ANNO 1980 (Pagine in costruzione) MESE DI NOVEMBRE

UN NOVEMBRE "TENEBROSO"

23 NOVEMBRE - Ore 19,35, sulla Campania e sulla Basilicata si scatena l'apocalisse.
L'epicentro di un violentissimo terremoto tra il nono e il decimo grado della scala Mercalli, a dieci chilometri da Eboli.

A Laviano l'intero paese è una desolazione, non esiste più. Altrettanto agghiacciante lo scenario a Conza, Lioni, Sant'Angelo, Teora, Catelnuovo, Baronissi, Balvano, tutti paesi rasi al suolo.
Nomi quasi sconosciuti, fino a ieri dentro quella fetta d'Italia più povera, dimenticata, ignorata.
Hanno fatto notizia solo quando su questi paesi è arrivata l'ingiusta Apocalisse e la morte a falciare numerose vite umane.
Ancora più ingiusta per 72 cittadini di Balvano mentre pregavano nella loro chiesa, crollando li ha seppelliti tutti. Dio in quella chiesa era assente, o se era presente li ha prescelti per portarseli in cielo.

Colpita al cuore anche la città di Napoli con migliaia di edifici inagibili.
Era già notte alle 19,35, ma all'alba del giorno dopo,  ai soccorritori si presentò in tutta la sua gravità le immani proporzioni della catastrofe.
Ma nonostante la mobilitazione di migliaia di volontari accorsi da ogni parte, la figuraccia la fa lo Stato. In Italia nessuna organizzazione permanente, malgrado le ricorrenti  esperienze catastrofiche è stata mai approntata. Neppure reparti dell'esercito - spesso fermi a oziare nelle caserme - non sono stati mai addestrati per un pronto intervento in caso di calamità nazionale come queste. Nè esiste una protezione civile come in altri Paesi europei (Salvo in Alto Adige, dove esiste dall'epoca Romana. In caso di disastro ogni cittadino è mobilitato, ricco o povero; e la gerarchia non è quella normale, chi sa operare una gru o uno scavatore è il capo squadra, mentre chi non è capace - anche se è l'industriale o l'avvocato del paese - gli si da' la pala o il piccone in mano).

Il terremoto ha provocato oltre 3000 morti, più di 1500 dispersi, 10.000 feriti e dopo aver ispezionato nei successivi giorni i paesi isolati, 300.000 persone sono senza tetto.

Le sovvenzioni per la ricostruzione (50.000 miliardi) causeranno in seguito altri terremoti politici per gli  scandali per la ricostruzione. Una "forte" "clientela politica locale" gestisce con disinvoltura il fiume di denaro pubblico che si perde in tanti rivoli di società fantasma e costruzioni inutili, in cui non è assente la camorra; é questa in effetti, a gestire quasi tutti i lavori e a mettere le mani sugli ingenti finanziamenti. Gli scandali si scopriranno molto tempo dopo, quando tutto é ormai sperperato.

Alla tragedia accorre mezzo mondo. Accorre PERTINI il Presidente della Repubblica,  con un "non vi abbandoneremo" rivolto alla gente in lacrime e disperata, ma dopo tanti giorni e nonostante lo sforzo colossale del Paese, riemergono tutti i mali dello Stato. La disorganizzazione, gli sperperi, lo sciacallaggio, gli appalti d'oro. Pertini  tuona dalla Tv in diretta contro la classe politica, provocando critiche pungenti e anche gravi ripercussioni politiche. Il ministro degli interni Rognoni (che non è mai stato malleabile) trova onesto dimettersi, Forlani invece no, resta al suo posto impassibile. (Il primo errore dopo appena un mese di governo. Ma lui non contava nulla. Lì l'avevano messo e lì doveva restare. Così era stato deciso).

Pertini strepita, e non sa ancora quello che accadrà.

 MILIARDI AL VENTO 
L'aspetto più scandaloso della ricostruzione in Irpinia fu lo stanziamento di 60mila miliardi, una cifra che avrebbe potuto trasformare l'Irpinia in una California, ma di cui si persero le tracce. Sulla vicenda irpina si inserirono anche episodi misteriosi come il rapimento del vice presidente del Comitato tecnico per la ricostruzione, il democrisrtiano Ciro Cirillo da parte delle Brigate Rosse. Tra le richieste dei terroristi per il rilascio dell'esponente dc, si voleva la requisizione degli alloggi sfitti di Napoli per sistemarvi i senzatetto e indennità di disoccupazione per i terremotati. Una storia equivoca, in cui si mischiò il terrorismo rosso e la mafia, e il malaffare della Dc napoletana con la cattiva amministrazione. Il tutto sulla pelle delle vittime del sisma. Ma scoppiò anche il cosiddetto Irpiniagate sugli sperperi delle somme investite per la ricostruzione. Vi fu coinvolto pesantemente (ma poi venne assolto) anche l'esponente dc Ciriaco De Mita, originario di Nusco, importante "barone" della Balena Bianca in Campania. Una commissione d'inchiesta presieduta dal futuro Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro fece luce su fondi mai arrivati a destinazione, su investimenti assolutamente improduttivi in zone dove era importante investire sulla ricostruzione, su miliardi spesi in zone colpite solo di striscio dal sisma. Ma più che luce, i miliardi sprofondarono il un buio abisso, e nessuno seppe più nulla. Salvo ovviamente quelli che con quei soldi pasteggeranno per il resto della vita a champagne.

