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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

( QUI TUTTI I RIASSUNTI )  RIASSUNTO ANNO 1921 (2 bis)

CAP. I - ALBORI DELL'ANABATTISMO
CAP. II - L'ANABATTISMO DI WITTEMBERG A FRANKENHAUSEN
CAP. III - LE REAZIONI
CAP. IV - FONDAZIONE DELLA COLONIA COMUNISTA DELLA MORAVIA
CAP. V - ORGANIZZAZIONE DELLA COLONIA COMUNISTA DELLA MORAVIA
CAP. VI - MELCHIORRE HOFFMANN E GIOVANNI MATHIAS
CAP. VII - REGIME POLITICO E RELIGIOSO DELLA CITTA DI MUNSTER
CAP. VIII - L'ANABATTISMO A MUNSTER
CAP. IX - DALLA REPUBBLICA ALLA DITTATURA
CAP. X - IL TRAMONTO DELL'ANABATTISMO
< all'indice della prima pagina

CAP. V - ORGANIZZAZIONE DELLA COLONIA
COMUNISTA IN MORAVIA

L'organizzazione della colonia morava a base comunista è un esempio tipico di organizzazione comunista in genere, poco diversa nell'essenza da quanto molto prima e molto dopo filosofi e utopisti avevano ideato.
Infatti, Licurgo, Platone, Tommaso Moro con la « Utopia », Tommaso Campanella con « la Città del Sole », Morelly con « Les Iles Flottantes » e « le Code de la Nature », Harringhton con « Oceania », Giovanni Bodin con « Repubblica », Cabet col « Voyage en Icarie », ed altri perseguono tutti programmi sostanzialmente eguali.
I comunisti di Moravia, minacciati nella stessa loro esistenza se il loro programma si fosse dimostrato nella realtà inattuabile, ed ispirati dal sacro fervore che accende l'animo di chi, dopo aver lungamente sofferto e lottato per un principio astratto, deve dimostrare al mondo, con la pratica attuazione, la giustezza della propria causa, resero rapidamente prospera e fiorente la loro colonia.

