. La situazione nel canale - riferiscono i corrispondenti militari - è completamente cambiata rispetto a domenica. Ieri erano gli egiziani che premevano, oggi sono le forze israeliane a premere su quelle egiziane.)
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ORE 13.16 - Il Cairo - Un comunicato militare ha annunciato che le forze armate egiziane controllano ora l'intera sponda orientale del canale.

ORE 13.17 - Baghdad - Tutte le forze armate irachene sono state poste a "diretta disposizione" del comando congiunto siro-egiziano. Lo ha annunciato un comunicato ufficiale.

ALL'ONU, IL RIMPALLO DI CHI HA INIZIATO L'ATTACCO PER PRIMO

ORE 21.00 - New York - L'assemblea generale dell'Onu ha ascoltato oggi gli interventi dei rappresentanti dei tre paesi coinvolti nell'attuale conflitto del Medio Oriente. Il primo a parlare è stato il viceministro degli esteri siriano Zakharia Ismail, il quale ha detto che Israele ha aggredito la Siria alle 14 di sabato lungo tutta la linea di tregua. "Fin dall'inizio, ha detto, l'attacco è stato così massiccio da non lasciare dubbi sul fatto che facesse parte di un piano premeditato". Il ministro degli esteri egiziano Hassan El Zayyat, che doveva parlare per primo, è entrato più tardi dicendo di essere stato trattenuto da "urgenti consultazioni". Dopo aver affermato che "la bandiera egiziana sventola sulla terra liberata del Sinai", ha dichiarato che "l'azione di legittima difesa compiuta da Egitto e Siria non è affatto una follia, come ha detto la signora Meir; follia sarebbe stato aspettarsi che gli arabi continuassero ad accettare in silenzio l'occupazione della loro terra e la violazione dei principi dell'Onu". Il ministro degli esteri israeliano Abba Eban ha detto dal canto suo che Israele "ha subito una tragica perdita di vite umane", ma che "l'Egitto E la Siria hanno sofferto molto di più, come conseguenza della loro cinici aggressione". Respingendo nel modo più categorico l'accusa di aggressione, Eban ha detto che il suo governo ha fatto bene a non ritirarsi da territori occupati, altrimenti a quest'ora sarebbe stato distrutto.

9 OTTOBRE ore 10.39 - Tel Aviv . Il quarto giorno della "guerra del giudizio" come l'ha chiamata ieri il capo di stato maggiore israeliano, generale Elazar, è cominciato con prospettive di aspre battaglie sui due fronti. La situazione non si presenta facile per Israele.

10 OTTOBRE ore 19.13 - Tel Aviv - Il quinto giorno della "guerra del Kippur", così chiamata perché divampata in coincidenza con l'omonima solennità religiosa ebraica, vede gli israeliani piuttosto sconcertati ed amareggiati. Nei 25 anni della sua esistenza, se si eccettuano i primi mesi della guerra del 1948, Israele non aveva mai combattuto in propria difesa. Solo oggi, dopo cinque giorni di aspre e sanguinosa battaglie nel deserto del Sinai e sulle alture del Golan, l'opinione pubblica israeliana ha preso atto, con sorpresa e disappunto, che l'esercito israeliano ha dovuto impostare una tattica difensiva. Alla base della delusione dell'uomo della strada vi sono altri motivi. Egli non ha visto mantenute le reiterate promesse, fatte in passato dai dirigenti militari e politici, secondo le quali Israele non avrebbe mai permesso agli arabi di portare avanti una nuova guerra di usura, ma avrebbe annientato il nemico nel giro di pochi giorni.

11 OTTOBRE ore 17.47 - Tel Aviv - Il ministro della difesa israeliano Moshé Dayan ha dichiarato che le truppe israeliane sono sulla strada di Damasco. "Non so esattamente fino a che punto siano giunte - ha detto - ma stanno muovendo sulla strada da Kuneitra a Damasco". Dayan è stato intervistato dalla radio, mentre ispezionava le postazioni militari sulle alture del Golan. Egli ha precisato che aerei e carri armati israeliani sono entrati in Siria, che la forza militare siriana "è praticamente spezzata" e che i soldati siriani "in parte si ritirano e in parte fuggono".

