ANNO 1981 (Pagine in costruzione) MESE DI GENNAIO

 15 GENNAIO - Viene liberato GIOVANNI D'URSO rapito dalle BR il  12 dicembre dello scorso anno. Per lasciarlo libero richiedevano - con vari comunicati inviati alla stampa- la liberazione di tutti i prigionieri politici e la chiusura delle carceri speciali. Il 24 dicembre era stato chiuso il carcere dell'Asinara (con molte polemiche di alcuni politici di aver ceduto alle richieste della BR) ma poi il 31 dicembre a Roma veniva ucciso il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, il responsabile coordinamento carceri. Altro dramma.
Si scatena una campagna pro e contro la stampa  che pubblica o non pubblica i comunicati o le informazioni sui drammi che sta vivendo il paese. I maligni affermano chi vuole il
black out è allora connivente.

Il 2 gennaio un giornalista dell'Espresso pubblica gli interrogatori della Br fatte al D'Urso per far conoscere al pubblico le loro richieste, ma viene incriminato dalla magistratura per non aver denunciato i suoi informatori. Scoppia la polemica deontologica, che il giornalista non deve fare lo 007 approfittando dei privilegi della sua posizione (dicono alcuni), nè però deve sostituirsi agli inquirenti che svolgono indagini (dicono altri).

Radicali e socialisti si schierano a favore delle richieste delle Br, che vorrebbero pubblicate sui giornali le lettere di proteste di alcuni reclusi nelle carceri di Palmi e Trani e dei loro comunicati. 
In Tv (sfruttando uno spazio a disposizione dei radicali) compare la figlia del sequestrato leggendo (con la voce rotta dall'emozione) un comunicato agghiacciante delle Br, dove definisce suo padre un "boia", poi si rivolge ai giornali "la responsabilità è vostra e di quelle persone che per ragioni incomprensibili  spaventose hanno deciso il black out".

Mentre la moglie del D'Urso cerca disperatamente di far pubblicare una lettera sui giornali "... che oggi si ergono a giudici del destino della vita di mio marito, vi chiedo di farvi sentire, gridare forte la vostra voce, dite che non condividete una scelta fatta sulle vostre teste, che non siete per la morte di un padre di famiglia...aiutatemi...ho bisogno di voi"

Un altro appello viene lanciato da Leonardo Sciascia a uno dei direttori dei giornali "Il sottostare la ricatto e molto più nobile e proficuo, in questo momento, che il rifiutarvisi...i giornali non sono il governo...la decisione di pubblicare sui vostri giornali le farneticazioni delle Br è un ricatto doloroso e infame, ma nell'effetto quei loro comunicati possono conseguire sui vostri giornali ha un risvolto di cretineria e di ridicolo".
Ad appoggiare le parole di Sciascia ci sono le vedove di molti uccisi dalle Br (Moro, Tobagi, Casalegno...) ma a non aderire le vedove Galli, Alessandrini e altre che chiedono la liberazioni D'Urso "senza condizioni".

I giornali tornarono a dividersi sulla pubblicazione dei documenti dei brigatisti. Qualcuno minaccia i giornalisti di applicare la legge sull'apologia di reato e l'istigazione a delinquere

