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ANNO 80 d.C.

Qui il riassunto PERIODO DEI FLAVI (Vespasiano, Tito, Domiziano) 69-96 d.C.


*** INAUGURAZIONE DEL COLOSSEO
*** TITO DIVENTA SAGGIO
*** IN INDIA NASCE IL GIAINISMO

TITO, ora imperatore dopo la morte del padre Vespasiano, e suo fratello DOMIZIANO ricoprono la carica di consoli rispettivamente all' VIII il primo al VII il secondo. 

L'insediamento di Tito, appena quarantenne, fu guardato da più parti con diffidenza, non si erano dimenticate le passate crudeltà, le stravaganze, i trascorsi con Berenice, e la mancanza di simpatia per il fratello, che a sua volta, lui trentenne, sentendosi sempre messo da parte sia dal padre che dal fratello nella gestione del potere, ma anche da interventi che forse, come la guerra, gli potevano dare gloria, non ricambiava la  simpatia, anzi nutriva una certa ostilità. Ogni cosa che attendeva si sentiva sempre demotivato e anche ingannato. Era stato per dieci anni figlio di un imperatore, ora  era il fratello dell'imperatore, ma lui continuava ad essere una nullità. 
In questa chiusura mentale Domiziano si sentiva un frustrato, e dovette soffrirne psicologicamente moltissimo; inoltre visto che il fratello era ancora giovane  a lui sembrava preclusa ogni più rosea aspettativa come successore; gli avvenimenti che seguiranno (quando arrivò lui il prossimo anno, improvvisamente al potere) ci spiegheranno molto di questa sua condizione di eterno terzo incomodo. Diventerà un nuovo Nerone con la sua concezione assolutista del potere facendosi persino chiamare dominus et deus.

Invece Tito, con il suo comportamento molto mite, in questo suo primo anno da imperatore, mise fine ad ogni timore. Fra le altre cose, non vi furono nè esecuzioni nè processi; come avveniva in passato quando saliva sul  trono un nuovo "padrone", anzi si comportò con saggia clemenza con i nemici, e punì perfino chi faceva la delazione senza prove certe ma solo per vendette personali. Insomma nei resoconti che abbiamo lo troviamo indicato come un principe ideale. Non sembrava più il Tito che a Gerusalemme aveva sterminato gli ebrei. Fino al punto che per la sua bontà fu chiamato "delizia del genere umano".

Nella vita di corte bandì il lusso e fece prevalere la modestia, ma come il padre non lesinò spese per affrontare opere pubbliche; fu lui a portare a termine in brevissimo tempo e a inaugurare proprio quest'anno il Colosseo; fu lui dopo un altro spaventoso incendio di Roma a soccorrere la popolazione e a ricostruire la famosa biblioteca del Portico di Ottavia, facendo arrivare da tutto l'oriente nuovi libri, nuovi codici; fu lui ad andare incontro alla popolazione di Pompei dopo la sciagura; e ancora lui a dover affrontare la terza sciagura: una tremenda pestilenza.
In due anni gli accadde di tutto.  Qualcuno disse che era la maledizione ebrea

Con i filosofi riallacciò i rapporti che si erano rotti al tempo della sua passione per BERENICE , la bellissima sorella di Agrippa. Giunta a Roma dalla Giudea dove Tito l'aveva incontrata, si comportò in pubblico con alterigia, era convinta di essere già lei l'imperatrice; mise perfino in giro la voce che Tito l'aveva sposato segretamente. Cominciò a non essere molto amata dai romani e soprattutto dai filosofi (i cinici insorsero e intervennero perfino gli stoici abituati al peggio) per questa sua sfrenata ambizione che era tutto un programma; ricordava Agrippina e Poppea  messe insieme, le ultime due recenti sciagure di Roma.  Saggiamente Tito la fece allontanare da Roma pur essendone perdutamente innamorato.

Ma la sua devozione e solerzia al proprio dovere venne fuori proprio dalla grande sciagura che si era abbattuta su Pompei. Svetonio ci racconta che la sua sollecitudine ansiosa per portare conforto agli sventurati superstiti che avevano perso casa e averi, fu grande. Con l'affetto di un padre, elargì sussidi a coloro che avevano perso tutto, e senza tante formalità trasferì ai bisognosi le proprietà di quelle persone che erano decedute senza testamento o non avevano lasciato eredi.

Molto attivo il suo impegno nella conduzione degli affari di ogni genere, la tradizione lo ricorda che "a sera, se non aveva potuto conferire alcun beneficio, pronunciava la frase "Amici, ho perso un giorno".

