IRAQ - CHI VINCE E CHI PERDE

Giovanni De Sio Cesari
http://www.giovannidesio.it/
aggiornato al 1 giugno 2006


Indice: Introduzione - Americani - Resistenza
Integralisti - Baathisti  - Sciiti - Sunniti - Curdi - Conclusione


Introduzione
Non è possibile indicare quale sia la parte vincente e la parte soccombente mentre dura un conflitto: troppo spesso chi vince molte battaglie alla fine perde la guerra e viceversa. Chi avesse osservato, per fare un esempio comune, la situazione militare agli inizi del 1942 avrebbe dovuto concludere che si profilava chiaramente una vittoria dell’Asse ma alla fine di quello stesso anno le prospettive erano del tutto rovesciate.

Tuttavia dall’attacco americano in Iraq sono passati ormai più di tre anni: se non è certamente ancora chiaro l’esito della “guerra” contro il terrorismo in generale, tuttavia appaiono abbastanza delineate le prospettive di quella specifica campagna che è stata, secondo i propositi dell’Amministrazione USA, l’intervento nell’Iraq.

Elementi essenziali di ogni analisi del genere sono sempre i punti di riferimento: vincere o perdere sono concetti molto vaghi e opinabili: tutto dipende da cosa si è vinto o perso ed è abbastanza comune che tutte le parti alla fine di un conflitto rivendichino una loro vittoria e tutti a ragione, secondo il proprio criterio.

Noi adottiamo come criterio di analisi le finalità che ciascuna della parti desiderava conseguire. Osserviamo se ed eventualmente in quale misura i propositi che ciascuna parte si era prefissati siano stati raggiunti o almeno siano più vicini.

Naturalmente, come sempre avviene nella storia, le conseguenze di una qualunque azione sono sempre molte, impreviste e imprevedibili poichè la complessità dei fattori che entra in gioco è tanta e tale che nessuno osservatore può compiutamente prevedere quali saranno le conseguenze, particolarmente quelle a lungo termine pertanto non ci avventuriamo su una previsione del genere limitandoci a prospettive di breve se non di brevissimo termine.

Non prendiamo nemmeno in esame questioni quali la legittimità degli interventi nei riguardi del diritto internazionale, dell’ONU, della moralità che sono elementi che esulano dalla nostra trattazione. Analogamente non prendiamo in considerazioni motivazioni “nascoste e oscure” come interessi di gruppi di pressione, economici, personali, di potere e altri ancora: non perchè essi non esistano ma perchè essi sono presenti in ogni situazione di guerra (come in tutti gli atti politici) ma non possono essere considerati come le motivazioni vere e proprie della guerra che sono costituite da quelle politiche generali che vengono individuati dagli osservatori e indicati abbastanza chiaramente dalla parti in causa anche se deformate poi a livello propagandistico .

AMERICANI

Molte sono state le motivazioni addotte dagli USA per l’intervento. Tuttavia possiamo schematicamente ridurle a due fondamentali: una più immediata e tattica: eliminare il pericolo che il regime di Saddam poteva costituire e una più generale strategico: creare una democrazia in Iraq che potesse poi estendersi a tutto il Medio Oriente ( il cosi detto: “effetto domino”.

FINALITA IMMEDIATA: eliminare il pericolo. Si affermava che Saddam stesse preparando o avesse gia preparato armi di sterminio di massa e che potesse accordarsi con estremisti islamici richiamatesi più meno alle idee di al Qaeda. Il pericolo veniva presentato come immediato e grave tale da giustificare anche un intervento militare al di là delle procedure previste dall’ONU o dal diritto internazionale come espressione di autotutela, di un primario diritto alla difesa. In realtà in seguito si accertato che l’Iraq non possedeva armi di sterminio di massa e che non c’erano accordi con elementi estremisti islamici. Si è data poi la colpa ad errori dei servizi segreti o si è detto che si trattava semplicemente di scuse.

