SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
DUCATO DI MODENA

Vista dall'altra parte -vedi anche i "RIASSUNTI" completi di questo periodo

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FRANCESCO V d'Austria e ADELGONDA di Baviera
duchi di Modena, lasciarono il ducato l'11 giugno 1859

Protesta del Duca di Modena ai primi atti
Protesta del Duca di Modena all'invasione

 

S. A. R. il Duca Francesco V, non appena perpetrati i primi atti briganteschi dei piemontesi contro i suoi Stati, emetteva la seguente protesta:

"Il Governo di S. M. il Re di Sardegna si era da alquanto tempo costituito in istato di provocazione e di minaccia contro di Noi, proteggendo i nostri sudditi o ribelli, o delinquenti, e tentando di subornare le nostre truppe, alcuni individui delle quali accoglieva con festa ed aggregava pubblicamente alle proprie, quando, immemori dei loro giuramenti, disertavano le nostre bandiere.

"Ciò aveva determinato i nostri energici reclami, appoggiati alle convenzioni vigenti col Governo suddetto; ma quando dovemmo persuaderci ch’esso preferiva di vedere annullate le convenzioni medesime, piuttosto che farci giustizia, giudicammo di rimanere silenziosi, confidando che l’aver Noi sempre lealmente osservati e fedelmente custoditi i rapporti di buon vicinato verso di quel governo varrebbe per ottenerci finalmente dal medesimo la ben dovuta corrispondenza.

"Un tale silenzio, lo diciamo con dolore, non ci è più ora permesso.

"In presenza dei noti fatti che si svolgevano nei limitrofi Stati toscano e sardo, credemmo indicato dalle circostanze di ordinare che le truppe, le quali guernivano i nostri territorî di Massa, Carrara e Montignoso si concentrassero il giorno 28 del prossimo passato aprile in Lunigiana, e affidavamo in pari tempo il Governo de’ territorî stessi, cogli opportuni poteri, a un commissario nostro, ed in suo difetto ai capi dei rispettivi Municipî. Tali misure, che toglievano anche la presunzione di qualsivoglia possibile ostilità per parte nostra, erano ben diversamente corrisposte dal Governo piemontese.

"Appena partite le nostre truppe, un commissario, agente in nome di Sua Maestà Sarda, prendeva il Governo del paese, impedendo ogni libera azione governativa alle nostre Autorità; carabinieri sardi, violando il Nostro territorio, giungevano ad appoggiarlo. Truppe toscane, passate sotto la dittatura sarda, venivano chiamate a contenervi ogni moto legittimo; in seguito truppe sarde lo occupavano definitivamente e il Bollettino Ufficiale della guerra, N. 8, in data 30 aprile, inserito il 2 corrente nella Gazzetta Piemontese, foglio ufficiale di quel Regno, dichiarava essere state quelle forze spedite contro una colonna di truppe estensi che minacciava quelle popolazioni, ed averlo fatto, perché il Governo del Re si considerava in istato di guerra col Duca di Modena.

"Conscî dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini di non aver mai fornito alcun legittimo pretesto al Governo sardo di ammettere per parte sua una così fatta considerazione, dopo averla constatata ingiusta, dobbiamo anche dichiararla contraria ad ogni analoga consuetudine internazionale. I rapporti infatti tra il il nostro Governo ed il Governo del Re sussistevano ancora come per lo passato: il Ministro Plenipotenziario di Sardegna non aveva cessato di essere accreditato presso di Noi; le Convenzioni di Commercio postale e telegrafica erano sempre osservate da una parte e dall’altra; la pace adunque non era rotta per alcun modo, e lo stato di guerra non esisteva quando il Governo del Re di Sardegna inviava i propri Commissarî e le proprie truppe sul territorio estense. Ad onta di tutto ciò Noi credemmo di dirigerci anche una volta al Governo di Sua Maestà per invitarlo a dichiarare se esso accettasse la responsabilità dell’operato dai suoi agenti, o se pure la rifiutasse; ma il medesimo ci corrispose deliberatamente accettandola!

