ANNO 1937 (provvisorio)
63 ANNI FA

(seconda parte anno 1937)

L'ANNO 1937 inizia e non inizia. MUSSOLINI ha abolito la cerimonia del Capodanno, perch� non aveva pi� senso da quando l'anno fascista cominciava dal giorno della marcia su Roma. Starace redarguisce con le sue disposizioni coloro che "stupidamente continuano a considerare la fine dell'anno il 31 dicembre e non quello del 28 ottobre" .... " questa bieca tendenza � l'indice di una mentalit� conservatrice, tipicamente borghese e quindi non fascista".

Da questo momento molte date sono indicate abbinate, ma i pi� zelanti la mettono solo pi� con l'anno fascista in numeri "romani", e se Giulio Cesare aveva iniziato il suo calendario "giuliano" circa duemila anni prima, Mussolini iniziava ora il suo. L'accostamento con il grande imperatore non era casuale, "sui colli fatali era rinato l'impero millenario". Anzi Ojetti su Corriere della Sera, precisava " Esattamente duemila e duecento anni dalla prima guerra punica: 264 avanti Cristo" Il suggerimento del resto veniva dall'autorevole rettore dell'universit� di Roma, De Francischi.

In effetti il clima dopo i tre impetuosi e ridondanti  discorsi dal balcone di Palazzo Venezia dello scorso anno, con la conquista dell'Impero, le sanzioni, i progetti faraonici, e lo scampato pericolo di essere trascinati in un grande conflitto (Francia e Inghilterra quasi avallarono l'invasione e la conquista) aveva portato gli italiani a una felicit� senza eguali, tutti erano orgogliosi, superbi come non lo erano mai stati dai tempi di Adriano, Traiano, Diocleziano. 
L'Italia era del resto in questo momento tutta un cantiere, sulle strade, sui fiumi, nelle citt�, nelle ferrovie, nelle campagne si lavorava alacremente; � il primo anno nella storia d'Italia che l'immigrazione registra un saldo positivo. Del resto, demagogia a parte, fino all'ultimo villaggio il gerarca del luogo voleva la sua casa del fascio, la sua Gil, il suo asilo, la sua scuola, il monumento, la palestra per giochi ginnici del sabato fascista, e naturalmente le scritte con gli slogan in ogni grande parete libera di ogni casa rurale. "L'aratro traccia il solco ma � la spada che lo difende" � uno dei tanti slogan murales.

Imitando proprio i grandi imperatori romani, Mussolini volle fare di Roma nuovamente la citt� splendente dell'impero, resuscitare i fasti, le parate, i grandi raduni sportivi giovanili neroniani. Indi le trasformazioni urbanistiche, le bonifiche, le grandi costruzioni e i monumenti, che superarono perfino di numero, e anche come imponenza di quelli realizzate durante l'impero romano, e a quest'ultimi diede nuovo lustro "i monumenti millenari della nostra storia devono giganteggiare nelle necessaria solitudine".

Ci fu l'architettura e l'urbanistica razionale moderna di Sabaudia, ci fu l'architettura di Piacentini (l'EUR, la Citt� Universitaria, il Foro Mussolini ecc.), e quella detta "assiro babilo-milanese" (stazione centrale di Milano ecc.). In tutte le opere ci furono polemiche che sopravvivono ancora oggi; come la sistemazione dei Fori Imperiali e la creazione del "parco archeologico"; poi via della Conciliazione; la demolizione del Velio. Tutta la cultura italiana dell'epoca, archeologi, urbanisti, storici dell'arte, scrittori, giornalisti, plaudivano ed erano entusiasti di questa nuova romana monumentalit� littoria.
Finito Mussolini rinnegarono quelle adulazioni e quei consensi e dissero che erano stati fatti solo scempi.
Eppure (pur fra mille errori) dobbiamo proprio a questi interventi voluti da Mussolini se vennero alla luce i Mercati Traianei, i Fori di Nerva, quello di Vespasiano e in particolare  quello di Giulio Cesare, che fino allora erano ricoperti da sterpi e ci pascolavano sopra solo le capre. Tutta la zona archeologica che ammiriamo oggi era un insieme di rovine ricoperte da erbacce.

