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ANNO 286 d.C.

QUI riassunto:  PERIODO DI DIOCLEZIANO  dal 284 al 305 d.C.


L'ANNO 286
*** DIOCLEZIANO  IMPERATORE
*** LE PRIME RIFORME 
*** L'IMPERO DIVENTA MONARCHIA 

Quest'uomo salito improvvisamente sul trono, a molti romani era del tutto sconosciuto; lui era un militare nato a Salona (Spalato), e pur essendo lui un soldato fu il primo a capire che il militarismo anche quello pi¨ potente e organizzato non pagava; ma che la carriera la si faceva a Roma, nei corridoi del Senato e non sui campi di battaglia. Abbiamo appena visto in quali situazioni ci si va a cacciare. Non si fa in tempo nemmeno ad arrivare a Roma che si Ŕ giÓ subito assassinati.

L'anarchia degli ultimi 30 imperatori (detti i 30 tiranni) sempre venuti dalle file militari, non era stato un toccasana per l'impero e salvo Probo e Gallieno tutti avevano avuto solo l'ambizione ma non la stoffa nel fare l'imperatore. Erano soldati ma non politici, e questo era il grande malanno, una virt¨ che a loro era mancata. Una visione globale dei problemi che assillavano l'impero poteva venire solo da un politico non da un tecnico della guerra, limitato al suo microcosmo e al suo branco.

Diocleziano quindi comprese. ChissÓ quante volte aveva meditato su questi problemi durante venti anni di tirannia. Si dimostr˛ subito all'altezza della situazione. Era giunto il momento di abbandonare la vecchia e percorrere una nuova strada. rivoluzionaria 

Forse con quell'oracolo che gli aveva predetto che sarebbe diventato imperatore, si era preparato al destino; e ci si era preparato molto bene. Del resto l'etÓ l'aveva; aveva superato da poco i 40 anni. Di cose ne aveva viste di tutti i colori, e quindi il potere che ora aveva in mano lo avrebbe amministrato saggiamente. Non voleva fare di certo la fine dei suoi predecessori. 
Prima cosa pens˛ subito di togliere ai soldati la possibilitÓ di sedizioni, perci˛ ruppe con la tradizione repubblicana e inizia a trasformare l'impero in uno stato monarchico, eliminando anche l'ingerenza del Senato.

Insomma aveva capito cos'era uno Stato, e incominci˛ a frequentare e a cercare di capire "il Palazzo", senza mettersi a fare solo il militare. Per prima cosa restaur˛ l'impero con una riforma costituzionale; poi diede vita a una "TETRARCHIA", (l'impero diviso, con quattro reggenti); poi regol˛ l'assetto territoriale dividendolo in prefetture, diocesi, province. Questo avrebbe permesso di creare un organo di amministrazione centralizzato senza l'ingerenza senatorie.
Pur essendo in una posizione di grave debolezza di fronte alla potenza militare, il ceto senatorio riusciva (gli era riuscito per tre secoli) a condizionare la suprema azione politica di qualsiasi imperatore, anche quelli con una forte personalitÓ e cesarismo. Erano i senatori  a nominare i governatori, i prefetti, i procuratori, i legati;  loro a dare l'incarico di comandanti delle legioni; cioŔ un governo su tutta la burocrazia centrale e periferica; amministrativa e militare. Ed era questa colossale "macchina" e queste nomine a persuadere qualunque imperatore che il Senato aveva una insostituibile funzione centrale dello Stato e che questa funzione rientrava nella  tradizione statale romana.
Un militare cosa poteva fare? Nulla. Inoltre, oltre che sostenuta da una forte base economica di carattere fondiario, questa ristretta aristocrazia senatorile (circa 600 - e circa 2000 con pari privilegi) esprimeva la sua continuitÓ -salvo rare eccezioni- con i propri figli o nipoti. Erano questi a candidarsi nelle varie magistrature, ed era una prassi costante che le conseguissero, salvo quelle rare eccezioni di quelle immissioni di homminis novi  che avevano sostenuto i vari imperatori.

