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CRONOLOGIA

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ANNO 345 d.C.

QUI riassunto  del PERIODO di GIULIANO dal 337 al 363 d.C.


L'ANNO 345
*** UNO SGUARDO SUL MEDITERRANEO ROMANO
*** LE PRIME INTUIZIONI DI COME E' FATTO IL MONDO
*** STA PER NASCERE LA SCRITTURA ARABA

Erano passati circa 600 anni dalle prime conquiste romane su tutto il bacino del Mediterraneo. Circa 400 da quelle fatte in Britannia, in Gallia, e dal Reno all'intero percorso del Danubio. 
C'erano ancora piccole sommosse di qualche irrequieta popolazione. Ma queste le abbiamo visto affrontate da COSTANTE con molta saggezza. 
Altrettanto in Oriente, salvo le questioni religiose, c'era molta tranquillità anche per l'altro fratello co-imperatore, COSTANZO, che pur con alcuni interventi occasionali non ha avuto grossi problemi sui confini. Insomma passano alcuni anni dove sembra essere tornata la pace su tutto l'impero.

In Italia non si hanno resoconti nemmeno di una minima sommossa. Tanti problemi sono ancora irrisolti, c'è una crisi che avanza, ma nonostante questo neppure una piccola irrequietezza. Una serenità diffusa su tutto il territorio dove seguitavano a sorgere o si erano ingrandite delle bellissime città, spinte a far questo più dalla necessità che non da un programma governativo. Ognuna di queste promuoveva lo sviluppo dei suoi commerci, costruiva bellissimi edifici, arene, basiliche, e tante strade che permettevano di collegarsi con le altre città. Svilupparono così i romani una rete stradale straordinaria, dove ancora oggi passano le principali arterie della penisola e anche di tutta Europa. (96.000 sono i chilometri di strade romane efficienti in questo periodo).

Che dire poi all'esterno, nelle province; si poteva, infatti, andare dalla Spagna all'Eufrate via terra attraversando l'intera Europa, e dall' Eufrate alla Spagna via terra attraverso l'Africa. Una simile confederazione di fatto non era mai esistita. Perfino i pirati erano spariti.

In mezzo, il mare Mediterraneo che era quasi diventato un piccolo lago, le navi romane, nonostante una grave crisi economica, lo percorrevano con un incredibile incrocio di rotte. E dentro le navi tante merci. Ma soprattutto giravano le monete dei commercianti che erano ormai diventate universali, accettate, scambiate, depositate in ogni città, che permettevano di vendere prodotti di ogni genere nelle più lontane contrade, ma anche di acquistarne soprattutto delle nuove fino allora mai viste.

Così nuove che dopo ogni viaggio, quando una nave rientrava nel porto, la gente l'aspettava col fiato sospeso, scrutava ogni cosa che gli scaricatori deponevano sulle banchine, aspettandosi di vedere mercanzie che fino al giorno prima nemmeno immaginavano che esistessero. Animali mai visti, frutti di inusitata dolcezza, pesche, albicocche, aranci, banane, datteri, verdure stranissime, cereali, e un frumento dove si otteneva una farina e un pane soffice mai gustato prima, vini dalle vigne marocchine, algerine, spagnole o dal Nilo che facevano impazzire i buongustai; e poi tessuti, oggetti per la casa, utensili, sete, drappi damascati, spezie, profumi dall'oriente che rapivano i sensi, opere d'arte che incantavano con la loro bellezza, tecnologie agricole che stravolgevano da un giorno all'altro le produzioni ancora arcaiche.

E infine le scuole! Le scuole del Mediterraneo erano delle vere e proprie università dove gli studenti non solo studiavano ma con uno spirito di indipendenza notevole andavano da un paese all'altro, un anno in Grecia, l'anno dopo ad Alessandria, un altro anno a Pergamo. In ogni luogo scoprivano nelle biblioteche testi antichi, oppure seguivano corsi tenuti da filosofi, letterati, matematici, astronomi apprendendo studi sulle scienze antiche e moderne.

