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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
DA 1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 477 d.C.

( QUI riassunto dell'intero periodo dal 476 al 488 ) >

*** INIZIO DELL'ETA' MEDIEVALE
*** L'AVVENTO DELL'IMPERO ROMANO-BARBARICO
*** LE IMMUNOLOGIE DEI BARBARI
*** SALVARONO GLI EUROPEI DALL' ESTINZIONE?
*** IL FEUDALESIMO GERMANICO E QUELLO ROMANO
*** MUORE GENSERICO - UNA EREDITA' DIFFICILE

Con il nome di MEDIO EVO viene indicato convenzionalmente  il periodo storico che inizia, secondo la cronologia tradizionale, con il 477 e si conclude con il 1492, data della scoperta dell' America, indicata come inizio dell'Et� Moderna.

Questo termine introdotto dagli umanisti nel tardo 1400, ha un tono in parte spregiativo perch� questo periodo era considerato una lunga epoca di transizione dalla civilt� classica a quella rinascimentale; si tratterebbe secondo questa interpretazione, di una et� priva di caratteri originali, contrassegnati unicamente dall' oscurantismo e dalle barbarie
Lo abbiamo gi� detto che non � affatto cos�, ed � un peccato che ancora in molte opere saggistiche di storia venga ancora descritta (anche attuali) usando questi termini, che fanno resistere luoghi comuni, e che attingono con le loro ricerche a testi che hanno sopra la polvere di mille anni  e sono sicuramente di parte.

 "Storici" che per secoli -ha detto qualcuno - hanno fatto di tutto per imbrogliare le carte e renderle quanto pi� possibile oscure, e bisogna dar loro atto che ci sono riusciti. Ancora pi� deprimente � vedere testi scolastici dove l' insegnamento che si offre agli studenti � fatto su un panorama di fatti e di istituzioni medioevale senza un orientamento storiografico e un approfondimento pi� ampio. 

Possiede personalmente l'estensore di queste note, libri stampati nell'arco di 500 anni che sono un continuo ricopiare da quelli precedenti, e ci sono ancora oggi testi storici attuali  che non tengono in nessun conto di quell'approfondimento detto sopra, che invece � possibile
fare, esiste, � oggi disponibile in quelle biblioteche che possiedono opere recenti di storici, e che sono arricchite da ricerche oggettive, nuove versioni dei fatti che ci pervengono da milioni di documenti fino a poco tempo fa introvabili, non facilmente reperibili, e se pure in qualche caso citati, alcuni passi omessi, spesso edulcorati oppure -con la faziosit�- non riportati con le opportune comparazioni che oggi - se vogliamo una storia oggettiva- si devono e si possono fare ricorrendo agli studi di altre discipline scientifiche che oggi si occupano -anche indirettamente- di storia. Ma che per fortuna esistono per chi vuole approfondire. Non basta pi� lo storico, che ci dice tutto su quel tipo di societ� guardando solo l'aspetto politico-sociologico, ma ignora tutti gli altri che non sono meno importanti, anzi determinanti.

Per fare queste scoperte nascono anche opere di come orientarsi, e si citano ad esempio: "Introduzione allo studio della storia medioevale" di Delogu -Il Mulino 1995", e altri autori come P. Dolilinger, E. Sestan, P. Courcelle, C. Cipolla, Cinzio Violante con "Prospettive storiografiche sulla societ�  medioevale -dove ci sono 40 anni di ricerche di questi studiosi che sono determinanti nell'individuazione di complessi temi e problemi storici  fino ad oggi ignorati- F.Angeli Ed. 1995", ci sono  i 32 volumi della Storia della Cambridge University - Garzanti Ed."" che sono abbastanza recenti ma che sembrano anche questi ignorati dai compilatori di testi storici  (forse perch� per possederli occorrono una decina di milioni? - ma perch� non vanno a leggerli in una buona pubblica biblioteca dove sono a disposizione?).
In quest'opera monumentale, un periodo storico viene visto da diversi punti di osservazione molto autonomi (600 esperti del ramo sono gli estensori dei vari capitoli); esempio: chi ha fatto un'analisi economica non ha nessuna soggezione verso chi ha trattato in altre pagine un'analisi di tipo religioso, politico, intellettuale o magari di tipo tecnologico e perfino alimentare. L'introduzione nel 1200 e nel 1700 del banale (ed economico) zucchero in occidente (quello di canna nel 1200-1300, quello pi� economico di barbabietola nel 1700) i dietologi ma soprattutto i neuroscienziati attribuiscono al questo fondamentale alimento (e ai suoi aminoacidi) la trasformazione delle societ� del tempo: prima quella rinascimentale, poi quella delle invenzioni; del pensiero creativo; della rivoluzione industriale e di conseguenza quelle delle vere e proprie rivoluzioni politiche e sociali; cio� una mutazione (a livello atomico-molecolare e quindi genetico) del pensiero filosofico-scientifico del 1200-1300, poi quello del  1700 (e a tale proposito ci � utile anche l'altrettanto monumentale opera di Geymonat, "Storia del pensiero filosofico e scientifico" - le 10.000 pagine in 9 volumi editi sempre dalla Garzanti.

