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CRONOLOGIA

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ANNO 188 d.C.

QUI riassunto del PERIODO: DA COMMODO A GIULIANO (dal 180 al 193)


*** SITUAZIONE EUROPEA
*** QUELLA "LINEA" LASCIATA DA MARCO AURELIO

A Roma il culto dell'imperatore COMMODO � vivo, � palese in ogni angolo e in ogni discorso popolano. Si creano statue in ogni luogo, alcune gigantesche, alcune in sembianze erculee, altre in atteggiamenti atletici, apollinei. Quelle ostili ce lo tramandano con statue dove, con orrore, si facevano sacrifici divini. Comunque a parte la letteratura ostile e quella servile dell'aristocrazia conservatrice, un fatto � certo, la plebe pregava per il suo idolo, si strappava i capelli dalla gioia nel vederlo lottare, correre, affrontare i gladiatori, squartare una pantera o un leone ogni mattina a colazione.

E preg� tantissimo la plebe quando volle prepararsi per recarsi di persona in Germania.
Sembra infatti, che nel corso del 188 d.C. i Quadi, popolazione abitante l'antica Moravia a nord del tratto danubiano che va dal castra di Carnuntum a quello di Brigetio, si sollevarono contro i Romani. Commodo fu costretto a far intervenire i suoi generali programmando la tertia expeditio germanica. Ricordiamo che la prima fu condotta da Marco Aurelio negli anni 172-174 d.C., la seconda sempre da Marco e dal figlio Commodo nel 178-180 d.C..
Pensando alla sua incolumit�, dissero che non doveva partire e protest� ipocritamente perfino il Senato; alla fine giunse la notizia della vittoria dei suoi generali che calm� sia il senato che la plebe. Erano passati pochi giorni da questa buona novella, quando il 24 marzo mentre si svolgeva la processione della Magna Mater, si scopr� che un certo Materno con pazze ambizioni di potere, era partito dalla Gallia per assassinare Commodo durante la cerimonia.

Inutile dirlo che la sua "polizia segreta" scopr� il pazzo, ed � inutile dirlo che subito dopo l'apoteosi dopo lo scampato pericolo, andava a confermare ancora una volta che lui era sia divino che immortale.

Il fatto che ognuno in questo periodo si senta in dovere di partire anche da contrade lontane con l'intenzione di sostituirsi a Commodo per mirare in alto, � sempre dovuto a quella situazione critica che viveva Roma. In un certo sottobosco del governo, fatto da vecchi nobili, ogni tanto a qualcuno gli veniva l'idea di tentare il colpo. Ovviamente alla divinit� e all'immortalit� di Commodo ci credono solo i popolani che ricevono gratifiche in alimenti e in sesterzi (oltre i divertimenti e le evasioni) che Commodo concede molto volentieri per ottenere e avere il consenso "nazional-popolare" da contrapporre ai nemici.

Ma non solo i nobili non credono nella sua immortalit�, ma realista com'�, non ci crede nemmeno lui.  Con i gladiatori che lui sceglie fra i pi� giganteschi e forzuti per fare le epiche erculee lotte davanti ai suoi tifosi (come ci sono state tramandate nelle statue che troviamo oggi in Campidoglio) si prende le sue buone precauzioni. Infatti nel combattere i rivali devono solo recitare la parte di soccombente, altrimenti sono pronti a intervenire i suoi fidati e dare la morte al malcapitato che andava oltre certi limiti.

In tutte le province c'e' quasi sempre un governatore o un generale che fa qualche pensierino di troppo. Prima abbiamo detto nelle province mediterranee alte, (Spagna, Gallia, Britannia, Germania, Pannonia) adesso aggiungiamo quelle basse, in Mauritania ( Algeria), in Numidia (Libia), in Egitto, in Asia Minore, in Siria, in Grecia. Ognuno per proprio conto o in alleanza ad altri tenta il golpe.

Ma quando c'e' pace per un certo periodo non pu� nascere un'altra stella nel firmamento politico o militare, non si formano grandi generali, capaci di sovvertire uno Stato. E se la catastrofe non avvenne subito � perch� ovunque esercito e popolo nelle province si trovarono uniti grazie a un movimento di conciliazione (che abbiamo descritto sopra) che partiva da entrambi, ed era reciproco. 
La apparente passivit� del governo centrale dovette creare nelle province una certa indifferenza su quanto accadeva a Roma; favorendo cos� la nascita di una presa di coscienza che bisognava arrangiarsi da soli. Fu il primo passo verso l'autonomia di fatto di ogni provincia che divenne sempre pi� difficile (dopo Commodo) gestire nel modo come avevano fatto prima i romani, e come abbiamo visto fare negli ultimi anni da Marco Aurelio nei limes danubiani; gestendo i territori  con il terrore, le deportazioni, e gli omicidi di massa gratuiti.

Anche quelli che seguiranno -dopo Commodo- non cambieranno politica, creeranno incomprensioni insanabili, che porteranno a rendere vulnerabili quelle "porte" soprattutto nel Nord che non erano state come territorio, - indicate nel grande progetto marcoaureliano - formate con una sufficiente densit� di popolazione romana latina, che avrebbe voluto dire - se cos� si fosse operato- stessa cultura, stessa economia, stessa lingua e tutta quella acculturazione globale che � in grado di unire i popoli.