Davanti alla statua di Cesare che veniva degli scavi lentamente portata alla luce, Mussolini rimase in profondo raccoglimento, era il suo mito, e proprio Lui lo portava a risplendere di gloria dopo duemila anni, dopo che ottanta generazioni  non avevano mai prestato  attenzione all'archeologia, in un Paese che di questi tesori era pieno come in nessuna parte del mondo. C'era l'Egitto, ma non era nulla in confronto a tutte le espressioni d'arte dal 700 a.C. in poi, espresse nel Mediterraneo prima in Grecia poi a Roma; e anche se non avevano i romani tanta creativit� nell'arte, avevano per� il gusto di raccogliere nelle loro campagne militari il meglio che era stato realizzato in dieci e pi� secoli. Oppure essi facevano arrivare a Roma i migliori artisti, poeti, filosofi, architetti, maestri per crearle le opere d'arte.

Nonostante tante critiche di superficialit� e dilettantismo nel fare questi scavi o gli sventramenti delle orribili case e le catapecchie che erano addossate attorno alla Colonna Traiana, dobbiamo proprio a uno dei pi� validi collaboratori di Mussolini, GIUSEPPE BOTTAI (ministro dell'Educazione Nazionale) la creazione (cosa che non esisteva affatto in Italia) dell'Istituto Centrale di Restauro, in difesa del patrimonio artistico e archeologico italiano, chiamando accanto a s� non gente stupida, ma i giovani nomi della nuova ondata culturale, che diventeranno tutti artisti celebri: Quasimodo, Gatto, Pratolini, Carr�, Ungaretti, Casorati, Manz�, Mafai, Guttuso, De Pisis, Cassinari, Sassu, Treccani, Vecchietti, Gadda, Pintor, Spini, Salvatorelli, Montale, Pavese, Zavattini, Biagi, Brancati, Montanelli, Buzzati, Bacchelli ecc, di cui alcuni (forse - ma questo lo dissero dopo) non  consenzienti al regime. Basta rileggere i nomi, li ritroveremo tutti nel dopoguerra a dire che non erano fascisti, e che al fascismo loro non dovevano nulla.  Che � falso, perch� Bottai li seppe riunire spregiudicatamente nella libera discussione, quindi gli dovevano eccome qualcosa, fascisti o non fascisti! Se non lo erano c'era allora libert�, se lo erano allora hanno rinnegato chi li ha resi celebri e hanno abbondantemente mangiato nella greppia fascista.

Tutto questo fervore di Bottai a qualcuno del regime apparve persino ambiguo, subdolo, un "adescatore" di ribelli,  un fascista dissenziente; altri invece sostengono che il suo scopo era quello di non far fuggire all'estero il meglio degli intellettuali e degli artisti; e infatti ci riusc�, sempre  se vogliamo considerare "il meglio" i nomi citati sopra. (forse ce n'erano altri, ma forse pi� ribelli, e ovviamente con la carriera stroncata)
Purtroppo, pur con queste aperture mentali, e con una forte vocazione all'universalismo, non solo culturale e artistico, Bottai rimase poi nella storia come un personaggio offuscato da alcune colpe. Una contraddizione per gli storici; infatti, ader� con prontezza alla campagna antisemita; di quel genere messa in atto da Hitler in Germania. Questa"macchia" di Bottai pur essendo  perfino uno dei promotori della destituzione di Mussolini il 25 luglio 1943, fece cancellare nella memoria degli italiani anche tutta la sua meritevole opera che non fu poca; a infierire contro di lui ci furono anche quelli che lui aveva reso celebri, che aveva lasciati liberi di esprimere la loro creativit� e la loro arte.

Nonostante molti difetti del regime, comunque, quando partivano i progetti, a parte le fotografie propagandistiche dove si vedeva Mussolini con il piccone, la vanga, il trattore, lo scalpello, la cazzuola o la falce in mano, Mussolini stesso seguiva di persona i lavori in ogni parte del Paese, e non accettava ritardi, sferzava le imprese, i progettisti, le maestranze;  con il suo dinamismo (perfino maniacale) detto "ciclonismo", era capace di volare in un giorno in dieci posti diversi in varie citt� d'Italia e alla sera poi essere presente a un concerto a Roma.