A nostro parere pero questa diatriba non deve essere enfatizzata: in effetti la motivazione particolare consisteva nell’eliminare la possibilità che un nemico irriducibile dell’America si alleasse in qualche modo con l’altro nemico ancora più irriducibile. il terrorismo islamico e che il primo potesse fornire le temute armi di massa ai secondi. Il fatto che non era gia avvenuto non è poi tanto importante: la pericolosità delle armi di sterminio è tale che non si può aspettare che un nemico le abbiano gia (sarebbe troppo tardi) e costringe quindi a guerre preventive contro semplici ipotesi e possibilità. Non sappiamo se veramente l’accordo paventato dagli americani avrebbe potuto mai essere stretto: esso comunque avrebbe costituito un pericolo gravissimo per gli USA.

L’occupazione dell’Iraq ha eliminato alla radice il pericolo: anzi la facilità con la quale gli americani in pochi giorni hanno occupato l’Iraq (come era gia avvenuto per l’Afganistan) ha mostrato a tutto il mondo mussulmano come un regime che aiutasse (o fosse sospettato di farlo) gli estremisti islamici potrebbe essere abbattuto con facilità dagli americani.

Da questo punto di vista possiamo quindi dire che gli americani hanno raggiunto i propri fini e quindi hanno vinto.

SECONDA FINALITA'
: instaurare la democrazia in Iraq. In questo secondo fine i risultati sono deludenti. L’idea fondamentale era che interventi contro questo o quel nemico particolare non sarebbero stati risolutivi del problema del terrorismo. Si presuppone infatti che il terrorismo nasca da una visione medioevale della realtà ancora legata a vecchi schemi religiosi ormai superati: per togliere ad esso le radici bisognava quindi far entrare il Medio-Oriente nel mondo moderno, nella democrazia e nella libertà .

Si prevedeva che se in Iraq fosse stato possibile instaurare un modello democratico questo avrebbe, a breve o a medio termine “contagiato” anche gli altri paesi e quindi avrebbe introdotto la democrazia o meglio ancora la” modernità” in Medio Oriente.

Questo risultato non pare essere stato raggiunto in Iraq e nemmeno ci pare poi più vicino. In Iraq infatti la democrazia non pare aver messo radici e nemmeno piede, anche se vi sono state elezioni più o meno libere: l’elemento essenziale che pare guidare gli iracheni appare ancora il credo religioso ed essi seguono molto più le fatwe di ulema e ayatollah che i princìpi laici della democrazia. Per di più essi sembrano essere sprofondati in una cupa guerra civile fra sciiti e sanniti e più in generale in un quadro di grande instabilità che dopo tre anni non accenna a placarsi anzi pare sempre più aggravarsi.

Il fatto non può essere spiegato con il principio generale che SEMPRE la guerra non possa instaurare la democrazia perchè ciò è avvenuto in periodi abbastanza recenti in Germania in Italia e anche nel Giappone dove non c’era mai stata una democrazia: se noi spieghiamo un fatto con una affermazione onnicomprensiva e generale chiaramente infondata finiamo con il non comprendere nulla credendo di aver compreso invece ogni cosa. Bisogna invece chiedersi: perchè è fallito in Iraq? quali condizioni mancavano, quali errori sono stati compiuti dagli americani e altro ancora. Vediamone quindi i piu importanti:

Dopo una guerra brillante quanto mai si era visto gli Usa hanno compiuto un tragico errore: hanno cercato di emarginare tutto il  vecchio apparato politico e il Baath. La conseguenza è un paese in preda al caos nel quale prima ha prevalso la delinquenza comune e poi tutte le correnti più estremiste. Milioni di persone che prima erano i dirigenti si sono trovati all’improvviso senza più lavoro e in mezzo a una strada: una follia.
Quando cadde il nazismo furono impiccati qualche decina di gerarchi ma poi tutti i dirigenti restarono al loro posto. in Italia i partigiani esasperati uccisero qualche centinaio di fascisti ma poi tutti gli altri restarono al loro posto ( e i podestà divennero sindaci), in Giappone addirittura restò sul trono l’imperatore.
Questi paesi si avviarono alla democrazia: che sarebbe accaduto se milioni di fascisti, di nazisti, di nazionalisti fossero stati cacciati nella miseria e nell’emarginazione ?

Gli americani si sono fidati di personaggi fuorisciti dall’Iraq e riparati all’estero. Questi si sono dimostrati corrotti e incapaci e soprattutto senza alcun seguito reale nel paese e senza alcuna capacità di interpretare le istanze e gli stati d’animo di un paese da cui ormai mancavano da decenni.

