ANNO 1980 (Pagine in costruzione) MESE DI OTTOBRE

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La "Marcia dei 40.000"

14 OTTOBRE - Si accende la miccia di una mina vagante che galleggiava da 35 giorni nel mare delle divergenze: padronali, politiche, sindacali, operaistiche e... questa volta - per la prima volta - anche dentro i "colletti bianchi", gli impiegati, i quadri intermedi, che scendono  in sciopero a Torino alla FIAT con la "Marcia dei 40.000" (La Stampa di Torino, li diminuisce a 30.000).
L'imprevisto fa chiudere subito la vertenza, riaprire le fabbriche,  ritornare al lavoro.

Non è insomma finita nel sangue. Anche se c'erano tutti i presupposti. Ed era anche tutto pronto.
I 100 mila che volevano tornare al lavoro li avrebbe difesi l'esercito!

Si assiste così alla riappropriazione delle aziende da parte del management. Un decennio di lotte operaie si conclude così nel modo peggiore, con la crisi della rappresentatività dei sindacati confederali. Non é una totale sconfitta, lo è solo a metà, ma in Italia la svolta é ad angolo retto e fa cambiare la direttrice di marcia a tutta l'economia del Paese, nel bene (il liberismo con alcuni risvolti positivi) e nel male (quello eccessivo con mire di monopolio) perchè i benefici tornano in mano al grande capitale concentrato solo nel Nord Italia.

Accresce la spaccatura che divide in due l'Italia: quella ricca al Nord mette la quinta marcia, puntando alla modernizzazione e ai mercati globali, mentre l'altra metà il Sud, dopo aver assorbito in questo decennio il depauperamento delle risorse umane degli anni '50 e '60 ha, con un fortissimo processo culturale in atto, che però ha appena messo la prima marcia e in alcune sacche solo la seconda. Non abbastanza per correre dietro da questo momento ai "nordisti", che iniziano ad aumentare ancor di più il distacco e a rendersi irraggiungibili.

A Torino, alla fine, Fiat e Sindacati sottoscrivono un accordo che distribuisce la cassa integrazione nell'arco di 36 mesi, onde permettere agli operai il passaggio in altre aziende.
Questa rivendicazione insieme ad altre  si ottengono, ma vanno a ridurre i margini di profitto delle imprese, che riducono gli investimenti. Accade così che le forze lavoro colpiscono in alto il volo sempre più alto dei prezzi, ma questi come tante Araba fenice, subito dalle ceneri tornano a volare alto. In questa spirale toccheremo l'inflazione a fine anno del 22 %!! Il costo del denaro alle banche supera il 30-35%. Gli aumenti che si ottengono con le forti rivendicazioni al limite delle ostilità, sono quindi vanificati dopo solo qualche settimana, e tutto ricomincia da capo. Una rincorsa tra produttori, stipendiati e commercianti; questi ultimi se non vendono in fretta quello che hanno in magazzino,  con soldi incassati al mattino non riescono a ripristinare le scorte alla sera (basti pensare che negli ultimi 25 mesi l'inflazione é stata pari al 50%).  Più nessuno nel commercio - salvo essere presi per la gola - ricorre allo sconto cambiali, che da sole sottraggono un 30-35-40% del guadagno. Chi non è abile nel ricarico si mangia la "capra" (il negozio) e il "cavolo" (l'incasso lordo). Chi invece non vuole sorprese si cautela e cambia il cartellino dei prezzi ogni mese, in alcuni casi, ogni settimana, "su tutto", spesso senza alcuna giustificazione. Deve "rubare" per andare a pari con quello che gli "rubano".

I lavoratori italiani si videro annullare tutte le conquiste in pochi mesi. Le industrie invece nella  critica fase economica,  per garantire l'occupazione, per il salvataggio, avendo richiesto attraverso le banche sempre più denaro (a garanzia statale direttamente o indirettamente) con l'inflazione si videro provvidenzialmente ridurre i debiti contratti con le banche (ma non solo loro - lo leggeremo più avanti- anche i privati).

L'indicizzazione delle richieste sempre più alte la pagò l'intera collettività e gli stessi lavoratori, impotenti, con a disposizione nessun mezzo per frenare l'ascesa dei prezzi, del tutto impazziti. Una buona fetta di commercianti, quelli molto abili e attenti, realizzano utili in questi anni che prima non si erano nemmeno mai sognati, con un mercato molto vivace, impazzito come lo erano i prezzi. Una domanda sempre superiore all'offerta di beni di consumo o durevoli, quindi per legge di mercato sempre più cari.

