ANNO 1943

( Settembre a Roma )

COSA ACCADDE A ROMA NELL'INTERO SETTEMBRE 1943

2 SETTEMBRE - Un decreto di Badoglio riconosce le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori.

Un accordo fra le organizzazioni degli industriali e quelle dei lavoratori prevede la costituzione delle commissioni interne nelle aziende.

Riunione del Comitato delle opposizioni. Bonomi è a conoscenza delle trattative italiane con gli Alleati. Si approva un lungo odg in cui ci si appella direttamente al popolo e alle forze armate per promuovere la lotta contro i tedeschi sotto la guida dei partiti democratici.

3 SETTEMBRE - Si dà notizia dei primi sequestri di beni disposti dalla commissione per gli illeciti arricchimenti. Tra gli altri sono colpiti: Giuseppe Bottai, Galeazzo Ciano, Roberto Farinacci, Edmondo Rossoni, Achille Starace.

4 SETTEMBRE - Nella mattinata il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Adelchi Baratono, a nome di Badoglio chiede a Bonomi di non pubblicare l’odg approvato il 2 settembre dal comitato delle opposizioni perché creerebbe tensione con i tedeschi dislocati in prossimità di Roma.

Nel pomeriggio il Comitato delle opposizioni accetta la richiesta e decide la costituzione di un comitato esecutivo che poi diverrà comitato militare.

6 SETTEMBRE - In una riunione del Comitato delle opposizioni con i commissari delle confederazioni sindacali si esclude il ricorso allo sciopero generale e all’insurrezione popolare, attendendo la proclamazione dell’armistizio, che si auspica coincida con lo sbarco alleato.

7 SETTEMBRE - Sbarcati clandestinamente a Gaeta (Lt e trasferiti in autoambulanza, giungono a Roma il generale Maxwell Taylor e il col. William Gardiner per verificare le condizioni di uno sbarco di paracadutisti americani a Cerveteri e Furbara, a nord di Roma, e contribuire alla difesa della città dai tedeschi in occasione dell’annuncio dell’armistizio (operazione "Giant").

Il generale Vittorio Ambrosio, capo di stato maggiore generale, che li dovrebbe ricevere, è a Torino (a fare un trasloco, in previsione di quanto deve accadere, a salvare il salvabile). Il sottocapo, generale Francesco Rossi, non si sente autorizzato a decidere in sua assenza. Il presidente del consiglio chiede di ritardare di qualche giorno la proclamazione dell’armistizio. Constatata l’impossibilità di sottrarre gli aeroporti al controllo tedesco, l’operazione "Giant" è revocata.

Hermann Rahn è nominato ambasciatore tedesco a Roma.

8 SETTEMBRE - Alle 12, 130 quadrimotori americani del tipo B 17 (fortezza volante) e B 24 (liberator) bombardano Frascati. Le ondate si susseguono per due ore. Principale obbiettivo villa Torlonia, dove è insediato il quartier generale dell' armata tedesca che, assieme agli italiani, ignari dell' armistizio firmato a Cassibile già da cinque giorni, contrasta gli angloamericani sbarcati in Sicilia tra il 9 e il 10 luglio , i quali , attraversato lo stretto di Messina il 17 agosto, stanno avanzando lungo le strade calabre verso la Lucania e la Campania.     

Il bombardamento di Frascati fa seguito all' altro che colpì il 19 luglio anche Roma, con terribili consuenguenze tra la popolazione, specialmente nel quartiere San Lorenzo. Questa volta, a Frascati, i morti tra i civili sono almeno 500. Albert KESSELRING , il comandante in capo tedesco, non ha corso alcun pericolo. Non era a villa Torlonia, centrata da una bomba ( i servizi per le telecomunicazioni, i piu' importanti della Wehrmact in Italia, riamsti però intatti). Potrà dirigere con efficienza assieme a Rommel - comdante nel nord Italia, l’operazione "Alarico", denominazione convenzionale del piano di occupazione militare del nostro Paese e dell’ attacco alle nostre truppe in patria, in Jugoslavia, in Grecia, Albania, Dodecanneso..

