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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
DA 1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 271 d.C.

QUI riassunto PERIODO DA AURELIANO A CARINO  dal 270 al 285 d.C.
* CLAUDIO QUINTILIO e DOMIZIO AURELIANO
* INVASIONE DI BARBARI FINO AL TICINO
* LA REGINA ZENOBIA DI PALMIRA
* L'UNITA' DELL'IMPERO - * GUERRE DI AURELIANO E MORTE
* FLORIANO E PROBO - * GOVERNO DI PROBO
CARO, CARINO, NUMERIANO, APRO
* DIOCLEZIANO ACCLAMATO  IMPERATORE

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*** AURELIANO IMPERATORE
*** L'IMPERATORE OSTENTA

Rientrato a Roma Aureliano trova sia nella plebe che fra i nobili delle ostilitÓ. Ma soprattutto i funzionari dell'impero. Tutti  hanno un po' di paura per gli eventi accaduti in sua assenza, e gli chiedono quindi giustificazioni.

Aureliano come risposta a questa diffidenza, adotta una strategia politica sottile per accontentare i primi e mettere in torto i secondi. Lui sa che in ogni amministrazione ci sono dei ladri e basta trovarne qualcuno, farne un capo espiatorio e quindi criminalizzare l'intera categoria, aprire inchieste e scoprirne poi altri. Insomma mettere paura, farli tavere.

Chiude prima di tutto la zecca dove tutti sembra prendono soldi e si riempiono le tasche. E qui tutto il popolo (pronto a scagliarsi con i politici ladri) gli da' ragione e gli viene proprio utile averli dalla sua parte perchŔ gli permette contemporaneamente di accusare di ladrocinio i suoi accusatori e mettere a tacere e liquidare subito l'aristocrazia romana che non solo era complice e veramente la vera ladra della zecca ma era quella che fomentava ipocritamente il popolo di spodestarlo con la scusa della battaglia persa a Piacenza e dell'inefficienza del suo esercito.

Aureliano era un duro, quindi non usava molto tatto (e lo capiranno subito gli aristocratici di Roma che non sapevano di che pasta era fatto). Era di umili origini nato a Sirmio nel 214, anche se figlio di un Illirico, quindi non piu' giovane avendo gÓ 57 anni.

Lo abbiamo gia' detto aveva un grande carisma nelle sue truppe, non doveva mai gridare, punire, dare ordini severi, a lui bastava il suo sguardo gelido e magnetico per captare le intenzioni del suo interlocutore, e nel caso queste non erano buone era lesto come il protagonista di " Ok Corral " con la pistola, non aveva questa, ma aveva la sua spada, e il suo soprannome era " mano di spada" per la prontezza con cui afferrava la stessa e la rapiditÓ con cui ne faceva subito uso, ma al primo nomignolo che gli veniva dato solo quando semplicemente faceva sfoggio della sua abilitÓ, gli veniva aggiunto quello di "mano di ferro" per come la calava la stessa spada quando con un sol colpo mozzava la testa a un nemico.

Rimarra' 5 anni imperatore. Ha lasciato a noi l'impronta delle sue fortificazioni in quasi tutte le cittÓ italiane avendole lui promosse per una efficiente difesa dai Vandali, visto che questi avevano solo cavalli e null'altro come armi se non le lance, e se trovavano ben difesa una cittÓ invece che assediarla (non era questa una loro tecnica) passavano subito a un'altra.

Gli dobbiamo anche i grandi bastioni che a Roma sono ancora visibili (le ciclopiche MURA AURELIANE, 18 chilometri di perimetro che circondano la cittÓ, con 18 porte di accesso. Un'opera di alta ingegneria; ma altre ne fece costruire anche in altre cittÓ e che poi in seguito furono fortificate e utilizzate per l'Italia dei Comuni, del Medioevo. E se gli dobbiamo questi ricordi di pietra, gli dobbiamo veramente anche la vita di tanti nostri progenitori. Noi non saremmo qui a leggere questi 2000 ANNI se AURELIANO non avesse iniziato non una grande guerra, di quelle che rimangono storiche, ma una grande difesa, quella sufficiente per farci arrivare tutti qui.

Senza quelle fortificazioni Roma e molte citta' con tutta la popolazione sarebbero sparite per sempre, cosý come Ŕ accaduto a cittÓ  grandi come Ebla, Palmira, Troia, Persepoli, Argo, Corinto, Petra, Dion, Pella, Ctesifonte, ; distrutte, cancellate, fatte sparire dalla faccia della terra.

La sua ruvidezza nel trattare la gente la adopero' anche con i nemici; e proprio quest'anno, quando inseguendo senza dar tregua i GOTI ricacciati fino al confine e poi fino al Danubio, questi, stanchi di quell'inseguimento senza respiro, cercarono un compromesso, cioe' farsi dare dai Romani dell'oro per lasciare in pace l'impero.

Aureliano per tutta risposta si fece trovare su un grande piazzale dove aveva fatto mettere in gran pompa ogni possibile insegna della potenza di Roma, tappeti, statue, labari, un grande baldacchino e in mezzo un trono enorme stupendo, e lui seduto sopra pacificamente mentre spilluzzicava frutta orientale da vassoi d'argento che gli venivano portati da eleganti e ossequienti sudditi.

La sua risposta alle pretese fu semplicemente "io sono qui, e qui vi aspetto". I poveri Goti di fronte a tanta ostentazione di sicurezza non solo non chiesero pi¨ l'oro, ma alla fine dovettero lasciare a lui anche 2000 cavalli, e a 500 di loro che non volevano andarsene via a piedi, lui trov˛ col loro capo subito la soluzione, ucciderli; poi gli disse che lui e gli altri , che avevano ancora il cavallo, dovevano tornarsene dove erano venuti  in fretta e furia se non volevano fare la stessa fine. 
Questo era un aspetto del carattere di AURELIANO!

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