PERTINI intervenendo in Tv non ha evitato di fare del populismo  rimproverando pesantemente "ex cattedra" ministri, funzionari e lo Stato.  Un capo dello Stato che denuncia pubblicamente l'impotenza e l'inefficienza degli uomini dello Stato, e lo Stato stesso non era mai accaduto. Sarebbe come se il Papa denunciasse pubblicamente l'insufficienza storica della religione, e polemizzasse con sacerdoti, parroci e vescovi.
Insomma Pertini rese ancora più complessi e difficili i rapporti politici in  questo momento drammatico della storia d'Italia.
Pertini come sappiamo serviva per altri scopi. Era l'uomo (non gli avevano mai dato prima nemmeno un ministero in trent'anni) che doveva prestare servizio, lui socialista, per fare il "capo" simbolico  di quella "Unità nazionale" in un momento convulso e anche drammatico della politica italiana (il dopo Moro).
Unità Nazionale che tutti hanno già seppellito a Torino, impegnati come sono a disunirla. Perfino i comunisti che l'avevano inventata, vi rinunciarono.

Il 27 NOVEMBRE, il segretario del PCI BERLINGUER in visita in Campania, a Salerno  lo ha annunciato a chiare lettere: abbandona la strategia del compromesso storico e intende ora affrontare la "questione morale", perchè ora in Italia - afferma - questa é la questione più importante".
I ricorrenti e clamorosi casi di corruzione, di degenerazione della politica, perfino il terrorismo quasi dentro il palazzo, é acqua al suo mulino, non gli mancano di certo gli strumenti per portare avanti quest'altra strategia.
A rovinare i progetti di Berlinguer e a rendere meno incisive le battaglie che ha intenzione di portare avanti,  é la perdita di consensi. Le cause sono diverse. Non riceve l'appoggio dall'opinione pubblica non solo perchè il terrorismo di stampo teppistico sta infangando la sinistra con le sue schegge impazzite (ma a molti sono già sorti molti e seri dubbi sulle veri matrici)  ma perchè ci sono anche severe critiche sul comportamento dei sovietici per l'invasione dell'Afganistan e per la questione Polacca che sta tenendo in questi mesi col fiato sospeso tutto il  mondo.
Poi ci sono i gravi attacchi che giungono dal Cremlino agli uomini del PC Italiano e allo stesso Berlinguer.

E forse non solo verbali. Gli Strela e i  Kalashnikov nella versione più moderna, e le munizioni calibro 7,62 usati in Italia in mano ai terroristi, erano armi che erano state prodotte l'anno scorso in una recente fabbrica di Tula a 200 chilometri da Mosca. Quindi forniture molto recenti.

E fra le tante cause  ci sono infine anche molti suoi errori, come quello di Torino. O forse no.

Non dimentichiamo che in Turchia stavano accadendo le stesse cose. L'incapacità politica, scioperi e il terrorismo dilagante di destra e di sinistra (anche qui molto confuse le matrici della strategia della tensione) hanno costretto (!?) l'esercito ad intervenire. Istambul e Ankara la mattina del 12 settembre fu presidiata. I militari con un colpo di stato improvviso e cruento si sono impossessati del potere. Hanno deposto il governo, sospesa la Costituzione, proibito ogni attività sindacale, gli scioperi, impedito sul nascere ogni manifestazione di protesta. Coprifuoco in pieno giorno e carri armati nelle strade e nelle piazze .
Quel giorno in Turchia c'erano i "consiglieri"  di mezza Europa e anche un famoso generale italiano già implicato in Italia in una cospirazione contro lo Stato, e con una parte rilevante nella vicenda Moro.

Intanto a Torino c'era in atto il braccio di ferro con la Fiat.  C'era la minaccia  (appoggiata dai comunisti) di occupare le fabbriche. C'era già pronto il piano per la difesa dei centomila che volevano ritornare a lavorare. E c'era pronta la forza pubblica contro chiunque l'avesse impedito.

In Europa in certi ambienti in luglio e agosto c'era molta "aria pesante"; dalla Spagna alla Turchia, dalla Germania alla Grecia. C'erano nell'aria  possibili colpi di Stato. Alla "scuola" di Parigi  le organizzazioni terroristiche erano in gran fibrillazione (le italiane BR e PL, i Grap spagnoli, la Raf tedesca, i Napap francesi, l'Ira irlandese, e una gran folla di "orientali").