C'erano insegnanti in queste scuole che erano stati a loro volta in scuole di altre città lontanissime, e alcuni di loro avevano fatto perfino il periplo dell'impero; ed erano viaggi non solo finalizzati a scoperte di luoghi nuovi, viaggi di piacere, semplici tappe geografiche, ma viaggi culturali, con visite alle grandi biblioteche che conservavano dentro tutti i tesori della sapienza umana di secoli e secoli.

Questi maestri viaggiatori accumulavano sapienza e ingegno, e dai luoghi assimilavano, filosofie, stili di vita, culture, che subito influenzavano e si trasferivano al ritorno sugli allievi e questi a loro volta ritornando al loro paese natale le portavano con se'. Dopo i mercanti e i soldati, gli studenti furono dei veri ambasciatori della cultura più raffinata, intellettuale e scientifica del tempo.

Malgrado tutte le crisi e i cambiamenti che erano avvenuti a Roma, in quest'ultimo secolo dove lo sfrenato imperialismo romano si era piuttosto ridimensionato, seguitavano in questi anni a circolare liberamente studiosi su tutte le coste del Mediterraneo.
Stavano assimilando tutto quello che vi era presente, ma che noi solo dopo scopriremo (e solo in minima parte) dal sec. XIII al XVII per merito degli arabi, gli unici ad aver invece conservato tutto, copiato, tradotto, preso dai quattro angoli del mondo conosciuto e messo insieme, spesso rielaborando (ma ci arriveremo nei dettagli nei prossimi secoli. E nei prossimi anni quando parleremo dei primi arabi).

Gli spostamenti dei popoli e delle loro merci all'interno dell'impero erano diventati imponenti. Si calcola che 20.000 navi contemporaneamente in un solo giorno incrociavano sul Mediterraneo con una rete inestricabile di rotte, e che oltre 1.000.000 di persone erano addetti ai lavori marittimi: nei porti, ai remi, allo scarico, alla distribuzione, nei magazzini.

Gli scambi (import-export) erano diventati impressionanti, e anche singolari; come le fabbriche che producevano a Roma stoviglie e che vendevano poi a Cadice, e fabbriche che producevano a loro volta stoviglie Cadice e le vendevano poi a Roma, ed essendo snob avere le stoviglie di Cadice, queste costavano anche di più. Un produttore di Roma molto furbo non ci pensò su due volte, contraffece la "griffe", e non solo le vendeva a Roma come originali ma vendeva queste imitazioni anche in altre città, e la sfrontatezza superò ogni limite quando mise un magazzino a Cadice con le stoviglie fatte a Roma ma che i romani snob andavano ad acquistare a Cadice.

Agiva come quei contadini che oggi vendono sulle strade prodotti genuini locali ma che invece hanno acquistato ai grandi magazzini; perchè tanta è la richiesta della gente grulla che li acquista. E sempre più spesso si acquistano in campagna pesche provenienti da Israele, o albicocche del Marocco.

Di questi commerci, alle volte singolari come abbiamo appena letto, dopo che sono usciti dai grandi monasteri milioni di volumi testimonianti un favoloso passato, oggi sappiamo anche i minimi dettagli, anche quelli coloriti.

Sappiamo dai documenti (abbiamo i resoconti dettagliati-un vero e proprio diario di viaggi) di un grande mercante, Flavio Zeusi di Ierapoli, che viaggiò 72 volte dalla Frigia a Roma. Sappiamo che merci erano, il loro prezzo, la loro quantità e qualità. Sappiamo perfino com'era fatta la sua cabina. Da altri documenti doganali ritrovati, sappiamo quanti viaggi furono compiuti verso l'India, Ceylon, Canton (odierna Hong Kong) tutte località che per raggiungerle bisognava attraversare l'Oceano Indiano (su distanze e con maggiori difficolta trovate da Colombo nel 1492 nell'Atlantico). A Canton i mercanti scambiavano le loro merci con quelle che provenivano dalla non lontana Cina. (Monete ultimamente ritrovate a Canton lo testimoniano; demolendo un edificio è stata trovata una stanza sotterranea di una vera e propria antica banca, colma di monete di ogni tipo che probabilmente servivano per i pagamenti estero-estero, senza portarsi dietro denari; una specie di stanza di compensazione per gli scambi import-export).