Le colpe furono sotto certi aspetti proprio della collettività che non seppe rinunciare ai consumi. La domanda si rivelò fortissima, mentre una buona parte della piccola industria (da anni dimenticata a spese delle grandi) si trovò impreparata, o paralizzata nell'investire in tecnologie produttive, per l'alto costo del denaro.  Alcune con coraggio ricorsero così in modo massiccio ai debiti per aumentare la propria capacità produttiva.  Ma con questo criterio soddisfò in parte la domanda, e aggiunse ai prezzi il costo (alto) dei salati debiti contratti. E come dicevamo  sopra, alla fine pagò l'intera collettività.

Andò bene anche a tutti coloro (anche operai e impiegati - milioni d'italiani) che negli ultimi anni avevano (sollecitati)  puntato sull'acquisto della casa con  mutui al 5-6% e anche meno. Le rate periodiche che negli anni Settanta incidevano sul reddito di una famiglia (esempio con il   20%) divennero in pochi anni cifre risibili, incidendo dell' 2-4%;   ritrovandosi o l'intera casa pagata, o con un residuo di debito pari  al costo della rata di un frigorifero. Nel frattempo l'immobile per gli alti costi dell'edilizia era salito in cinque anni del 100%, in dieci anni del 200% e in certe città anche del 300%.

Per chi aveva acquistato case per investimento con mutui decennali o quindicennali all'inizio del '70, dopo 4-5 anni di rate pagate, con gli affitti saliti alle stelle, i soldi che riceveva dal conduttore erano più che sufficienti per proseguire i pagamenti senza più tirar fuori una lira. Cioè le case si pagavano da sole.


18 OTTOBRE
- A salire le scale del Quirinale con la lista del nuovo governo, dopo aver ricevuto l'incarico appena tre giorni dopo (!?) la "caduta" di COSSIGA, troviamo il presidente della DC ARNALDO FORLANI (che non rinuncia alla carica nel partito, conserva anche quella).
Non ha fatto grandi cose,  non ha cambiato molto, ha solo fatto un rimpasto sostituendo qualche ministro della sua corrente; ne ha tolti alcuni ai socialisti;  ha incluso  il PSDI dandogli tre ministeri pur avendo questo una striminzita rappresentanza in Parlamento: 20 seggi.
E' dunque un quadripartito con DC, PSI, PRI, PSDI.
Al voto di fiducia alla Camera , il.....

25 OTTOBRE, Forlani ottiene    362 sì e 250 no, contro i 335 sì e 271 no del governo di Cossiga precedente; e al Senato il 29 ottobre 188 sì e 120 no, contro i 178 sì e 127 no di Cossiga.

A non essere contento é CRAXI, che oltre che lottare contro l'inamovibilità democristiana, ha diversi problemi per i forti dissensi all'interno del Psi: alla commissione centrale di controllo del suo partito. Iniziano ad accusarlo di metodi staliniani e di intolleranza. I Ribelli sono GIANNI FERRARA, PAOLO LEON, GIUNIO LUZZATTO, MICHELE COIRO, ENZO ENRIQUEZ, TRISTANO CODIGNOLA, FRANCO BASSANINI, RENATO BALLARDINI. Fino a quando il prossimo anno saranno espulsi dal partito, dando vita a una autonoma Lega Socialista.
Incurante di queste accuse di bonapartismo, e di spregiudicatezza, Craxi ha altro per la testa. Dentro questo governo che guida Forlani lui sta al gioco, ma lo aspetta al varco.
Non crede alle sue promesse (ha il coraggio di rilasciare la dichiarazione "non svaluterò" nella stessa giornata "nera" di Torino - vedi giornale sopra) né crede Craxi che da solo lui possa togliersi le bollenti castagne che sono sul fuoco in questi ultimi mesi dell'anno e nei primi del prossimo.

Occorrono grande autorità e grandi capacità, incidenti di percorso a parte cui spera: e che accadranno come il terremoto in Campania, il terremoto di Bisaglia per lo scandalo petroli, la lettera delle BR letta in TV a gennaio, l'avventata (Forlani non mantiene la promessa) svalutazione della lira, ed infine la famosa lista della P2 tenuta nel cassetto per due mesi per non coinvolgere gli "amici"; tutti incidenti che provocheranno  il terremoto politico e le sue dimissioni.
In sei mesi - dopo aver prima emarginato tutti gli altri - riuscirà a togliere la credibilità all'efficienza degli uomini della sua corrente, a creare danni al Paese, e alla stessa DC; che inizia un pauroso declino, non sapendo nemmeno sfruttare, i non trascurabili incidenti di percorso e i periodi di sofferenza della stessa sinistra.
A farlo sarà solo CRAXI; e  se non chiamavano DE MITA a contrastare il "prendo tutto io" del segretario del PSI (oltre il presidenzialismo strisciante), alla DC oltre che il declino, la forte batosta nell'83 (vi perse 6 punti) sarebbe stata ancora più forte, persino drammatica.

FINE OTTOBRE

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