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CRONOLOGIA

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( QUI TUTTI I RIASSUNTI )  RIASSUNTO ANNO 1939 (5)
LE ORIGINI DELL'ASSE

Invece di dare interpretazioni (le posteriori sono facili a farsi), ci atteniamo ai testi ufficiali dell'anno XVIII (11-12-1940) - Integrali.
Sono di parte, ma di parte diventano solo dopo; al momento questa era l'informazione, tutta consenziente.
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Nella fitta rete degli avvenimenti, di cui è intessuta la storia delle relazioni internazionali, non pochi ti è dato trovarne, dei quali gli uomini politici facevano gran conto nel calcolo dei loro interessi, ma che, al tuo occhio lontano, appaiono ormai senza rilievo sull'uniforme volgere del tempo; altri invece vengono per te in netto risalto, superando di gran lunga le aspettative che avevano potuto suscitare. Gli è che gli uomini sono soliti giudicare proiettando nel futuro questa situazione d'interessi che è legata, nei suoi sviluppi, ad un passato troppo vicino per essere da loro consapevolmente conosciuto.
Tu diventi consapevole del passato, quando arrivi a riconoscerlo come tale nel tuo presente, cogliendo i due termini nel distacco che te li contrappone: tra l'uno e l'altro di essi è la zona incognita del presente che si fa passato, della cronaca che non è ancora divenuta storia.
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LE ORIGINI DELL'ASSE

Per chi risalga il corso della politica dell'Asse verso le sue origini, lo trova simile ad un fiume che, avanti di raggiungere l'aperto piano dove si è scavato l'alveo che poi varrà anche a contenere le sue acque, discende con diverso impeto per un incerto cammino, tanto che verso la sorgente ti accade per fino di perderne le tracce. Pure, se ne studi attentamente l'alto corso, puoi ritrovare la continuità ancor dove sembrava smarrita: e quella polla, che sta ad indicarti il suo incerto principio, troverai non essere altro che la prima rivelazione di tutta l'acqua che vena il monte di mille sorgive.
Le origini della politica dell'Asse sono riconducibili a quella profonda crisi europea che, dopo il convegno di Stresa, ha contrapposto l'Italia all'Inghilterra prima, ed alla Francia poi.

Durante la campagna etiopica e poi l'intervento in Spagna, l'Italia e la Germania riconobbero una coincidenza d'interessi che si allargava oltre tutti i motivi di diretto contrasto che potevano presentarsi tra i due Paesi. Questo riconoscimento non fu d'immediato intuito e neppure di razionale evidenza è stata piuttosto la continuata esperienza dei fatti a scoprire i nessi di un'azione continua tra l'Italia e la Germania. Non è a credere che la politica dell'Asse sia stata fondata fin da quei contatti non ancora ufficiali che, nell'autunno del '35, stesero i primi incerti fili di un così vasto ordito; perché dovrà passare un anno avanti che il nostro Ministro degli Esteri si rechi a Berlino per appurare la consistenza di quella coincidenza di vedute, che si era già affermata nell'azione politica dei due governi non ancora concertata di comune accordo.

Un anno di rapide vicende, che portarono l'Italia ad impegnarsi in un complesso gioco europeo : nel quale gli interessi di una politica di « prudenza » nazionalistica finiscono per colorarsi variamente alla luce di irresistibili motivi ideologici. L'Italia aveva vantato, contro il veto dei Paesi conservatori soddisfatti, il suo diritto alla conquista africana con la voce di una Potenza proletaria ; l'impresa espansionistica era stata sostenuta sul piano di una giustizia distributiva internazionale : tuttavia restava la possibilità che il successo arrestasse la politica italiana in difesa delle posizioni appena conquistate.

Fu il conflitto spagnolo a riaccendere tutti i motivi di contrasto ideologico, rendendo impossibile ogni compromesso perché la guerra di Spagna estenuò, nei suoi lunghi sviluppi, ogni possibilità di accordo tra due contendenti che avevano finito per riconoscersi, più che avversari, nemici. Nei lunghi mesi che segnarono le fasi del conflitto spagnolo, l'Italia dovrà ammettere l'irriducibilità delle Democrazie, che essa stessa ha sfidato per accelerare l'evoluzione dell'equilibrio europeo su di una nuova base di più sicura stabilità e di maggiore giustizia nei suoi confronti. Questa irriducibilità democratica confermerà all'Italia ed alla Germania i vincoli di solidarietà che legavano in un solo destino due popoli e due rivoluzioni.