Alle 16.30 Eisenhower, comandante alleato dello scacchiere Mediterraneo, annuncia da Radio Algeri che l'Italia si è arresa senza condizioni (notizia "battuta" mezz'ora prima dall' agenzia Reuter).

Alle 19.45 le stazioni radiofoniche de l' EIAR diffondono da Roma la riproduzione di un disco con la voce incisa dal maresciallo Pietro Badoglio, capo del governo: annuncia l'armistizio ( la cui firma era avvenuta segretamente a Cassibile 5 giorni prima). Badoglio ordina di cessare le ostilità contro le forze angloamericane ma di reagire "ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza".

Tre quarti d'ora dopo un reparto di paracadutisti tedeschi investe sulla via Ostiense il caposaldo numero 5 presidiato dai granatieri al ponte della Magliana, nei pressi di un deposito di carburante, in località Mezzocamino. E' l'inizio della battaglia per Roma. Al caposaldo giungono rinforzi di carabinieri e agenti della PAI (Polizia Africa Italiana). La postazione è perduta e ancora rinconquistata. Cadono 38 italiani e 22 tedeschi. L'attacco tedesco si estende a ponte Galeria, e sulla sinistra del Tevere verso l' EUR, il Laurentino, la Cecchignola.

Per difendere la capitale, il comando italiano dispone di otto divisioni ma a ranghi ridotti e già provate su vari fronti di guerra: "Granatieri di Sardegna", "Piave", "Centauro", "Ariete", "Piacenza", "Sassari", ma due, "Lupi di Toscana" e "Re" ancora lontane, in marcia verso Roma, precedute però da tre battaglioni disponibili all' impiego immmediato. Due le divisioni in piena efficienza, la "Piave" e l' "Ariete". Con i reparti dei carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia e della P.A.I. (polizia Africa Italiana) fanno in tutto circa 60.000 uomini.

KESSELRING può contare su 12 mila uomini da settimane pronti ad agire dalle basi attorno a Roma, acquartierati a Nettuno, Ladispoli, sui Colli Albani e sui Castelli Romani e in posizioni strategiche anche per controllare la Cassia e la Nomentana. 14 mila paracadutisti sono stati aviotrasportati dalla Francia a Pratica di Mare, in parte accasermati ad Ostia. Sono i primi a muoversi. A Viterbo, inquadrati nella divisione "Panzergranadieren", si trovano 24 mila soldati con 350 carri armati.

Con l'arrivo dei paracadutisti a Pratica di Mare, il comando germanico ha vanificato il piano alleato che prevedeva l' occupazione degli aereoporti vicino a Roma da parte delle forze armate italiane per assicurare l'atterraggio, in coincidenza con l'annuncio dell' armistizio, ad una divisione aerotraportata americana (operazione conseguentemente annullata la notte tra il 7 e l’8 settembre dal quartier generale alleato).

La tempestiva occupazione di Roma costituisce uno dei momenti essenziali per la riuscita del piano "Alarico" predisposto personalmente da Hitler. Obbiettivi: disarmare il nostro esercito, farlo prigioniero, punire duramente il popolo italiano.

9 SETTEMBRE - All' alba, Vittorio Emanuele III, la famiglia reale con il principe ereditario, il capo del governo maresciallo Pietro Badoglio, la maggior parte dei ministri e alcuni alti ufficiali, lasciano Roma. Il corteo d' auto è diretto a Chieti, per poi portarsi nel porto di Pescara, qui imbarcarsi e raggiungere Brindisi. Non sono intercettati dai tedeschi che, a quanto dirà Umberto di Savoia, tolgono i posti di blocco appena in vista della colonna e presentano le armi. Il re e il seguito possono così imbarcarsi a notte alta ad Ortona sul cacciatorpediniere Baionetta che li porterà a Brindisi solo da qualche ora liberata dagli Alleati.

