ANNO 1980 (Pagine in costruzione) MESE DI MAGGIO

inizia la battaglia dell'auto
"...mamma li turchi" (i giapponesi)

8 MAGGIO - Crisi del petrolio e una lira forte non permettono esportazioni nel settore auto. Gli acquisti interni, a  rate - anni addietro una delle più diffuse modalità di pagamento per l'acquisto dell'auto - non sono più possibili né per chi contrae il debito nè per chi lo assume. Con un'inflazione ufficiale mensile del 2,1% (mese di settembre - pari al 25,2 annuo se continua così) e il tasso di sconto salito al 16,5;  il più alto mai registrato in Italia; con il costo del denaro prime rate del 25-26%,  oltre che "impiccare" l'acquirente con cifre spropositate, non permette al venditore di avere nessuna garanzia; un salto nel buio. Inoltre, non dimentichiamo la frase non rassicurante di Carli lo scorso anno "la crisi non è terminata, siamo solo all'inizio".

Come non era mai accaduto prima, il settore auto sta tenendo tutti col fiato sospeso. La crisi è mondiale. Negli Usa, quattro delle maggiori case automobilistiche hanno chiuso 14 stabilimenti, sospendendo dal lavoro 235.000 operai, licenziandone 32.000. Altrettanta crisi in Francia in Inghilterra, in Spagna e perfino in Germania. Solo in Giappone l'auto ha continuato a marciare a gonfie vele. Tanto che sono sbarcati in Italia a fare una proposta per acquistare l'Alfa Sud.

Fra i paesi europei, nel settore auto, l'Italia é quello che non sta poi tanto male; ha registrato il miglior incremento vendite sul mercato interno, pur con tanti sacrifici. Sono state vendute più auto dello scorso 1979, e ne sono state  importate moltissime dall'estero mandando la bilancia dei pagamenti in rosso di 1000 miliardi. Non altrettanto bene invece le esportazioni; un po' per la crisi in Europa, ma soprattutto perché malgrado le bufere monetarie la lira è forte; ma equivale a poche esportazioni.
Questo motivo e il "pericolo giallo"  innesta  un braccio di ferro tra la Fiat e i sindacati e tra la Fiat e il governo, che è pronto a dare il suo benestare all'accordo con la Nissan. (cosa che farà poi Cossiga il 20 settembre, provocando la "tempesta" e pochi giorni dopo il "maremoto").

La Fiat (!!!) ha fatto presente che il mercato è saturo, che non ci sono prospettive in Italia di vendere in futuro altre auto, che i "piani auto" del governo che prevedono massicci programmi di sviluppo sull'Alfa sono tutti errati. Insomma secondo la Fiat, é inutile costruire  altri stabilimenti.

La battaglia inizia questo mese, ed è una guerra per inviare il messaggio a qualcuno. La Fiat  in questo 8 maggio pone in cassa integrazione 78.000 dipendenti per sette giorni da distribuirsi nell'arco di 40 giorni.
Inizia la guerra tra la Fiat e i tre sindacati, che trovano pretestuosa questa presa di posizione fatta solo per sollecitare il governo a non cedere ad una concorrente (per di più giapponese) l'Alfasud.

Ed ecco la sequenza dei fatti che già anticipiamo:

A  LUGLIO la casa torinese comunica il cambiamento al  suo più alto vertice.
il 31 LUGLIO  UMBERTO AGNELLI si dimette da Amministratore Delegato, passa il testimone a CESARE ROMITI. Le fabbriche chiudono in agosto; riaprono ai primi di settembre;
il 10 SETTEMBRE Romiti interrompe le trattative dei sindacati e annuncia il licenziamento di 14.469 operai del settore auto.
Il 20 SETTEMBRE Cossiga autorizza l'accordo  Nissan-Alfa Romeo. Per solidarietà agli operai licenziati scattano gli scioperi ad oltranza organizzati dai sindacati.
Il 26 SETTEMBRE il segretario del PCI BERLINGUER fa una visita ai lavoratori in sciopero; alla domanda dei giornalisti cosa farà il PCI se gli operai decidessero di occupare la Fiat, risponde  che non farà mancare il suo appoggio. - Naturalmente sgomenta i vertici della Fiat. Le polemiche sono immediate. Ma non solo queste. Girano notizie inquietanti. Perfino paventata una invasione dell'Italia.
Il 27 SETTEMBRE COSSIGA alla Camera presentando i suoi provvedimenti economici trova la sorpresa. Scivola per un voto con i franchi tiratori: 298 a 297. Effetto tripudio a Torino, come se fosse proprio lui l'uomo da allontanare  per far tornare la serenità. (Non sappiamo come lui si sarebbe comportato il 14 ottobre)
Lo stesso giorno la Fiat sospende i licenziamenti, e i sindacati sospendono lo sciopero. Ma due giorni dopo....
IL 29 SETTEMBRE la Fiat annuncia la cassa integrazione per 23.000 lavoratori. Per chi deve formare il nuovo governo, il messaggio è chiaro. Avrà questa patata bollente subito nel piatto.
IL 30 SETTEMBRE proseguono e si rafforzano  le manifestazioni sindacali a oltranza, con picchetti all'entrata dei cancelli. Inizia il braccio di ferro (anche molto pericoloso) Ma......
Il 14 OTTOBRE a Torino accade una cosa nuova, mai avvenuta prima in Italia. Negli scioperi del dopoguerra l'episodio non ha precedenti.

Le iniziative della lotta, prevedono per il 14 ottobre una manifestazione al Teatro Nuovo; vi giungono 4-5 mila persone, con delegazioni sindacali giunte da lontano.

Ma in poche ore, Torino per la prima volta prende atto con stupore di una realtà diversa.
Alcune squadre di capi e operai scavalcano i picchetti; entrano in fabbrica e rimettono in funzione le catene di montaggio provvedendo a montare 850 auto. Mentre fuori un corteo di 40.000 colletti bianchi, impiegati e capi della Fiat, a cui si uniscono  alcuni gruppi di operai,  sfilano silenziosi per le strade di Torino, e convergono  al Teatro Nuovo per contestare i sindacati e per rivendicare il proprio diritto al lavoro. Una fiumana di gente dissidente con alla guida il coordinatore ARISIO.

Si chiede l'intervento della magistratura per garantire di entrare liberamente negli stabilimenti di Mirafiori occupati. Sono tutti decisi a sfidare la "violenza dei picchetti" poi quel che accadrà, le responsabilità saranno della magistratura che é accusata di assenteismo.
Alla manifestazione nessuno è più in grado di parlare; i sindacalisti LAMA e BENVENUTO   sono coperti di insulti e critiche, CARNITI della CISL, viene colpito da un sasso al viso, mentre il lancio delle monetine accompagnati dai fischi travolge la manifestazione dei sindacati.

Il sì della magistratura non tarda ad arrivare. L'ordinanza della Procura di Torino (applicando l'articolo 219 del C.P.) va subito in vigore: riaprire i cancelli per chi vuole entrare e intende lavorare.
"Si ordina alla Polizia giudiziaria e ai Carabinieri  di intervenire in casi di inosservanza"
In parole semplice, la forza pubblica é incaricata a proteggere i dissidenti. Ma come?
(La polizia in caso di sommossa non sarebbe bastata. Sembra logico che si sarebbe richiesto l'intervento dell'esercito. Una "mina" vagante? O una soluzione alla Turca? (a novembre capiremo)

La reazione dei sindacati è dura. Quella della FLM dichiara che la magistratura vuole trascinare in un conflitto aperto (armato?), in una guerra civile le masse dei lavoratori.

La frattura che si é verificata è enorme, anche tra i lavoratori delle qualifiche più basse. Un segnale cospicuo che porta l'Italia in un'altra direzione. Crollano i miti della socializzazione e dell'intervento pubblico nell'economia. Ci si affida nuovamente al "padronato forte" e all'iniziativa privata. Si sollecita l'opinione pubblica a puntare su quest'ultima direzione animandogli la fantasia, che la voglia di lavorare fa arricchire.