Finché la guerra era rimasta circoscritta in un lontano settore africano, l'Italia aveva anche potuto da sola sostenere temporaneamente in Europa una difficile posizione difensiva : ma l'accendersi della lotta sul Continente, con sviluppi d'incerta durata, non poteva ritrovare l'Italia ancora sola in una posizione che non era più soltanto difensiva; d'altra parte, eliminata la possibilità di un «onorevole compromesso», una sconfitta dell'Italia fascista avrebbe sconvolto a tal punto l'equilibrio europeo da far rovinare anche quella politica della revancho per gradi successivi, intrapresa dal Governo tedesco ai margini di un minimo. di stabilità continentale.

La propaganda democratica aveva mobilitato l'opinione pubblica internazionale in una campagna antifascista, il cui eventuale successo in Spagna avrebbe potuto aver delle profonde ripercussioni nella vita interna di molti Paesi europei.

Quando nell'ottobre del 1936, durante i colloqui berlinesi del Conte Ciano, la politica di collaborazione italo-tedesca ebbe la sua prima definizione ufficiale, a Parigi, non meno che a Londra, sembrò facile svalutare l'accordo dimostrandone, con la carta d'Europa alla mano, l'effimera consistenza.
Con gli indici puntati sulla frontiera del Brennero e lungo tutto il corso del Danubio, pareva facile prevedere i numerosi inevitabili motivi di contrasto che avrebbero dovuto spezzare quanto prima la nuova alleanza; la quale venne subito giudicata come il futuro prezzo che l'una o l'altra parte avrebbe, al più presto, negoziato per l'amicizia delle due Potenze occidentali.

Quali dei due dittatori, avrebbe, per primo, venduto ai suoi nemici il recente alleato? Già da Parigi si gratificavano consigli alla sorella latina, quando l'inizio delle conversazioni italo-britanniche per un accordo nel Mediterraneo fece credere al declino della stella del Terzo Reich; tanto che, facendo già assegnamento su di un'imminente crisi tedesca, lo stesso Blum, allora Capo del governo francese, in un'intervista concessa ad un diffuso quotidiano londinese, offriva l'aiuto della Francia per la pronta ricostruzione dell'economia tedesca, chiedendo, naturalmente, in corrispettivo sicure garanzie di un effettivo disarmo. Lungamente Francia e Inghilterra hanno giocato al ribasso sulle azioni dell'Asse Roma-Berlino facendo vista, dapprima, di non volersi neppure impegnare eccessivamente: quindi, impegnandosi sempre di più man mano che la posta si faceva più importante. Quante energie, quanto prestigio fu da esse sacrificato inutilmente in questo rovinoso gioco al ribasso, mentre le azioni dell'Asse continuavano a guadagnare dei punti, anche a motivo della cointeressenza e delle garanzie che erano state prestate dal Giappone.

L'errore, il più grave errore delle due Potenze occidentali non è stato tanto di sopravvalutare certe ragioni di contrasto che potevano esistere tra l'Italia e la Germania, quanto di non considerare a sufficienza le possibilità d'intesa di due Capi, capaci di calcolare freddamente il dare e l'avere di ogni loro partita. Né Mussolini né Hitler ignoravano l'importanza della «questione austriaca» e le difficoltà che un'azione comune poteva incontrare nel settore danubiano-balcanico per esigenze di prestigio politico e di espansione economica; ma sia l'uno che l'altro avevano ben compreso quale imperdonabile errore sarebbe stato quello di logorarsi reciprocamente su degli obiettivi così limitati: le grandi possibilità che erano aperte alle due giovani Potenze in via di espansione.