16 OTTOBRE ore 05.03 - New York - Stati Uniti ed Unione Sovietica hanno presentato questa notte, in una seduta straordinaria del Consiglio di sicurezza, il loro progetto di risoluzione che chiede di cessare il fuoco entro 12 ore, di applicare la risoluzione n. 242 del 1967 e di aprire negoziati "sotto auspici appropriati" per instaurare la pace nel Medio Oriente. Il delegato americano John Scali ha dichiarato: "Riteniamo che dai tragici avvenimenti degli ultimi giorni debba sorgere una nuova determinazione, un nuovo sforzo per rimuovere le cause fondamentali delle guerre". Scali ha affermato che gli Stati Uniti e l'Urss offrono i loro buoni uffici "per facilitare il processo di negoziato fra le parti". Il delegato sovietico Jakov Malik ha auspicato un'approvazione immediata ed unanime della risoluzione per mettere fine allo spargimento di sangue nel Medio Oriente.
ORE 05.28 - Tel Aviv - Israele accetta la risoluzione Usa-Urss per la cessazione del fuoco, ma non intende onorare la 242 (sgombro dei territori occupati nel 1967).
ORE 05.28 - New York . Il Consiglio di sicurezza ha approvato la risoluzione Usa-Urss con 14 voti favorevoli e l'astensione della Cina.
ORE 13.42 - Tel Aviv - Il Comando militare israeliano ha affermato che nel momento in cui è stata approvata la risoluzione del Consiglio di sicurezza le forze israeliane controllavano circa 775 chilometri quadrati del territorio siriano e 1.130 chilometri quadrati del territorio egiziano sulla riva occidentale del Canale di Suez. Secondo la televisione israeliana, dei circa 1.000 mezzi corazzati che gli egiziani hanno inviato oltre il canale, ne rimanevano ieri soltanto da 300 a 400.
ORE 15.58 - Beirut - Radio Cairo ha precisato che le forze egiziane hanno avuto l'ordine di cessare il fuoco all'ora fissata dal Consiglio di sicurezza, purché le truppe israeliane facciano lo stesso.
ORE 18.37 - Amman- Anche la Giordania ha annunciato ufficialmente l'accettazione della tregua.
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11 NOVEMBRE 1973 ore 16.10 - Tel Aviv - L'accordo tra israeliani ed egiziani è stato firmato.
Lo storico accordo è stato firmato, da parte israeliana, dal generale Ahron Yariv, ex capo dei servizi segreti e attuale consigliere speciale del primo ministro Golda Meir, e, per l'Egitto, dal generale Abdul Gani Jamasi, capo delle operazioni militari. Alla cerimonia ha presenziato il generale Ensio Siilasvuo, capo delle forze dell'Onu in Medio Oriente. L'accordo firmato oggi costituisce un documento storico: esso è infatti il primo firmato da Israele ed Egitto dall'armistizio di Rodi del 1949, che pose fine alla prima delle quattro guerre arabo-israeliane. (16.29)


ANNO 1974 ore 10.48 - Ginevra - La delegazione siriana ha firmato a Ginevra l'accordo per il disimpegno delle forze sul Golan.
ORE 20.52 - Tel Aviv - Il cannone ha cessato di tuonare oggi pomeriggio sulle alture del Golan e sul monte Hermon, dopo 81 giorni di guerra. Quando alle truppe israeliane è stato annunciato che la tregua era ormai una realtà, i soldati hanno inscenato manifestazioni di giubilo, inneggiando alla pace e al prossimo "tutti a casa".

SEMBRA TUTTO FINITO MA NON LO E'.