Il "silenzio stampa" su proclami, giudizi, minacce e richieste delle Br divide i giornali italiani.
 Decisero per il silenzio: la Rai Tv, il Corriere della Sera, il Tempo, il Giornale Nuovo, il Giorno, l'Avvenire.
Per il non silenzio: il Manifesto e l'Avanti. Si riservarono di decidere caso per caso, distinguendo i proclami dalla cronaca: La Repubblica, La Stampa, il Messaggero, il Secolo XIX, Paese Sera e l'Unità. A questi si aggiunse il Tg2.
  Giuliano Zincone pubblica il documento sul "Lavoro" (del gruppo Rizzoli) poi si dimette.
Un durissimo attacco  il 6 gennaio da Eugenio Scalfari "Tacere non si può".  "Qui bisogna essere molto chiari. Le richieste sono vere e proprie notizie, indispensabili per avvertire il pubblico di quanto accade, indispensabili per controllare, come è nostro dovere, l'operato del potere esecutivo.
Non daremo spazio ai proclami (perche riteniamo che siamo di fronte a bande criminali)  ma continueremo a pubblicare tutte le informazioni che le riguardano, ivi comprese le loro richieste, con il dichiarato intento di farle conoscere alla pubblica opinione, affinchè siano giudicate come meritano e drasticamente respinte". "Staccare la spina non si può senza uscire dalla professione e senza lasciare al buio noi stessi e la pubblica opinione.......I lettori non sono dei minorenni incapaci d'intendere i messaggi che gli vengono indirizzati...."

L'8 gennaio Eugenio Scalfari attacca ancora dopo che  il generale dei carabinieri Cappuzzo aveva affermato davanti a Forlani: "La repressione di polizia da sola non risolve il problema della criminalità politica e comune...ci vogliono altri metodi di intervento, altri mezzi, altre sedi". Incitava il governo a fare il dovere suo e lo ammoniva che il terrorismo non può essere sconfitto con la pura e semplice repressione militare, quello che alcune persone pensanti sostengono da tempo.
 Forlani rispose semplicemente additando l'Arma all'esempio della nazione.

Scalfari attacca: "Il Presidente del consiglio indica l'Arma dei carabinieri  come garanzie, esempio della nazione a cui tutta la gente onesta d'Italia guarda ad essa con fiducia e ai suoi comportamenti deve adeguarsi. Abbiamo anche noi fiducia nei carabinieri; ma non riteniamo affatto che essi siano la nostra sola garanzia, nè soprattutto il solo modello al quale il paese debba conformarsi. "Usi obbedir tacendo": é così che ci vorrebbe, onorevole Forlani? Vediamo con qualche preoccupazione qualche attinenza tra il "black.out" sulle notizie praticato da alcuni giornali e il "black-out" che nelle stesse ore compie il presidente del Consiglio per quanto riguarda i doveri e le responsabilità primarie del governo, nel momento in cui sembra indicare i carabinieri come i soli "supplenti" possibili alle carenze e alle difficoltà della situazione. Se tutti si mettono a staccare la spina, il buio sarà totale."

C'è anche un intervento di Livio Zanetti (direttore dell'Espresso)  "I casi sono due: o rinunciamo a documentare e descrivere i fatti del terrorismo, o non rinunciamo. Se non rinunciamo e vogliamo entrare in contatto con quel mondo per riportare informazioni, dobbiamo trovare un canale che non può essere altro che un canale terrorista: non si scappa. Bisogna poi fare un'altra considerazione. Ossia che, avere un contatto con un terrorista e subito dopo denunciarlo significa rischiare la vita. Nobile gesto, ma non si può chieder al cronista di essere Pietro Micca.
Non chiedo al giornalista di fare l'eroe integrale. E poi in genere i "popoli di eroi" sono popoli privi di informazione"....."Oppure chiediamo al Parlamento e all'Ordine dei giornalisti che cosa dobbiamo fare: se occuparci o no di terrorismo"

Il 15 Febbraio Giovanni D'Urso viene liberato dopo che alcuni quotidiani hanno pubblicato i documenti dei brigatisti detenuti e un volantino delle Br.

Polemiche e discussioni in Parlamento con richiesta della fiducia il 16, che viene però accordata, nonostante la mancata presa di distanza da parte del presidente del consiglio Forlani.

20 GENNAIO -IL NUOVO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI -  Il repubblicano RONALD REGAN presta giuramento nelle mani del presidente della Corte Suprema e assume ufficialmente la carica e i poteri del 40° Presidente degli Stati Uniti.
E al giuramento di Regan chi era stato invitato ed era presente? GELLI!

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