Bisogna anche tener conto che In genere non esiste negli arabi il sentimento nazionale (tranne forse in Egitto): essi si riconoscono nella Umma (comunità dei credenti) al di là della quale esiste la fazione, il clan: l’idea di uno stato nazionale è una imposizione degli Occidentali che hanno poi tracciato a loro arbitrio e interessi le frontiere di stati a cui mancava non solo una una coscienza nazionale ma anche una unità culturale.

Per le elezioni è fatale che ciascun cittadino non sentendosi un cittadino dell'Iraq ma un appartenente a questo o quel gruppo voti non secondo la propria personale convinzione politica ma secondo gruppo o clan di appartenenza. Questo fatto rende praticamente impossibile la democrazia che richiede come prima condizione proprio che i cittadini si sentano cittadini e non frazionati in gruppo.

E’ mancata inoltre quella che definiamo una società civile: decenni di persecuzione feroci e soprattutto sistematiche la avevano cancellato quasi del tutto.

Non bisogna nemmeno sopravvalutare la notevole affluenza alle urne delle ultime elezioni: non si tratta di improvvisa conquista della democrazia ma semplicemente del modo più semplice per appropriarsi del potere da parte della maggioranza.

RESISTENZA

Si è parlato spesso genericamente di una Resistenza irachena all’occupazione americana.
Quando Fassino affermò che i veri "resistenti" iracheni erano quelli che erano andati a votare, Bocca rispose duramente che i "resistenti " erano invece quelli che "resistevano" (agli americani con azioni di guerra) il che sembra una ovvietà. Ma Bocca giocava sullo equivoco chiamando "resistenti " quelli che "resistevano ".  Con questo discorso infatti possiamo chiamare "resistenti" anche i soldati tedeschi che resistettero accanitamente a Cassino o anche i rapinatori che "resistono" all'arresto dei carabinieri.

Si confonde "resistenti" come participio del verbo "resistere" con "Resistenti" come partecipanti alla "Resistenza" (con R maiuscolo), movimenti che si opponevano alla occupazione nazista:
Quando parliamo di "resistenza" irachena noi facciamo un paragone, una assimilazione fra gli "insurgent" ( termine americano) di quel paese e i partigiani della Seconda Guerra Mondiale.

E possibile fare questo paragone?
La Resistenza europea aveva per  fine la cacciata degli occupanti tedeschi (nazisti): Vogliono gli "insurgent" iracheni cacciare gli occupanti americani ?
In effetti durante l'invasione americana si sarebbe potuto parlare di una resistenza Irachena ma in realtà non ci fu: se veramente a Bagdad ci fosse stata una resistenza popolare , poche migliaia di soldati americani avrebbero mai potuto conquistare una città con 4 milioni di abitanti e poi con tanta facilità.
Il terrorismo e la guerriglia si sono manifestati quando invece gli americani hanno annunciato che si sarebbero ritirati dopo la formazione di un governo eletto democraticamente: contro la formazione di questo governo, premessa del ritiro americano si è scatenata la lotta. Che gli "insurgent" sono contro gli americani è indubitabile, ma non si vede come possano essere in qualunque modo assimilati ai resistenti antinazista.

Se gli "insurgent" volessero semplicemente che gli americani andassero via basterebbe che votassero un governo, uno qualsiasi e gli americani sarebbero ben contenti di andarsene da quella trappola.

Va anche notato che MAI i Partigiani avrebbero messo bombe tra la folla, nei mercati, nelle chiese come avviene in Iraq.
Non si può pertanto definire "Resistenti" costoro: il termine per altro non esiste in Iraq.

Si deve quindi parlare dei vari gruppi in lotta contro gli americani e fra di loro con la prospettiva di conquistare il potere dopo il ritiro americano. Si tratta di fazioni molto numerose e delle più vari aspirazioni: noi per semplicità di esposizione parleremo di integralisti islamici, esercito del Madhi (al Sadr) , Sunniti, Sciiti, Curdi. -

Non va poi dimenticata la delinquenza comune: nel quadro di generale disordine, nella mancanza quasi assoluta di forze dell’ordine, in una situazione di povertà dilagante è inevitabile che tanti cerchino di arricchirsi o semplicemente di sopravvivere dandosi ad atti delinquenziali di ogni tipo: probabilmente molti rapimenti sono opera loro: un milione di dollari è una somma enorme per gente che rischia la vita nelle file di arruolamento per 30 dollari al mese, permette la sopravvivenza per un clan per una generazione.


