ANNO 1980 (Pagine in costruzione) MESE DI SETTEMBRE

gtvmort.jpg (24480 byte) TV...detersivi, prosciutti, e... altro....
..... per tutti. Inizia una nuova era.
Nel 1998, questo mezzo d'informazione
che sembrava così rivoluzionario e così
tanto intelligente, dopo essere
diventato stupido, serve solo più per vendere
saponette o per fare i giochi dell'asilo.
Dimmi una parola che inizia con st....c... o m....
Vedi cartolina N. 36 TV MORTA

 

UN GOVERNO PUO' ANCHE CADERE A CAUSA DEL WC
( capitò a Cossiga - e l' "auto nazionale" fu salva!)

 

10 SETTEMBRE - Dopo le ferie di agosto alla riapertura dei cancelli  della Fiat, 14.469 operai trovano  un'amara "sorpresa". L'azienda rompe le trattative con i sindacati e annuncia il licenziamento degli operai del settore auto.....14.469!
....mentre a Roma il governo Cossiga sta conducendo le trattative per l'accordo tra l'Alfa Romeo e la giapponese Nissan che con una società mista intende rilevare  la casa automobilistica di Pomigliano d'Arco e costruire altri due stabilimenti in Italia.

A Torino iniziano gli scioperi a oltranza organizzati dai sindacati contro i provvedimenti dell'azienda torinese ritenuti pretestuosi; l'impressione è che si tratta solo di un ricatto.
Le auto si producono e si vendono, ed hanno ancora un grosso mercato presente e futuro; non come afferma l'azienda, che va dicendo che ormai il mercato in Italia è saturo.
Quello che ambisce invece è avere il monopolio; non vuole cioè concorrenti in casa.

12 SETTEMBRE - Colpo di Stato in Turchia. (vi rimandiamo a fine pagine di NOVEMBRE)

20 SETTEMBRE - COSSIGA autorizza l'accordo con i giapponesi. Lo sciopero a Torino (alcuni maliziosi dicono pilotato dal management) si inasprisce fino al punto da far prevedere una eventuale occupazione degli stabilimenti.
La miccia delle roventi polemiche iniziano quando BERLINGUER in visita agli scioperanti fa sapere che nella eventuale occupazione delle fabbriche, il PCI non farà mancare il suo appoggio.
(se non hai già letto i precedenti vai a MAGGIO, per la drammatica sequenza dei fatti accaduti prima e dopo)

IL WC FA CADERE IL GOVERNO !

27 SETTEMBRE - Sotto la minaccia torinese, alla Camera si votano i provvedimenti economici del governo ("Decretone economico"). L'approvazione per ottenere la fiducia della Camera passa a voto palese con 329 sì e 264 no.
Ma ripetuta la votazione a scrutinio segreto, Cossiga viene infilzato da 32 (mica pochi)  franchi tiratori;  quindi non sono assenti gli "amici" della sua DC. E' battuto con 298 no su 297 sì. Per un voto!

Cosa curiosa (o forse no); due deputati della DC non si presentano alla importante votazione, per necessità corporali. Si scuseranno di non essere stati presenti in aula a causa della  toilette. Inutile dire che la caduta del governo in questo modo lascia ampio spazio ai vignettisti e ai lazzi degli avversari. La caduta così motivazionata è proprio disonorevole. E si trattava di un decreto economico!
Che è così finito dentro il WC. 
(La Fiat sarà salva, e i giapponesi non sbarcheranno con l'inutile sì di Cossiga)

Si riapre quindi la crisi di governo. Al potere vogliono andare quelli della nuova corrente DC emersa nel congresso di febbraio (vedi).
FORLANI vuol fare tutto lui, oltre a essere stato eletto presidente della DC, mira con l'appoggio dei suoi amici (hanno il 57,7% questi del "preambolo") a scalare anche Palazzo Chigi (alla fine non farà bene né una cosa né l'altra).