Mentre il re abbandona la capitale (e la lascia a suo genero Calvi di Bergolo, che poi consegnerà il 10 sera Roma ai tedeschi e ne diventerà governatore) si intensificano i combattimenti. I soldati italiani -cui si sono uniti gruppi di civili, anche numerose donne (51 sono uccise tra il 9 e il 10 settembre)- resistono all'urto alla Montagnola, alla Magliana, lungo la via Ostiense. Sulla via Ardeatina e Prato Smeraldo subiscono il bombardamento dell' artiglieria pesante. Solo verso sera saranno costretti a ripiegare cedendo le posizioni sulla via Appia, sulla Casilina e la Prenestina.

Alle prime luci del giorno i tedeschi attaccano i presidii di Velletri, Genzano, Ariccia, Albano. Ad Albano un gruppo di fascisti guidati dal ex segretario del fascio locale, Leonardo Bellagamba, affiancano i soldati germanici nell' assalto della villa comunale, dove sono asserragliati i soldati italiani. A Monterotondo accade il contrario. Un battaglione di paracadutisti lanciati sul paese, ove è insediato l’ alto comando dell' esercito italiano, è annientato da un reparto della divisione "Piave" cui da' man forte la popolazione armata di bastoni e fucili da caccia.

La resistenza opposta alle unità tedesche è tanto accanita da far temere a KESSELRING la sconfitta e la cattura dell' intero comando di Frascati (secondo le memorie di Eugenio Dolmann). Questo nelle prime ore, ma a metà della mattinata l'iniziativa ritorna in mano ai tedeschi. Gli italiani non seguono una strategia coerente, le loro forze si sono frazionate, una parte consistente è in trasferimento ad est della città, mentre il centro della battaglia si trova tra l' Ardeatina e l' Ostiense. E' evidente che agli italiani manca un' efficace azione di comando sostenuta da un sistema di collegamento affidabile. I comandanti di divisione, ma anche quelli minori, di battaglione, compagnia, debbono agire d' iniziativa, privi di informazioni sull' andamento complessivo della battaglia, mentre i tedeschi si muovono in modo coordinato, a contatto tra loro attraverso gli apparecchi di comunicazione portatili e con il quartiere generale. Nella sede del comando supremo italiano, in via XX Settembre, i pochi alti ufficiali rimasti non sono in grado di far fronte alla situazione, sia per deficienza tecnica nelle comunicazioni, sia per la mancanza di un vero responsabile delle operazioni dotato di autorità. Si impegnano soprattutto a distruggere documenti e a prepararsi una personale via di fuga. A Monterotondo è istallato il centro operativo dello stato maggiore, con a capo Roatta il quale fa la spola con via XX Settebre rendendosi per lunghi intervalli di tempo irreperibile.

Il piano di difesa si dimostra inefficace, amche perchè sconvolto dall' invio a Tivoli di due divisioni, l' "Ariete" comandata da Cadorna e la "Piave" da Tabellini. L' ordine era stato impartito dal capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio e dal capo di stato maggiore dell' esercito Mario Roatta per proteggere la colonna del re e Badoglio diretta a Pescara a scapito, come apparve subito, della difesa dai tedeschi sulle due direttrici da loro predisposte per l'attacco: da sud e da nord e non da est.

Le due divisioni, l'"Ariete", corazzata, la "Piave" motorizzata, venivano praticamente distolte dai punti strategici difensivi. Gli ordini di puntare su Tivoli, la cui esecuzione era prevista nella notte tra l' 8 e il 9, erano subito apparsi senza senso, tanto che i due copmnadnti di divisione Cadorna e Tabellini, non informati del vero scopo, ne avevano ritardato l' esecuzione, inviando in avanguardia a Tivoli solo alcuni reparti. La mattina del 9 l' "Ariete" si scontra quindi con la Terza divisione corazzata tedesca prima a Monterosi poi nei pressi di Bracciano, costringendo il nemico a ripiegare con gravi perdite. Ma non è possibile sfruttare il successo. Il contrordine di mantenere le posizioni arriva mentre lo spostamento della forza corazzata è gia in corso. L'inversione di marcia si rivela troppo tardiva per avere efficacia.

