SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
PARTITI, POPOLO, SLOGAN

IL "POPOLO"

di Robert Musil (*)

Non esiste partito politico che non sarebbe pronto a rinfacciare a tutti gli altri partiti di frastornare il popolo con gli slogan. D'altronde non esiste neppure partito che, se vuole ottenere qualcosa, non si metterebbe subito a cercare con estrema disinvoltura un bello slogan efficace.

Per˛ con gli slogans si lavora molto non soltanto in politica, anche in vari altri campi, e altrettanto volentieri ci si rinfaccia di lavorare solo a forza di slogan. "Questo Ŕ uno slogan!" (demagogico, disonesto, vuoto, vacuo, si Ŕ soliti aggiungere): alla fine questa esclamazione Ŕ diventata ormai essa stessa "uno slogan" da usare con l'avversario scomodo.
E proprio perchŔ questo concetto Ŕ cosý usato e abusato, il suo contenuto non Ŕ facile da definirsi, se uno ci volesse riflettere un po' sopra.

E uno slogan? Buon Dio, Ŕ qualcosa che oscilla tra deformazione cosciente, menzogna premeditata e semplice esagerazione. Sta a mezzo tra la stupiditÓ di un pappagallo che vuol essere camuffata e la pregnante concisione di un vecchio detto. Ha qualcosa dell'infondatezza di una moda, ma anche di quella dei principi morali che inculchiamo nei nostri figli proprio come sono stati inculcati in noi, senza possedere altra prova della loro giustezza all'infuori della sensazione che ognuno Ŕ appunto tenuto a crederci.

Basta solo ricordare alcuni di questi slogan. La proprietÓ Ŕ un furto, il contadino viene sfruttato, si dice qui, - il proprietario terriero ci strangola con l'usura, si dice lÓ. La religione instupidisce le masse, si dice qua, - i liberali sono tutti framassoni, si dice di lÓ. Il matrimonio Ŕ sacro e indissolubile, dice uno, - un matrimonio tenuto insieme per forza Ŕ immorale in confronto al libero amore, dice l'altro.
Il pover'uomo che si deve soccorrere, gli irredenti, il moloch del militarismo, la schiavit¨ della donna, ecc. ecc. - su questo tono si potrebbe continuare per ore. E si vedrebbe che laddove per uno si tratta di menzogna consapevole e per l'altro di illecita esagerazione, per un terzo Ŕ invece qualcosa che risuona piacevolmente all'orecchio.

Gli slogan non sono mai del tutto veri e raramente del tutto falsi: su questo poggia la loro capacitÓ di imporsi a tanti. E anche sul fatto che nella vita umana esistono pochissime cose che il singolo pu˛ veramente sapere; in parte perchŔ non si possono proprio conoscere e riconoscere ma soltanto credere, in parte perchŔ l'urgenza della vita e il poco tempo ci costringono a credere e a fare molte pi¨ cose di quante ne vorremmo conoscere nella loro essenza. E poi ogni uomo porta in sŔ un certo odio-amore per l'operato degli altri, senza averne mai scoperto il perchŔ o un modo di esprimerlo.

Ora, lo slogan coincide in piccola parte con questo sentimento (solitamente di insoddisfazione) e trascina il resto con sŔ, o meglio tutte le rimanenti insoddisfazioni e desideri inespressi dentro di noi gli corrono dietro alla cieca. Solo cosý si pu˛ spiegare quell'effetto che definiamo "trascinante"; tale da far credere a ognuno, per un attimo, di aver trovato per sempre la formula e la bacchetta magica.

Molti naturalmente ci speculano sopra e seminano in giro slogan come le esche. Ma sostenere per questo "io non d˛ retta agli slogan", o affermare di tutto e di tutti "Ŕ soltanto uno slogan", Ŕ altrettanto sbagliato, per non dire inutile. Nessuno pu˛ sottrarsi completamente agli slogan. Ragion per cui ognuno dovrebbe porre molta attenzione a non farsi sventatamente incantare da quelli cattivi - quelli che portano scritte in fronte la deformazione, l'esagerazione e la menzogna - o addirittura a favorirne la diffusione.

Anche di una moneta d'argento non si sa con certezza se porterÓ bene o male, quando la si porge; ma chi prima l'ha soppesata a lungo in mano, Ŕ senza dubbio avvantaggiato. PerchŔ, nel caso della moneta, ha molto pi¨ importanza spenderla con una precisa intenzione che spenderla nel giusto stato d'animo, vale a dire con ponderazione e senza leggerezza o vanteria, in quanto da ci˛ dipendono tutte le altre monete che uno possiede. E qualcosa di molto simile mi sembra si possa dire anche per lo slogan.