29 SETTEMBRE - Due giorni dopo la caduta del governo, la Fiat annuncia la cassa integrazione a ZERO ORE per 23.000 lavoratori. Il messaggio per chi dovrà formare il nuovo governo è forte e molto chiaro. E anche tempestivo.

30 SETTEMBRE - NASCE CANALE 5. La televisione commerciale di proprietà di Silvio Berlusconi debutta con le sue trasmissioni. Inizia a contendere il primato degli ascolti alla televisione di Stato.
Non nasce nel periodo economico migliore, visto che il nuovo mezzo è un forte incentivo ai consumi di prodotti che seguono "la legge" di chi ha più soldi da investire in pubblicità per accaparrarsi la fetta di mercato, di una "torta" (quella dei consumatori) che però è sempre quella.
Una programmazione economica governativa non ha più voce in capitolo su questo liberismo che "fa" o può anche "disfare" scelte e orientamenti  verso determinati tipi di consumi non prioritari agli effetti della produttività nazionale e lo sviluppo del Paese.
Anzi questo nuovo "sistema"  renderà sempre di più  inefficace e perfino superfluo ogni intervento dello Stato.

Siamo al punto che si "puo" spingere a consumare un solo tipo di latte, con i profitti si possono comprare tutte le aziende che lo producono, e se vuole -il giorno dopo- il monopolista può acquistarlo tutto all'estero, causando la chiusura di tutto il settore produttivo industriale e agricolo dell'intera nazione.

Prima, qualsiasi governo,  liberale, conservatore, socialdemocratico, fascista o comunista, regolava il fabbisogno dei cittadini, cioè regolava certi parametri di certi settori della produzione che erano legati all'assorbimento della stessa. Boom economici o depressioni  giungevano ai vari settori strategici  delle varie istituzioni dello stato (i ministeri, le commissioni) per analizzarne con degli osservatori l'andamento. La si chiamava "programmazione economica"; erano studi  per cercare di individuare i nuovi andamenti, le crisi, onde comprenderne la natura e l'importanza, fornire una conoscenza specifica, per poi illuminare i responsabili e gli addetti delle varie categorie imprenditoriali e commerciali.

 Il compito era quello di definire, classificare, spiegare, discutere i problemi principali, creare esposizioni, metodologie, paradigmi, migliorare la collaborazione tra i vari settori interessati 

 Mentre ora con la "nuova svolta" neoliberista, lo stato potrà giocare in difensiva per alcuni anni, ma nulla potrà fare contro una economia liberista che lo stato non può più controllare; ne potrà mantenere per i propri cittadini quei servizi (sempre di più in mano ai privati) che aveva fiduciosamente istituito pochi decenni or sono; dovrà cedere in fretta potere e funzioni a varie entità private a cui non interessa la ridistribuzione e ripartizione del reddito nazionale, interessa solo il proprio tornaconto.
L'esempio fatto sopra del latte è abbastanza chiaro. L'industriale lattiero-caseario libero di acquistare all'estero, non gli interessa minimamente che il comparto agricolo italiano vada in malora, guarda solo al suo profitto.

Quindi la nascita di questi nuovi poteri dimostra che il problema politico più importante nei prossimi anni,  non sarà come moltiplicare la ricchezza del paese, nè come distribuirla a una larga fascia di cittadini, ma come fare a evitare che l'intero profitto vada solo a un gruppetto di una trentina di persone.
Uno ha in mano tutta l'editoria, l'altro la televisione, il latte, le auto, le gomme, l'acqua minerale, la pasta, i dolciumi, la pasta, i supermercati, i trasporti, le telecomunicazioni, l'energia elettrica, il petrolio ecc. ecc.
Trenta grandi imprese industriali non fanno la ricchezza di un paese, fanno solo la ricchezza di 30 imprenditori, che nel liberismo sono liberi di trasferire l'impresa dove a loro conviene, in qualsiasi momento,  spesso dopo aver pagato il Paese la loro crescita (con le svalutazioni, gli incentivi governativi a spese della collettività, i salvataggi, e perfino la detrazione dalle tasse dei costi di ricerca e di progettazione; di quelli pubblicitari e quelli di marketing fatti in Italia ma poi utilizzati nelle fabbriche all'estero che producono  fra l'altro con manovalanza a basso prezzo, e poi hanno anche il coraggio questi cinici di vendere quei prodotti in Italia).