Il progetto portava a una  integrazione di popoli. Ma per realizzarlo Marco Aurelio si appoggi� purtroppo alle tradizioni militari precedenti, a quelle conquiste coloniali iniziate con Cesare e proseguite fino a Traiano; la tradizione era quella, vi era e vegetava in ogni imperatore lo spirito dell'imperialismo romano. L'idea costante era di far diventare ad ogni costo queste zone, territori romani, popolarli di romani, e fare in modo che potessero aspirare -i trapiantati- alle cariche di funzionari e alle cariche militari per far nascere sui luoghi uno spirito nazionalistico che era gi� stato sperimentato con successo nelle contrade italiane quando nacque l'omogeneo popolo italico-latino sulla penisola. Lui Marco una visione pi� federalista dell'impero l'aveva quasi intuita, quella pi� democratica pure, ma non si era poi comportato meglio degli altri; spesso contraddicendosi su quello che ci ha poi lasciato scritto nei suoi "Ricordi". Us� la forza in quelle popolazioni che lui voleva unire e nello stesso tempo affermava che erano esseri inferiori che dovevano essere guidati solo da Roma.
 E seminare il terrore paga solo un giorno, si pu� vincere una battaglia ma non la guerra.

Il Danubio e il Reno erano (e lo sono state fino all'ultima guerra mondiale) le porte e la chiave della strategia difensiva o offensiva di tutto l'Impero, ma queste porte non erano ancora diventate in due secoli di spedizioni romane un solido possesso. La soluzione al problema era stata quasi trovata (a parole), ma Marco Aurelio il suo progetto lo fece finire proprio l�, su quelle sponde, e lo lasci� in eredit� al figlio (ma non sappiamo fino a che punto era valido con quel suo modello colonialistico) e naufrag� subito il giorno dopo, quando Commodo dopo aver firmato alcuni compromessi fece la pace con tutti e se ne ripart� per Roma.
Forse fece la cosa migliore, ma a Roma non la pensavano allo steso modo; la concezione imperialistica era nel Dna.

Il tempo dette invece ragione a Marco solo per la strada indicata (negativamente per�) da l� infatti  entreranno gli UNNI, I GOTI e VISIGOTI, gli AVARI; che arrivati oltre il Danubio dopo varie ripetute incursioni (pi� naturalistiche che colonialistiche) legarono meglio dei romani e quasi subito si integrarono con le popolazioni locali; e insieme - alla fine gli indigeni avevano acconsentito il loro insediamento - con attacchi combinati nel 370 spazzeranno via l'intero Impero Romano d'Occidente da quei confini, e nel 410 con Alarico quasi arriveranno a distruggere perfino Roma; la capitale del temuto grande impero, che ormai per i germani diventer� solo una favola da raccontare ai bambini in 72 generazioni. Per 1800 anni pi� nessun latino varcher� quella linea; ma non l'incontrario; 162 volte per l'esattezza, fino al 1943.

Resta ancora oggi quella linea, lasciata da Marco Aurelio. Il Danubio e il Reno a dividere due mondi, cio� quella parte dell'impero romano dove oggi si parla il tedesco e idiomi affini come l'olandese e il fiammingo e che corrispondono con notevole precisione alle zone che vennero per la prima volta  invase e popolate dai popoli barbari in questo periodo..
Al di fuori di questa linea la conquista non fu mai accompagnata da una sufficiente densit� di popolamento, (quindi meno scambi, meno strade, meno culture ) per cui persistettero le lingue locali derivate dal latino, che si evolsero nelle lingue neolatine e ladine. Anzi in certi casi la lingua locale sopravvisse paradossalmente pi� a lungo nell
e
citt� di origine romana, poi circondate da popolazioni di lingua germanica a nord, e di latina a sud.

Di questi "cuscinetti" rimasti (che successive vicende storiche medioevali ne ostacolarono la coesione) ne abbiamo in Italia diversi che chiamiamo oggi LADINI. Bastera' ricordare la Val di Fiemme, Val Gardena, Val Badia, l'Ampezzano, parte del Friuli.
NEOLATINE invece sono gli altri bordi del cuscinetto dove la coesione linguistica riceve pi� influenza dalle popolazioni germaniche al di l� dei due fiumi ma non le sostituisce completamente, ed esse partono proprio dal Lago di Costanza (il Roma-ncio), proseguono con i Grigioni-l'Engadina (Engadinese), raggiungono la Val Venosta e il Tirolo (Tirolese) e arrivano nel Salisburghese (Bavarese).
Se mentalmente ci raffiguriamo i territori, ci appaiono tutti sulla linea del basso Reno e basso Danubio, e tutti attraversati da quella famosa strada Claudio Augusta che partiva da Aquileia e attraverso Castel Tesino (vi ricordate?) arrivava proprio al Lago di Costanza passando da Merano, dove esiste ancora oggi il ponte (ancora integro) sul Passirio dove vi passavano sopra le legioni. Mi raccomando quando passate da questi posti non maledite troppo Commodo che non fu la causa di questo bel disastro che ebbe poi nei secoli cos� tante ripercussioni sul nostro continente. Non lo maledite perch� aveva ben altri progetti, ma era in anticipo sui tempi. Voleva l'unificazione europea, mentre chi lo aveva preceduto e chi venne dopo di lui la voleva fare con le armi. E con le armi verso un popolo si vince una battaglia ma non la guerra .

Nel prossimo anno parleremo anche dell'Alto Adige e della sua popolazione che ha molto a che vedere con questo periodo e questa latinizzazione, almeno per quanto riguarda la lingua, in certi casi i costumi e pure alcune feste. Quando la regione sub� - per le ragioni sopra esposte- un'altra invasione etnica, conserv� nella zona molte usanze romane.

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