INTEGRALISTI ISLAMICI

Con questo termine alludiamo a quei gruppi che in qualche modo si richiamano ad al qaeda: non è da intendesi che essi realmente facciano capo gerarchicamente a bin Laden. Si dice che vengano diretti dal ( < ) Al-Zarqawig presentato
come braccio destro di bin Laden.
Ma in realtà non si tratta infatti di un fenomeno unitario con una gerarchia effettiva: come è stato efficacemente detto si tratta invece di una sorta di un “franchising“ cioè di gruppi diversi e autonomi che tuttavia tutti si richiamano a obbiettivi comuni. Occorre definire tali obbiettivi per verificare se essi sono stati in qualche modo raggiunti .

Una premessa ovviamente è che tale movimento esista effettivamente nel mondo mussulmano: se si pensa che quelli che buttarono giu le torri di New York erano dei folli isolati e magari manovrati dalla Cia allora non c'è niente da capire. Ma se si pensa che avevano le loro ragioni e si sente quello che dicono allora le finalità del terrorismo islamico non sono difficile da capire. 
Spesso noi non li ascoltiamo: ci sostituiamo semplicemente ad essi. Avviene che l’occidentale medio nulla o quasi conosce del mondo mussulmano: non riuscendo a comprendere il loro universo ideale interpreta le loro istanze applicando ad essi erroneamente concetti e categorie occidentali.

Ma l’estremismo di al Qaeda ha una sua ideologia perfettamente razionale e chiara, ribadita d’altronde in tutti i loro comunicati.
Quello che noi chiamano integralismo islamico (o fondamentalismo) non è poi follia o fanatismo e assurdità: è una visione perfettamente coerente e razionale, che ha funzionato egregiamente per 1400 anni, e che negli ultimi 25 anni ha prodotto, rivoluzioni, rivolte guerre e guerriglie e milioni di morti. il terrorismo è solo un aspetto particolare. Essi vedono minacciati la visione islamica della vita dall’influsso occidentale: il loro fine è quello di abbattere i regimi moderati, culturalmente vicini all’Occidente per instaurare delle teocrazie (emirati) che ristabiliscano il “vero” islam: vi erano riusciti in Iran, in Afganistan, in Sudan, quasi in Algeria.

Tuttavia nel complesso i regimi moderati resistevano : allora essi hanno ritenuto, credo a ragione, che essi erano forti perchè appoggiati dagli Occidentali. In questo contesto è stato concepito l’attacco ai simboli del potere americano l’11 settembre: speravano di terrorizzare gli americani che non sarebbero più intervenuti nel mondo arabo rendendo cosi possibile abbattere i regimi moderati .

L'attacco alle due torri aveva scatenato effettivamente un incontenibile entusiasmo dappertutto nel vasto "dar el islam" ( terra del’Islam ): la gente ballava per le strade e i muezzin ringraziavano Allah dai minareti: le stesse scene si sono ripetute in tutto il mondo islamico, dal Marocco a Timor est e in Palestina la gente correva in strada a festeggiare e a offrire dolcetti.

Ma gli americani non apparvero affatto terrorizzati e pochi mesi dopo anzi assalirono l’Afganistan di bin Laden, Al Qaeda considerò l’intervento americano quasi come una intervento divino che acceca chi vuole perdere. Ma lo scenario sperato dagli integralisti non si è realizzato: si aspettavano un esercito americano bloccato all'infinito fra i monti dell'Afganistan come quello russo, o una guerriglia irriducibile come nel Vietnam, una rivolta grande generale nel mondo islamico, un Occidente sprofondato in una crisi del  terrore (come Israele dell'intifada): invece i talebani si sono dissolti in pochi giorni, di fronte alle armate occidentali, la resistenza islamica in Afganistan minacciavano una specie di Nibelunga Islamica ma sono fuggiti tutti in verità preceduti dai loro capi, il Mullah Omar e bin Laden chiedevano a tutti di cadere sul posto combattendo ma sono stati i primi a fuggire.