Il problema del nuovo millennio, a livello nazionale (ma anche mondiale) dipenderà quindi dalla restaurazione dell'autorità dello Stato, se ne sarà capace e avrà ancora potere per riorganizzarsi.
Se tutta la ricchezza è appannaggio sempre di più di una quota molto ristretta di soggetti che spesso hanno  più convenienza a produrre all'estero, o hanno  estromesso dal ciclo produttivo locale con  le tecnologie una larga fascia di salariati, aumenterà la povertà nel paese (con la disoccupazione) oltre l'inefficienza dei servizi (perche non ci saranno risorse) e non saranno certo i privati e le grandi multinazionali ad assicurare questi ultimi, nè assicurare un minimo di reddito alla popolazione. Una cosa che non li riguarda. Per salvaguardare la "propria impresa" (spesso nata o salvata con i soldi pubblici) ci diranno che sono "costretti" a produrre e operare in altri paesi.

E ormai diffusa l'abitudine  a collocare all'interno della grande industria il settore ricerca in Italia (quindi con la detrazione dei costi dagli utili) e poi creare la produzione (fra l'altro a bassi costi) all'estero.

In questo selvaggio "libero mercato" (spinto fra l'altro da una pubblicità mercenaria - spesso legata alle stesse imprese che producono in regime quasi di monopolio) può quindi   accadere che siano spinti in eccesso settori produttivi che nulla hanno a che vedere con gli equilibri economici di un Paese. Una massiccia campagna pubblicitaria di un prodotto estero ottiene ad esempio un considerevole aumento delle vendite ma è anche responsabile del crollo di tutta la produzione nazionale di un certo settore produttivo interno del Paese (che magari ha contribuito a "pagare" la ricerca proprio di quell'azienda).
Il modello scelto ultimamente in Italia è quello di un'azienda estera  che vende quasi il 20% delle gomme in Italia (quindi enormi profitti) ma in Italia non produce quasi nulla. La casa madre in America, la produzione in Russia, la vendita in Italia. In biologia questi si chiamano "soggetti parassiti".

Se quella di sopra è estera, non è che in Italia ci si comporti meglio. Pensiamo a un imprenditore che promuove una campagna pubblicitaria planetaria, ma poi i costi li detrae in Italia, dove ha una piccola fabbrichetta; e spesso neppure quella perchè ha stacanovisti terzisti a costo lavoro bassissimo in altri paesi. Ricava utili da tutto il mondo (con estero-estero e paradisi fiscali) ma le spese della casa madre le paga la popolazione italiana.

La  pubblicità -nel suo settore- aprirà grandi prospettive di lavoro, ma nei prossimi dieci anni molti comparti industriali italiani non avranno nessun incremento nella loro produzione, né aumenterà la forza lavoro di un solo dipendente. Faranno pubblicità ma di prodotti non prodotti in Italia.

Inoltre spesso la pubblicità per molte aziende di beni di largo consumo si rivela  essere un mezzo per travasare solo il fatturato da un'azienda all'altra. La "torta" del mercato è infatti sempre quella, ultimamente con quantità e qualità minore,  perchè la popolazione sta calando non solo di numero, ma la tipologia del cliente sta mutando profondamente. Viene infatti a mancare (inizia proprio quest'anno il fenomeno del secolo) sempre di più il consumatore giovane, che è il maggiore spendaccione di prodotti di consumo di cui molti non necessari;  e che sono proprio quelli enormemente pubblicizzati.
Chi ha grandi risorse e reclamizza senza limiti  il suo prodotto acquisisce subito una larga fetta di mercato, ma toglie di mezzo (è il liberismo!) i concorrenti che così entrano in sofferenza, calano di fatturato e alla fine se non riescono a restare a galla, sono costretti a chiudere anche se hanno prodotti qualitativamente migliori.