Così scrive di essa il Catrou : “Appena una possessione veniva loro affidata, le buone genti venivano a dimorarvi insieme, scegliendo una località opportuna che si aveva cura di circondare di palizzate. Qualche dimora particolare aveva le sue alte mura senza ornamenti, ma all'interno era di una proprietà ammirevole. In mezzo alla colonia si alzavano locali pubblici destinati alle funzioni della comunità ; ivi si notava un refettorio ove tutti si riunivano all'ora dei pranzo. Vi erano poi costruite ampie tettoie per quei lavori che non potevano esercitarsi altrimenti che all'ombra e al riparo. Vi era una casa dove si davano gli alimenti ai fanciulli della colonia che erano affidati alle vedove. Non si può credere con quanta cura esse attendessero al caritatevole ufficio! Ciascun figliuolo aveva il suo lettino e biancherie marcate che si apprestavano senza risparmio. Tutto era pulito e decente nella sala dei fanciulli.
In un altro luogo separato era posta una scuola pubblica dove la gioventù era istruita sui princìpi della setta e sulle altre discipline adatte a quella età ; così i parenti non erano incaricati né del sostentamento, né dell'educazione della loro prole.
Come i beni erano in comune, così un economo, che si mutava ogni anno, custodiva i prodotti della colonia e i frutti del lavoro, e provvedeva alle spese necessarie alla comunità. I predicatori e l'archimandrita avevano una specie di vigilanza sulla distribuzione dei beni, sull'ordine e sulla disciplina.
La regola principale era di non ammettere persone oziose tra i fratelli della comunità. II mattino, dopo una preghiera che ciascuno faceva in segreto, alcuni si recavano in campagna per attendere ai lavori agricoli, altri si recavano nei laboratori ad esercitarvi il mestiere che ciascuno aveva appreso. Nessuno era esente dal lavoro. Così, allorquando un uomo di condizione più elevata si associava ad essi, si obbligava, seguendo il precetto del Signore, a mangiare il pane che guadagnava col sudore della sua fronte.
Il lavoro era compiuto in silenzio. Era anche un crimine turbare il silenzio al refettorio. Durante il pranzo, che era preceduto e seguito da una fervida preghiera, le donne stesse l'osservavano puntualmente. Tutti indossavano abiti della stessa stoffa ed ugualmente tagliati.
Il vivere dei fratelli moravi era frugale, il lavoro intenso ed assiduo. Non si osservavano feste, quindi tutti i giorni erano produttivi. Di qui le ricchezze che gli economi della comunità accumulavano nell'interesse degli associati, e di queste ricchezze non davano notizia che al capo supremo di tutta la setta, perché gli associati non si distogliessero dal lavoro.
I matrimonii non erano fatti per amore, né per interesse. Il superiore teneva un registro dei giovani dell'uno e dell'altro sesso. Di norma, i giovani venivano uniti in matrimonio secondo l'età, dando il maggiore tra gli uomini per marito alla maggiore fra le donne. Quando v'era incompatibilità di umori o di inclinazioni fra le due persone che la sorte doveva unire, quella che palesava riluttanza era messa all'ultimo rango di quelle che avevano raggiunto l'età coniugale.
Tutti i vizi erano banditi. Fra gli huttitarii non si sono verificate le nefandezze ributtanti dei licenziosi anabattisti della Svizzera. Le donne erano di una modestia e fedeltà superiore ad ogni sospetto. Non si impiegavano che le armi spirituali come mezzi preventivi e repressivi. La penitenza pubblica era pena molto temuta dagli associati ; per i più colpevoli, come punizione più grossa ed ultima, si ordinava l'espulsione dalla comunità”.
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In verità, meno favorevoli sono le descrizioni che ne fanno gli scrittori del Secolo XVII, cattolici tutti, e specialmente il Meshovo ; ma di essi, pervasi di vero odio contro gli anabattisti, resterà sempre dubbia la buona fede.
Man mano che giungevano nella colonia gruppi di immigrati, questi, dopo aver consegnato all'economo tutto quanto possedevano in denaro, economia o frutto dei loro beni, ricevevano in assegnazione, come consegna e non come proprietà, una porzione di terreno che veniva divisa fra le famiglie e circondata da palizzate; subito dopo veniva iniziato il lavoro di dissodamento. L'agricoltura era molto più esercitata dell'industria che serviva solo per provvedere gli associati degli strumenti di lavoro. La colonia era divisa in numerosi gruppi, i cui capi erano eletti annualmente dai « pater familias ».
Caratteristica era l'analogia con la legislazione di Licurgo per quanto riguardava la vita in comune (pasti, dormitori, ecc.).

L'uniformità degli abiti fu più tardi prescritta anche da GIOVANNI DI LEYDA in Múnster, e più tardi ancora ideata da TOMMASO CAMPANELLA per i suoi “Solari”, che vestivano tutti una « tabanella bianca fino ai ginocchi » e sul capo portavano un « coppolicchio ».
All'alba il primo a levarsi in ciascun gruppo della colonia morava si recava in giro svegliando gli altri col grido : « Levatevi, fratelli ! Levatevi, sorelle! ».
A sera i coloni si riunivano nelle loro abitazioni comuni. Il Meshovo pretende che, dato l'agglomeramento di persone di ogni sesso sotto lo stesso tetto, grande fosse lo scandalo che i grandi davano ai fanciulli, grande la corruzione, e quindi gli adulterii e gli incesti frequenti.
All'educazione dei fanciulli erano preposte le vedove degli associati, ed esse disimpegnavano tale incarico col più grande amore. Si noti che, come nella maggior parte delle legislazioni comuniste, l'educazione del fanciullo non era affidata alla famiglia, ma alla comunità stessa. Tale regola fu forza e debolezza della colonia, poiché, mentre i fanciulli venivano educati nei princìpi fondamentali della Società per farne degli operosi lavoratori e dei convinti associati, l'elemento famiglia veniva a soffrirne, e con esso veniva ad indebolirsi la compagine della colonia tutta. D'altra parte la scuola, ispirata a princìpi semplici e a limitate nozioni, risultava eguale per tutti, onde l'istruzione e l'educazione ne conseguivano omogenee. Certo, se la colonia avesse avuto, senza mutar sistema, vita lunga, il livello intellettuale della massa sarebbe disceso ad un grado di desolante inferiorità. Ma gli anabattisti, materialisti per eccellenza, disprezzavano la coltura e le arti, ignoravano la scienza, e ad un progresso intellettuale basato su differenze di educazione, studi, condizioni sociali, ambizioni, isolamenti; preferivano una stasi di mediocrità ed una vita di tranquillo benessere nella quale fatalmente le forze dell'ingegno venivano disconosciute.