La Palestina
Fin dalla vittoria Israeliana nel 1967, le truppe rimasero attestate nei Territori occupati, dove vive la maggioranza dei profughi palestinesi. Dopo quella guerra, la Palestina non compare più nella geografia politica del Medio Oriente, ma a rivendicarne l'esistenza rimangono i palestinesi, che ritengono di aver subito una grande ingiustizia perchè private della propria terra, e di aver diritto a riaverla, almeno in parte, per potervi edificare un proprio Stato. Uno dei territori sotto il controllo militare e amministrativo di Israele (prima del '67 era sotto il controllo egiziano) è la striscia di Gaza, dove a Rafah e Giabalia hanno sede i due campi più grandi di profughi, spesso teatro di continui e violenti scontri fra palestinesi e truppe israeliane di occupazione.
Su iniziativa dei nazionalisti palestinesi per la prima volta fin dal 1964, come emanazione della Lega Araba, compare l' OLP (in inglese PLO), l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, ma non è la sola, ne sorgono altre, dotate di maggior autonomia e soprattutto decise a prendere l'iniziativa nella lotta contro Israele senza dover dipendere esclusivamente dalle decisioni dei paesi arabi, che ne condizionano le scelte e ne limitano la libertà di azione. Quest'organizzazione nel 1965 compie la sua prima azione di guerriglia nel territorio israeliano.
Pur essendo rappresentativa della realtà palestinese l'OLP ne riflette anche i profondi contrasti: al suo interno sono presenti gruppi di orientamento marxista rivoluzionario, come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), il Fronte Democratico Popolare per la Liberazione della Palestina (FDPLP), su posizioni di rifiuto intransigente delle soluzioni di compromesso. Inoltre vi sono gruppi ispirati, o più o meno direttamente controllati, da diversi paesi arabi (come al Saiqah, di diretta emanazione siriana) e altri, come il FPL di Abu Abbas, di scarsa consistenza numerica ma capaci di condizionare le scelte politiche dell'Organizzazione con la loro intensa attività terroristica.

Due
anni dopo la "Guerra dei 6 giorni" spazza via la vecchia e impotente direzione dell'OLP in cui intanto confluiscono Al Fatah e le altre formazioni guerrigliere costituitesi in quegli anni. Nel 1968 il capo di Al Fatah, YASSER ARAFAT, diventa presidente dell'OLP sforzandosi di fare di questa organizzazione una sede di coordinamento politico dei diversi raggruppamenti palestinesi e, al tempo stesso, un interlocutore credibile per la diplomazia internazionale.
Se il terrorismo era dunque già iniziato prima, dopo la guerra del Kippur iniziano le tragiche guerre civili fino a quella pacificazione che però è durata molto poco.

Nel luglio 1974, Arafat era giunto a svolta importante dell'OLP, rivendicando per il popolo palestinese il diritto all'autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese; a novembre, in uno storico discorso all'Assemblea delle Nazioni Unite, Arafat chiese una soluzione pacifica, politica, per la Palestina, ammettendo implicitamente l'esistenza di Israele.

SI TENTA L'IMPOSSIBILE PER UNA PACE

Il 9 NOVEMBRE 1977, il presidente egiziano ANWAR SADAT, pronuncia la frase "Sono disposto a recarmi in capo al mondo, e persino a Gerusalemme, pur di salvare la vita di un soldato egiziano".

19 NOVEMBRE 1977 - ore19.06 - Tel Aviv - Il presidente egiziano Anwar Sadat è giunto stasera all'aeroporto internazionale Bel Gurion"
"Sorridente ed un po' emozionato, Anwar Sadat è diventato oggi il primo leader del mondo arabo a mettere piede in terra israeliana e ad essere applaudito dai cittadini dello stato ebraico. Quando il Boeing proveniente dal Cairro si è posato sulla pista dell'aeroporto di Lod, erano in molti a non credere ai loro occhi (ib. ore 22.35).

20 NOVEMBRE 1977 - ore 17.34 - Gerusalemme - Il presidente Sadat ha parlato questo pomeriggio dinanzi al Parlamento israeliano (Knesset), appositamente riunito per ricevere l'ospite.. "Voi - ha detto Sadat- volete vivere con noi e accanto a noi. Ebbene, vi dico sinceramente che noi vi vogliamo tra di noi, in pace e sicurezza. Questa sola affermazione costituisce una fondamentale svolta nel nostro atteggiamento. Vi rifiutavamo, rifiutavamo ogni incontro e contatto con voi, ma oggi io dico a voi e al mondo che accettiamo di vivere con voi in pace e giustizia e vi diamo il benvenuto tra noi in pace e sicurezza".