Bibliografia
 Das Schlagwort, di Robert Musil -
Soldaten Zeitung, n.12 (27 agosto 1916, pp.5
(Tutta la "serie" del famoso giornale di guerra di Robert Musil
pubblicato durante il suo servizio a Pal¨ in Valsugana
Ŕ conservata alla Biblioteca di Bolzano).
Un'altra versione Ŕ stata pubblicata in Musil-Forum, .4, n.2 (1978) pp.187-193.
E un'altra ancora su "La guerra parallela" pubblicata da Reverdito Editore, Gardolo(TN) 1987 

Un politico preoccupato di dover fornire le "prove" di quanto andava affermando, il suo consigliere di suggestione di fama nazionale gli disse: "Prove? Non ne avete bisogno! Dite al popolo una data cosa con solennitÓ ed autoritÓ, e ripetetela abbastanza spesso e non avrete bisogno di offrire alcuna prova.  Ripetizione e pretesa autoritÓ, sono due vecchie frodi mascherate da VeritÓ; usatele e siete a posto!
 
Bulwer Litton fu ancora pi¨ chiaro: "Quando state per profferire qualche cosa di straordinariamente falso, cominciate sempre con la frase: "Ŕ un fatto accertato" ecc. Molte false affermazioni sono state sempre accettate se precedute da un "Io asserisco senza tema di contraddizione" ecc. Oppure "E' generalmente ammesso dalle migliori autoritÓ, che...". O, "Le migliori fonti di informazioni concordano", oppure "Come voi probabilmente sapete".
Spesso non occorrono nemmeno queste se l'affermazione Ŕ fatta in un modo autoritario. Essa viene accettata a causa del tono che l'accompagna e anche  se non ci sono argomenti o prove logiche, sono ugualmente cacciate dentro quali veritÓ lampanti.

Hitler  in quaranta minuti di discorso alle folle, era capace di ripetere per 26 volte la stessa frase accompagnata dallo stesso gesto mimico, drammatico o sprezzante, che aveva provato prima davanti allo specchio; e diceva quello che i tedeschi volevano sentirsi dire: "Far˛ tornare grande la Germania"; "Riscatter˛ la vergogna"; "la razza tedesca  dominerÓ il mondo"; "ogni tedesco troverÓ lavoro"; e perfino...quando si ricord˛ che c'era anche l'"altra metÓ del cielo", ... "le donne avranno tutte un marito!". Del resto fu proprio lui a dire "Qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerÓ gradualmente in veritÓ". 
E lanci˛ lo slogan "Ein Volk, Ein Reich, Ein FŘhrer" (un popolo, un impero, un capo)


"La Massa - dirÓ Amann - ha sempre bisogno di un certo periodo di tempo per essere pronta ad apprendere una cosa. La sua memoria si mette in moto soltanto dopo che per mille volte le sono state ripetute le nozioni pi¨ semplici". 
Dopo non si ferma pi¨ e... cantando "vado, vinco e torno" marcia a piedi fino in Russia.


Una suggestione ripetuta tende ad abbattere l'istintivo potere di resistenza dell'individuo. 
E' la vecchia storia della necessitÓ dei ripetuti colpi di martello per poter ficcare il chiodo o del costante cadere della goccia che consuma la pietra". 

Normalmente questi "grandi demagoghi" che si sentono "messia", se non scrivono il loro  "libro-vangelo" sotto l'impulso della Pseudologia fantastica", non stanno bene.

Lenin Che fare il libro bianco
Hitler il Mein Kampf, Il libro marrone
 
Mussolini La dottrina fascista, Il libro nero
Mao tse-tung  Pensieri Il libretto rosso
in arrivo il Libretto del sogno dell'Italia - (colore non ancora definito)

Tutti populisti. Mai uno che abbia avuto poi successo. Gli autori poi!!!

Ultimamente si Ŕ sentita da un altro "vangelista" anche questa: "Chi Ŕ scelto dalla gente Ŕ come se fosse "unto" dal signore".- "UNTO";  il termine in greco si rende con la parola "CHRISTO", termine che traduce in lingua greca la parola aramaica Mashiha o Meshiah = MESSIA.

Insomma l' avvento di un altro "messia" Ŕ vicina. E' quasi cosa fatta!
Non ha 33 anni; ma "popolo" senza fede che cosa volete di pi¨?
Un popolo di vecchi siete! Quindi un messia vecchio vi meritate!
Lo strano Ŕ il popolo di giovani. Che cosa ci faranno con quel messia,  fra poco pi¨ di  cento mesi, dieci Natali, o al massimo una ventina di Pasque?
Boh!!! Contenti loro.

IL POPOLO, IL BRANCO E IL MANDRIANO >


 ALLA PAGINA PRECEDENTE

CRONOLOGIA GENERALE  *  TAB. PERIODI STORICI E TEMATICI