Pun� severamente chi si approfittava, chi si arricchiva con le creste; e anche se molti suoi gerarchi (dandogli troppa fiducia o facendo finta di non vedere) rubavano a destra e a sinistra a sua insaputa, non ci risulta che lui si sia mai arricchito, e anche i suoi eredi, figli e nipoti, hanno tutti una modesta casa, n� ci risulta che abbiano beni e capitali messi al sicuro all'estero, vivono tutti del proprio lavoro. Non cos� coloro che appena caduto lui nella polvere, generali e nobili si riempirono le casse e le auto di oro gioielli e denari e scapparono.
(quella notte dell'8 settembre l'Autore che scrive, era presente, li vide tutti in faccia, 300, e con i loro averi ben stretti nella fuga. In prima fila Badoglio, quindi i Savoia, che per� prima della fuga previdenti, tentarono di inviare in Svizzera bauli pieni di tesori, 41 vagoni, comprese le 108.000 monete: la pi� grande collezione del mondo di monete antiche che sia mai esistita. Di valore inestimabile e buona parte, quelle in oro soprattutto, se ne sono perse le tracce. Vedi un link in questo stesso sito).

Per non parlare di quelli che si buttarono subito come iene sulle grandi aree fabbricabili di Cinecitt� o all'Eur, e che oggi sono diventati miliardari con quelle aree; erano le stesse che avevano tanto criticato e disprezzato, ma  caduto il fascismo le "acquistarono" (!?)  a 2 lire al metro e le vendettero a un milione dopo pochi anni. 

Terminiamo questo 1937 per quanto riguarda la vita della nazione, che per l'intero anno e anche nel prossimo 1938 � sotto la non poco "influenza" dei giornali che seguitano a osannare le imprese, i fatti, le parole e la politica di Mussolini. Un tripudio collettivo tutti presi da una esaltazione ambientale. Anche se gi� si vede e si sente e serpeggia una certa inquietudine nel sapere "come" si � vinto in Africa, cosa sta succedendo in Spagna, ma soprattutto inquietudine perch� il fascismo ha conosciuto con a fianco Hitler per la prima volta, la sua prima sconfitta su un suolo europeo, in Spagna.
La penisola iberica non era l'Africa, e inoltre aveva, anche se non ufficialmente, messo in contrapposizione due blocchi europei in una disputa ideologica che, anche se si era inserita in una guerra civile interna, poteva una sua favilla far accendere le polveri di uno dei due schieramenti e quindi sfociare in una guerra di giganti.
Era ormai a tutti palese chi era che aiutava direttamente e indirettamente i franchisti e chi i governativi. Dai discorsi anche questi molto chiari, si vedeva chiaramente che la tensione saliva. Le vecchie rivendicazioni trovavano il terreno fertile e la zizzania venne seminata proprio in quei territori (tra i tedeschi) dove la disputa, i rancori e la rabbia che covava  questo popolo era ormai diventata (mancava  un anno alla ricorrenza del 1918) quasi ventennale.

Palesi e con mille presagi, erano i sempre pi� migliorati rapporti di Mussolini con Hitler, ed era chiaro che queste "cordialit�" avrebbero condotto a una ulteriore rottura sia con la Francia che con l'Inghilterra. Inoltre la frenesia di ogni industria europea nel fabbricare armi non faceva presagire nulla di buono. Si aspettava solo il "giorno fatale", l'uragano dopo la prima piccola "tempesta" spagnola.