(comunicato ore 17.59) Sulle condizioni per giungere a questa pace, il leader egiziano è stato inflessibile. Ci sono territori arabi che sono stati conquistati con la forza . ha detto. e che debbono essere restituiti e la restituzione deve comprendere anche la Gerusalemme orientale, fino al 1967 appartenuta alla Giordania. Per quanto riguarda il problema palestinese, Sadat ha detto: "l'esistenza del popolo palestinese è stata riconosciuta in tutto il mondo ed è una realtà storica. In tutta sincerità vi dico che non potrà esservi pace senza i palestinesi; fino a quando questo problema resterà insoluto, il conflitto arabo-israeliano diventerà sempre più grave e assumerà sempre nuove dimensioni".

25 DICEMBRE 1977 - ore 16.08 - Ismailia - Il primo ministro israeliano Monachem Begin è arrivato all'aeroporto di Abu Suweir ed in elicottero ha raggiunto poi la residenza del presidente Sadat, dove entrambi sono stati applauditi dalla folla.

26 DICEMBRE 1977 - ore 14.40 - Ismailia - L'incontro fra Sadat e Begin non ha permesso ad Egitto ed Israele di superare le loro profonde divergenze sui problemi chiave di pace in Medio Oriente; essi non sono stati in grado di presentare oggi quella "dichiarazione d'intenti" sui principi di una soluzione gloabale che ieri sera era stata data per molto probabile da fonti egiziane. Nella conferenza stampa che ha concluso l'incontro, Sadat e Begin hanno detto che rimangono le profonde divergenze sulla creazione di uno stato palestinese, questione che Sadat ha definito "cruciale".

DOPO QUASI UN ANNO, VINCE LA SAGGEZZA - CAMP DAVID
Viene deciso un incontro negli Stati Uniti d'America fra Sadat e Begin.
Ma i tanti buoni propositi resteranno sulla carta

18 SETTEMBRE 1978 - ore 01.44 - Thurmont - Dopo vertice di Camp David appena terminato, il presidente Carter, Sadat e Begin sono partiti per Washington. Alla Casa Bianca faranno una dichiarazione sui risultati della conferenza.
(comun. ore 04.16 - Sadat e Begin si sono impegnati a firmare un trattato di pace fra EGito ed Israele entro tre mesi, nel quadro di un accordo globale che prevede un regolamento d'insieme degli ostacoli alla pace fra i due paese. Lo hanno dichiarato questa notte fonti americane autorizzate, aggiungendo che i due uomini di stato firmeranno alla Casa Bianca due documenti: uno stabbilisce "un quadro per la pace nel Medio Oriente" e l'altro "un quadro per la conclusione di un trattato di pace".

(comun. ore 04.22 ) - Thurmont - L'accordo prevede l'autonomia degli abitanti della Cisgiordania e della striscia di Gaza entro cinque anni; Israele tuttavia manterrà un presenza militare limitata. La Giordania è stata invitata a partecipare ai negoziati. Israele si impegna a non creare nuovi insediamenti nei territori occupati. Il solo forte disaccordo riguarda gli insediamenti ebraici nel Sinai; il parlamento israeliano dovrà prendere una decisione entro due settimane. Israele evacuerà la maggior parte del Sinai entro un periodo dai tre ai nove mesi dopo la firma del trattato di pace, e l'insieme della penisola entro due-tre anni.
(comun. ore 09.58 - Damasco - La Siria ha violentemente criticato oggi i risultati del vertice di Camp David, affermando che essi non includono alcun punto che sia in favore degli arabi. La stampa afferma che Sadat ha fatto molte concessioni in cambio di niente, mentre "il nemico (Israele) ha ottenuto tutto ed ha consacrato l'influenza americana nella regione". Anche l'OLP, l'Organizzazione per la liberazione della Palestina ha dichiarato che "questo accordo serve solo le ambizioni espansionistiche di Israele nel Medio Oriente".
(comun. ore 20.21) - Washington - Lo stato di guerra tra Egitto ed Israele è cessato dopo 30 anni alle 14.06 (20.06 ora italiana) di oggi con la firma alla Casa Bianca del trattato di pace raggiunto con la mediazione del presidente Jimmy Carter. La solenne cerimonia della firma è avvenuta davanti al frontone della facciata nord della Casa Bianca, tra una folla di dignitari ammessi nei giardini, mentre migliaia di persone si sono ammassate nella grande piazza Lafayette, antistante.
(comun. ore 22.40 - Washington - Anwar Sadat ha ancora una volta elogiato Carter, definendolo "l'uomo che ha compiuto il miracolo", ma tra i suoi tributi al presidente ed al popolo degli Stati Uniti nonché a quello di Israele, Sadat ha inserito un tono di ammonimento, dicendo che "altri passi devono essere fatti senza ritardi" ed ha fatto esplicito riferimento alla questione dei palestinesi. "Una grave ingiustizia - ha detto - è stata inflitta su di loro in passato. Essi hanno bisogno dell'assicurazione che potranno fare il primo passo sulla strada dell'autodeterminazione e di uno stato".
27 OTTOBRE 1978 - ore 17.08 - Oslo - Il premio Nobel per la pace 1978 è stato conferito al presidente egiziano Sadat ed al primo ministro israeliano Begin.