Nella stessa mattina del 9, i partiti del "comitato nazionale delle correnti antifasciste" si riuniscono per costituisi in C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale). Lo compongono: Mauro Scoccimarro, Giorgio Amendola e Giovanni Roveda per il Partito Comunista; Alcide De Gasperi, Giovanni Gronchi e Giuseppe Spataro per la Democrazia Cristiana; Pietro Nenni, Giuseppe Romita e Sandro Pertini per il Partito Socialista di Unità Proletaria, Riccardo Bauer, Ugo la Malfa e Sergio Fenoaltea per il Partito d' Azione; Manlio Brosio, Alessandro Casati e Leone Cattani per il Partito Liberale; Bartolomeo Ruini e Giovanni Persico per il Partito Democratico del Lavoro (alla riunione mancano Manlio Brosio, rappresentato da Antonio Calvi e Sandro Pertini da Mario Zagari).

Altri gruppi e movimenti si formeranno al di fuori del CLN: il Fronte Militare Clandestino, emanazione diretta del governo Badoglio insediato a Brindisi; il Movimento Comunista d' Italia che formerà con altri -socialisti, comunisti cattolici (cattolici comunisti e cristiano sociali), anarchici, repubblicani e apolitici- il raggruppamento armato Bandiera Rossa (dal nome del giornale del M.C.d'I.); altre formazioni minori che, in unione con Bandiera Rossa, riterranno irrinunciabile la pregiudiziale repubblicana, accantonata invece dalla maggioranza del CLN (tranne che dagli azionisti che manterranno la riserva sino alla liberazione di Roma e alla nomina del governo Bonomi).

Bandiera Rossa sarà la formazione piu' numerosa della Resistenza romana, subendo anche le perdite maggiori, 187 caduti in combattimento o fucilati, 1183 uomini e donne in armi, 685 ausiliari (ufficialmente riconosciuti, ma il numero è certamente superiore).

10 SETTEMBRE - Alle prime luci dell' alba arrivano ordini dal comando supremo di cessare il fuoco (pare da Roatta, il fonogramma non è firmato) . Alcuni reparti rientrano nelle caserme, altri, come i granatieri di Sardegna, continuando a combattere. Ordini e contrordini si sussegono. Chi giudica impossibile sostenere la lotta senza adeguate riserve specialmente di munizioni, chi teme che la città venga rasa al suolo dalla Luftwaffe, come minaccia KESSELRING , e ritiene che sia doveroso arrendersi per evitarlo, chi decide la resistenza ad oltranza, sino all' ultimo uomo. La bandiera bianca issata a mezzogiorno da un reparto italiano a Porta San Paolo è tolta quasi subito da altri soldati. Scontri al Testaccio, a San Saba, alla Passeggiata Archeologica, a Porta San Giovanni dove i tranvieri hanno sbarrato i fornici con le vetture, a via Sannio, Largo Brindisi, lungo la via La Spezia, a Santa Croce in Gerusalemme, a Santa Maria Maggiore, in via Cavour, in via Nazionale, in via Gioberti. Combattimenti proseguono accaniti anche dopo la resa, firmata nel pomeriggio, alle 16, dai marescialli Caviglia e KESSELRING . La sera entro la stazione Termini, il maggiore Carlo Benedetti con 13 soldati e numerosi civili difende il convoglio che, attestato sul terzo binario, ospita un comando operativo. Gli italiani hanno le armi individuali, i tedeschi una mitragliera da 20mm. Alle 21 tutto è finito. Questo combattimento, l'ultimo per la difesa di Roma, si è concluso con la morte di 6 militari e 41 civili, dei quali 8 sconosciuti. Qualche scontro si avrà però anche nella mattina dell' 11, ultimi sussulti di gesta eroiche e sfortunate.