II lavoro era egualmente assegnato, qualunque fosse la condizione originaria dell'associato; ma tale lavoro non era estenuante, onde fu possibile abolire le festività e quindi il riposo di intere giornate.
Un'altra fonte di debolezza nella colonia comunista consisteva nella legislazione sul matrimonio. Essa si rivelava arida e fondata su eccessivo materialismo, giacché dove vi è una società di uomini e donne, nessuna legge varrà a comprimere il sentimento e gli, impulsi dei cuore, nonché quelli fisiologici che impongono preferenze e attrazioni personali non coercibili ; sembra anzi strano come, in tanta saggezza, l'assurdo di tale legislazione e i suoi pericoli non apparissero evidenti ad uomini d'alto intelletto quali Hútter, Gabriel e Scherting.

Agli espulsi non veniva per nessuna ragione restituito quanto essi donavano all'atto di entrare in Moravia; onde in quell'epoca fra gli avversarli della setta circolava la seguente satira “Thut yemandt verschulden/ So jagen sie ihn hinauss/ Und ob er viel hundert Gulden/ Bett zu ihm brache ins Hauss / Sein Gutt hat er verloben/ Er ist ein bettlerischer Mann!”.

(“Se qualcuno agisce male, egli è subito espulso, non importa che egli abbia donato diverse centinaia di fiorini ; egli è allora rigenerato, la sua fortuna è finita, egli insomma è tutto nuovo e tutto nudo!”).
Erani vietati i funerali, nonchè contrassegni sulle tombe dei fratelli. Una volta l'anno era concesso un gran perdono spirituale, come un'indulgenza generale e plenaria, e tale perdono, essendo comune a tutti, non richiedeva speciali preghiere né penitenze, ma il sincero ed intimo ravvedimento confessato a Dio senza intermediari. Dopo il perdono, gli apostoli segretamente si allontanavano dalla colonia e si recavano a fare propaganda e proseliti, girando di paese in paese, di famiglia in famiglia, e allettando con la prospettiva della eguaglianza dei diritti e della comunità dei beni più che con la dottrina del nuovo battesimo.

Erhard afferma che grande era l'abilità di simulazione dei propagandisti, i quali sapevano adattare parole e atteggiamenti all'ambiente nel quale predicavano; essi avvicinavano i contadini, s' infiltravano fra gli operai, specie della Baviera e del Tirolo ove abbondavano fabbri, falegnami e carrettieri, predicavano, si esaltavano cadendo spesso in estasi, torcendo gli occhi, facendo predizioni, inveendo contro la chiesa cattolica, i suoi sacerdoti, i luterani, i zuinglisti, la dissoluzione dei nobili e del clero.
Ma è bene notare che l'Erhard appartiene alla schiera di scrittori cattolici della quale si è fatto cenno. Egli, il Meshovo ed altri affermano anche che l'adulterio e finanche l'incesto erano frequenti nella comunità morava, ed a tale proposito anzi il Meshovo dà nomi e cita, con maligna compiacenza, particolari lubrici e così enormi da far ritenere senz'altro che le sue affermazioni o generalizzano casi singoli di pervertimento, ma che non possono essere indizi di un generale abbrutimento, o sono frutto della sua accesa avversione per gli anabattisti. Egli aggiunge anche che la probità esteriore dei coloni moravi era perfidia e simulazione. Ma a quale scopo?

Quando gli apostoli che si recavano a far propaganda (e fra essi anche delle donne) erano sorpresi dalle vigili autorità, la loro sorte era inesorabilmente segnata. Nulla di più difficile che ottenere da essi la ritrattazione della loro fede. Lo stesso Meshovo ammette che costoro, condotti al supplizio, dimostravano ammirevole costanza e incredibile forza d'animo nei tormenti. E uno scrittore del secolo, il Bernardt, anche cattolico, scrive che tanta perseveranza, tanto coraggio era impressionante, e tale che essi « non modo patientes sed laeti ut videtur ad mortem currant » e che talvolta essi stessi con animo sereno aiutavano a rimuovere e ad assestare la legna del rogo che li attendeva. Così nel Norimberghese nove uomini e dieci donne venute dalla Moravia per fare propaganda furono annegati senza che essi mostrassero apparente dolore o tristezza nell'essere condotti a tale orribile morte.
A Basilea alcuni giovani subirono la fustigazione ridendo.