26 MARZO 1979 - ore 18.10 - Washington - Questa mattina alla Casa Bianca, davanti al presidente Jimmy Carter, il primo ministro di Israele Menachem Begin e il presidente dell'Egitto Anwar Sadat si stringono la mano e firmano l'accordo di pace tra i due paesi, mettendo fine a trenta anni di guerra.

13 GIUGNO 1980 - ore 18.03 - Venezia - Il consiglio europeo di Venezia si è concluso verso le 15 alla Fondazione Cini, sull'isola di San Giorgio. I "Nove" hanno concordato, tra l'altro, una dichiarazione sul Medio Oriente, nella quale è detto che "è venuto il momento di favorire il riconoscimento e la messa in opera dei due principi universalmente ammessi dalla comunità internazionale, il diritto alla esistenza ed alla sicurezza di tutti gli stati della regione, ivi compreso Israele, e la giustizia per tutti i popoli, ciò che implica il riconoscimento dei diritti legittimi del popolo palestinese".


26 LUGLIO 1980 - ore 15.57 - Tel Aviv - Il Parlamento israeliano ha approvato il testo di una legge su Gerusalemme unificata quale capitale dello stato ebraico. Il governo da parte sua sembra deciso a trasferire al più presto la sede dell'ufficio del primo ministro in un edificio nel quartiere orientale di Gerusalemme, annesso da Israele con la guerra del 1967.
6 OTTOBRE 1981 - ore 12.30 - Il Cairo. A due anni di distanza dagli accordi su iniziativa di Sadat, un gruppo di fondamentalisti islamici, durante una parata militare a Nasr, a est del Cairo, improvvisamente spara contro di lui ferendolo gravemente. IIl presidente è stato portato via con un elicottero dell'esercito
(comun. ore 13.50) - Testimoni oculari hanno riferito che l'attentato è avvenuto nel momento in cui mezzi anticarro passavano davanti alla tribuna in cui si trovavano Sadat ed altre personalità. Improvvisamente è esplosa una bomba a mano e un soldato che era seduto nella parte posteriore di un autocarro ha sparato contro il presidente. Almeno dieci persone sarebbero rimaste ferite, tra le quali alcuni diplomatici che assistevano alla parata.
(comun. ore 14.12 - Beirut - Alcuni uomini armati a Beirut hanno sparato colpi in aria in segno di giubilo non appena si è diffusa la notizia dell'attentato contro Sadat. I dirigenti palestinesi hanno espresso la loro sorpresa per l'attentato.