L’invasione dell’Iraq sembrò allora una seconda grande occasione per una guerra grande e generale che unisse tutti i mussulmani nella guerra all’odiato "grande satana".
Ma in realtà anche in questo caso l’esercito iracheno si dissolse in pochi giorni, il popolo non si oppose realmente agli americani che hanno conquistato il paese con irrisoria facilita e quasi senza perdite.

A questo punto ancor a una volta l’estremismo islamico ha ritenuto che si presentasse una occasione storica e quindi un gran numero di essi è confluito in Iraq.

Essi formano ancora una attiva e pericolosissima fazioni che lottano in iraq. Tuttavia le mancanza di prospettive realistiche è apparsa sempre più evidente. Fra l’altro essi si ispirano al whahabismo che è una corrente sunnita particolarmente ostile agli sciiti che costituiscono la maggioranza degli iracheni: impossibile quindi collegarsi organicamente ad essi. Hanno finito con stringere alleanza con gli elementi baahtisti ex seguaci di Saddam che sono proprio esattamente espressione di quel laicismo contro il quale hanno proclamato il Jihad.
Sostengono la minoranza araba sunnita contro gli arabi sciiti e contro Curdi pure essi sunniti ricadendo quindi in una delle tante guerre civile che funestano il Medio Oriente. La prospettiva dell’instaurazione di una repubblica islamica è definitamene svanita.

Si è ridotto a un terrorismo inconcludente che colpisce quasi esclusivamente mercati, moschee, folle inermi addirittura un banchetto di nozze: gli iracheni in folla sono andati a votare, nessun regime moderato è entrato in crisi, dovunque all'ovest come in M. O. gli estremisti sono perseguitati.

I tempi esaltanti dell’11 settembre appaiono molto lontani: La sconfitta è evidente: tuttavia come spesso accade essa non viene ancora percepita: anche la Germania nel 1943 era chiaramente sconfitta e pure continuarono a lottare ancora per due anni ancora con lutti e tragedie infinite.

E' prevedibile che il terrorismo integralista continuerà ancor per molti e molti anni. Se è vero che il terrorismo difficilmente ottiene risultati è anche vero che è ancora più difficile sradicarlo. In Europa il terrorismo basco o e irlandese continua da decenni malgrado abbia perso ogni prospettiva.


ESERCITO DEL MADHI

Sono guidati da ( < ) Muqtada al-Sadr figlio di un esponente religioso fatto uccidere da Saddam e venerato dalla comunità sciita: in qualche modo possono considerasi la versione sciita di al-Qaeda ma solo nel senso che ne condividono la visione di un islam “vero” che deve affermarsi contro gli influssi occidentali (del “grande satana”) -
Tuttavia si tratta di un movimento dalle caratteristiche molto diverse.

Mentre al Qaeda è formata quasi esclusivamente da non iracheni i miliziani sono tutti iracheni sciiti. El-Sadr usa un linguaggio religioso molto acceso: dichiara di voler guidare i propri seguaci alla shauda (martirio ) più che alla vittoria.

In disaccordo con la maggiore guida spirituale degli sciiti di Iraq ( < ) al Sistani, ha tentato negli anni scorsi di creare zone libere dall’occupazione occidentale nelle zone sciite ma ogni volta gli americani sono intervenuti e hanno costretto i miliziani a sgomberare il campo: hanno cercato di mescolarsi alla popolazione o si sono asserragliati in luoghi santi come il cimitero di Najav nella speranza che gli americani non avrebbero osato attaccarli. Invariabilmente invece gli americani li hanno attaccati ed è finito in tragedia: tuttavia essi poi non possono nemmeno troppo mettere in pericolo la vita di appartenenti alla propria gente. Gli americani avrebbero voluto disarmare e sciogliere le milizia : tuttavia al Sistani è riuscito a trovare una via di compromesso: i miliziani hanno rinunciato a Muqtada al-Sadr,  proclamare zone liberate e in cambio hanno evitato la distruzione e costituiscono ancora un gruppo che ha la sua fetta di potere nell’Iraq di oggi e controlla, anche se non troppo apertamente, non poche zone del paese.