Lo stoicismo nel sopportare le sofferenze e l'abilità con la quale sapevano scegliere gli argomenti ora pietosi, ora commoventi, ora soprannaturali, riuscivano a rendere loro propizie talvolta le stesse autorità, i custodi, gli aguzzini. Nel carcere si abbandonavano alla più estatica meditazione. Una donna, scrive Florimundus, imprigionata nelle carceri di Basilea, rifiutò il cibo, si rinchiuse in una profonda meditazione, e al decimo giorno morì di inedia e di fame senza aver emesso alcun lamento.
Le direttive della colonia erano date da Hutter, spesso in contraddizione con Scherting e Gabriel. Dopo la morte di Hutter, una assemblea dei più anziani fra gli associati emanò una specie di programma nel quale si alternavano prescrizioni di indole sociale e affermazioni di indole sacra. Alcuni articoli hanno speciale interesse:

1°) Dio, nella creazione, ha scelto un popolo sacro affinché regni e affinché estirpi dalla terra il male e l'ingiustizia. Questo popolo è la comunità dei Santi.
2°) Chiunque dichiara di appartenere alla associazione degli anabattisti è obbligato, come discepolo di Cristo, a vivere in comunità di beni. Una società che accordi il diritto di proprietà ai suoi membri non è una società cristiana.
3°) Cristo non fu il figlio di Dio, ma un profeta.
4°) Nelle chiese entrano adulteri, bestemmiatori, ubriachi, peccatori. Ecco perché bisogna rifuggire dalle chiese, per non essere, cioè, a contatto con gli impuri.
5°) Quelli che non sono ribattezzati sono pagani e infedeli. Il matrimonio contratto con uno di essi, quindi, non è valido, ma deve considerarsi come fornicazione.
6°) Il battesimo è il patto di una coscienza onesta, onde il battesimo dei fanciulli è una commedia sacrilega.
7°) La messa è una invenzione demoniaca; di essa non si fa cenno nella Sacra Scrittura. Credere al purgatorio è demenza ; quelli che invocano i Santi fanno ingiuria a Dio. Alla fede non si può essere costretti, essendo essa dono del Signore.
8°) E’ da negarsi la presenza reale di Cristo nella Santa Cena; questa non è che il simbolo della carità fra i cristiani.
9°) Le anime degli uomini, quando questi muoiono, non vanno all'inferno o al paradiso, ma attendono il giudizio finale di Dio.
10°) Ogni contesa dinanzi ai magistrati deve essere semplificata. Non vi devono essere più difensori e accusati; il giudizio sarà dato dal capo della giustizia e dalla maggioranza dei giudici.
11°) Il matrimonio non è un sacramento religioso, ma un contratto civile concluso fra un uomo e una donna.
12°) La Scrittura dice : « chi porta la spada morirà di spada », quindi è proibito portare armi.
13°) Non si riconoscono magistrati, non si riconoscono autorità di sorta che non siano elette dal popolo.

Seguono altri articoli meno interessanti di argomento puramente religioso.
Se la colonia ebbe vita fiorente, per quanto breve, ciò fu dovuto sopratutto al fervore degli associati, alla gioia di aver raggiunta la terra promessa dei loro ideali e alla illimitata devozione per il fondatore, cioè per Hutter. Buone e radicali innovazioni erano nel programma della colonia, tali che ancora oggi esse sono i caposaldi di ogni teorica organizzazione comunista; ma anche molte deficienze erano in esso, e tali che, cessata che fosse un giorno l'autorità del capo o la concordia degli animi, tutta l'organizzazione sarebbe caduta in preda alla dissoluzione. Aggiungasi che i grandi proprietari terrieri non solo in principio tolleravano, ma favorivano la colonizzazione di quelle terre che essi-avevano date solamente in fitto agli anabattisti. Ma una volta dissodate quelle terre incolte ove la vanga del contadino non aveva fino a quel giorno scavato alcun solco, irrigata la terra, fertilizzati i campi, nasceva in essi la brama di togliere agli operosi coloni il frutto del loro lavoro ; quindi gli inconvenienti e gli incidenti venivano ad arte rilevati e riportati al Re, accrescendo dissidi e confusione. Inoltre, come si è detto, la legislazione sul matrimonio e sulla educazione dei fanciulli era fonte di sicura reazione in un tempo più o meno prossimo.