E poi, molti, molti altri, interessanti saggi, che offrono panorami dove c'� una completa rivalutazione del Medioevo, della sua funzione storica e della sua cultura, che ha reso pi� plausibile parlare di una "civilt� medievale" con caratteri decisamente originali e particolari. 

Poi, sarebbe poco chiedere a chi si interessa a una divulgazione della Storia di leggere anche la Storia scritta dall'altra parte della barricata, quella dei vinti: o vogliamo considerarci i soli ad avere la presunzione di possedere l' unica fonte - la nostra - e di conoscere (monopolizzandola?) la verit� assoluta?
Ancora oggi in occidente sono rari i saggi di storia scritti da orientali (si pensi alle Crociate); rarissimi quelli che ci raccontano cosa veramente accadde quando ci furono le colonizzazioni in Asia, in India, in Giappone, nelle Americhe, in Africa.  Perfino dell'ultima guerra in Vietnam sappiamo solo una versione; eppure ipocritamente affermiamo con orgoglio che l'umanit� possiede oggi ricche fonti di informazione pluralistiche, planetarie, globalizzate. Ma dove e quali sono? E soprattutto chi le distribuisce? 

Nel cercare alcuni fonti per compilare questa cronologia, l'autore ha trovato alcuni saggisti che hanno dato delle interpretazioni a certi fatti storici con una approssimazione e una superficialit�  incredibile; punti di vista (spesso non soggettivi ma perfino "oggettivi" ma falsi!) diametralmente opposti a quelli degli avversari.
Ad esempio tutti gli appoggi dati dall'Inghilterra all'indipendenza della Sicilia (dal '700 in poi - da Napoleone fino a Churchill) furono sempre legati alle ricche solfatare dell'isola, necessarie (perch� era l'unica fonte) allo sviluppo della metallurgia inglese. 

E quando si tratta di dare l'importanza storica di un personaggio scomodo a un "regime", � triste vederlo liquidare con battute di spirito, o peggio con un luogo comune degno alle volte di un alunno di seconda elementare, non di oggi ma perfino di mille anni fa. 

Oggi - indagando- scopriamo invece insignificanti rapporti di natura diversi ma legati a certi fatti che �  impossibile ignorare; come potrebbe essere perfino la "Storia del clima" di Le Roy Ed. Flammarion -Parigi , un'acquisizione archivistica rintracciata in varie parti della terra che fanno ribaltare certe conoscenze, sulla salute, la longevit� degli abitanti, le economie, la demografia di un popolo, che fanno passare quasi in secondo piano le vicende storiche-politiche a quei popoli legate, o le fanno diventare conseguenziali. 

Alcune decadenze o fioriture di civilt� le abbiamo sempre attribuite a personaggi storici che sono - dicevamo fino a ieri - riuscite a cagionarle o a promuoverle, mentre ora ci accorgiamo, che erano forse dovute a una semplice diminuzione di umidit� del clima, ad alluvioni durate per 10 anni (1310-1320) cui segu� subito dopo una carestia apocalittica durate 20 anni (1320-1340 ) e che ebbe nello stesso periodo, il colpo di grazia con una pandemia di peste (1348-1350) che ridusse la popolazione d' Europa la met� dei suoi abitanti, alcuni paesi, alcune citt�, alcune campagne, rimasero totalmente senza abitanti, e alcuni territori anche senza il sovrano e i suoi funzionari. Oppure alla scoperta di un banalissimo territorio con importantissime (in una certa epoca) materie prime (come le solfatare nel '700-'800; o come il petrolio nel '900)
Non ci rendiamo conto che basterrebbe che in Italia non piovesse per soli tre mesi (non due anni come nel medioevo alcune volte � accaduto), ed entra in crisi tutta l'economia dei trasporti, della mobilit� delle persone e quindi l'intera economia, il modello di sviluppo, la politica, e la stessa civilt�.