Di queste intricate reti marittime e terrestri abbiamo a Magonza nel Museo romano-germanico molte relazioni dell'epoca, e numerose sono le "cartine" conservate ad Anversa, nello straordinario Museo del Mare (il più documentato del mondo). Cartine che ci offrono nei dettagli i percorsi marittimi e terrestri dell'epoca, con itinerari particolareggiati, descrizioni che contengono non soltanto i nomi delle località toccate ma anche la lunghezza delle singole tappe e tutti gli imprevisti che vi si potevano incontrare. Ma fra le tante cose interessanti i molti diari di bordo.

Ma del resto sappiamo che da Eratostene (275-195 a.C.) il calcolo della circonferenza del nostro "globo", con le sue misurazioni del grado fra Alessandria e Syene era stato calcolato esattamente in 40 mila chilometri. Calcolò Eratostene  che il nostro Antico Continente occupava un terzo della circonferenza terrestre e che la costa quindi dell'Asia distava dalla Spagna di circa 240 gradi; distanza che con una certa approssimazione corrisponde esattamente a quella reale. Eratostene nella sue Cronogafie fu preciso: infatti, scrive: "Conosciamo soltanto la regione della terra abitata in cui viviamo: l' oikumene. Nella zona temperata può tuttavia trovarsi un altro continente ugualmente abitato, o anche più di uno".(oggi queste stesse cose le diciamo parlando dei Pianeti dentro e fuori dal sistema solare).

Ma come fa a scrivere tutto questo Eratostene? Non s'inventa proprio nulla. E' uno scienziato, un matematico, ma nello stesso tempo raccoglie delle testimonianze dai marinai. Le correnti dell'Atlantico che tutti ora conosciamo avevano rivelato e reso testimonianza che al di là della Spagna e delle coste africane, c'erano terre, e da queste attraverso le correnti arrivavano sempre segni della loro esistenza.

Pausania aveva scritto che al di la' dell'Atlantico esisteva una terra i cui abitanti erano rossi di pelle e avevano i capelli simili ai "crini" di cavallo, e questi come sappiamo oggi erano i Pellirossa. Ma da cosa lo supponeva? Non lo sappiamo. C'erano poi altre testimonianze, quella che ci ha lasciato nel 40 d.C. lo spagnolo Pomponio Mela in De Chrographie, un manuale di geografia dei tre continenti, dove scrive "" Quando ero stato preconsole romano in "Spagna", Metello Celere mi riferì che il re dei Boti gli aveva inviato in dono degli schiavi che avevano fatto naufragio sulle coste, erano uomini provenienti da una lontanissima terra, e che travolti da una tempesta dopo aver vagato nel mare per decine di giorni, erano stati sospinti fino alle nostre coste. Questi erano uomini fino allora mai visti da nessuno, dalla pelle rossa, capelli a crini, e parlavano una lingua incomprensibile a tutti."

Facciamo una breve parentesi...poi riprenderemo questo discorso...