Comunque, il tentativo dei coloni anabattisti merita di essere considerato con profonda attenzione da quanti oggi studiano il problema del comunismo, specie per quanto riguarda la legislazione agricola, tenendo ben presente che la terra non passava ai lavoratori in possesso assoluto del quale potessero beneficare i discendenti, ma alla loro morte veniva nuovamente incorporata dalla comunità. Era dunque come un vitalizio che la comunità assegnava al lavoratore in relazione ai suoi bisogni. È facile immaginare quanti malumori tale assegnazione destasse per la difficoltà di una esatta valutazione dei bisogni di ciascuna famiglia, del rendimento dei terreni e del gradimento di ciascuno per il terreno assegnatogli.

E’ forse in base a tale considerazione che alcuni comunisti oggi propugnano il sorteggio nella eventuale e ambita distribuzione della terra ai contadini. Per evitare un certo numero dì errori e di ingiustizie si ricorrerebbe dunque al caso, che è l'ingiustizia per eccellenza?

Fino al 1530 le cose procedettero bene. Ma, come era facile prevedere, mancando nell'organizzazione comunista un elemento di difesa e di disciplina della organizzazione stessa, e fondandosi la proprietà della colonia solo sulla unanimità dei principi e dei pareri, al primo apparire di dissidi l'edificio doveva mostrare le sue debolezze. La semplicità dei costumi cominciò a decrescere con l'aumentare del benessere personale di ciascuno ; si ebbero proteste da parte dei più accesi anabattisti, derisioni da parte dei più transigenti.
Gabriel, che aveva contribuito con Hutter alla fondazione della colonia, indignato dalla tolleranza di costui per coloro che non osservavano le regole fondamentali della colonia e dalla tendenza che riscontrava in lui a fomentare il sentimento di ribellione verso le autorità locali malgrado gli accordi precedenti, ne divenne accanito oppositore, seguito in ciò da numerosissimi anabattisti.

Gli huttitarii invece affermavano che nello spirito e nel programma stesso del comunismo era il disconoscimento delle autorità di qualsiasi genere non elette dagli anabattisti, e quindi anche di quelle locali.
Si aggiungeva nella discordia l'istintiva avversione fra le varie razze che componevano la comunità. I gabrielisti erano in massima parte della Slesia, Polonia e Lituania ; gli huttitarii erano della Baviera, Tirolo e Austria. Quelli apostrofavano questi con gli epiteti di epicurei, melanchtonisti, sediziosi, tiranni, e via dicendo; gli huttitarii ingiuriavano a loro volta i gabrielisti con gli epiteti di dissidenti, apostati, scismatici, eretici, nemici di Dio e traditori dei veri principi anabattisti. Ne nacquero dispute e scissioni gravissime. La comunità si divise nettamente in due partiti che colmavano l'un l'altro di ingiurie; si giunse anche a veri conflitti, con grande gioia di quanti spiavano gli avvenimenti per combattere meglio l'anabattismo.

Malgrado però le aspre polemiche, ancora Hutter e Gabriel persistevano nella loro attiva propaganda, ciascuno nel territorio ove sperava di raccogliere più larga messe di adepti.
Più di tutti era fortunato Gabriel che dalla sola Slesia aveva tratto in una volta duemila affiliati, e dalla vendita dei loro beni settantamila fiorini. Anzi l'emigrazione verso la Moravia si intensificava tanto, che i principi, vedendo venir meno la mano d'opera nei loro domini e abbandonati dai lavoratori i propri campi, decisero di impedirla, minacciando, procedendo ad arresti e condanne, inferocendo specialmente contro gli apostoli che dalla Moravia venivano a far proseliti e fomentavano l'emigrazione.
Lo stesso Hutter, recatosi nel Tirolo a scopo di propaganda, fu fatto arrestare dal Vescovo di Bressanone. Avendo infranto il patto convenuto di non uscire dai confini della colonia morava, per ordine del Re Ferdinando venne condannato a morte. Durante una penosa prigionia venne consigliato di ritrattarsi per evitare il supplizio ; ma egli rifiutò sempre, fermo nei suoi propositi, finché il Vescovo ordinò che fosse bruciato vivo fuori la cinta della città.