 Abbiamo visto ATTILA che abbandona l'Italia e rinuncia ad invaderla per l'intervento di papa Leone Magno, cio� - cos� pass� alla storia- per un intervento divino, soprannaturale;  mentre oggi sappiamo che proprio in quell' anno in Italia c'era una grande carestia alimentare per il clima - la siccit�- e nello stesso tempo era scoppiata una peste di notevoli proporzioni, e che proprio nella pianura Padana invasa da Attila la pandemia fece registrare da Milano ad  Aquileia le punte pi� alte della mortalit�.

Non c'erano ancora i paesini interni, cio� fuori dalle grandi strade di comunicazioni, ma erano gli abitati quasi tutti dislocati su queste grandi direttrici; e non doveva essere uno spettacolo incoraggiante per un condottiero -con tante velleit� di conquiste come Attila- vedere da Milano a Verona le ecatombe di sepolture lungo la strada principale. E se ci fu in quella decisione di Attila qualcosa di soprannaturale questo era vero! infatti  c'era la forza della Morte che mieteva vittime. 
Su questo singolare fatto c'e ancora un altro dato interessante. 
Tutti i Vandali e Unni proprio perch� provenivano dalle zone Mongole-Cinesi erano immuni a certe epidemie; loro del resto erano gi� i sopravvissuti  di una rigorosa selezione. 

Mentre la peste in Italia era ancora sconosciuta, e l'immunit� genetica gli italici non l'avevano, perch� erano flagelli che in Italia non erano mai giunti. Quelle precedenti erano (lo sappiamo dalla sintomatolgia dell'epoca) di altra natura. Sia quella del 66 che nel 166 (vedi) erano infatti di vaiolo, due epidemie arrivate a Roma dall'Africa e dalla Siria.
I Vandali e gli Unni invece della peste ne erano immuni, perch� dagli annali cinesi,  oggi sappiamo che solo nel periodo 1-477 d.C., ebbero 34 grandi epidemie, e nella pandemia del 312-318 sopravvissero solo il 2% di chi pagava le tasse (che caus� un crollo dell'economia); sappiamo che un generale cinese che stava difendendosi dai barbari nella zona mongolica turca (quelli che verranno poi in occidente, con una avvenuta  selezione naturale, quindi immuni) perse per una terribile peste in pochi mesi 7 decimi del suo esercito. 
Quando giunsero in Occidente gli Unni erano immunizzati, ma erano dei portatori sani. E nessuno meglio di loro sapeva cos'erano quelle sintomatologie che in Italia erano ancora sconosciute, e molto frettolosamente e fatalisticamente attribuite al diavolo e al castigo divino.

Ci valga come esempio pi� recente le pochissime morti in occidente nel 1518 a causa del morbillo; ma quando gli occidentali sbarcarono in America l' 87% della popolazione precolombiana mor� proprio per questa banalissima malattia nelle Americhe ancora sconosciuta. In Messico ne morirono il 97 %. Cortes pi� che un conquistatore fu un grande becchino di una ecatombe di cadaveri, che morivano in massa, o con la febbre a 40 delirando cadevano da soli sopra le spade degli spagnoli. 

Dalle ultime indagini, l'America era abitata da 100 milioni di individui, (all'incirca pari alla popolazione europea occidentale) ma 50 anni dopo Cortes, i suoi uomini e dopo i vari letali contagi si erano ridotti a poco pi� di 5-6 milioni. Eppure Cortes viene ricordato nella Storia come il conquistatore del Messico.
 Cos� nell'Europa del primo e nel tardo medioevo; alle frontiere, quando Romani e Barbari insieme erano ormai diventati i custodi dei confini, i primi - con alcune malattie sconosciute-  cadevano come le mosche, e solo gli altri - ostrogoti, unni, vandali ecc.  - restavano in piedi.

 Risultato: all'incirca nell'anno 600, l'ex Impero Romano aveva perso nella promiscuit� con i barbari (micidiale - ricordiamoci che erano portatori sani, ma portatori) tutti i soldati; e la popolazione italica sulla penisola era diminuita da 15 milioni a 5 milioni, invece i Germani (i barbari) erano saliti da 5 milioni a 15 milioni.