In Italia gran traffico d'armi: il maggior commerciante dei Paesi della Cee: su 391 milioni di unità di conto, ha esportato 113 milioni, la Germania 99, l'Olanda 76, la Francia 39.

Ustica e la strage di Bologna, l'"aria" l'avevano resa ancora più inquietante. Chi scrive, penultima settimana di luglio era a Bonn in Germania, nell'ultime settiamne di Luglio a Torino, nelle prime due settimane di Agosto a Parigi, nelle ultime due a Belgrado, nelle prime di Settembre in Grecia ad Atene, e il 12 mattina era a Tessalonica e al confine turco (!); poi nelle prime settimane di ottobre ancora a Torino.
Pazzi in giro per l'Europa ce n'erano molti. Basti ricordare quello è accaduto nel corso dell'anno, e che accadrà il prossimo febbraio in Spagna con il colonnello TEJERO dentro il Parlamento.  Da operetta, ma inquietante e drammatico per quei deputati che dovettero rifugiarsi sotto i banchi. 
In Italia andò meglio.

In Italia il 25 Ottobre alla Camera diedero la fiducia all'uomo
uscito dal "preambolo", a FORLANI, e nel Paese tornò la calma. A Torino pure.
Ma l'Italia era totalmente cambiata! Non era più quella di prima! Non lo sarà più. E' uscita dall'anno più critico.

Fatto il governo, i potenti volano in America, al giuramento del nuovo Presidente degli Stati Uniti   REAGAN, l'ex attore, che ha travolto alle elezioni Carter, vincendo clamorosamente su 43 Stati contro i 6 dell'avversario. Ha vinto la politica conservatrice: "....ben venga quella delle vecchie certezze se questa significa sicurezza" dirà il famoso sociologo statunitense Forrest.
Forlani si congratula, e al giuramento del Presidente troviamo invitato e fra gli ospiti d'onore, LICIO GELLI. (!!!) Un caso.

Erano passati appena due anni dalla dura requisitoria di Carli (vedi Nov. '78) con   il disprezzo   espresso nell'Assemblea della Confindustria (veri e propri "schiaffi") alla partitocrazia (presenti 8 ministri), al clientelismo, al degrado, all'anarchia, alla degenerazione della politica e dello Stato; un  sistema politico, sociale, economico - disse Carli - incompatibile con l'esercizio della libertà individuale. Una classe dirigente, incapace e quindi priva di autorità,  che conserva il potere accogliendo domande di tutti e, in ultima istanza, ricomponendole nell'inflazione". (ma era lui ad averla creata. L'ingigantimento del reddito fisso, ad esempio,  si è verificato sotto la sua benevola approvazione, sebbene significasse un crescente indebitamento dello Stato. L'accesso privilegiato al credito degli enti anche a spese dell'economia produttiva è una sua invenzione. Un accesso che egli ha favorito o quanto meno facilitato, facendo il gioco del clientelismo e del parassitismo, accentuando le disfunzioni amministrative, diventate poi una norma in molti enti, soprattutto territoriali. Debiti che pagheranno i nostri pronipoti. Il paradosso è che Carli ci rientrerà nella "partitocrazia" (che all'Assemblea aveva schiaffeggiato), tornerà incoerentemente a sedere accanto agli "schiaffeggiati": il 23 luglio dell'89, nel governo Andreotti)

Il decennio, dopo la Torino di ottobre, e il governo Forlani, vede quindi quindi quest'anno l'indebolimento dello Stato, nemmeno più capace di osservare e controllare il potere oligarchico che inizia a scoprire e a operare a livello internazionale con l'ortodossia liberista, la libera impresa e il libero commercio.

Molte decisioni d'ora in avanti verranno prese (o si eviteranno di prendere) solo per andare  incontro alla "crescita" di alcune grandi aziende  o grosse finanziarie private; tutte orientate (con scelte razionali ma spietate) solo al profitto; indirizzate a ridurre i dipendenti; se necessario a far emigrare unità produttive dove esiste ancora il basso costo del lavoro e a ridurre così le tasse locali. Non certo guardando alla distribuzione sociale; le grandi imprese rivolgono lo sguardo ai grandi mercati mondiali e non al piccolo territorio nazionale, specialmente quando questo é a rischio per gli alti costi del lavoro, del sociale e dei servizi.

Ma siamo appena all'inizio di questa fase che si avvia verso una spietata restrizione del ruolo ridistributivo delle risorse. Stato e sindacati (non solo in Italia) avranno sempre meno strumenti per intervenire, poiché l'ideologia liberista sta iniziando a sconvolgere in questo inizio di decennio tutta l'economia mondiale; coinvolgendo pure (all'inizio indirettamente, poi sempre di più - tutto inizia in Polonia)  i Paesi dell'Est e dell'Oriente.

FINE NOVEMBRE

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