anno 1848

*** INDUSTRIA ITALIANA - LO SFRUTTAMENTO DEI BAMBINI
*** LA LEGGE "BRONZEA" DI RICARDO
*** ESCE IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA
*** LA "ZOLLVEREEIN" TEDESCA
*** LE LEGGI DI SMITH GIA' OPERANTI A  VENEZIA 

*** In Inghilterra si svolge un'altra votazione per ridurre l'orario di lavoro ai bambini e alle donne; si sancisce che non devono superare le 10 ore di lavoro giornaliere.
In Italia, a Biella, i bambini fanno (e le faranno fino al 1922) ancora 12 ore. Quest'anno 1848, nelle primissime fabbriche del biellese, sono occupati nei lanifici 2652 adulti (quasi tutte donne) e 1176 fanciulli sotto i 12 anni.

Il lavoro minorile nella Rivoluzione Industriale esplose. Gente senza scrupoli, oltre che nelle filande,  i bambini di 6-8 anni venivano massicciamente  impiegati nelle miniere per non scavare ad altezza uomo gallerie troppo costose.  Gli infanti miserabili trascinavano dentro le buie viscere della terra, carrelli pieni di carbone o di minerali, vivendo in ambienti infami, malsani, sovraffollati, irrespirabili, micidiali.

Gli incidenti - molte volte spaventosi - erano all'ordine del giorno; poi si svolgevano delle approssimate inchieste, che si concludevano ipocritamente sempre con la sentenza "morte accidentale". Nessuno era mai ritenuto responsabile! Ma molti non registrati da nessuna parte, se rimanevano sepolti, sepolti restavano, e non c'era bisogno nemmeno di aprire delle inchieste.

Secondo alcuni studiosi (Bonifazi-Pellegrino) su 100 fanciulli impiegati nei lavori, solo 22 raggiungevano l'età di 10 anni, dei sopravvissuti 17 arrivavano a 20 anni, 6 raggiungevano i 40 e solo 1 superava 60.

(Nel 1876, dalla Statistica di V. Ellena-  La manodopera dell'industria, soprattutto tessile laniera quasi concentrata nel biellese,   é così fotografata: 382.131 addetti, di cui 188.486 donne, con 90.083 fanciulli (dai 6-11 anni); mentre in quella serica comasca e dintorni 200.393 operai di cui 184.701 donne con 110.900 fanciulli.
(60.000 hanno meno di 12 anni, 25.000 sotto i 9 anni, e ben 5.000 hanno solo 6 anni, che lavorano negli opifici 12 ore al giorno. La paga al giorno è pari al costo di 1,2 kg di pane).
Mentre gli uomini lavorano 14-15 ore giornaliere (la regola) ma solo nelle altre attività pesanti. (E se il Sud negli anni 1950 "costrui'" Torino, i "bambini" di questi anni "costruirono" le fabbriche del  Biellese !!)

*** : MARX e ENGELS pubblicano IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA

*** La filosofia di MARX abbandona il concetto hegeliano (lo "spirito che guida" - "idealismo") ed afferma che "la Storia non è dominata da esigenze spirituali, come giustizia, bellezza, arte  ecc., ma da fattori economici come mezzi di produzione, rapporto fra due classi che devono essere complementari se vogliono entrambe esistere"
La teoria presuppone l'esistenza di due classi: capitalisti con i mezzi di produzione e i proletari, che con la forza lavoro non producono solo il valore per i mezzi di sussistenza necessari a vivere, ma contribuiscono al processo di produzione e devono quindi ricevere una parte di quella differenza tra il valore-prodotto e il valore-salario, detto "IL PLUSVALORE"

Fa seguire la sua dottrina:  aspira che il proletariato (ma se erano donne e bambini! come abbiamo appena letto - e gli uomini 14-15 ore! Che cosa potevano mai fare! )  s'impadronisca delle forze produttive, abolisca le due classi ed instauri un'unica società attraverso la pianificazione della produzione, col motto "da ognuno secondo le capacità a ognuno secondo i suoi bisogni". E' la marxistica "comunista" concezione storica della "lotta di classe"
VEDI QUI "il manifesto"