I caduti per la difesa di Roma, identificati, in città e a Monterotondo, Albano Laziale, Monterosi e Manziana, sono: militari 659; civili 70 uomini e 51 donne; 114 non si sa se militari o civili, 88 non identificati. Altri caduti i cui nomi sono rimasti ignoti: 14 a Monterotondo, 15 a Monterosi, 15 a Manziana. Complessivamente, dunque, 703 uccisi durante i combattimenti, 1800 feriti. Perdite germaniche: 109 morti, 500 feriti.

La sera stessa del 10 settembre, in base agli accordi tra KESSELRING e Caviglia, il generale Carlo Calvi di Bergolo, genero di Vittorio Emanuele III (!!!), è nominato governatore di Roma, riconosciuta "città aperta" da entrambe le parti, confermando quindi la dichiarazione di Badoglio risalente al 15 agosto, ma rimasta unilaterale, e quindi non operante, non avendo avuto, allora, l'assenso degli angloamericani e del comando germanico. Città aperta, per risparmiarne il patrimonio monumentale e artistico e rispettarne la funziome storica e sacra di centro della Cristianità. In quanto tale, secondo i patti, rigorosamente priva di apprestamenti e contingenti militari.

Calvi di Bergolo avrà ai suoi ordini la divisione "Piave", per mantenere l' ordine pubblico e per i servizi civili da prestare alla popolazione. Ma sin dal primo momento i tedeschi non rispettano l' impegno. Roma diventa base operativa per far sostare le truppe da e verso il fronte e centro nodale delle telecomunicazioni. Occupano subito caserme, molti edifici scolastici e le strutture pubbliche con reparti di SS e della Whermacht. In tada serata e durante la notte soldati tedeschi si introducono anche in numerose abitazioni private. Armi alla mano si impadroniscono di danaro e oggetti preziosi.

11 SETTEMBRE - Scontri tra carabinieri della "Legione Allievi" e del "Gruppo Territoriale" e tedeschi che li vogliono disarmare, in via del Gasometro, sul ponte Margherita, in via Nazionale. Muoiono 5 giovanissimi militari dell' Arma.

Il maresciallo KESSELRING proclama l' Italia centrale e meridionale soggetta alle leggi di guerra della Germania, una grande retrovia del fronte dove tutto va considerato al servizio della Wehrmacht.

Il generale Calvi di Bergolo, su richiesta e a nome dei tedeschi, ordina a tutti i militari italiani sbandati di presentarsi nelle caserme per consegnare le armi individuali o di qualsiasi altro tipo siano in possesso. Pochi rispondono.

Soldati e patrioti civili, cui si uniscono anche ex prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento, formano invece bande partigiane nei dintorni di Roma. In città organizzano, spontaneamente, o per iniziativa dei partiti e movimenti antifascisti, gruppi di sabotaggio e di guerriglia.

Incessanti e capillari sono i rastrellamenti di militari italiani da deportare. Vengono istituiti campi di raccolta sorvegliati dalle SS nei dintorni di Roma, il principale a Pratica di Mare, in attesa dei carri bestiame ferroviari con i quali avviare, piombati, i prigionieri ai lager, gli ufficiali principalmente in Polonia, i soldati in Germania.

12 SETTEMBRE - I paracadutisti del generale Student liberano Mussolini, agli arresti ( dopo alcune pregrinazioni iniziate il 26 luglio) nell' albergo di Campo Imperatore sul Gran Sasso. I carabinieri che hanno in custodia il duce, ammoniti da un loro generale che, obbligato a seguirli, i tedeschi fanno avanzare sotto la minaccia delle armi, non reagiscono. Trasportato con un aereo "cicogna" a Pratica di Mare, Mussolini raggiungerà con un bimotore Hitler nel quartier generale di Rastemburg, nella Prussia Orientale.