(comun. ore 16.17) Il Cairo - Il presidente Sadat è morto questo pomeriggio all'ospedale militare del Cairo. Lo hanno detto fonti dell'ospedale.
L'attentato non sembra essere stato il frutto dell'iniziativa individuale ed improvvisata di un gruppo di "soldati perduti". La ricostruzione, fatta attraverso i racconti dei testimoni oculari, lascia pensare ad un vero e proprio complotto. (16.39)

(comun. ore 19.47) Il Cairo - Annunciando che "l'eroe della guerra e della pace, Anwar Sadat, è morto oggi martirizzato", il vicepresidente Mubarak ha indicato che le elezioni per designare il nuovo presidente si terranno entro 60 giorni. L'Egitto, ha detto, "proseguirà i suoi sforzi per giungere alla pace nel Medio Oriente".
6 GIUGNO 1982 - ore 15.57 - Beirut- Israele ha invaso il sud del Libano. Colonne di carri armati e fanteria meccanizzata stanno avanzando nella zona posta sotto il controllo delle truppe dell'Onu (Unifil). Lo ha annunciato un portavoce dell'Unifil. Avanguardie israeliane hanno raggiunto Tiro alle 13.30. La città, a 21 chilometri dal confine israeliano, è circondata da campi profughi, dove vivono oltre 100 mila palestinesi. La città di Sidone è bombardata dal cielo e dal mare. I quartieri industriali sono in gran parte distrutti e dalle rovine si levano alte lingue di fuoco.
(comun. ore 17.09) - Tel Aviv - Il segretario del governo ha letto alla stampa un comunicato del consiglio dei ministri: "Il governo ha preso la seguente decisione: affidare alle forze armate il compito di piazzare tutti i centri della Galilea oltre il raggio di fuoco dei terroristi in Libano, dove questi, le loro basi ed i loro comandi sono concentrati. Il nome dell'operazione è "Pace in Galilea". Le forze siriane (in Libano) non saranno attaccate se non attaccheranno le nostre forze".

18 SETTEMBRE 1982 - ore 16.05 - Beirut - Centinaia di uomini, donne e bambini sono stati uccisi in due campi profughi palestinesi - Sabra e Chatila - nelle ultime 36 ore da uomini delle milizie libanesi di destra, hanno detto giornalisti recatisi oggi sul posto del massacro. I cadaveri giacevano in gruppi di dieci o più, sparsi tra le rovine dei campi che fino a pochi giorni fa accoglievano decine di migliaia di civili. È stato impossibile compiere una stima precisa del totale dei palestinesi assassinati, perché i corpi sono sparpagliati un po' dovunque.
Beirut - Sembra che il totale possa superare il migliaio. Con dei bulldozer si è tentato di coprire molti cadaveri, seppellendoli sotto le macerie. Soldati israeliani, di guardia ad una collina che domina il campo di Chatila, dove sono state compiute la maggior parte di queste orrende esecuzioni di massa, hanno affermato che soldati del partito di destra delle "Falange" avevano il controllo del campo quando è cominciato il massacro.
Secondo tutte le testimonianze, sono stati i miliziani del maggiore ribelle delle forze libanesi, Saad Haddad, alleato di Israele, a prendere d'assalto ieri sera i campi, penetrando fin nei rifugi nei quali gli uomini si erano nascosti.
(comun. ore 20.09) Nel campo di Sabra, dove è stato il cronista dell'Ansa, giacciono ovunque cadaveri di uomini, bambini, vecchi e giovani palestinesi, libanesi e siriani, uccisi dalle milizie falangiste e da quelle di Haddad. Cadaveri di bambini giacciono in mezzo alla strada, abbattuti da raffiche di mitra mentre tentavano di fuggire attraverso il muro di cinta del campo. Poco più avanti, corpi maciullati, mutilati. Teste tagliate, gambe, mani, scarpe con il piede dentro. Un mucchio di sabbia, ammassato con i bulldozer, nasconde decine di cadaveri.