Ma ci sono poi le teorie di RICARDO: la sua "legge bronzea": "il lavoro come qualsiasi altra cosa può essere acquistato e venduto; puo' diminuire o aumentare; ha un prezzo naturale e di mercato". Quello naturale, sono i mezzi di sostentamento del lavoratore; quelli di mercato sono la libera concorrenza se lavoratore e produttore producono bene o male"

Poi ci sono le teorie del piu' pragmatico SMITH, ancora più vecchie, ma saranno poi le più valide. Non é catastrofico e pessimista come Marx: "l'equilibrio sarà assicurato dalla concorrenza; ogni lavoratore e ogni imprenditore se vorrà sopravvivere dovrà conciliare le due pretese: prezzo del lavoro con la quantità e il profitto"

Sarà solo a fine secolo, che si farà strada la teoria che metteva in chiara relazione, il guadagno del lavoratore con il prodotto marginale, cioè l'incremento della produzione dovuto al suo lavoro, che entrava così nel doveroso giro della ferrea legge di mercato e determinava, conciliando, sia il prezzo del prodotto sia del lavoro.

Non poteva essere diversamente: era la realtà che obbligava a modificare le cose come stavano; realtà che andò a turbare i ricchi quando dopo il surplus della produzione, si accorsero che gli operai non potevano acquistare la grande quantità di prodotti che producevano e che  - esaurita la effettiva  ma limitata clientela che disponeva di denari -  gli stessi prodotti si accumulavano, e avrebbero finito per far chiudere tutto il ciclo produttivo, che era partito nei primi tempi con grandi prospettive di sviluppo e di profitti.

Il pensiero di SMITH (il liberismo) non era nuovo, "riscoprì" solo un modello; e sbagliò clamorosamente quando disse che per le società di capitali non c'era futuro. Non conosceva ne' aveva letto il "Trattato di economia delle Arti e Commercio" di Zanon pubblicato già nel 1764 nella Serenissima Venezia (un vademecum della finanza, del commercio e della produzione - che gli aristocratici veneziani applicavano ("democraticamente", naturalmente solo fra di loro - la plebe non era coinvolta, perchè non possedeva nulla di proprio, non produceva nulla di proprio, non commercializzava nulla di proprio, da secoli. 900 erano i proprietari di Venezia e dell'interland nel 1300, e 900 erano ancora quando arrivò Napoleone nel 1797).

In queste pagine, nel condannare (con realismo e pragmatismo) la schiavitù, Zanon metteva in risalto il delicato equilibrio dell'economia. Se questa si appoggiava alla manodopera gratuita o a bassi salari, non solo era una concorrenza sleale verso altri produttori, ma si impediva di vendere i prodotti proprio alle maestranze che li producevano. Se le maestranze (la potenziale clientela) nel ciclo produttivo si utilizzava ma non si  stipendiava, o si dava loro  denaro appena sufficiente per il sostentamento, le merci prodotte cessavano di avere acquirenti.
Zanon scopriva che l'offerta di beni saliva paurosamente con l'impiego delle prime macchine (così  l'agricoltura razionalizzandola) mentre la domanda era sempre quella. Scopriva che produrre diventava sempre più facile, ma vendere sempre più difficile perchè gli acquirenti  erano sempre un numero fisso, mentre invece la produzione  non solo si raddoppiava ma continuava a moltiplicarsi.

In questo trattato c'erano le teorie di Smith (produttività e divisione del lavoro che dovevano creare cooperazione e soddisfare le esigenze economiche del produttore e dell'operatore) già messe in pratica: ed elenca nel suo libro i nomi delle industrie e dei commerci che operavano in tale regime. Molte Società in Accomandita capitale-lavoro (quindi stipendi verso il basso) erano già sul territorio (a VE) funzionanti; e non  erano recenti, ma operavano nella Serenissima fin da 1500, e ancora più indietro, nel 1200.
Quella di Smith non era affatto una concezione recente; e così anche  il primo contratto di Società di capitali; a Venezia c'erano già nel  1170 con le nuove istituzioni del commercio concepite da ENRICO DANDOLO, il  tristemente famoso personaggio della Quarta Crociata del 1204, ma che era un gigante come economista del periodo d'oro di Venezia.(vale la pena leggersi il 1170 e seguenti). Sembra proprio che abbia proprio lui reiventato (dopo il medioevo quando la moneta per gli scambi era scomparsa) una moneta vile per pagarci le piccole prestazioni manuali o i marinai. (Ci verrà fra poco in soccorso una lontana parente di Dandolo, che non solo vive e ha ereditato la casa di Dandolo a Venezia, ma ha anche alcuni punzoni delle monete di cui stiamo parlando - a fra breve)

