SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
JOHN FITZGERALD KENNEDY


e la "NUOVA FRONTIERA"

Nel 1960 per le previste elezioni presidenziali che si svolgeranno in Novembre si contendono la candidatura alla Convenzione repubblicana il governatore dello Stato di New York, Nelson Rockfeller e il vicepresidente Richard Nixon. Nixon ha con se tutti i consensi politici, mentre Rockfeller saputo da un sondaggio che il mondo economico non lo appoggia perché troppo liberale, ritira la candidatura. La nomina di Nixon per il partito repubblicano è ufficiale.

Quanto ai democratici, il 2 gennaio il quarantaduenne John Fitzgerald Kennedy, senatore del Massachusetts, di orgine irlandese e di ricchissima famiglia cattolica, ha deciso di presentare la sua candidatura alla Convenzione democratica di luglio.
Il 14 luglio Kennedy viene scelto dalla Convenzione democratica come candidato alla presidenza. Riesce a prevalere su rivali quali Lyndon Johnson (che comunque sceglierà come vicepresidente), Hubert Humphrey, Adlai Stevenson, nonostante le diffidenze di larga parte dell'elettorato democratico che gli rimprovera un'eccessiva cautela sui temi delle libertà pubbliche e dei diritti civili.

Nel discorso di accettazione della candidatura Kennedy enuncia la dottrina della "Nuova Frontiera". Come in passato, infatti, la Nuova Frontiera aveva indotto i pionieri ad estendere verso ovest i confini degli Stati Uniti, in modo da conquistare nuovi traguardi per la Democrazia Americana,

L'8 novembre il giovane democratico ottiene i voti necessari riuscendo inaspettatamente a superare Richard Nixon (già vicepresidente nella presidenza Eisenhower). Le poche migliaia di voti presi in Texas e in Illinois garantiscono a John Kennedy la vittoria.

Kennedy nei suoi discorsi elettorali aveva impostato il suo programma -come abbiamo già accennato, sul raggiungimento di una "nuova frontiera" di progresso economico, culturale e civile che rilanciasse all'interno del Paese, il sogno americano e, all'estero, il ruolo guida degli USA.

Nel discorso a Washington del 2 gennaio alla Casa Bianca afferma che bisogna"mutar rotta".

" E' sicuramente tempo di mutar rotta. È tempo, per ripetere le parole di Walter Lippmann, «di destarsi, di stare all'erta, di mostrar vivore, di non rimasticare più le stesse frasi fatte, di non pestare più le stesse tracce».
Ma innanzi tutto ricordiamoci che, ci piaccia o no, questo è tempo di mutamento. E siccome il nostro popolo ha avviato il mutamento del mondo, io penso che tutto questo ci dovrebbe piacere, per quanto arduo sia il compito. Infatti solo quando il compito è sommamente arduo, una nazione sa dare il meglio di sé. E non si tratta tanto di decidere se, in un mondo che muta, noi sapremo reagire nella maniera che si conviene alla "terra dei liberi", alla "patria dei prodi"; se sapremo cavarcela in questi anni cruciali, alla testa del mondo; se saremo all'altezza dei compiti che ci attendono.
Cosa è accaduto alla nostra nazione? I profitti son cresciuti, è cresciuto il livello di vita, ma è cresciuta anche la criminalità. E lo stesso vale per la frequenza dei divorzi, per la delinquenza giovanile, per le malattie mentali. È cresciuta la vendita dei tranquillanti e il numero dei ragazzi che non vanno a scuola.
Temo che noi corriamo il pericolo di perdere la nostra interiore saldezza. Noi stiamo perdendo quello spirito di iniziativa e d'indipendenza che fu dei padri pellegrini e dei pionieri, quell'antica devozione spartana al «dovere, all'onore, alla patria"

(Discorso dalla Casa Bianca, Washington D.C.,1 gennaio 1960)

Mentre nel discorso al Senato del 14 giugno Kennedy parla di un America "più forte".
Nel tracciare il sentiero da percorre per la "Nuova Frontiera" Kennedy enuncia i suoi dodicesimi punti:

Primo. Noi dobbiamo darci una potenza di rappresaglia nucleare non vulnerabile e di prim'ordine. Dobbiamo contribuire alla stabilità politica ed ececon nazioni nelle quali son situate le nostre basi vitali.

Secondo. Dobbiamo riacquistare la possibilità di un intervento efficace e rapido in qualsiasi guerra limitata, d' ogni parte dei mondo.

Terzo. Noi dobbiamo trasformare la Nato in una forza militare solida e duttile, in grado di dissuadere un qualsiasi attacco.

Quarto. Dobbiamo accrescere di molto l'afflusso di capitali alle zone sottosviluppate; in Asia, in Africa, nel Medio Oriente, nell'America Latina; deludere le speranze comuniste di un caos in quelle nazioni; sostenere le nazioni che cercano di giungere all'indipendenza economica e politica; colmare il pericoloso divario che si va allargando fra il nostro e il loro livello di vita.

Quinto. Dobbiamo ristrutturare i nostri rapporti con le democrazie dell'America Latina

Sesto. Dobbiamo formulare un nuovo atteggiamento verso il medio oriente, dobbiamo cioè evitare di imporre la nostra causa fino al punto che gli arabi si sentano minacciati nel loro nazionalismo e nel loro neutralismo, ma insieme riconoscere quelle forze e cercare d'incanalarle in direzione costruttiva, ed al tempo stesso tentar di indurre gli arabi ad accettare al più presto l'esistenza di Israele.