Quando dalla Crimea venne la apocalittica peste nera del 1348-1350 dove tutta l' Europa perse la met� della sua popolazione, la regione che fu risparmiata totalmente fu proprio la Pannonia (l'Ungheria) dove come abbiamo visto in questi ultimi anni ci fu la pi� alta concentrazione degli insediamenti Unni e di Ostrogoti di origine asiatica; e  molto limitate furono le vittime nel cuore della Germania.
In Lombardia il ceppo della popolazione longobarda (barbara - anche se erano gi� passati 700 anni dal loro arrivo) registr� nemmeno un ventesimo di vittime rispetto alle popolazioni del centro e del sud Italia, ancora  totalmente originaria del ceppo Italico, geneticamente non immune, anche se  esposta.

Oggi conosciamo benissimo dopo 1500 anni, le componenti cromosoniche e genetiche delle generazioni che si sono susseguite; queste portano ancora le immunit� degli amici di Attila e compagni. Oggi � molto facile stabilirlo col DNA mitrocondriale. ( Le Pesti e le epidemie nella Storia, di Mc Neill- Ediz Einaudi 1982 - significativa l'allegata cartina della mortalit� europea nel 1348-1350).

 La Storia in certi casi � tutta da riscrivere alla luce di questi fatti. Certi "grandi" uomini influirono molto poco sugli eventi. E se noi oggi possiamo qui scrivere e leggere la loro storia, � perch� i barbari si fusero con le genti italiche, vi trasmisero certe immunit� genetiche; cio� i nostri antenati -quasi di ognuno di noi- riuscirono a cavarsela proprio perch� vennero i barbari, altrimenti saremmo scomparsi come il 97 % dei popoli delle civilt� Precolombiane; e se questo accadeva queste righe n� l'autore le poteva  scrivere  n� il lettore italico riusciva a leggerle. 
Ringraziamo i Barbari, e non chiamiamoli pi� i distruttori, ma i salvatori di tutto il vecchio popolo latino, che in un certo periodo fu sul punto di estinguersi del tutto.

La caratteristica quindi della storia dell'inizio del  Medioevo � costituita prima dallo scontro, poi dalla fusione dei due elementi latino e barbarico. La si fa iniziare con il 477: e infatti a partire da questa data  l'infiltrazione dei barbari, -gi� presenti all'interno dei confini dell' Impero- prende la forma di una supremazia demografica sempre pi� marcata su quanto era rimasto della popolazione italica romana, che stava vivendo un momento molto critico non solo politico ma fisico.
(Un'altra curiosit�; tutti gli italici-latini  erano alti circa 150- 160 cm. ma dopo l'invasione dei longobardi con i vari incroci dei 500.000 barbari di Alboino (tutti quasi uomini in et� "gagliarda"- quindi si accoppiarono abbondantemente con le donne italiche) durante la loro dominazione la media sal� improvvisamente a 170-180 cm., ma solo nelle zone occupate dai barbari; gli altri (del centro e del sud) rimasero per altri 1300-1400 anni con la stessa altezza.

MEDIOEVO - MUTAZIONE ANCHE SOCIALE - INIZIA IL FEUDALESIMO
Con l'avvento dell'Impero Romano-Barbarico (che precede quello cristiano - il Sacro Romano Impero a partire da quello Carolingio) la nuova societ� (mutuando dai barbari usi e costumi e soprattutto la vocazione alla terra - molto ambito il proprio pezzetto di terra personale) diventa una societ�  agricolo-pastorale; avviene cio� lo spopolamento delle citt�, con una radicale trasformazione dell'economia, che non � pi� organizzata e centralizzata dallo stato (che non esiste pi�), ma diventa sempre di pi� frazionata e autonoma; si forma una serie di nuclei locali, territoriali, con la figura del Conte e del  Duca che da dentro la sua istituzione con un suo  preciso quadro giuridico (prima padrone di s�, quasi anarchico, poi anche legittimato dai piccoli re e principi - conti o duchi diventati tali con la forza delle armi ovviamente a spese di altri conti e duchi) guida ad ogni passo il cittadino (che non si chiama pi� cos�, ma "gleba", cio� una comunit� di "servi" a suo servizio in casa e nelle attivit� lavorative). 

Nasceva cos� un rapporto di subordinazione imposta o volontaria, un "legame" personale chiamato "gewas". In antico celtico significava "servo", inteso come uomo di qualcun altro, fedele, pronto a servirlo e anche a combattere per lui in cambio di qualcosa, per ricevere lui stesso protezione, e soprattutto per ricevere un concreto mantenimento. Quest'ultimo poteva essere o gli "alimenta" oppure l'attribuzione di un pezzo di terra produttivo da coltivare (solo dopo venne il vero e proprio affidamento) ma non cessava di essere gewas (vassallo), anzi riceveva in pi� la responsabilit� di mantenere l'ordine nei territori a lui affidati.
Quando le conquiste si ampliarono (come quando i carolingi giunsero al potere) a loro volta i gewas crearono un analogo sistema di distribuzioni di onori e di terre; questi beneficiari presero il nome di wald gewas (wald = terra selvatica, foresta- servi della terra incolta) cio� valvassori.