Mentre l'Italia e la Germania venivano -coltivando la loro collaborazione su questo terreno della coincidenza degli interessi nazionali e dell'analogia delle ragioni ideologiche, l'Inghilterra accentuava il suo interessamento per le polemiche continentali tentando di lusingare or l'una or l'altra delle due Potenze totalitarie con la troppo palese mira di separarle e poi ridurle singolarmente, per amore o per forza, a più miti consigli.

Ancora nel marzo del 1936, allorché le bocche da fuoco del nuovo esercito tedesco si affacciarono sul Reno, di fronte all'impotente agitazione della Francia, l'Inghilterra diede prova di un'estrema serenità. Per vero il suo interessamento era distratto altrove dal rapido evolversi della campagna etiopica: allora Londra cercava di convincere Berlino di quanto fossero preziosi per la politica tedesca i favori di S. Maestà Britannica.

Ma quando, successivamente, il Terzo Reich diede a vedere chiaramente di essere soltanto all'inizio delle sue rivendicazioni e quando, più tardi, la collaborazione italo-tedesca prese a consolidarsi in un valido asse centro-europeo, il Governo inglese spero di trovare nell'Italia, reduce da una vittoriosa ma dispendiosa campagna coloniale, una più interessata comprensione: questa speranza alimentò le conversazioni che dovevano portare al “gentlemens' agreement” mediterraneo.
Anche questo tentativo di scalzare l'amicizia italo-tedesca doveva restare deluso per la solidità del fulcro meridionale dell'Asse Roma-Berlino il “gentlemen's agreement” passò in archivio e si ebbe un nuovo inasprimento nelle relazioni italo-britanniche.
Col sopraggiungere dell'estate seguirà un'altra schiarita; torneranno a sentirsi ai Comuni delle dichiarazioni governative favorevoli all'Italia, alle sue esigenze di grande Potenza. Gli è che von Neurath è venuto a Roma per preparare una grande manifestazione che dovrà accrescere l'amicizia italo-tedesca nelle dichiarazioni dei due Capi davanti al popolo berlinese.

Mussolini andrà a Berlino : in quelle giornate, rese trionfali dalla travolgente accoglienza di tutto il popolo tedesco, viene decisa la firma di un primo protocollo di collaborazione politica tra la Germania e l'Italia, per l'inserzione di quest'ultima nel patto anticomunista concluso l'anno prima con il Giappone.

Il patto anticomunista germano-nipponico, nonostante la sua parvenza eminentemente ideologica, aveva tutto il significato di un accordo antirusso di mutua assistenza tra la Germania ed il Giappone. Non già che questo patto nascondesse necessariamente delle mire espansionistiche antirusse, giacché per la Germania esso era anzitutto un primo consistente passo per contrapporsi alla morsa del patto franco-sovietico; e per il Giappone una valida garanzia per i propri feudi già disseminati, o ancora da disseminare, nel vasto territorio cinese. Questo patto germano-nipponico fu concluso proprio mentre veniva ad essere forgiata l'altra leva della politica estera tedesca: l'Asse Roma-Berlino, il cui favorevole funzionamento verrà a togliere non poco rilievo all'intesa antibolscevica, che lascerà per qualche tempo la ribalta internazionale.

Ma il successo dell'Asse Roma-Berlino doveva portare logicamente alla sua congiunzione con l'altro asse germano-nipponico in un patto tripartito, il cui più profondo significato politico esorbitava largamente dalle enunciazioni anticomuniste, che erano in esso espressamente contenute. Per l'aspetto ideologico di tale posizione, occorre chiarire a questo punto, che il fascismo nasce proprio dalla coscienza che la critica al liberalismo, che il socialismo ed il comunismo svolgono, non è che un'astratta negazione - impotente nel primo, violenta ma non meno impotente nel secondo -. Il fascismo si è posto come superamento di questa insufficienza critica del socialismo e del comunismo - ed in quanto la vuol superare si contrappone ad essi -, e da mera negazione tende a tradurla in una, vera e propria critica, attraverso la quale tutti i valori storicamente affermati dal liberalismo debbono trasvalutarsi in una nuova concezione, economico-politica, della società. Non sono pertanto elementi propri di questa dialettica, in cui si esprime la vera essenza rivoluzionaria del fascismo, né il socialismo né il comunismo: ad ambedue esso può contrapporsi, e nella realtà di fatto si è contrapposto, in difesa di quei valori che, nella sua posizione concretamente e validamente critica, non può semplicemente negare.