E' un grande Gioco del Monòpoli! (esempi classici, la pasta, i detersivi, il caffè, le bevande - vedi tabella in "Curiosità" i CONSUMI ultimi 15 anni) L''esempio più classico degli ultimi anni é un certo prosciutto cotto: con gli italiani  fermi sempre agli stessi consumi, quindi  costante l'assorbimento della produzione. Prima 100 mila maiali erano suddivisi negli acquisti di 100 aziende trasformatrici; dopo la grande campagna pubblicitaria, gli stessi maiali li  acquista un'azienda sola, dopo aver assorbito o fatto chiudere le altre 99; non solo ma introducendo nella produzione  le nuove tecnologie riesce quell'imprenditore a utilizzare meno manodopera di prima; e alla fine a monopolizzare il mercato e a fare il prezzo che desidera.

Tutto questo mentre la popolazione giovane cala sempre di più e la popolazione anziana ha sempre meno soldi da spendere. Un processo che continuerà e diventerà ancora più drammatico quando i nati nel periodo "baby boom" saranno ultrasettantenni. Ma non nonni, visto che molti hanno trascurato di fare figli, e i rari figli  a loro volta a mettere al mondo nipoti.
Niente paura; quando sentiranno un po' di solitudine nella loro casa (che dovranno sempre di più ridurre come superficie - l'ICI non perdonerà il single anziano) basterà affittare un monolocale, e per qualche ora "affittare"  un extracomunitario. Che non mancheranno. Basterà non chiedere affetti; questi non si affitteranno. Bisognava pensarci prima, quando si firmarono le "cambiali in bianco" durante e dopo il "miracolo economico".

Dal 2010-2020 inizierà il grande periodo della "solitudine di massa". I "consigli per gli acquisti" saranno inutili, la maggior parte della popolazione, avrà appena i soldi per le cure, che costeranno molto care. E chi in questo fatidico periodo  lavorerà, non sarà disposto a cedere il 60-75% del proprio stipendio, soprattutto se questi lavoratori  metà di loro saranno extracomunitari (in alcuni paesi d'Italia questa situazione è già emergente - vedi in "Curiosità" la tabella "Immigrazione")
Alcune Leggi - forse molto impopolari per gli italiani - le imporranno quindi questi ultimi. Anche perchè saranno certamente memori di un certo trattamento a loro riservato in questi primi anni, con le "Crociate" d'ogni genere, da quelle razzistiche, a quelle religiose.

La giustificazione dei pochi arricchiti monopolistici le abbiamo già sentite; "la libertà d'impresa è sacrosanta, e se io sono stato capace di comprarmi tutto, è perchè sono il più bravo, il più capace, il più intelligente". "Io faccio impresa, non sono un benefattore evangelico. Per queste cose ci deve pensare lo Stato". Cioè quello Stato che lui ha esautorato e reso a questo punto perfino superfluo. 
L'imprenditore produce all'estero e vende in Italia; e all'estero trasferisce anche i suoi profitti. Cioè ha fatto tombola.
Se gli altri non sono capaci a lui non interessa.

Il primo segnale viene quest'anno 1980. Inizia la Fiat a voler monopolizzare il mercato interno; non vuole concorrenti in casa. Poi forse verrà un giorno che (finita la pacchia delle svalutazioni) cederà tutto a una multinazionale americana o giapponese. 

E sta iniziando anche quello della televisione e della pubblicità; poi seguiranno tutti gli altri. E' insomma iniziata per l'Italia una nuova fase. Forse la più difficile, perchè più nessuno a livello governativo può fare previsioni. Nè sono più in grado di farle, sono distaccati dal mondo reale. 

 

FINE SETTEMBRE

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