18 APRILE 1983 - ore 13.57 - Beirut - Una forte esplosione udita in tutta Beirut ovest ha distrutto oggi alle 13.10 parte dell'ambasciata americana. Un'ala intera dell'ambasciata è crollata. Cinque piani si sono afflosciati come un castello di carte. Morti e feriti sono numerosi. Sul posto vi è almeno una trentina di ambulanze e si scava sotto le macerie.
Sul luogo vi è una confusione indescrivibile. Poliziotti del reparto élite delle forze d'ordine libanesi, si aggirano urlando, piangendo e strappandosi i capelli tra le macerie.
Secondo le prime notizie di fonte americana, vi sono almeno trenta morti, ma il bilancio sembra destinato a salire. Un funzionario ha detto che almeno la metà del personale è rimasto ferito. Sembra che sia stata un'autobomba con targa diplomatica introdotta nel parcheggio dell'ambasciata.
(comun. ore 20.01) - Beirut - Sono da 30 a 40 i morti provocati dall'esplosione nel parcheggio, secondo quanto afferma la polizia libanese. Si tratta di un bilancio provvisorio, perché i soccorritori continuano ad estrarre cadaveri dalle macerie. Un elenco di 150 feriti è stato affisso nell'atrio dell'ospedale americano di Beirut, dove centinaia di persone si accalcano per avere notizie di parenti o amici. Un gruppo che si fa chiamare "Organizzazione per la guerra santa islamica" ha rivendicato l'attentato con una telefonata ad un'agenzia di stampa.

23 OTTOBRE 1983 - ore 08.27 - Beirut - Due attentati dinamitardi sono stati compiuti all'alba contro i
contingenti americano e francese della forza multinazionale. Secondo la radio ufficiale almeno 40 marines e una quindicina di soldati francesi sono rimasti uccisi.
Alle 6.20 una prima esplosione ha scosso Beirut, facendo crollare un edificio del quartier generale dei 1600 marines del contingente americano vicino all'aeroporto. Sei minuti più tardi una nuova esplosione ha demolito un edificio nel vicino quartiere di Ramlet el Beida, che ospita alcune decine di soldati del contingente francese.
Washington - Un portavoce del Pentagono ha detto che 135 marines americani sono morti nell'attentato di Beirut; i feriti sono almeno 59.
Beirut - Il ministro della difesa francese Charles Hernu ha dichiarato stasera che il nuovo bilancio dell'attentato contro il contingente francese è di dieci morti, 13 feriti e 50 dispersi, tutti fra il personale militare.
Nel 1983, nel pieno svolgimento di questa guerra civile libanese, Arafat sposta il quartier generale dell'OLP da Beirut a Tunisi e, nel novembre di cinque anni più tardi, proclama lo Stato indipendente di Palestina. Inoltre, chiede il riconoscimento delle risoluzioni ONU e chiede di aprire un negoziato con Israele. Nell'aprile 1989 è eletto dal Parlamento palestinese primo Presidente dello Stato che non c'è, lo Stato di Palestina.
15 NOVEMBRE 1988 - ore 07.25 - Algeri - Uno stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme è stato proclamato all'1.38 locali ad Algeri dal presidente dell'Olp Yasser Arafat davanti al consiglio nazionale palestinese, il parlamento in esilio. L'annuncio è stato accolto al canto dell'inno nazionale "Blida, blida" (Patria, patria) dai 338 rappresentanti palestinesi dei territori occupati e della diaspora. L'assemblea, prima della proclamazione, aveva votato a maggioranza la istituzione dello stato indipendente "conformemente alle risoluzioni 242 e 338 dell'Onu", che contemplano il diritto all'autodeterminazione per i palestinesi ed il riconoscimento implicito dello stato di Israele. Arafat viene Eletto Presidente dello Stato che non c'è, lo Stato di Palestina.
8 OTTOBRE 1990 - ore 14.19 - Gerusalemme - Dopo alcuni mesi in cui sembrava sopita, l'intifada - la rivolta dei palestinesi contro l'occupazione militare israeliana - è riesplosa oggi nei Luoghi santi con una violenza mai verificatasi prima, scatenando una repressione durissima da parte delle forze israeliane, che hanno compiuto quella che non appare esagerato definire una strage tra la popolazione araba. Secondo i portavoce degli ospedali, i morti sono 21 e i feriti 115, ma il bilancio è destinato ad aggravarsi. Ancora nelle prime ore del pomeriggio, Gerusalemme dà l'impressione di una città in stato insurrezionale. Migliaia di uomini della polizia e delle forze armate pattugliano le strade ed i vicoli della città vecchia, mentre continuano assembramenti e scontri.
(comun. ore 19.21) Ad accendere gli animi degli arabi è stata una dichiarazione del primo ministro israeliano Shamir, che aveva ieri preannunciato la costruzione di un nuovo quartiere ebraico sul Monte degli Ulivi, in piena zona palestinese. Si è aggiunta una marcia dei "fedeli del tempio", integralisti ebrei, sulla "spianata delle moschee" sovrastante il "muro del pianto", per procedere alla posa simbolica della prima pietra del terzo tempio di Gerusalemme dopo quelli distrutti da Nabucodonosor nel 587 a.C. e dall'imperatore Tito nel 70 d.C. Dai minareti è venuto l'appello ai mussulmani a difendere i luoghi santi. E' bastato per scatenare i disordini con centinaia di pietre scagliate sui fedeli che numerosi pregavano presso il "muro del pianto".