Infatti, nella loro campagna anticomunista l'Italia e la Germania affermano di erigersi a difesa della civiltà occidentale che l'ottusa coscienza politica delle vecchie Democrazie lasciava minacciare dalla violenza del sovversivismo.
Ma questo motivo, della difesa della civiltà occidentale, non era che il primo, più appariscente aspetto dell'intesa anticomunista: e, se sotto questa visuale sembrava potersi cogliere un irrigidimento del fascismo in un atteggiamento ideologico poco consono alle sue aspirazioni dinamiche, un motivo ben più profondo e schiettamente rivoluzionario era in realtà alla base di quella alleanza antibolscevica.

L'Italia fascista, la Germania hitleriana e l'imperialismo- nipponico erano già impegnati in una lotta serrata contro la politica egemonica imposta dalle grandi Democrazie. Anche la Terza Internazionale, d'altra parte, e con essa anche l'Unione delle Repubbliche Sovietiche Socialiste, mira al rinnovamento dell'ordine internazionale retto da Londra con l'aiuto di Parigi e di Washington, anche se con metodi e per fini diversi da quelli seguiti dall'Italia fascista e dalla Germania nazista.
La diplomazia delle Potenze democratiche ha cercato di sfruttare questo contrasto iniziale per favorire un urto tra le due ideologie rivoluzionarie - la fascista da un lato, la comunista da un altro - al fine di portarle al loro reciproco esaurimento per la piena riaffermazione del conservatorismo democratico. Ma questa tattica era legata alla necessità di mantenere a tale contrasto una certa condizione di equilibrio, nel cui vano tentativo di superamento avrebbero dovuto finire per logorarsi le due forze antagoniste senza che l'una riuscisse a sopraffare decisamente l'altra : ché da questo iniziale successo avrebbe potuto scaturire un altissimo potenziale d'urto violentemente rivoluzionario.

In un primo tempo infatti, era stata osteggiata l'attività del Comintern : quindi, poiché Germania, Giappone e Italia sembravano decise ad agire più risolutamente contro il bolscevismo, parve opportuno alle grandi Democrazie manifestare, invece, le proprie simpatie ed il proprio appoggio diplomatico alla Russia staliniana per ristabilire l'equilibrio turbato a suo giudizio.
Per parte loro l'Italia, la Germania ed il Giappone avevano accettato il gioco che veniva così loro offerto, ed avevano incominciato a condurre a fondo la lotta contro il comunismo. Naturalmente in questo urto tra le due ideologie ottenevano più vivo rilievo i dati di contrasto, ché era proprio su questi che facevano soprattutto leva le opposte propagande ma saranno poi questi medesimi i primi a logorarsi nella polemica, affinando in tal modo l'essenza più schiettamente rivoluzionaria delle rispettive posizioni.

Considerata sulla prospettiva di un così ampio e profondo sviluppo, la politica dell'Asse rivela fin dalle sue origini una continuità politica essenziale alla cui luce perdono ogni rilievo quegli aspetti contingenti, legati ad una particolare coincidenza di interessi, che hanno tratto la diplomazia democratica nell'inganno di credere alla possibilità di separare e poi contrapporre l'Italia alla Germania.
Questa collaborazione italo-tedesca era tanto più salda e tanto più sicura, quanto più sembrava imposta dalla cieca successione degli avvenimenti, perché, in realtà, al di sotto di questa, agivano dal profondo le forze politiche del rinnovamento internazionale. Non è stato un meccanico svolgersi di fatti a portare la politica dell'Asse fino al Patto d'acciaio e poi, più oltre, fino alla guerra, come forse potrebbero indurre a credere alcuni dati scelti tra quelli offerti dalla cronaca di questi ultimi cinque anni, ma fu la logica, -irresistibile oltre le cose ed oltre i singoli uomini, di una più profonda realtà rivoluzionaria.

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