Ecco come, con feroce concisione, narra il Meshovo: “In carcere, gravibus tormentis pro meritis pressus, nihil fateri voluit, sed pertinax permanuit. Convictus a sacerdote errorum quo sparserat, et ad revocationem et cristianam fidem resumendam cohortatus, nulla ratione consensum ut daret, permoveri potuit. Itaque, lata in eum mortis sententia, vivus extra urbis portam crematus fuit, ubi misellam animarn, tot tantisque erroribus conspurcatam, in maximis angoribus et angustiis positam, ad orcum exhalavit”.

La notizia della morte di Hutter gettò la costernazione nella colonia, e per un momento parve che intorno alla memoria del martire sparissero gli odi e si spegnessero le contese. La colonia era forte in quell'epoca di settantamila persone; ma il veto dei principi all'emigrazione verso la Moravia impediva che l'incremento continuasse con eguale ritmo.
Poco dopo la morte di Hutter, Gabriel si recò per propaganda in Polonia e venne arrestato e imprigionato. Come con Hutter, anche con lui venne fatto un intenso lavorio di persuasione affinché si ritrattasse pubblicamente ; ma egli fu ostinato nel rifiutarsi ad ogni viltà ed ebbe la fortuna di morire nel carcere prima che fosse portato sul rogo che doveva arderlo.
Dopo tali perdite venne a mancare nella colonia ogni direttiva, ogni autorità, e sorsero nuove e più alte discordie e tumulti ; pertanto il Re Ferdinando colse l'occasione, istigato a ciò dai grandi proprietari ai quali importava rientrare in possesso dei terreni ormai fiorenti, per emanare un editto di generale requisizione e di definitivo esilio.

La colonia venne invasa dalle milizie del Re. Gli infelici coloni, sbandati in tutte le direzioni, sospinti verso i confini, poveri, affamati, lasciarono non pochi compagni lungo il penoso tragitto, esauriti dalle privazioni e dagli stenti. Premuti alle spalle dalle milizie regie e tormentati dai predoni, essi sì trascinavano di villaggio in villaggio, vivendo di elemosine, e pur sempre fedeli alla loro dottrina. Quelli che poterono raggiungere il luogo da cui si erano mossi, pieni di fervore e di speranza, per recarsi a popolare la colonia comunista della Moravia, erano in condizioni materiali e morali terribili. Anche coloro che li avevano visti partire con simpatia ed accoglievano con gioia le notizie della colonia quando questa prosperava, li ricevevano ora con diffidenza e disprezzo. II lavoro era loro negato e la società chiudeva ad essi le porte. In presenza di tali mali il Senato di Zurigo, preoccupato dallo spettacolo triste e dalle evidenti conseguenze di quella generosa illusione, emanò un editto per impedire nell'avvenire altre emigrazioni.
Esso cominciava con queste parole : «Nous avons éprouvé que les émigrants reviennent ensuite dans nos Etats, et que ils y sont à charge à leurs parerrts».

Non tutti volevano raggiungere o cercar di raggiungere il paese di origine. Numerosi gruppi si formarono quà e là e si internarono nelle foreste, vivendo di caccia, di erbe, e, quando la fame li costringeva, di rapina, finché si estinsero, decimati dalla repressione e dagli stenti.
Erroneamente si ammette un certo legame storico fra i coloni moravi e i cosi detti "fratelli moravi". Questi ultimi non erano anabattisti, ma hussiti, residui delle schiere di GIOVANNI HUS (HUS JAN - 1369-1415), riuniti intorno alla cittadina di Fulneck. Questi gruppi di fratelli moravi, malgrado le persecuzioni subite, riuscirono ad evitare il completo sterminio. Al principio del Secolo XVIII il conte di Zinzindorf donò loro una terra di sua proprietà nell'alta Lusazia, e qui nel 1722 dai fratelli moravi venne fondato il villaggio di Herrnhut. I loro ordinamenti interni avevano però molta analogia con quelli della colonia comunista degli anabattisti di Hutter e di Gabriel.

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