ANNO 1980 (Pagine in costruzione) MESE DI LUGLIO

19 LUGLIO - In un clima pesante si aprono le XXII OLIMPIADI  a Mosca. Saranno ricordate per il boicottaggio di  Stati Uniti, Germania Ovest, Giappone, Cina popolare, Canadà ecc e altre   48  nazioni.
Questi Paesi hanno deciso di manifestare la loro protesta per l'invasione dell' URSS in Afghanistan.

La Cina, una delle prime a boicottare i Giochi, ha rilasciato alla stampa  i più severi commenti e le più feroci critiche  a Mosca. Ha paragonato i Giochi russi di BREZHNEV a quelli del 1936 di Hitler.

Nell'ambiente politico italiano, nel corso dell'anno, l'intera vicenda dell'aggressione all'Afghanistan non ha certo portato acqua al mulino dei comunisti italiani. Ad esprimere questi imbarazzi davanti all'opinione pubblica italiana é GIANCARLO PAJETTA della direzione del PCI in un editoriale apparso su Rinascita: "Non discuteremo con i compagni sovietici del loro richiamo al trattato sovietico- afghano e non entreremo nelle dispute che possono interessare gli stati maggiori sul valore strategico delle montagne afghane e dei confini con il Pakistan e con l'Iraq; ma é pur d'obbligo, per noi, non dimenticare che su quelle montagne, insieme alla perdita di tante vite di sovietici e di afghani, si sono persi milioni di consensi in ogni parte del mondo".

Non é certo un messaggio che fa piacere agli amici sovietici. Che non risponderanno subito ma lo faranno in seguito dopo gli altrettanto  drammatici fatti in Polonia. Useranno toni forti senza precedenti: "I capi del PC italiano, con i loro attacchi all'URSS, mostrano di voler rinunciare alla grande dottrina del marxismo-leninismo e di essersi avviati su strade opportuniste e revisioniste. Questo è assurdo, inammissibile, sacrilego, il PCI cerca di demolire i grandi successi del socialismo reale".

Il timore di Pajetta (perdita di consensi) é molto realistico; in Italia l'opinione pubblica  da alcuni mesi (tutto è iniziato il 1° gennaio - vedi) non sta ricevendo dalla Russia buone notizie. Ma nel corso dei mesi  non aveva preso veramente coscienza della gravità della situazione in Afghanistan. Queste Olimpiadi "deserte"  diventano invece una grande cassa di risonanza e fanno convergere l'attenzione sull'invasione. Soprattutto quando 53 Paesi  (agonisticamente i più importanti) si sono rifiutati di partecipare al grande atteso appuntamento.

Comunque l'Italia insieme ad altre 14 nazioni, vi partecipa con un numero ridotto di atleti, adottando un discutibile compromesso: quello di non sfilare, di non suonare inni, di non esporre la bandiera italiana nelle manifestazioni. L'Italia conquisterà in questi Giochi 8 medaglie d'oro. Le due più prestigiose vanno a MENNEA con  i 200 metri, a SARA SIMEONI con il salto in alto, poi a MAURIZIO DA MILANO nella 20 chilometri di marcia, a PATRIZIO OLIVA nel pugilato, a CLAUDIO POLLO nella lotta libera.
Tutte le altre discipline sono dominate naturalmente dai quasi "soli" atleti sovietici.

27 LUGLIO - Per le accuse rivolte a COSSIGA, oltre la commissione che si era già pronunciata il 31 maggio ritenendo infondate le accuse del pentito Sandalo rivolte al Presidente del Consiglio di avere informato Donat Cattin della prossima retata di terroristi permettendo la fuga al figlio terrorista, segue la discussione alla Camera dopo che l'opposizione aveva raccolto le firme necessarie per riaprire il caso in Parlamento.
Alla Camera il rinvio all'alta corte di giustizia di COSSIGA, viene respinto con 507 voti contro 416.

30 LUGLIO - Dopo l'Afganistan, il mondo segue con ansia le vicende in Polonia. Allo sciopero degli operai   il leader LECH WALESA inizia il braccio di ferro con il governo per 17 giorni, impugnando non le armi ma il ritratto del Papa polacco Giovanni Paolo II, celebrando davanti  i cantieri navali Lenin occupati, silenziose e oceaniche messe.
La protesta si estende in tutto il Paese. Intanto al confine si registrano grossi movimenti di truppe sovietiche,  che però i russi affermano essere delle normali manovre già programmate nella zona.
GIEREK il presidente inizia delle trattative siglando un accordo che prevede la creazioni di sindacati liberi e la sostituzione del primo ministro BABIUCH;  lo annuncia in un discorso televisivo. Poi il colpo di scena: le sue dimissioni forzate e la sostituzione con KANIA.
La Polonia diventa una polveriera, pronta ad esplodere da un momento all'altro.

FINE LUGLIO

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