Manifesti affissi dai tedeschi vietano scioperi e disordini, i trasgressori saranno fucilati. Sino a nuovo ordine è abolita la corrispondenza privata, i telefoni sono posti sotto controllo.

14 SETTEMBRE - Hitler dal suo quartier generale dichiara che la punizione che spetta all' Italia servirà da monito al mondo intero.

Il generale Calvi di Bergolo avverte la popolazione che chi verrà trovato con un arma a partire dalla mezzanotte del 15 settembre sarà immediatamente fucilato.

I tedeschi sequestrano 41 casse di documenti al Ministero degli Esteri.

La maggior parte delle linee tramviarie è resterà bloccata per carenza di energia elettrica. L' erogazione del gas è limitata dalle 7 del mattino alle 7.30, dalle 11.30 alle 14 e dalle 19.30 alle 20.30. La vendita di carne è sostituita con uova razionate.

15 SETTEMBRE - Mussolini parla da radio Monaco agli italiani. Annuncia che sarà a capo della Repubblica Sociale, a fianco della Germania di Hitler.

16 SETTEMBRE - Il maresciallo Ugo Cavallero è rinvenuto suicida in un albergo di Frascati. Questa la versione delle autorità germaniche, ma la morte del generale è storicamente attribuita ai tedeschi, anche se mancano prove certe.

Aerei alleati sganciano bombe sul quartiere della Magliana.

17 SETTEMBRE - I cittadini svizzeri debbono avere sulla porta di casa lo stemma nazionale, fornito dall' ambasciata, che li dichiara appartenenti ad uno stato neutrale.

Palazzo Wedekind è la sede ufficiale dei fascisti romani, inaugurata da Pavolini.

19 SETTEMBRE - Il maresciallo KESSELRING invita gli italiani ad approffittare delle "favorevoli" condizioni di lavoro in Germania.

E' proibito transitare nella zona compresa tra le vie Manzoni, Carlo Felice, Santa Croce in Gerusalemme.

L' ufficio culturale dell' ambasciata tedesca, in via Tasso, diventa sede della Gestapo e delle SS al comando di Kappler, luogo di reclusione e di tortura dei detenuti politici, le stanze adibite a cella, con le porte a spioncino (dopo qualche giorno saranno murate le finestre).

20 SETTEMBRE - Pilo Albertelli e Giovanni Ricci, delle squadre partigiane del Partito d'Azione, fanno esplodere un ordigno nella caserma della ricostituita milizia fascista, in via Eleonora Duse, ai Parioli, provocando numerosi morti e feriti (ma il cui numero viene taciuto dal comando tedesco). E' il primo atto di guerriglia in città .

Le SS di impadroniscono della intera riserva aurea italiana custodita nella Banca d' Italia in via Nazionale: 118 tonnellate.

L' accesso esterno delle abitazioni deve essere sbarrato alle 20.

21 SETTEMBRE - Manifesti ordinano ai civili la consegna anche dei fucili da caccia, entro 24 ore, pena la morte.

E' pubblicato il bando di precettazione al lavoro obbligatorio che prevede la chiamata di 16 mila 400 romani.Gli appartenenti a cinque classi, dal 1921 al 1925, dovranno presentarsi entro il 25 settembre per essere avviati in Germania o impiegati in opere di apprestamento militare.

A Torre di Palidoro è fucilato dai tedeschi il vicebrigadiere dei carabinieri Salvo d' Aquisto. Si era offerto in cambio della vita di 23 civili, presi in ostaggio dopo che due soldati della Wehrmacht erano stati colpiti, uno a morte, l' altro ferito, da una bomba da loro stessi fatta scoppiare mentre frugavano in una cassa della stazione locale della Guardia di Finanza.