Settimo. Dobbiamo accrescere il nostro impegno a favore delle nazioni che van sorgendo nel vasto continente africano.

Ottavo. Dobbiamo trovare una soluzione durevole per il problema di Berlino.

Nono. Dobbiamo predisporre e tener pronti per l'Europa orientale strumenti più duttili. Dobbiamo nutrire i semi della libertà nelle crepe che compaiono sul sipario di ferro, riducendo la dipendenza econonlca ed ideologica dalla Russia.

Decimo. Dobbiamo rivedere tutta la nostra politica in Cina. Dobbiamo formulare una proposta perché si riduca la tensione a Formosa, chiarendo al tempo stesso la nostra decisione di difendere l'isola.

Undecimo. Noi dobbiamo elaborare un programma nuovo ed efficiente per la pace ed il controllo degli armamenti.

Dodicesimo ed ultimo. Noi dobbiamo creare un'America più forte, perché in ultima analisi proprio sull'America riposa la possibilità di difendere il mondo intero.

(Discorso al Senato,14 giugno 1960)

Mentre -con queste premesse- Kennedy sta iniziando il lungo cammino del suo mandato, nello stesso periodo inzia la crisi di Cuba.
Nel 1959 la guerriglia castrista constrinse il dittatore Batista a fuggire. Istituito un regime rivoluzionario, subito fu attuata la riforma agraria, e la nazionalizzazione delle raffinerie americane presenti nel Paese, anche perchè esse si rifiutarono di raffinare il petrolio acquistato a prezzi più bassi da Castro in Urss. Per ritorsione gli Stati UNiti chiusero il mercato della canna da zucchero cubana. Nel 1961 furono rotti i rapporti diplomatici fra i due Paesi, mentre più stretti diventarono i rapporti commercaili di Cuba con le nazioni socialiste. Ma appoggiati dagli Stati Uniti, un gruppo di fuoriusciti cubani, tentò uno sbarco sull'isola nel tentativo di rovesciare il governo di Fidel Castro. Erano millequattrocento uomini tra cui militari, medici, studenti, figli di professionisti

L'operazione l'aveva autorizzata Kennedy, ma si concluse con un disastroso fallimento. Gli esuli anticastristi, da tempo in Florida e in Guatemala segretamente addestrati dalla Cia, nel tentativo di cogliere di sorpresa l'esercito di Castro non trovarono alcun appoggio nella popolazione cubana e in tre giorni l'esercito poté sbaragliare gli invasori, che erano sbarcati in una località di Cuba denominata Bahia de Cochinos (Baia dei Porci).

"La responsabilità della "figuraccia" americana  va alla CIA, la quale era convinta che Cuba fosse matura per la rivoluzione. Di parere contrario era stato il segretario di Stato Rusk, ma Kennedy si attenne alla tesi della Cia e mancò di discutere queste discordanze al Consiglio nazionale di sicurezza"
(Comun, Ansa, 22 aprile, ore 10,08)

Nel 1962, in questo clima di tensione, due aerei U-2 americani, sorvolarono l'isola con il compito di bombardarla di scatti fotografici. Le immagini hanno poi mostrato senza alcuna possibilità di errore, che in mezzo alla boscaglia stavano sorgendo quattro piattaforme per alcune basi missilistiche a media gittata. Ma anche modelli di missili simili a quelli degli ultimi modelli di armi nucleari sovietiche fotografate sulla Piazza Rossa durante la sfilata del 1° maggio 1960. Missili da un megaton, che possiedono una potenza distruttiva cinquanta volte superiore a quella della bomba su Hiroshima.
La scoperta è sconvolgente. Una volta installati, questi missili potranno raggiungere Houston nel Texas, St. Luis nel Missouri e forse Washington e New York.

Inizia la famosa crisi di Cuba, si andrà a un passo dalla guerra totale. Per evitare incidenti nucleari, viene istallato una via diretta tra il Cremlino e la Casa Bianca, una "linea calda", "hot line" ( detto in seguito "telefono rosso") per essere utilizzata in caso di tensione internazionale (con l'incognita nucleare un solo errore può far saltare tutto per aria in America come in Russia). D'ora in poi i padroni del mondo potrammo telefonarsi.
Ad allarmare gli americani è però Kennedy quando afferma "che i missili russi puntati sull'America avrebbero potuto uccidere ottanta milioni di americani".

Il 9 Settembre '62- "CHE" GUEVARA rientra a Cuba dall'Urss ed allarma ancora di più l'America e tutto il mondo dichiarando  ai giornalisti: "L'assistenza militare concessa dall'Urss a Cuba segna "una svolta storica" e ritengo che la potenza sovietica superi ormai quella degli Stati Uniti. Il rapporto di forze fra est ed ovest si è rovesciato; la bilancia pende dalla parte dell'Urss. Agli Stati Uniti non resta che inchinarsi" (Comun. Ansa del 9 settembre, ore 11,26).

Seguì un anno a incubo. Ci fu un braccio di ferro che durò tredici giorni tenendo il mondo con il fiato sospeso. Si concluse nel migliore dei modi il 28 ottobre. Ma il mondo ripiombò in un cupo pessimismo quando il 22 novembre dell'anno dopo, il Presidente degli Stati Uniti fu assassinato a Dallas.


Per la crisi di Cuba vedi pagine a parte "La roulette russo-americana - '62 un anno da incubo"

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( Biografia di Kennedy, le guerre, e cose varie )

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