Infatti, scoppiata la guerra civile in Spagna, qui intervennero oltre che i fascisti di Mussolini (vedi anche il prossimo anno) anche i nazisti tedeschi che a GUERNICA con gli aerei fecero il primo bombardamento a tappeto della Storia su una citt� inerme,  su una popolazione civile (lo negarono, ma al processo di Norimberga nel '46 Goring ammise di aver bombardato la citt�) imitando gli italiani in Etiopia che li avevano fatti per primi, su villaggi fatti di paglia. Non rimarr� un caso isolato, gli inglesi li imiteranno prestissimo nella stessa Germania su altrettante citt� di immenso valore artistico, alcune radendole al suolo, come Dresda, diventata un cumulo di macerie; poi verranno a loro volta superati dagli americani che in Giappone, di citt� letteralmente ne polverizzarono due,  liquefarono al "sole atomico" 288.000 abitanti con due sole bombe. Di alcuni abitanti ci rimase (e ci sono ancora) solo l'ombra sull'asfalto. Neanche l'Angelo sterminatore della Bibbia avrebbe osato tanto, neppure il pi� irato Dio. E poi si discute chi era pazzo e chi era saggio! Chi era il diavolo e chi era l'angelo.
Pensiamo un po' cosa diremmo oggi, se la bomba atomica l'avesse sganciata Hitler.

*** Nel clima di sopra, fra gioie (fasulle) e dolori (vera era la sconfitta a Guadalajara del 18 Marzo) si rafforza quindi in Mussolini la convinzione di preparare una nazione compatta nel caso di un conflitto contro le potenze francesi e inglesi.

Il 27 Ottobre (si � appena incontrato un mese prima con Hitler) da' l'avvio con grande propaganda alla formazione della Giovent� Italiana Littorio (GIL) che assorbe l'Opera Balilla e sono organizzate con un inquadramento del tipo militare tutte le varie associazioni, che raggiungono un totale di 8 milioni di iscritti. Il motto della GIL � tutto un programma CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE.

Qualcuno fece notare a Mussolini che un conto � possedere 8 milioni di iscritti, un altro � quello di poterne disporre come soldati. Fece presente che occorrevano 8 milioni di fucili, che dotati di due soli caricatori ciascuno fanno 320 milioni di pallottole (3 milioni di chilogrammi di ottone). Poi occorrevano per vestirli 16 milioni di paia di scarpe, 16 milioni di uniformi, 16 milioni di coperte, 16 milioni di ogni piccola cosa, e per i trasporti almeno 500.000 automezzi e milioni e milioni di litri di benzina e nafta per poi muoverli.
Tempo che occorreva per fare tutto questo almeno 8 anni; inoltre era essenziale avere le materie prime (carbone, acciaio e leghe che non si possedevano) oltre naturalmente la cosa pi� importante:  i soldi per pagare tale produzione. Era un conto matematico ineccepibile ed infatti nel 1940 quando decise di entrare in guerra, invece di 8 milioni di baionette, Mussolini non aveva nulla, lo chiese a Hitler, e le sue richieste saranno altrettanto assurde, sempre non tenendo conto della matematica. Fece una lista di mezzi e materiali che occorrevano 18.000 treni per trasportarli. Lo vedremo pi� avanti, nei particolari, alquanto paradossali). Comunque .....

Il 25-Settembre Il "caporale" MUSSOLINI incontra in un clima nibelungico a Monaco e a Berlino l'altro "caporale" HITLER. Non si vedevano da Venezia, ma gli fu riservata un'accoglienza trionfale, straordinaria, inaspettata, che sorprese Mussolini; non credeva di essere cos� popolare in Germania. Circa tre milioni di tedeschi al Campo di Maggio, sulla Wilhelmstrasse lo accolsero come un dio, al suono wagneriano della Cavalcata delle Walchirie, con il Furher ossequioso, pieno di riguardi, quasi commosso, che lo present� alla folla come "uno di quegli uomini solitari che non sono semplicemente protagonisti della storia, ma che fanno essi stessi la storia".
Mussolini prese la parola " Kameraden ......" e i tedeschi impazzirono di gioia nel sentirlo parlare in tedesco, e continu� "non sono qui solo in qualit� di capo di un Governo, ma in quanto capo di una rivoluzione nazionale per dare una prova di solidariet� aperta e netta alla rivoluzione nazista". La Germania nazista gli riserv� una ovazione e una apoteosi tale, che Mussolini, vedendo Hitler che si faceva piccolo, buono e premuroso, ebbe l'impressione di essere pi� popolare di Hitler stesso, di essere ancora lui al centro dell'universo politico europeo, il pi� amato, il pi� ascoltato. Di essere veramente un  DUCE romano!