"Di fronte quindi a un così aperto attentato contro il diritto delle genti, a una così flagrante violazione dei Trattati, alla usurpazione a mano armata ed in piena pace di un territorio che ci appartiene per diritto di eredità ed in forza dei Trattati, dobbiamo a Noi stessi, dobbiamo ai nostri sudditi fedeli, e a quelli ancora che perfidamente fossero stati traviati, il protestare altamente, come effettivamente protestiamo colle presenti, contro ogni atto del Governo sardo e de’ suoi agenti dal giorno 28 dello scorso aprile in poi, giorno della loro violenta intrusione nel Nostro Stato. Protestiamo inoltre contro le conseguenze tutte deducibili degli atti stessi, e contro le qualisivogliano usurpazioni ulteriori, che fossero per proseguirsi in danno nostro e dei nostri fedeli sudditi.

"In pari tempo, appoggiandoci sul nostro buon diritto, dichiariamo formalmente di riservarcene ogni legittimo esperimento, e di fare, siccome facciamo attualmente, sulle ingiurie patite, o che saremo per patire anche in seguito, un franco appello alle Potenze amiche e segnatarie dei trattati del 1815, perché nella loro giustizia e nel comune interesse dell’osservanza dei patti solenni d’Europa, portino sulla situazione da Noi segnalata ogni più pronto ed efficace provvedimento.

"Dato in Modena, questo giorno 14 maggio 1859.

"Francesco."

 

 

Nello stesso tempo il duca Francesco, si rivolgeva ai suoi soldati

Ordine del giorno

"Soldati!

"Il nemico minaccia di penetrare nel Nostro Stato dal lato dell’Abetone, ove ha spinto la sua avanguardia.

"Il 1° battaglione del reggimento di linea con una sezione d’artiglieria e un distaccamento di dragoni a cavallo avrà l’onore di affrontarlo pel primo, ov’egli si avanza.

"Soldati! Voi meritate fin d’ora la mia fiducia, ed aspetto che in quest’occasione non smentirete le qualità che fanno il vero soldato, cioè valore unito alla fermezza, ed inconcussa fedeltà al giuramento e alle vostre bandiere. Voi formerete l’estrema avanguardia di un corpo che fra pochi giorni vi sosterrà efficacemente in queste pianure, e che sarebbe, se verrà il caso, testimonio della vostra bravura, della vostra fedeltà e della vostra disciplina. Io voglio che siano i soldati estensi che affrontino pei primi lo straniero invasore del Nostro territorio che è pure Nostra e vostra patria. Esso sarà forse preceduto da masnade rivoluzionarie. Se pur doveste ripiegare in buon ordine dinanzi al primo, permetterò che non si contino i secondi, dei quali vi lascerò fare buona giustizia.

"Modena, 2 giugno 1859.

"Francesco."

trascorsero 8 giorni poi ..............

 

Un avviso ufficiale del quartier generale austriaco, ricevuto da Sua Altezza Reale il 10 giugno, alle 5 pom., portava che l’armata imperiale si ritirava dietro il Mincio, e quasi contemporaneamente si ebbe notizia dello sgombro delle Legazioni Pontificie. [...].

Dinanzi alla irruzione dei Piemontesi, ormai vincitori in Lombardia, il Duca Francesco V rivolgeva alle sue milizie questo nuovo

Ordine del giorno

Soldati!

"La campagna prevista da qualche tempo è incominciata. Il vostro Sovrano è colle fedeli sue truppe per dividere con esse la sorte della medesima, e per difendere i diritti suoi più sacri contro l’indegna violenza d’uno straniero conquistatore, e della rivoluzione di cui si fece capo.

"Soldati! Voi mi avete dato nei mesi scorsi in mezzo a mille tentativi di seduzione prove della più inconcussa fedeltà; alcuni indegni tra voi hanno mancato al loro dovere: voi avete veduto in un paese vicino mancarne altri in maggior numero e divenire spergiuri; ciò non ostante voi siete rimasti fedeli.

"Verrà giorno in cui il mondo vi renderà giustizia esso pure; la vostra coscienza e la parte più onorata della società ve la rendono fin d’ora.

"Soldati! Io confido dunque doppiamente in voi nei presenti giorni, che sono di prova bensì, ma che potranno essere insieme giorni di gloria.

"Cedendo al numero, ci ripiegheremo intanto sul Po, pronti a combattere l’inimico, dove le circostanze l’esigessero, a fianco della fedele e prode I. R. armata austriaca, nostra alleata.