13 OTTOBRE 1990 - ore 07.08 - New York - Il consiglio di sicurezza dell'Onu ha condannato la scorsa notte la violenza della polizia israeliana che è stata causa della morte, lunedì scorso a Gerusalemme, di oltre 20 palestinesi e del ferimento di più di altri 150. La risoluzione, approvata all'unanimità, prevede inoltre una relazione, entro la fine del mese, del segretario generale dell'Onu, che si recherà prossimamente nella regione.


Il periodo che segue è un periodo rovente, che vede l'esplosione delle sue tensioni sotterranee nella Guerra del Golfo, scatenata nel 1990 dagli Stati Uniti contro Saddam Hussein, reo di aver proditoriamente invaso il vicino Kuwait. Arafat, stranamente (forse accecato dall'odio nei confronti dell'Occidente e soprattutto nei confronti degli Stati Uniti), si schiera proprio con Saddam. Una "scelta di campo" che gli costerà cara e di cui lo stesso Arafat avrà di cui pentirsi, soprattutto alla luce degli avvenimenti legati all'11 Settembre 2001 (attentato alle Torri Gemelle). Una mossa, insomma, che gli ha attirato sospetti consistenti di avere le mani in pasta nelle frange terroristiche che pullulano in Medio Oriente. Da qui, l'incrinarsi della sua credibilità come controparte sul piano delle trattative con Israele.

NOTA: - Arafat è stato più volte in Italia, a Roma, non senza trovare difficoltà e provocare dissensi nella stessa maggioranza di governo. Il 15 settembre 1982 è ricevuto al Quirinale dal presidente Pertini e ha incontri col ministro degli esteri Emilio Colombo tra le proteste di Psdi, Pri e Pli (ma Spadolini non lo riceve); il 23 dicembre 1988 si incontra col presidente del consiglio De Mita e col ministro degli esteri Andreotti e poi è ricevuto dal papa; il 4 aprile 1990 si incontra con il presidente Cossiga al Quirinale, con i presidenti delle due Camere (questa volta anche Spadolini lo riceve), con il presidente del consiglio Andreotti e il ministro degli esteri De Michelis, con i segretari della Dc e del Pci (ma non con La Malfa); prima di partire, ottiene un'udienza in Vaticano con il Papa.
Nel 1992 la pace sembra ancora una volta molto vicina. Ma le grandi incomprensioni restano e i rapporti si fanno sempre più difficili, con la richiesta dei Palestinesi di un ritiro totale israeliano dai territori palestinesi occupati.
Un altro accordo di pace avviene davanti a un Clinton soddisfatto, e viene siglato il 31 agosto 1992 tra Arafat e Rabin. Sembra esserci un riconoscimento reciproco quando il presidente dell'Olp con la mano tesa attraverso tutta la scrivania è andato a stringere la mano del primo ministro israeliano Rabin.

IYZHAK RABIN (vedi), fu poi assassinato il 4 novembre 1995; non da un palestinese nemico, ma da un giovane estremista ebreo, mentre partecipava a un raduno pacifista a Tel Aviv; aveva 73 anni
Il resto non è più storia ma cronaca dei nostri giorni e la lasciamo ai quotidiani

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