"L'amicizia italo-germanica � stata consacrata; � nel cuore delle nostre due nazioni, e vi rimarra
" , "abbiamo insieme 115 milioni di uomini, vinceremo!" Disse l'uomo che non aveva ancora capito che Hitler lo stava semplicemente "utilizzando", o meglio "usando".

Finisce dunque l'anno con le relazioni italo-tedesche intensificate; sono infatti in pieno reciproco idillio, e proprio queste fanno aumentare il livello di tensione agli inglesi e ai francesi (questo era lo scopo di Hitler) che cominciavano ad essere molto preoccupati, ma lo furono ancora di pi� quando.....
il 18 MARZO Mussolini in un discorso in Libia durante le esercitazioni navali sul confine egiziano, si erge a difesa degli interessi perfino del popolo musulmano in funzione anticolonialista francese e inglese. Lui aspira al controllo del Mediterraneo, mentre Hitler (Mussolini crede, ci crede, vuole ad ogni costo credere) a quello nord europeo.

A Tripoli, davanti una moltitudine araba convenuta per lo storico incontro, viene utilizzata una hollywodiana coreografia; l'"apparizione" di Mussolini su un cavallo bianco che spunta dalla cima di una duna del deserto seguito da duemilaseicento cavalieri, mentre lui snuda la fiammeggiante "spada dell'Islam" d'oro massiccio ricevuta dai capi arabi: Tocc� il vertice della popolarit�. La sua apoteosi sembrava pari a quella di Alessandro Magno; ebbe la sensazione che anche lui stava compiendo una "missione"; la riunione di popoli di varie razze, colore, lingue e religione. Gli balen� anche a lui, forse, come al macedone, "l'unificazione mondiale". L'onnipotenza sulla Terra. L'"Alessandrite" che ha contagiato tutti in 2300 anni.
In Egitto - si disse e si scrisse - Mussolini compiva il suo secondo "miracolo" religioso; i secolari "infedeli saraceni", alla Mecca, davanti alla Kaaba, (era l'assurdo degli assurdi) invocarono Allah di proteggerlo e da lui farsi proteggere; lui "cristiano" (opportunista dei Patti Lateranensi) il "protettore dell'Islam!". Solo in seguito si seppe che quegli arabi erano degli arabo-spagnoli legati ad alcuni esponenti fascisti, "registi" della coreografia, e che avevano recitato la parte come in un film, anzi era un film , per i cinegiornali che servivano per fare propaganda.

Ma inutile dirlo, la sua popolarit� cresceva, e come scrive De Felice, anche coloro che biasimavano Mussolini dovevano ammettere che era un uomo eccezionale, anche quando si comportava da demonio (compreso Roosevelt; "dittatore s� ma � un galantuomo") e se Hitler veniva considerato "un pazzo", anche a lui non gli si risparmiava di "essere uno spirito maligno di natura sovrumana" disse il decano di Winchester. Ma non dimentichiamo che gi� un Papa, Pio XI, lo aveva gi� sovrumanizzato � l'Uomo che ci ha mandato la Provvidenza" aveva affermato nel '29 al Patti, nel giorno del miracolo di Fatima).

Mussolini quindi aveva gi� soggiogato due religioni, la cristiana e la musulmana, gli mancava la terza, quella ebraica, quella meno numerosa. Ma era la pi� potente perch� era fortemente presente nell'economia di mezzo mondo, quindi compresa l'Italia. Qui Mussolini commise un altro grande errore iniziando (scimmiottando Hitler) a perseguitare i 47.252 ebrei della comunit� israelitica in Italia, quelli che avevano in mano il capitale, infatti molti di essi guidavano i pi� importanti apparati finanziari, le banche, le industrie, ed inoltre (nessuna religione � unita come la ebrea pur cosmopolita e apolide come era in questo periodo, senza uno Stato) erano collegati con tutto il mondo. Fra pochi mesi sentiremo la mancanza di questa grandissima forza. Compresa... quella (risolutiva) scientifica che leggeremo qui sotto e in seguito. Con la  pi� grande "scoperta" del millennio: il "sole atomico".
Hitler aveva il segreto della bomba atomica in casa, ma non lo sapeva!

continua