E' certo che anche i Romani facessero largo uso di mappe fin dai tempi di Augusto. Nel II sec. Tolomeo si era impegnato in Geographia a realizzare delle mappe calcolando latitudine e longitudine dei luoghi conosciuti, ma purtroppo in questi suoi lavori rifiutò di accettare i più accurati calcoli di Eratostene. Nella sua "Mappa Mundi" sbaglia di 90 gradi la collocazione di certe terre, rifiuta di prendere in considerazione l'Africa circondata dal mare, e l'Oceano Indiano lo riporta come un lago fra Asia e Africa. Queste idee geografiche (assieme a quelle astronomiche che contribuirono a creare la medioevale teoria cosmologica geocentrica) in occidente, persistettero fino al XVII sec. inoltrato, dominate dalla tradizione biblica cristiana, dove sia la scienza sia l'osservazione avevano ormai poca importanza. Il mondo era quello di Noè, diviso in tre parti, e con il cielo come un coperchio. Amen!

Non così nel mondo arabo dove sta nascendo - e per fortuna proprio ora - la loro straordinaria civiltà (come vedremo nel prossimo 352). Gli Arabi furono gli unici a salvare i lavori degli antichi e su questi - che funzionarono da stimolo per i successivi studi - elaborarono nuove teorie, che poi solo in piccolissima parte giunsero in occidente.

Abbiamo detto per fortuna, perchè mentre in Occidente, proprio ora, in questo periodo, si stanno chiudendo tutte le fonti del sapere (e non solo queste - vedi arte, musica, sport, tradizioni), contemporaneamente in Oriente sta nascendo la Cultura Araba.
Paradossalmente mentre l'Occidente che da 1000 anni possiede una scrittura e l'ha usata per raggiungere vette altissime e ora la sta seppellendo nei monasteri, nella penisola araba un altro popolo quasi in contemporanea - nel 352 - inventa la sua scrittura e inizia a utilizzarla per tramandarci tutto quello che già la cultura mediterranea possedeva: sono gli Arabi, che iniziano a formare biblioteche immense, copiando e riproducendo tutto quello che c'era in circolazione dal 3000 a.C. in Egitto, in Mesopotamia, in Grecia, in India, in Cina, e (e qui sta il paradosso) perfino i testi latini nati in Italia, a Roma.

Riprendiamo il discorso su quelle conoscenze che alcuni documenti riportavano e accennavano all'esistenza di altre terre al di là dell'Oceano.

Alcuni di questi documenti di provenienza araba, rimasero sepolti per secoli in un monastero spagnolo. Nel 1491, un monaco, priore da tanti anni nel convento, un giorno lo lasciò perchè chiamato dal Papa, e portò con sé questi documenti a Roma assieme ad altre carte con indicazioni geografiche molte precise. Con questo suo particolare interesse, rintracciò molti altri documenti in Vaticano, e alcuni estremamente interessanti: infatti, circa quattrocento anni prima un altro prete proveniente dai Paesi scandinavi (Vichinghi) chiamato a Roma aveva portato con sè tutte le notizie raccolte sul luogo, compreso la relazione di un lungo viaggio nel Vinland (America) fatto dal vichingo Erik il rosso.

Il prete spagnolo, spulciando fra questi documenti, con questi suoi appassionati studi aveva messo in relazione molti fatti sulla questione. Uno in particolare ci interessa: dove si parla di una corrente marina atlantica.

(Oggi sappiamo che quella corrente atlantica cui si accennava in quelle carte è la Passat Settentrionale, che senza neppure remare ci porta in America, poi in un altro periodo dell'anno - e sempre senza toccare un remo - con la controcorrente che sfiora le Canarie ci fa tornare indietro quasi nello stesso punto da dove siamo partiti. I documenti raccontavano proprio questo: "Son correnti che vanno e che vengono da una terra lontana". La corrente nell'andata infatti sfiora le Azzorre e nel ritorno, la controcorrente sfiora le Canarie. Erano acque - si affermava "che partivano e facevano ritorno dopo aver lambito terre lontanissime a noi ancora sconosciute".

Questo monaco priore, vogliamo indovinare chi era? Era uno zio di Cristoforo Colombo!
Ne parleremo comunque a suo tempo.

Si svolgono in Grecia i CCLXXXI giochi olimpici

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