Il tenente colonnello delle SS Herbert Kappler arresta la principessa Mafalda di Savoia figlia di Vittorio Emanuele III, moglie di Filippo D' Assia. Morirà nel campo di Buchenwald.

Si installano nel Palazzo Braschi, per farne sede di una speciale squadra fascista di polizia dedita a rapine, vessazioni, e uccisioni di antifascisti, di ebrei, e di persone del tutto estranee, ma da vessare e taglieggiare, Pino Bardi, Giglielmo Pollastrini, Carlo Franquinet.

23 SETTEMBRE - Mussolini proclama l' istituzione della Repubblica Sociale Italiana; sede della presidenza del consiglio dei ministri sarà Salò sul lago di Garda.

Invitato a giurare fedeltà alla Repubblica Sociale, il generale Carlo Calvi di Bergolo rifiuta. E' arrestato e avviato al Nord per essere deportato in Germania con altri ufficiali che ne hanno seguito l' esempio. La divisione "Piave", che occupa il liceo Giulio Cesare in corso Trieste -già incaricata di mantenere l' ordine nella "Città Aperta" agli ordini di Calvi di Bergolo- viene sciolta, ufficiali e soldati disarmati, da deportare se non entreranno nelle fila nazifasciste.

Il colonnello del genio Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, alle dirette dipendenze di Calvi di Bergolo, riesce a sfuggire alla cattura allontanandosi in abiti borghesi dal palazzo del Ministero della Guerra in via XX Settembre. Sarà a capo del Fronte Militare Clandestino sino 25 gennaio 1944, quando verrà arrestato, tradito da un delatore. Morirà nella strage delle Ardeatine.

Il colonnello Menotti Cheli è nominato dal comando germanico, al posto di Calvi di Bergolo, responsabile militare e civile della "Città Aperta di Roma, sostiuito in seguito dal genale Chirieleison..

24 SETTEMBRE - Il generale Umberto Presti assume la carica di capo della polizia della "Città Aperta di Roma", organizzazione che sositituisce il governatorato e il comando militare piazza italiano ma dipendente dal comandante militare tedesco.

La attività del comando della "Città Aperta di Roma" è quanto mai singolare, per l'aiuto dato da alcuni suoi componenti alla stessa Resistenza, ma anche per i servizi resi ai tedeschi dai vertici dell' organizzazione con servilismo e viltà. Dal comando di "Città Aperta di Roma dipendono i reparti della Guardia di Finanza e della P.A.I. (Polizia Africa Italiana). Spetta a tale comando fornire i plotoni per eseguire le sentenze capitali pronunciate dai tribunali fascisti e nazisti ( compito affidato principalmente alla P.A.I).

La polizia ha scontri con i partigiani durante la notte, in piazza Fiume e nella zona di San Giovanni

25 SETTEMBRE - Al bando di precettazione obbligatoria emesso il 21 settembre si presentano 455 lavoratori sui 16.400 previsti.

26 SETTEMBRE - Kappler ordina alla Comunità israelitica di consegnare 50 chili d' oro entro 48 ore, altrimenti tutti gli ebrei romani saranno deportati .

28 SETTEMBRE - Ricevuto l' oro, consegnato all' ambasciata tedesca, Kappler si reca nei locali della Comunità, si impadronisce del danaro ivi custodito e dei registri ove sono riportati nomi ed indirizzi degli ebrei romani.

30 SETTEMBRE - Un alto prelato del Vaticano, l'irlandese Huges O'Flaherty, forma con l'ambasciatore inglese presso la Santa Sede Francis d' Arcy Godolphin Osborne e il conte Sarfield Salazar un' organizzazione che assume la denominazione "Consiglio dei Tre", per aiutare i militari alleati fuggiti dai campi di concentramento a nascondersi a Roma e nelle zone circostnti o ad attraversare le linee per raggiungere le zona occupate dagli angloamericani.

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