Una figura - quella del nuovo nobile- che non doveva pi� rispondere allo Stato e dipendere dallo Stato, ed era - contenti o no- l'unico punto di riferimento della gleba; diventa cos� lui ar
bitro in ogni questione di carattere esistenziale e anche spirituale; la prima per motivi di sopravvivenza alimentare, la seconda (questo avvenne subito dopo)  -chiesa, vita religiosa, ubbidienza, frugalit�, continenza- la offriva come unica fonte di una  altrettanto unica visione della realt�. Molto misera, cio� una visione ormai vuota di sentimento e senza una coscienza di unit� culturale e politica. Questo accadde anche dove c'erano consistenti nuclei e ambienti intellettualmente formati, ma che via via - sempre pi� deboli- iniziarono a frammentarsi, infine a scomparire nell'anonimit� di una collettivit� resa apatica ad ogni cosa, che non aveva pi� nessun contatto con altre popolazioni, spesso anche vicinissime. Inizi� questa "civilt� del villaggio" a regredire in una autarchia sia economica che culturale; una vita dunque - questa s� "eroica"- appena appena  sussistenziale, solo di sopravvivenza, senza ricchi "cibi" per il corpo n� per la mente. Vivi ma vegetali.

La produzione inizia ad essere puramente autarchica, si produce solo lo stretto necessario perch� il villaggio si � chiuso su se stesso, non fa pi� scambi, non ha pi� strade, si � chiuso al libero mercato, con la conseguenza che non riuscendo a vendere pi� nulla, nulla pu� pi� comprare. Inoltre non scambia informazioni, e non riceve patrimoni di conoscenze. Questa miseria materiale e culturale porta irreversibilmente ad una povert� esistenziale, ad una totale involuzione della civilt�. L'unico incoraggiamento che ricever� d'ora in avanti il poveretto -in questo misero vivere- � la rassegnazione. E purtroppo  "vivere" nella natura umana non � rassegnarsi (stare seduti e aspettare); questo � il coraggio ridicolo dello sciocco. Con la rassegnazione non si va da nessuna parte, si resta fermi,  sempre pi� deboli, e sempre pi� esposti. Ed � quello che accadde quando queste citt� e questi paesi furono assaliti. E non solo dai barbari! I "barbari" scesero dalle citt�, scoprirono i fondi che fino a pochi anni prima avevano disprezzato. Corti e cortili diventarono provvidenziali piccoli "regni" dove esercitare quell'autorit� che avevano in citt� perso.
Se dobbiamo credere a Procopio "La rovina  and� sempre crescendo coi nuovi tempi; i nuovo assedi, il fanatismo e le intestine guerre; Roma vide rinascere i conflitti con Alba a Tivoli; si batteva ella sulle proprie porte; gli spazi vuoti compresi nella sua cinta divennero campo a quelle battaglie che in altri tempi essa portava ai pi� lontani popoli della terra...I lupi ed altri selvaggi animali passeggiavano liberamente pei vuoti anfiteatri fabbricati per loro; ma non v'erano pi� vittime da divorare" (Procopio. Historia Vand.)

Ora in un ambito sociale cos� definito che venne soprattutto rimodellato sull'esempio delle istituzioni barbare (istituzioni nate da organizzazioni preesistenti tribali ma che poi riceveranno perfino una rigida applicazione con il potere temporale  papale) questa nuova societ� d� origine a quella classe nobiliare, prima di Duchi, poi di Conti, che prima (ad esempio nella corte bizantina) erano nominati tali solo per svolgere determinate cariche pubbliche come funzionari, ma poi (con forti pressioni) divennero presto queste cariche ereditarie, nel quadro generale di feudalizzazione che sempre di pi� si avvier� a formare una potente classe nobiliare, che avr� autonomamente in concessione terre e popolazioni coatte per far fronte  con un rapporto di vassallaggio con una serie di aiuti nei confronti di chi ha concesso a loro i titoli (Papi-Imperatori o Imperatori-Papi, o Principi Vescovi) dando (o obbligati a dare) i contributi necessari per continuare ad esistere o conservare privilegi. Contributi in mezzi e uomini che il feudatario sar� sempre costretto a fornire al sovrano o al principe di turno, pena la destituzione, la spoliazione dei beni e la soppressione dei privilegi (per tanti motivi - non ultimi quelli religiosi- questo accadde spesso- vedi la spoliazione degli ariani o eretici).