Poi, in questi anni, c'erano le nuove tecnologie, non più solo filature arcaiche, dove potevano lavorarci anche bambini, ma c'era la specializzazione! E questa stava condizionando tutta l'economia. Se appariva una nuova macchina che produceva dieci volte di più, i concorrenti dovevano subito adeguarsi o perire. Si disse (e molti stati lo devono ancora imparare oggi queste verita') "Le scuole non sono un lusso, ma diventano una necessità a cui qualcuno dovrà pur provvedere; o lo Stato, allora + tasse, o l'operaio, ma allora si deve pagarlo di più. Perche' il processo involutivo ricadra' altrimenti su tutta l'intera economia del paese.

Il modello non cambierà più, fino agli anni 1970, quando finito il processo della produzione dei bisogni necessari e indispensabili, si inventarono le "fabbriche" (MARKETING) destinate alla creazione dei bisogni superflui, stimolandone la necessità con la pubblicità, mettendo in moto per soddisfarli un (rivoluzionario) secondo nuovo processo di produzione che corre in parallelo con la domanda di massa e non solo di una èlite.

Nascerà quindi dopo 1970 il "rapporto della dipendenza" intercorrente fra i bisogni e quel processo di produzione destinato a soddisfarli. Ciò a cui oggi attribuiamo fondamentale importanza, non sono più tanto i beni in se stessi, ma il lavoro assicurato per produrli. Il consumismo sarà superfluo ma é divenuta una necessità vitale dell'economia, salvo arrestare tutto il processo industriale ed economico.
Anche se dobbiamo fare attenzione che anche questo processo ha dei limiti, oltre il quale  non si può andare. E ha dei boomerang anche dentro lo stesso grande capitalismo.
Se tutto il superfluo viene prodotto da un'unica fabbrica, e commercializzato da un unico soggetto (monopolio), tutto l'indotto si blocca, non distribuisce più redditi; così operando il grande capitalismo non solo elimina gli altrui concorrenti, ma anche dei potenziali acquirenti occupati da quest'ultimi. Non solo ma agendo da monopolista può aumentare i prodotti quando, quanto e come vuole, ottenendo enormi profitti.
Il monopolista assunta una posizione di forza non ha più nessun interesse a produrre per la massa.
"Se bene per produrne 1000 esemplari mi occorrono 100 operai e poi lo vendo a 1.000.000 (incasso 1.000.000.000) non ho interesse a impiegare 200 operai per produrne 2000 e venderlo allo stesso prezzo incassando 2.000.000.000 (e ipotizziamo un utile cento milioni) ma con gli stessi operai seguito a produrne 1000, ma lo metto in vendita a 2.000.000 e ottengo la stessa cifra (2.000.000.000) ma con il 100% di utile netto più i cento milioni".
Insomma il gioco è semplice. Inoltre il monopolista non ha interesse a fare ricerca per migliorare il prodotto, né ha bisogno di fare degli investimenti tecnologici nella propria fabbrica.

""" In questi anni, in Germania invece la filosofia che stava alla base dello ZOLLEVEREIN era molto diversa da quella liberoscambista che si andava affermando in Inghilterra: "le aspirazioni della borghesia tedesca si concentrarono sopratutto sull'attenzione di una Unione doganale fra tutti gli stati della confederazione".
Nella Confederazione Germanica, l'economista LIST,  lancia l'idea di una Unione Doganale protezionistica in funzione della produzione tedesca. Un sostenitore List, di una sorta di nazionalismo economico che invocava solo  l'abolizione delle barriere interne, per  proteggere con dazi elevati la produzione nazionale dalla concorrenza estera (un idea questa ancora di Federico II, il fondatore non solo della grande Prussia, ma anche del nazionalismo tedesco più rivolto al disegno produttivo che non a quello politico; questo nacque in seguito da una costola proprio della Zolleverein. