ANNO 1900

ROMOLO MURRI e GIUSEPPE TONIOLO

IL MOVIMENTO POLITICO CATTOLICO


del 15 gennaio 1881


Del 31 dicembre 1896

Le forze cattoliche erano state di fatto allontanate dal gioco politico nel decennio immediatamente successivo all'unitÓ d'Italia, quando il "non expedit" aveva impedito tassativamente ai cattolici la partecipazione politica a uno Stato che aveva osato spodestare il papa del proprio potere temporale, in una fase in cui il sistema liberale non sembrava presentare nÚ contraddizioni nÚ incertezze. Il nuovo Stato era nato su posizioni esplicitamente laiche e pareva avere una tale base di consenso da non dover tentare alcun compromesso con la pi¨ antica istituzione posta tradizionalmente a presidio dell'ordine sociale: la Chiesa. Esso infatti si poteva permettere di sfidarla su due terreni delicatissimi: l'esproprio dei beni ecclesiastici e l'istruzione obbligatoria.

Ai cattolici non rimase che l'alternativa tra l'assoluta e orgogliosa astensione della vita politica, propria degli "intransigenti" da un lato, che si posero in una posizione di critica globale del "mondo moderno", della sua etica borghese, del suo utilitarismo economico e la rinuncia a posizioni confessionali da parte dei "transigenti" che parteciparono in modo subalterno al nuovo stato mantenendo posizioni di conservatorismo agrario, come ala moderata della classe politica liberale.

La crisi economica, in particolar modo quella agraria, che aveva sconvolto l'assetto sociale nelle campagne mostr˛ le contraddizioni e i limiti di uno sviluppo capitalista maturato in condizioni di liberismo economico: l'utilitarismo, l'individualismo, le leggi del mercato iniziarono a mettere in luce i costi di uno sviluppo manifestatosi sotto forma di impoverimento, dissoluzione delle comunitÓ, degradazione umana e sociale. D'altra parte il liberismo appariva sfidato da un nemico insidioso, che esso stesso aveva creato con il sistema di fabbrica e la concentrazione industriale: il movimento operaio. Per i cattolici si apriva la possibilitÓ di raccogliere i ceti popolari in un movimento di massa che si ponesse il duplice obbiettivo di controllo sociale e di alleanza con i ceti dominanti. Il terreno ideologico su cui il cattolicesimo poteva ricavare uno spazio sociale autonomo di ampie dimensioni si basava su due principi: l'enunciazione da un lato del valore tipicamente cattolico della solidarietÓ e della caritÓ contrapposto alla competitivitÓ industrialistica del capitalismo, dall'altro la predicazione della conciliazione e del rispetto delle naturali gerarchie sociali in alternativa alle teorie della lotta di classe.

I punti fondamentali  dei tre gruppi in contrasti fra di loro  sono i seguenti:

Il Cattolicesimo: solidarietÓ, caritÓ, conciliazione, rispetto delle gerarchie
Il Capitalismo: competitivitÓ, sfruttamento, ordine.
Il Socialismo: solidarietÓ, uguaglianza, lotta di classe.

Su questi fondamenti si costituý appunto il cattolicesimo sociale, che dall'esclusione dalla vita politico-parlamentare e dalle istituzioni di governo trov˛ l'impulso per un pi¨ autentico e autonomo radicamento sociale, come vera alternativa di massa tanto al liberalismo di governo quanto al socialismo di opposizione.

Un ruolo di grande importanza in questa direzione ebbe l'Opera dei Congressi, un'organizzazione nata nel 1874 a Venezia per iniziativa di gruppi di cattolici "intransigenti" con lo scopo iniziale di propagazione della fede in rigorosa ottemperanza ai dettami papali, ma diffusasi ampiamente con scopi pi¨ generalmente sociali, a partire dalla metÓ degli anni '80. Fu proprio allora che, sotto lo stimolo del nuovo presidente Stanislao Medolago Albani, essa divenne il centro di ampi dibattiti sull'impegno di cattolici nella societÓ. Importante, nel rilancio di una funzione sociale dei cattolici, fu anche l'opera di GIUSEPPE TONIOLO, economista di fama internazionale, fondatore nel 1889 di una Unione Cattolica per gli Studi Sociali in Italia. Nella sua visione tesa a saldare dottrina cattolica e metodo scientifico, il richiamo al modello solidaristico della corporazione medioevale, lungi dal rappresentare un motivo nostalgico, tendeva a prefigurare una sorta di "terza vita" tra le opposte tendenze disgregatrici di un capitalismo libero da ogni limite morale e da ogni responsabilitÓ sociale e di un socialismo conflittuale e anarchicheggiante. Egli riteneva il cattolicesimo in grado di competere efficacemente con le pi¨ moderne ideologie sociali e individuava nella piccola proprietÓ contadina e nei settori della classe media insidiati dalle concentrazioni industriali la propria base sociale.

Il "programma dei cattolici contro il socialismo" abbozzato nel 1888 e lanciato nel 1894, proponeva appunto, contro le lacerazioni del conflitto sociale, un'idea di conciliazione tra le classi, sostenuta da una serie di provvedimenti capaci di mantenere in vita un tessuto di piccoli produttori indipendenti e di attenuare la durezza del capitalismo industriale con misure concrete:
la diffusione di contratti di affittanza, enfiteusi e mezzadria nelle campagne;
sostegno al piccolo credito mediante una rete di banche popolari;
partecipazione operaia agli utili dell'impresa;
edilizia popolare e politica assistenziale (assicurazioni sociali, pensioni).
Su tale programma si sarebbe poi fondato il concetto di "democrazia cristiana", espresso per la prima volta da TONIOLO nel 1897 come "quell'ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pienezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo quest'ultimo risultato a vantaggio delle classi inferiori".

Nel 1891 un autorevole appoggio e una potente accelerazione alla diffusione del pensiero sociale cattolico giunse dallo stesso pontefice LEONE XIII con l'enciclica Rerum Novarum (la quale portava come sotto titolo la dizione significativa: "Sulla condizione degli operai"). Essa sanzionava ufficialmente un nuovo atteggiamento della Santa Sede nei confronti della questione sociale e delle classi subalterne, ormai maturato da tempo (nel 1889 aveva suscitato clamore il discorso di forte accento sociale pronunciato alla presenza di un folto gruppo di operai francesi ricevuti in udienza speciale). L'enciclica conteneva un esplicito incoraggiamento all'impegno sociale dei credenti e all'associazionismo operaio.

Gli effetti del documento papale furono vistosi: la rete organizzativa cattolica and˛ estendendosi in modo capillare soprattutto nell'Italia settentrionale (2.092 comitati parrocchiali, contro 1.536 nell'Italia centrale e 206 nel meridione) e in particolar modo in Veneto, lavorando nel vivo della societÓ civile e dando vita a un gran numero di strutture non solo a sfondo culturale, ma anche di carattere economico e sociale: nel 1897 l'Opera dei Congressi controllava 588 casse rurali, 668 societÓ operaie, 708 sezioni di giovani. Si trattava di una forza consistente, all'ombra della quale sorgevano e si sviluppavano iniziative di forte impegno sociale, con le "leghe bianche" di GUIDO MIGLIOLI, primi embrioni di un movimento sindacale di ispirazione cattolica.

Ben presto per˛ anche nell'ambito del cattolicesimo sociale venne manifestandosi una vistosa radicalizzazione che port˛ una componente di esso a scontrarsi frontalmente con la gerarchia ecclesiastica. Ci˛ avvenne soprattutto per opera del "movimento democratico Cristiano" di ROMOLO MURRI, sacerdote dalla solida preparazione filosofica, Murri interpretava in senso radicale la Rerum Novarum fino alla teorizzazione di una possibile convergenza tra dottrina sociale della Chiesa e movimento socialista e tra spirito religioso e istanza democratica. Nella sua concezione la risposta ai problemi posti dall'industrializzazione passava attraverso una drastica azione di rinnovamento della prassi politica e sociale del cattolicesimo in cui rientrava anche l'organizzazione diretta delle classi subalterne e l'adesione al conflitto sociale. Attraverso un'intensa opera di formazione ideologica, condotta a partire dal 1896 sulle pagine prima della rivista "Vita Nova" e poi dal 1898 soprattutto su quelle del periodico "Cultura sociale" diede vita e sviluppo a un'ampia rete di fasci democratico-cristiani e di Uffici del lavoro, che svolgevano un'attivitÓ capillare di organizzazione sociale. Apparve clamorosa la posizione assunta dal movimento nel 1899 contro la politica repressiva attuata dal governo, posizione che segn˛ una prima frattura con l'atteggiamento ufficiale della Chiesa, improntato ad un assoluto "interclassismo".