Tuttavia se il loro fine era quello di “cacciare” gli americani e costituire una repubblica islamica sciita il loro obbiettivo appare del tutto tramontato: gli americani non sono stati cacciati, la repubblica islamica di tipo komeinista non è neppure pensabile nell’Iraq di oggi.

NOTA: la situazione di Nassiriya in cui operano nostri soldati va riportato a questo orizzonte. L’attentato contro la caserma italiana aveva lo scopo di far “fuggire” gli italiani ma questi non sono affatto fuggiti. La cosi detta “battaglia dei ponti” voleva invece liberare Nassiriya dal controllo italiano mettendo uomini armati in mezzo alla folla di civili nella speranza che gli italiani non avrebbero sparato sulla folla. Ma questi hanno aperto ugualmente il fuoco: allora i miliziani non hanno poi insistito su questo tentativo perchè poi alla fine si trattava poi proprio di propri potenziali sostenitori. Anche l’attacco alla caserma entrava in questo quadro: ma l’intervento di americani con armi pesanti ha fatto fallire ogni tentativo. Tuttavia essi continuano qua e la a sparare qualche colpo nel mucchio, e quindi anche contro gli italiani e per questo purtroppo abbiamo avuto alcune vittime. Comunque gli italiani pare che in pratica hanno rinunciato a un controllo diretto di Nassirya preferendo controllare la situazione solo in generale. Tuttavia sono pure essi esposti, non saranno lì a fare la guerra (come ci dicono), ma sono tuttavia in una zona di guerra dove c'è distruzione e sempre in agguato la morte.


BAAHTISTI

il governo provvisorio americano ha considerato tutti gli iscritti al Baath come seguaci di Saddam e in qualche modo genericamente complici dei suoi crimini. Ma tutti quelli che avevano una qualche rilevanza nell’amministrazione erano comunque iscritti obbligatoriamente cosi come avveniva in Europa che tutti erano iscritti al partito fascista o nazista o comunista. In tal modo, come abbiamo gia notato, tutta la classe dirigente è stata spinta alla disperazione. 
Poichè una buona parte di queste persone facevano parte dell’esercito e soprattutto della polizia politica si tratta di gente esperta delle armi, delle tattiche di guerra, del terrore e dispongono inoltre dei depositi immensi di armi che l’esercito iracheno in rotta ha abbandonato dappertutto. Il nucleo più forte e deciso si trova nel cosi detto “triangolo sunnita” cioè in quelle zone particolari in cui Saddam traeva i collaboratori più fidati in quanto qualche modo partecipi per legami tribali e di clan. Anche se probabilmente numericamente rappresentano la fazione meno numerosa tuttavia certamente sono i più pericolosi i più armati, i più addestrati, forse anche i più disperati se hanno perso la speranza di poter avere ancor un posto e un ruolo in quel paese che fino a poco fa era a loro disposizione.

Come prima accennato essi a volte hanno stretto alleanza tattica con i terroristi che ideologicamente dovrebbero essere i loro nemici.

Gli avvenimenti luttuosi di Falluja si inquadrano in questo contesto. Essi hanno tentato di tenere libere alcune zone del paese degli americani analogamente alle milizie di el-Sadr. Per molto tempo hanno controllato Falluja respingendo tutte le offerte americane a un accordo. Alla fine gli americani non hanno potuto più permettere una tale situazione e quindi hanno attaccato in forze. Poichè i baahtisti misti ad elemento integralisti islamici si sono trincerati nella città insieme ai civili, i soldati americani hanno spianato la strada con armi pesanti usando anche il famigerato fosforo bianco, a quanto si è poi accertato.

Falluija è stata conquistata ma la maggior parte delle vittime sono civili mentre presumibilmente la maggior parte dei combattenti è riuscita a fuggire e a riprendere il terrorismo in altre zone.

Tuttavia appare pur sempre chiaro che un ritorno al precedente regime è del tutto fuori della realtà: anche i baathisti quindi sono da considerasi degli sconfitti; forse alla spicciolata riusciranno comunque a rientrare nel nuovo Iraq ma solo passando sostanzialmente dalla parte degli americani.