"Accompagnati dai voti di ogni uomo onesto, potremo, a Dio piacendo, in breve riavere il perduto, e voi, dopo sostenute onorate fatiche godere in seno dei vostri della quiete e dell’ordine, al ristabilimento del quale potrete gloriarvi di aver contribuito a costo ancora del vostro sangue.

"Modena, 10 giugno 1859.

"Francesco".

 

Nel  lasciare Modena, S. A. R. il Duca Francesco V rivolgeva ai suoi sudditi questo.....

 

Proclama

"In seguito all’avvenuta invasione di una porzione dei nostri Stati per parte della Sardegna, che, essendosi dichiarata in stato di guerra contro di Noi, non tralascia inoltre di eccitare perfidamente a rivolta i singoli paesi, tostoché rimangono privi di truppe regolari;

"Di fronte alla minaccia permanente per parte della Francia che, come alleata al Piemonte, ha già condotto un numeroso corpo d’armata nella limitrofa Toscana, e spinte notabili forze sul confine, che ingrossano ogni giorno e fanno perfino scorrerie nel nostro Stato, colla mira evidente d’invaderlo quanto prima;

"In presenza finalmente degli avvenimenti accaduti nel limitrofo Stato parmense, che sempre più facilitano da quella parte l’invasione nemica, e per non esporre i nostri sudditi ai mali inseparabili di una difesa in questo momento probabilmente infruttuosa, ci siamo determinati di allontanarci da questa Capitale con gran parte delle nostre fedeli truppe.

"Per non lasciare però il paese senza Governo, e perché l’amministrazione pubblica proceda colla dovuta regolarità;

"Disponiamo quanto segue:

"1° È istituita una Reggenza che, durante la nostra assenza, governerà a nostro nome, conferendole Noi a tale oggetto i necessar poteri, e dalla quale dipenderanno le Autorità tutte dello Stato.

"2° Questa verrà composta del conte Luigi Giacobazzi, nostro Ministro dell’Interno, in qualità di Presidente, e ne saranno membri:

"Il conte Giovanni Galvani, Consigliere del Ministero degli Affari Esteri;

"Il cavaliere dottor Giuseppe Coppi, Consultore del Ministero di Buon Governo;

"Il conte Pietro Gandini, Intendente Generale dei beni camerali presso il Ministero delle Finanze;

"Il dottor Tommaso Borsari, Consigliere del Supremo tribunale di Revisione;

"Questi reggeranno ancora i rispettivi dicasteri cui appartengono, rimanendone temporaneamente esonerati i Ministri.

"3° A tutelare viemaggiormente la pubblica e privata sicurezza, essa viene anche autorizzata, ove lo ritenga opportuno, a creare, in vista delle attuali circostanze, una guardia urbana, la quale si comporrà indistintamente di tutti i capi di casa e padroni di negozio dai 25 ai 50 anni, e che dovrà dipendere dal Comandante militare da Noi nominato nella persona del Maggiore Stanzani.

"4° Quando la presenza del nemico, od altre circostanze di forza maggiore impedissero alla Reggenza di funzionare, essa dovrà sciogliersi, previa formale protesta della patita violenza, lasciando agli usurpatori o ribelli la responsabilità del loro operato.

"Nell’annunziare questa determinazione a tutti i nostri sudditi, e nel prendere momentaneamente congedo dai molti di essi che ci sono, e, vogliamo credere, ci resteranno fedeli anche nelle peripezie, alle quali la Divina Provvidenza ci riserbasse, crediamo però di nostro diritto e di nostro dovere il dichiarare fin d’ora nulli tutti gli atti, ordini e disposizioni che potessero emanare da qualunque Governo usurpatore che qui si stabilisse, e chiamiamo responsabili anche in futuro tutti i sudditi che si rendessero autori, instrumenti e complici di atti illegali e lesivi i nostri diritti e quelli di nostra famiglia, e così di quegli atti che venissero da loro commessi contro i fedeli nostri sudditi.

"Dato in Modena dal nostro Ducale Palazzo, questo giorno 11 giugno 1859.

"Francesco".