Quando GALLIENO (lo abbiamo letto - 253-68) escluse i senatori dal comando delle legioni  a vantaggio del ceto equestre, equiparando la situazione militare (e indirettamente quella civile) di tutte le province, il Senato and˛ incontro alla sua rovina. Sostituito da uomini dell'ordine equestre, questo nuovo ceto finý  per apparire socialmente quasi identico a quella parte aristocratica senatorile che da Augusto in poi controllava (o fortemente condizionava) tutto l'apparato amministrativo e militare dell'impero.
La sostituzione iniziata da Diocleziano, pur avvenuta gradualmente e non totalmente and˛ a formare quindi due ceti supremi  che come potenza sociale iniziarono a camminare in parallelo; fino a quando quello nuovo venne assorbito pi¨ tardi nella tradizione senatoria; e come quella (divenuta potentissima) si comport˛, per ricadere essa stessa nella decadenza: con tante conseguenze nei successivi secoli.

DIOCLEZIANO oltre che a creare queste diocesi (uguali a tutte le altre parti dell'impero - prima c'erano quelle imperiali e quelle senatorie) parallelamente riform˛ l'esercito; ferm˛ l'inflazione monetaria anche se con degli interventi superficiali; impose nuove tributi agli evasori fiscali perchŔ queste riforme richiedevano somme enormi; ed infine -divenuta forte e fiscale la sua politica- fra le altre cose condann˛ aspramente (suo malgrado) i Cristiani accusandoli di predicare e portare la disgregazione nell'impero con le loro prediche sobillatorie, antimilitariste, antifiscali, moralistiche. Instaur˛ da questo momento con gli stessi una periodo di persecuzioni che dur˛ fin quando visse.

E duro' 29 anni come imperatore, gettando in un certo modo le basi del nuovo assetto imperiale, o meglio di un impero "Statale" .

Forte accentratore, nel dividere in quattro zone l'impero, volle fare in modo di assicurare una certa continuitÓ di potere con le discendenze dei quattro Tetrarchi. Infatti questi su sua indicazione unirono in matrimonio i loro figli e sorelle dando vita a una intrecciata triplice dinastia, molto difficile a essere sciolta o travolta, dato l'alto numero di componenti per la successione. Questo per scoraggiare ogni sedizione, congiura, assassinio.  In poche parole voleva dir questo: "uccideteci pure, sempre uno dei nostri salirÓ -automaticamente sul trono aiutato dagli altri".

Anche Diocleziano era un uomo di umili origini (forse  la spiegazione anti-aristocrazia?). La sua ascesa la si deve quando iniziato a fare il soldato fu chiamato nelle guardie pretoriane, dove iniziando dal basso, fece tutto il tirocinio, fino a diventare il comandante delle stesse, indi fu promosso generale da Aureliano quando era ancora giovanissimo.

Da Aureliano, standogli al fianco, doveva aver appreso molto, come acutezza nel capire i problemi dei militari e innanzitutto, i reparti come dovevano essere formati; chi  doveva farne parte, cosa dovevano fare, come impiegare la loro forza, la loro intelligenza, la loro esperienza, senza commettere l'errore di Probo che aveva voluto instaurare una disciplina sgradevole, non tenendo conto dell'orgoglio e della stima che ogni militare aveva di sŔ stesso. In questa riforma Diocleziano si comport˛ pi¨ come statista che non come generale.
Che fosse un accorto politico ce lo testimonia che egli fu capace e seppe designare bene i suoi tre collaboratori, che altrettanto bravi e intelligenti come lui seppero (almeno all'inizio) accettare senza problemi la sua superioritÓ morale e il suo carisma; quindi lavorarono per lui e con lui con molta lealtÓ. Come vedremo, per un po' "ubbidirono" in tutto.