La situazione si and˛ complicando in seguito, quando Murri accentu˛ la sua posizione a favore della lotta per le libertÓ fondamentali delle classi subalterne (appoggiando anche alcune battaglie dell'estrema sinistra) e punt˛ alla costituzione di un partito politico autonomo. Ci˛ avveniva nei primi del '900, proprio mentre il Vaticano assumeva posizioni sempre pi¨ caute nel campo della politica sociale; perci˛ esso non esit˛ ad intervenire direttamente.

Nel 1901 papa LEONE XIII eman˛ l'enciclica Graves de Communi, con la quale vietava di attribuire qualsiasi carattere politico alla "democrazia cristiana"; nel 1904 venne sciolta l'Opera dei congressi, il cui direttore GIOVANNI GRISOLI  condivideva le posizioni di Murri. Nel 1907 quest'ultimo, che nel frattempo aveva fondato la Lega Democratica Nazionale, venne sospeso a divinis, punizione inflitta ai sacerdoti indisciplinati nei confronti della gerarchia ecclesiastica. Nel 1909, dopo la sua elezione a deputato con l'appoggio radicale e socialista, fu addirittura scomunicato.

L'irrigidimento delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti del cattolicesimo sociale italiano e dei suoi principali esponenti si inseriva nell'ambito della grave crisi attraversata dalla Chiesa nel primo quindicennio del '900 e della reazione conservatrice con cui fu affrontata. Sotto l'influsso del nuovo clima spirituale infatti in tutta l'Europa si erano venuti a manifestare da un lato un diffuso senso di disagio per l'arretratezza della cultura ecclesiastica e dall'altra un forte movimento di idee favorevole ad un generale rinnovamento culturale e politico, che ponesse la Chiesa su posizioni meno anacronistiche. In particolare era avvertita la forza della sfida del positivismo e dello storicismo. Dal positivismo il modernismo derivava l'applicazione del metodo critico alle fonti bibliche e allo studio scientifico applicato alla storia della Chiesa. I pi¨ radicali esponenti modernisti giunsero a sostenere sul piano teologico la necessitÓ di un rapporto fra fede e ragione che escludeva la possibilitÓ che quest'ultima potesse dimostrare l'esistenza di Dio e che la fede potesse basarsi su fondamenti razionali. Dallo storicismo e dall'evoluzionismo derivava una precisa relativizzazione dei dogmi, ridotti a espressioni mutevoli dall'esperienza religiosa storicamente determinante. In ogni caso si rivendicava un diverso spirito, improntato alla libertÓ di ricerca scientifica, al primato della conoscenza, a un diverso rapporto tra Chiesa e Stato.

La risposta delle massime gerarchie ecclesiastiche al movimento modernista fu di estrema chiusura. Con il decreto Lamentabili, che condannava 65 posizioni chiave del movimento e con l'enciclica Pascendi di Papa PIO X, entrambi del 1907, il modernismo fu condannato in blocco e definito "compendio di tutte le eresie", senza alcuna attenzione alle differenziazioni interne, che pur erano emerse.

Nel 1910 un giuramento anti-modernismo fu imposto a tutti i sacerdoti impegnati nella "cura delle anime" e nell'insegnamento. Nonostante ci˛, i segni del nuovo ruolo assunto dai cattolici nello scenario italiano, erano comunque evidenti: abbandonando per certi versi il mito paralizzante del vecchio potere temporale, essi venivano ormai affermandosi come una forza di massa fortemente radicata nella societÓ civile, nella quale erano in grado di svolgere una funzione di opposizione al liberismo di governo e di controllo sociale contro il socialismo, entrando in esplicita competizione con quest'ultimo per l'egemonia sulle classi subalterne.

(Grazie alla scheda compilata dagli allievi
dell' ISTITUTO RICCATI - TREVISO )


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