 

Protesta a tutto il mondo del Duca di Modena dopo l'invasione

 

"In seguito all’avvenuta invasione  dei nostri Stati per parte della Sardegna, protestiamo.

"Allorché per opera del Governo Sardo ebbe luogo l’usurpazione dei territorî del nostro Stato posti al di là dell’Appennino, facendo un appello alle Potenze segnatarie del trattato di Vienna del 1815 protestammo altamente contro quel fatto lesivo d’ogni nostro sovrano diritto, e in onta al più ovvio diritto delle genti. Però a quella parziale usurpazione altre ne successero quindi e tali che tutto il nostro Stato è ora nelle mani dell’usurpatore.

"Noi ci opponemmo e alle interne mene e agli esterni tentativi ai confini, fino a che ci fu possibile; ma dopo che il Governo sardo ebbe commessa quella prima usurpazione, e alle chiestegli spiegazioni dichiarò unicamente e senza alcun plausibile motivo di trovarsi in guerra con Noi, e quando allorché il più potente suo alleato, senza tampoco alcuna dichiarazione, collocando anch’esso le sue truppe al confine e facendo scorrerìe sul nostro territorio, Noi dovemmo conoscere troppo chiaramente le ostili intenzioni degli alleati a nostro danno, e Noi ci trovammo nell’impossibilità di più oltre sostenerci come Sovrano indipendente.

"L’avanzarsi delle truppe Franco-Sarde nella Lombardia, che nel rendere sempre più grave la nostra posizione, mostrava anche l’inefficacia della resistenza, ci determinò di allontanarci colle fedeli nostre truppe dalla Capitale, e poco dopo dallo Stato, lasciandovi solo quella parte che potesse bastare a tutelare i pacifici nostri sudditi.

"Ciò annunciammo ai medesimi con nostro editto dell’11 giugno, col quale istituimmo anche una Reggenza, la quale doveva governare in nostro nome per quel tempo che saremmo stati obbligati a rimanere assenti dal nostro Stato.

"Ma non appena Noi ci fummo allontanati colle nostre truppe, e anche colle alleate imperiali e reali, che Sua Maestà l’Imperatore d’Austria, aveva sì generosamente messe a nostra disposizione a tutela dei nostri diritti contro gli esteri invasori; che gl’interni agitatori, che da molto tempo erano ispirati dal Governo Sardo, si opposero alla Reggenza da Noi nominata, nulla curando le sue proteste contro gli atti lesivi dei sovrani nostri diritti, l’obbligarono a ritirarsi.

"La stessa violenza praticarono essi contro i legittimi rappresentanti del Municipio di Modena, surrogandovi essi stessi un sedicente Governo provvisorio, il quale dandosi per organo del paese, annunziava alla popolazione di aver già richiesto al Governo sardo un suo Commissario, nelle cui mani deporrebbe l’arrogatosi potere. Non andò guari infatti che il Commissario Sardo comparve, il quale senza più si costituì Capo del Governo in nome del Re di Sardegna.

"Così il Governo Sardo fiancheggiato da un altro assai più potente, senza il cui aiuto gli sarebbe stato impossibile di compiere la serie delle violenze e delle usurpazioni che di lunga mano andava meditando e preparando con tutti i più illeciti mezzi, ha raggiunto, almeno per ora, la meta delle sue mene anche riguardo al nostro Stato.

"Egli è contro queste violenze, contro queste usurpazioni a danno dei sovrani ereditarî nostri diritti, che Noi ci troviamo di nuovo in obbligo di altamente protestare come protestiamo presso chiunque onori anche la giustizia e specialmente presso le Potenze segnatarie del Trattato di Vienna, dichiarando nel medesimo tempo come nulli e non avvenuti tutti quegli atti che nel nostro Stato possono aver luogo contro i diritti di sovranità nostra e di nostra Famiglia, sia che provengano da sudditi ribelli sia che emanino da esteri Governi usurpatori.

"E così protestiamo e dichiariamo nella fiducia che l’alta saviezza delle grandi Potenze non sia per tollerare che al diritto pubblico europeo si sostituisca il fatto compiuto, non che il diritto del più forte.

"Villafranca, 22 giugno 1859.

"Francesco".

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LA CARTINA DEL DUCATO DI MODENA


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