ANNO 1961 (provvisorio)
( Anno 1961 - Terza Parte )

LEGGE SULL'EMIGRAZIONE INTERNA - Fra le mille pieghe delle leggi fasciste ancora vigenti (fu infatti  trasferita integralmente nelle nuove leggi della Repubblica) una era ancora valida e veniva normalmente applicata. Cioè ogni Comune della penisola, faceva rispettare le norme di questa legge. Se non si aveva una casa e un posto di lavoro fisso con tanto di dichiarazione del datore di lavoro si veniva respinti al paese d'origine per mancanza di mezzi di sostentamento e di alloggio. Bastava un fermo di polizia per essere rispediti con il Foglio di Via al paese di provenienza.

Qualcuno (che aveva bisogno di bassa manovalanza a buon mercato e senza metterla in regola) la riprese in mano questa legge e facendo dei discorsi demagogici andava affermando che era una limitazione alla libertà dei cittadini. Una tesi che assomigliava all' abrogazione (in nome della libertà della persona e dei diritti dell'uomo) della schiavitù in America: si lasciarono liberi, ma nessuno si preoccupò dove sarebbero poi finiti milioni di schiavi; che invasero così le città, stravolgendole (vedi 1854 i vari capitoli)

Altrettanto in questo 10 febbraio:  venne così abrogata questa legge senza preoccuparsi che si sconvolgeva una intera nazione. L'emigrazione selvaggia (che sia stata utile o meno è un altro discorso) non ebbe più freni, bastava salire al Nord e mettersi a dormire nelle stazioni, oppure in dieci dentro fatiscenti stanze, dove già vivevano i parenti o gli amici che li avevano preceduti, in attesa di cercarsi un posto di lavoro, o a vivere di espedienti, o a fare i randagi.

Nessuno più intervenne. Chi sia stato il fautore di questa abrogazione e a chi conveniva scollare l'Italia, le città e i paesi, é un altro mistero dell'Italia! I dintorni di Porta Palazzo a Torino, Porta Nuova, Corso V. Emanuele, erano tante Sciangai. In ogni topaia, una famiglia, in ogni soffitta un clan intero, e ogni  palazzo a corte con i ballatoi interni, era spesso un intero paese meridionale. Gente spesso disprezzata, "non si affitta ai meridionali" dicevano i cartelli nelle case o gli annunci su La Stampa. Qualcuno oltrepassò i limiti: in questo Natale  1961 e senza fare lo spiritoso scrisse nella sua vetrina  "Buon Natale ai piemontesi", e in un bar apparve anche "vietato l'ingresso a cani e ai meridionali". (i giornali dell'epoca ne sono una amara ma anche drammatica testimonianza).

Anno e atteggiamento beffardo, perchè proprio a Torino veniva celebrato quest'anno il centenario dell'Unità d'Italia, e in tutte le città italiane il manifesto a caratteri cubitali diceva "Torino vi chiama!" C'era anche il punto esclamativo. (avevano dimenticato di scrivere "esclusi i terroni" e infatti qualcuno lo scrisse. Quegli stessi che Cavour e Vittorio Emanuele vollero, fortissimamente vollero i "terroni" "annessi" al Regno Piemontese. (vedi 1860)

20 NOVEMBRE - Sui giornali italiani tutti fanno indignati
ampi resoconti sulla costruzione del "Muro di Berlino", chiamato ormai "muro della vergogna"; non vedono invece quello invisibile, che è il grande "fossato" che si sta scavando in Italia.
Dobbiamo dunque limitarci ai soli commenti del primo, pur essendo entrambi drammatici; con la differenza che questo era fisico facile da abbattersi (dopo lo abbiamo visto!)  non come affermò "...il sindaco di Berlino ovest visitandolo e dichiarando " che il muro di cemento che viene eretto intorno alla Porta di Brandenburgo (quasi murata in un largo semicerchio) sembra inteso a durare 1000 anni"
(Comun. Ansa, del 20 novembre, ore 03,51). Durò appena 30, mentre nello stesso arco di tempo il fossato sulla penisola italiana non è crollato ma si è allargato, sprofondando ancora di più. 

20 DICEMBRE - La vigilia di Natale porta un pacco dono di inchieste parlamentari ai costruttori dell'aeroporto di Fiumicino e ai politici che a quelli hanno affidato i lavori "con troppa disinvoltura e malevoli interpretazioni". C'era poco da interpretare, per costruire anche un gabinetto dentro un ministero chiedono prima le credenziali alla ditta appaltatrice, mentre qui affidarono la costruzione di un aeroporto nazionale a un ex colonnello dell'aviazione che il giorno prima aveva costituito una società.  A pochi  mesi dall'inaugurazione le piste dell'aeroporto sono sprofondate, e nell'aria si sente puzza di marcio. Il terreno nei vari passaggi è stato pagato il doppio di quello che aveva chiesto il principe Torlonia, e tutti i lavori erano stati dati in appalto a 10 ditte che facevano tutte capo alla società dell'ex colonnello  che le aveva in questa circostanza create col sistema delle scatole cinesi. L'inchiesta della commissione terminerà a gennaio del prossimo anno (e ci ritorneremo su). Ma già una frase - data alle stampe alla vigilia di Natale- che scagiona la moglie di un ministro coinvolto è abbastanza significativa di come verrà portata a termine questa commissione d'inchiesta.
"sarebbe stato preferibile, escluso ogni profilo di illecità, che l'onorevole Pacciardi avesse svolta azione per dissuadere la propria consorte dall'acquistare un appartamento dal titolare dell'impresa immobiliare impegnata nella costruzione dell'aeroporto"
(Comun. Ansa, del 23 dicembre, ore 23.54)
Che non era una impresa immobiliare ma era una società immobiliare ex novo fondata dal solito ex colonnello. E quanto a quell "all'acquistare" alcuni hanno espresso molti dubbi.

Era l'Italia del 1961. Sta appena iniziando la grande abbuffata.

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