SCIITI

Rappresentano la maggioranza della popolazione irachena ma per complessi motivi storici e sociali sono stati sempre emarginati dal potere. La maggiore autorità religiosa viene riconosciuta a al Sistani: questi ha avuto sempre una grande cautela nei rapporti i con gli americani. Certamente il suo ideale religioso è quanto mai lontano dai modelli offerti dagli Occidentali: pur tuttavia egli si rende conto che l’inserimento degli sciiti nell’area del potere può avvenire proprio attraverso il modello di democrazia parlamentare essendo questi la maggioranza nel paese. Pertanto, pur opponendosi all’occupazione, ha invitato i seguaci a prendere parte alle operazioni di voto, ha mediato per sedare l’acceso estremismo di al -Sadr, ha anche moderato la collera degli sciiti dopo gli attentati di Samarra. In qualche modo gli sciiti sono quelli che dall’intervento americano hanno ricevuto il maggiore vantaggio  passando da emarginati a protagonisti: forse (insieme ai Curdi ) possono essere considerati come quelli che hanno vinto proprio perchè sono quelli che non hanno combattuto.
Vedremo poi nei prossimi anni se saranno abbastanza moderati e pragmatici da conservare la preminenza che gli avvenimenti hanno loro assegnato.


SUNNITI

Costituiscono solo il 20% della popolazione ma per motivi storici e sociali hanno costituito sempre il gruppo dominante in Iraq. Il regime di Saddam si appoggiava unicamente su tale gruppo essendo impegnato in una feroce repressione di Curdi a nord e Sciiti a sud. Tuttavia in effetti solo un piccola parte di essi (fondamentalmente i clan del triangolo sunnita) poi entrava effettivamente nell’area del potere mentre la maggioranza subiva la dittatura al pari degli altri. Con la democrazia parlamentare essi però da dominatori della vita politica restano in un posto di assoluto emarginazione perché costituiscono solo una minoranza della popolazione e questo spiega la forte avversione alle elezioni democratiche
.

Sono in qualche modo rappresentati dal “Consiglio degli ulema”. Questo è formato appunto dagli ulema sunniti che pur non ponendosi come organo politico ma religioso, tuttavia costituiscono un punto d riferimento politico. Gli ulema avevano proposto, al posto di organi eletti direttamente dal popolo, secondo i principi occidentali, una assemblea di notabili, esponenti di tutte le etnie. Non essendo state accolte le proprie richieste hanno invitato i sunniti a non votare. Infatti nelle prime elezioni l’affluenza dei sunniti è stata molto bassa. In seguito però realisticamente hanno preso atto che il processo politico andava avanti ugualmente e che sarebbero stati sempre più emarginati. Hanno allora invitato i correligionari a votare: Infatti nelle ultime elezioni l’affluenza è stata discreta anche nelle zone sunnite.

Il problema dei sunniti è che essi vengono ad avere un ruolo molto ristretto stando ai numeri ma pur tuttavia rappresentano la parte più evoluta degli iracheni stessi. Pertanto la possibilità di una stabilizzazione passa attraverso un compromesso accettabile ed onorevole per cui i sanniti, pur perdendo il tradizionale predominio nel paese tuttavia conservino una parte del potere in ragione maggiore dell’effettivo peso demografico. Si tratta di una alchimia veramente difficile acuita anche dalla passione tutta medio orientale per la trattativa ( come avviene nei suk): le trattative lunghe complesse per formare il nuovo governo hanno paralizzato a lungo tutte le istituzioni irachene.

Negli avvenimenti dell’Iraq quindi i sunniti hanno perso il potere: la stabilizzazione passa anche e soprattutto attraverso la possibilità che essi accettino questo dato di fatto e ottengano comunque una qualche soddisfazione. Per questo gli Americani fanno ogni sforzo e ogni pressione perchè essi vengano in qualche modo inseriti nell’area del potere e non ne siano esclusi come la logica dei numeri comporterebbe.

Si aggiunga poi che le zone sunnite mancano di giacimenti di petrolio e quindi una spartizione del paese o anche una eccessiva autonomia delle sue parti priverebbe i sunniti di questa fondamentale risorsa.

In questo quadro sono maturati gli attentati nelle zone sciite: il piu grave è stato quello alla moschea di Samarra per le gravi implicazioni simboliche religiose ed etniche. Presumibilmente però tali attentati sono opera di baahatisti o di al Qaeda più che di ambienti genericamente sunniti.