Forse in questa frase c'era qualcosa di vero, una premonizione, il tempo a sua disposizione andava scemando, infatti il 13 settembre del prossimo anno, la morte si portò via in un generale cordoglio, manifestato solo a pochi sovrani. La sua vita, fu annoverata tra quelle dei migliori principi avuti dall'impero. Salvo che dagli Ebrei che esultarono, augurandogli nella circostanza una terribile agonia, per essere stato il distruttore del Tempio e la causa e l'origine della loro Diaspora.


COLOSSEO INAUGURAZIONE Grandiosi giochi di gladiatori inaugurano l'anfiteatro FLAVIO, detto Colosseo per la sua grande mole architettonica. Un ovale di 188 metri lungo, 156 metri largo, 50 metri alto, 80 arcate. Capacita' di spettatori 47.000. Fu costruito in brevissimo tempo da numerosi cantieri che lavoravano contemporaneamente e con un metodo simile a quello del nostro cemento armato. Ornato nella facciata da pregevoli marmi di varia e lontana provenienza fu spogliato in seguito per costruire nel medioevo grandi chiese; soprattutto sotto Gregorio Magno dal 590 al 604 che diventato padrone del Colle Palatino, dell'Aventino e del Celio, lui grande costruttore di edifici religiosi, ai monumenti antichi "dei pagani",  prelevava i necessari laterizi).
Ma molti laterizi furono anche asportati in seguito per opere di edilizia privata, visto che per centinaia di anni la zona dei Fori non solo era considerata "zona del diavolo" ma era ormai ricoperta di vegetazione spontanea, completamente abbandonata al pascolo di capre e pecore. 

La disaggregazione del Foro, cioè il nucleo centrale, avviene ancora piu' massiccia nell'anno 1000-1377, quando ormai Roma contava solo poco piu' di 40.000 abitanti contro il 1.000.000 della città del tempo dei Flavi. Sara' Gregorio XI che riportata la sede papale a Roma da Avignone, dà inizio al periodo di massimo potere del papato; inizia proprio lui a prendere i primi provvedimenti per ricostruire la citta'  con il motto " La città è santa e deve essere la più bella".

Ma lo fu per poco, sui ruderi cadde nuovamente la negligenza della conservazione e dovremo aspettare il piano edilizio "imperiale" di Mussolini durante il ventennio. Riportò allo splendore i Fori con un altro motto "20 secoli di civiltà ci guardano" spianò tutta la zona oggi di Via Fori Imperiali per "vedere in tutto il suo splendore il Colosseo".


IN INDIA sorgono e si impongono le due sette del GIAINISMO, i Vestiti di bianco e i Vestiti di aria. Questa religione indiana diffusasi in India, conta ancora oggi circa 2.000.000 di seguaci in maggioranza grandi mercanti e banchieri, i quali hanno nella vita spirituale del paese una importanza assai maggiore di quella che deriverebbe dal solo loro numero.  Il Giainismo si distingue dal Buddhismo soprattutto in questo: mentre il buddhismo condanna ogni forma violenta di ascesi, il giainismo vede proprio in ciò il mezzo più idoneo per raggiungere la salvazione (lo imitarono nella religione cristiana i Flagellanti nel 1210).
Si divisero in seguito fra monaci e laici. I primi si imposero voti rigorosi: nemmeno camminare per non uccidere esseri viventi; condanna dell'adulazione; osservare la castità; non abitare con donne; la totale rinuncia alla proprietà esclusa la veste e la scodella per l'elemosina. Per i laici invece i voti sono: non uccidere intenzionalmente; non mentire consapevolmente; sposarsi ma con assoluta fedeltà coniugale; accettare il possesso delle proprietà ma solo per far fronte ai propri bisogni e a quello "degli altri", cioè essere munifici.

La letteratura sacra del G. è grandiosa sia per la sua mole che per la sua uniformità. La parte essenziale della dottrina sembra dovuta a PARSVANATHA, autore di una cosmologia primitiva che  però nel G. classico ha assunto forme fantasiose.
La dottrina è chiamata SIDDHANTA (Libro dell'insegnamento). In seguito però le sette si divisero e si moltiplicarono; alcune scesero sempre di più a compromessi con l'induismo con il buddismo e con altre religioni naturalistiche e magiche; oggi in India circa 800. Molte di queste con i loro monaci altrettanto fantasiosi, hanno iniziato tentativi per farle meglio conoscere in Occidente, purtroppo  anch'esso già diviso e confuso  da 3 religioni rivelate (Mosaica, Maomettana e Cristiana, e con quest'ultima già con 5 correnti e 56 confessioni, sorte in 2000 anni).
Nuove ricerca di certezze in queste altrettanto divise dottrine, che aumentano il disordine interiore o il vuoto esistenziale, che non viene affatto colmato con la conoscenza delle dottrine orientali,  visto che è impossibile conciliare una certa ascesi con la cultura che sta storicamente alla base della propria formazione psicologica caratteriale e spirituale.

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