Se il feudalesimo europeo, trova la sua lontana origine nel mondo barbarico germanico, dobbiamo per� dire che un qualcosa di simile si era gi� sviluppato anche dentro il mondo  romano e in quello bizantino poco prima, durante e subito dopo lo sfacelo dell'impero. Nella vita sociale di questo inizio d'epoca  feudale  le tradizioni barbariche e quelle nate gi� prima della caduta dell'impero romano (vedi Corte di Bisanzio con Costantino, poi Teodosio) entrambe si influenzarono.
Vedremo fra poco che lo stesso Teodorico, nel suo Editto, manterr� moltissime (tribali) consuetudinarie leggi, norme, istituzioni delle popolazioni barbariche, ma in moltissime altre manterr� anche quelle del diritto romano; ma anche l'incontrario e che resistono ancora oggi.

Il FEUDALESIMO GERMANICO che sta approdando in Italia ora,  era una continuazione di quei legami sociali non fondati sulle leggi scritte, contratti o convenzioni, ma stabiliti dal legame familiare, di sangue parentale, poi di clan, poi di trib�. Unione di tante famiglie con rapporti sociali molto pi� vasti, quindi non pi� solo stima e ubbidienza al capo famiglia (pur conservando gelosamente anche questo) ma soprattutto subordinazione al capo del clan, al capo trib�, che era poi  il pi� valoroso,  il pi� audace, il pi� intelligente  uomo della trib�. 
Solo pi� tardi  (e qui ci fu l'influenza del diritto romano sul concetto di propriet� e l'ereditariet� dei titoli)  i barbari (ma solo in Italia) si adeguarono alle leggi romane (ad alcuni conveniva pure).

Ma sulla guida della comunit�,  in alcune zone - come in Alto Adige- resiste ancora oggi una "legge razionale", il capo delle locali unit� di protezione civile (militare o paramilitare) � sempre il pi� abile, non il pi� ricco e neppure il figlio (magari malaticcio) dell' abile deceduto. Altrettanto la "legge del maso chiuso" ancora vigente: la propriet� terriera (casa, bestiame, culture, negozi e altri beni) va al primo figlio, e solo se questo � "abile" e sano. E questo per conservare integra e sana la propriet� dell'antica "dinastia" patriarcale, o del clan. Ancora oggi in Alto Adige ci sono poderi anche di modeste famiglie che contano 500, 1000, 1500 anni di vita.  A Glorenza il vinaio, il panificio, il fabbro ecc. hanno l'insegna con lo stesso nome da secoli e secoli. E il proprietario-erede ha conservato le stesse propriet� terriere (piccole o grandi) del suo antenato. 

Nel feudalesimo che sta invece per iniziare ora, spesso accadr� che il figlio del principe, del duca o del conte, nonostante malato, pazzo o stupido, seguiter� a ereditare i ducati, le contee e perfino i regni; "governandoli" con tutte le negative conseguenze.
Attila scoppi� in una risata isterica quando gli dissero che a Ravenna l'imperatore era un bambino; "...ma allora chi comanda gli eserciti? Chi guida il popolo? Chi fa i trattati? I governanti o le balie?". Ai barbari simili istituzioni erano perfino inconcepibili, sfuggivano ad ogni logica "naturale"; solo il pi� forte e il pi� intelligente comanda il branco.


DOPO QUESTA INTRODUZIONE AL MEDIOEVO
POSSIAMO RICOMINCIARE A NARRARE GLI EVENTI DEGLI ANNI

 GENSERICO - Il re dei Vandali, che ha governato ininterrottamente per 47 anni anni, muore quest'anno in Africa. Non conosciamo il suo anno di nascita, ma se facciamo alcune considerazioni, se era partito dalla Spagna gi� come capo dei Vandali, si presume che avesse allora 25-30 anni, quindi dovrebbe essere morto all'et� venerabile di circa 75-80 anni. 

Gli succede il figlio UNERICO, ma � una eredit� quella del padre molto difficile da amministrare e quindi conservare. In poco pi� di una generazione, della grande conquista di Genserico non rimase pi� nulla. Trionf� solo la pusillanimit� degli eredi.

Ma ritorniamo a Costantinopoli....

CONTINUA CON L'ANNO 478 >