Scrivere di Diocleziano sarebbe troppo lungo, si rimanda il nostro lettore a una buona biografia, ma ci preme subito dire che l'opera di questo imperatore lo pose subito nell'Olimpo dei grandi, come il secondo fondatore dell'impero, anche se come vedremo piu' avanti questo risult˛ giÓ contaminato da quei lontani giorni di Marco Aurelio-Commodo, e da molti altri errori, che avevano lastricato la strada, resa sdrucciolevole e per di pi¨ in discesa, quindi difficile per lo stesso Diocleziano e per gli altri che verranno dopo di lui dare un nuovo corso alla storia.

Il danno soprattutto nei territori danubiani e renani erano stati giÓ fatti da un paio di generazioni, e mentre Roma entrava nella spirale della decadenza, su questi territori, le popolazioni sia quelle residenti che quelle che vi stavano arrivando dall'est, stavano non solo integrandosi ma evolvendosi, applicando strategie politiche a piu' largo raggio nelle loro stesse tribu', che per rispetto e in virtu' di questa evoluzione, non le chiameremo pi¨ tali, ma popoli.
Sta avvenendo una integrazione totale anche se poi registreremo in seguito una grande spaccatura che storicamente Ŕ difficile far risalire a una contrapposizione etnica, ma sarÓ determinante solo quella politica che prese subito il cammino verso una unita' che and˛ sempre piu' consolidandosi in parallelo con un certo tipo di orgoglio nazionale che prendera' consistenza fra pochi anni e che diventera' poi netto e definitivo nel 500, fino ad arrivare a costituire  un'unica bandiera. (es. Francia, Germania)
L'Italia, per tante ragioni, etniche, culturali, politiche, di dominazione non autoctone, e forse anche (anzi oggi con gli esami del gene, ne siamo certi) per una vera e propria diversa ereditarietÓ mentale, caratteriale e perfino morfologica, il nazionalismo, non ebbe la stessa facile sorte. 

Continu˛ ad essere terra di conquista. E se in alcuni eventi  furono determinanti i personaggi (nel creare fratture in alcuni popoli o in altri unioni incompatibili, quindi la nascita di certe animositÓ fra nord e sud, est ed ovest) questi agirono in un certo modo perche' ne esistevano innanzitutto le condizioni ambientali. L'Italia divenne terra di conquista perche' l'orgoglio etnico non c'era, troppe erano le diversita' dei gruppi e bastava un nuovo capo popolo per far riemergere le animosita' di quelle ataviche memorie che erano dentro nel profondo in ogni gruppo etnico e non solo in alcune regioni ma perfino fra città e cittÓ.
Oggi nel 2000 alcune animositÓ le giustifichiamo per motivi economici, mentre invece sono semplici alibi che ogni volta adattiamo. Il meridione ha avuto in alcuni periodi storici una grande supremazia economica rispetto al nord e non per nulla era conteso (ha ricevuto in 2000 anni 85 spedizioni di conquista, mai all'incontrario). 

(Un neuroscienziato direbbe che la causa Ŕ biologica, che Ŕ dovuto alla serotonina e al suo livello umorale; e nel meridione questo livello-equilibrio Ŕ regolato da cinque importanti amminoacidi che il corpo umano non ha a disposizione, ma deve procurarseli con l'alimentazione; e le colture alimentari nel territorio meridionale sono ricche di questi 5 aminoacidi. Ricordiamo che la serotonina Ŕ quella sostanza neurobiologica che a bassi livelli (carenza) scatena  l'aggressivitÓ; necessaria all'attacco, all'aggressione, per le difficili spedizioni, per le conquiste. (Sia nella prima che nella seconda guerra mondiale se ne fece largo uso. Quasi tutti gli allucinogeni e gli stupefacenti sono stati impiegati su larga scala. Incentivandone la produzione. Quella che oggi vorremmo limitare)

Poi, con mille pretesti  fabbrichiamo le varie intellettuali motivazioni politiche, economiche e religiose, per giustificare  l'aggressione e il possesso di un territorio altrui. 
Fateci caso. Non vedremo mai una popolazione del sud risalire lo stivale e combattere per il possesso di un altro territorio a nord. Non Ŕ mai accaduto in 2000 anni!)

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