Partiti e sindacati sono ormai scesi ad un basso livello nella stima pubblica. I politici parlano della necessità di modificare la Costituzione, il Paese invece chiede che é sufficiente "tornare alla Costituzione". Invocano alcuni come a Torino l'articolo 46.

Che poi sia stata la manifestazione strumentalizzata (dai poteri forti) questo lo lasciamo decidere al lettore, seguendo la sequenza dei fatti e delle date riportate sopra.

LA SECONDA CRITICA FASE LA LEGGEREMO A OTTOBRE

28 MAGGIO - Un commando uccide il giornalista del Corriere della Sera WALTER TOBAGI, sparandogli   cinque proiettili, alla schiena, alle gambe, alla testa.
Presidente dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti, docente di Storia Contemporanea alla Statale di Milano,  da tempo si occupava del terrorismo. Un inviato speciale sul fronte delle Brigate Rosse. Di fede socialista, Tobagi cercava di ricostruire la genesi e i movimenti della cupa degenerazione dell'estremismo rivoluzionario, o meglio dei pseudorivoluzionari.
L'attentato é rivendicato dalle BR: una telefonata attribuisce l'assassinio alla "Brigata 28 Marzo"; un secondo messaggio all'Ansa di Verona.
Anche questa, una morte annunciata. Il suo nome era stato trovato circa un anno prima in un elenco di "bersagli" di Prima Linea.
La sera prima in un dibattito al Circolo della Stampa di Milano Tobagi aveva commentato gli ultimi delitti (pochi giorni prima avevano gambizzato GUIDO PASSALACQUA caposervizi di La Repubblica") "Noi giornalisti tutte le volte ripetiamo lo stesso appello, poi le cose vanno avanti come prima e stiamo a vedere a chi toccherà la prossima volta. Si ha la netta percezione di una politica perseguita con altri mezzi, con altri strumenti, quello delle indiscrezioni che trapelano dal segreto d'ufficio..."

Indubbiamente il suo dibattito era subito trapelato......
Forse anche nelle alte sfere.

Tobagi si riferiva al caso "Messaggero" scoppiato il 7 maggio a Roma. Un giornalista del foglio romano, FABIO ISMAN, era stato arrestato per aver pubblicato i verbali di Patrizio Peci, con l'accusa di aver "divulgato segreti  d'atti d'ufficio". Ma dimostrò che gli erano stati consegnati da un funzionario dei servizi segreti, il vicecapo del Sisde RUSSOMANNO; il 24 maggio  sarà condannato a due anni e otto mesi. Al giornalista a un anno e sei mesi (ma successivamente in un nuovo processo scagionato).

29 MAGGIO - Scoppia il caso DONAT CATTIN. - Sandalo il terrorista di Prima Linea arrestato con un blitz il 29 aprile, "vuota il sacco".  Rivela ai magistrati che Cossiga ha allertato quattro giorni prima del blitz, il 24 aprile, Donat Cattin per avvertire suo figlio Marco conosciuto dentro il gruppo terroristico come il "comandante Alberto"; il giovane  si è eclissato fuggendo all'estero, in Francia. (Sarà arrestato a Parigi il 18 ottobre).

31 MAGGIO - COSSIGA nega di aver informato Donat Cattin per far scappare il figlio Marco terrorista. Alla Camera una commissione si riunisce; con 11 voti contro 9, giudica infondata l'accusa di Sandalo rivolta a Cossiga, di favoreggiamento assieme a Rognoni ministro degli Interni. Ma DONAT CATTIN é costretto a dimettersi da vicesegretario  della DC, guidata da PICCOLI.
In  tutta la vicenda rimangono lati molto oscuri. L'opinione pubblica apprende intanto una cosa certa, che il figlio di un alto esponente della DC (l'uomo del "preambolo") è un terrorista di Prima Linea, con un lungo curriculum in imprese delittuose.
Marco Donat Cattin, poi arrestato, farà il pentito. A conclusione del processo a Prima Linea del 10 dicembre a Torino, gli sarà concessa la libertà provvisoria, mentre  i suoi otto ex colleghi  sono condannati con 8 ergastoli.

FINE MAGGIO

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