CURDI

Il contrasto fra Curdi e potere centrale iracheno è anteriore al governo di Saddam anche se certamente quest’ultimo ha portato alla esasperazione la situazione gia di per se difficile.

I Curdi sono un popolo di lingua indoeuropea abitanti le montagne del medio Oriente fra Iran, Iraq, Turchia e Siria. Presumibilmente sono discendenti di antichi popoli che resistettero anche alla ellenizzazione: di essi si comincia a parlare dopo l’invasione islamica: pur accettando essi l’islam furono sempre ribelli alle autorità centrali. Perfino quando un curdo, il famoso Saladino vincitore dei crociati, che costituì un vasto impero, tuttavia egli non fu mai riconosciuto come sovrano proprio fra i suoi connazionali. Si tratta di fieri popoli di montagna, gelosi della loro indipendenza ma che in realtà non sono mai riusciti a creare un proprio stato.
Dopo la Prima Guerra Mondiale (accenni in "Iran, guerre e antecedenti") con il ridestarsi dei nazionalismi chiesero e furono sul punto di ottenere un proprio stato: ma in seguito prevalsero altre esigenze e interessi e le potenze occidentali preferirono spezzettare il loro territorio in quattro stati.
Da allora i Curdi  hanno sempre continuato una loro lotta per l’indipendenza. Sono nati i Peshmerga (= quelli che vanno incontro alla morte) che iniziarono una guerriglia contro Saddam o sarebbe meglio dire contro la paventata arabizzazione del loro territorio. Essendosi essi schierati con l’Iran, contro Saddam,  questi iniziò una spietata repressione anche con gas tossici massacrando forse 200.000 civili. Dopo la guerra del Queit i Curdi si sollevarono come gli sciiti al sud. Ma mentre gli sciiti furono praticamente abbandonati al loro destino dagli americani i Curdi si salvarono perchè gli Occidentali istituirono una “no fly zone”: in pratica i Curdi rimasero indipendenti. Fra di essi però non mancarono purtroppo scontri sanguinosi riconducibili più che a tensione politiche a rivalità fra clan.
L’invasione americani li ha liberati dalla paura di un ritorno in forze degli arabi: sono quindi gli unici iracheni tutti e incondizionatamente favorevoli agli americani. Praticamente hanno un quasi indipendenza dal resto dell’Iraq, e contano in futuro di poter disporre anche dei ricchi giacimenti di petrolio delle loro zone.

Anche se fra i Curdi vi sono fazioni integralisti (ansar el islam) come fazioni che si dichiaravano marxiste sostanzialmente però l’interesse etnico ha preso decisamente il sopravvento.

Il territorio curdo pertanto è l’unico nel quale vige ordine e tranquillità mantenuti dalle milizie locali.
In qualche modo possiamo dire che siano stato gli unici a vincere in quanto hanno conseguito grosso modo i loro obbiettivi.


CONCLUSIONE

Ma al di là delle fazioni in lotta con l’altra e tutte contro gli occupanti esiterà pura in Iraq un maggioranza silenziosa che cerca ordine, stabilità forse anche democrazia: 
Forse il mondo islamico non è condannato per sempre a feroci e grotteschi dittatori (non solo Saddam ) o a lotte infinite fratricide (come in Libano) ma può essere conquistato alla modernità.

L’occasione della occupazione potrebbe forse essere l’occasione per far nascere uno stato moderno e democratico. che possa poi innescare un processo generale.

Non è possibile, a nostro avviso se questo processo, che per ora sembra fallito, avrà o meno successo nel tempo.

In ogni caso solo fra molti anni potremo saperlo: dobbiamo sperarlo tutti perchè dall'Iraq uscirà vincitore o il fanatismo islamico e il caos o la modernità e non vedo come qualcuno di destra o di sinistra, europeo, americano o arabo o cinese possa augurarsi che vinca il primo.

Ma certamente ci vuole tempo: anche in occidente lo stato moderno è nato in mezzo a guerre e rivoluzioni sanguinose durate secoli: non si può pensare che il mondo islamico diventi moderno pacificamente e in fretta.

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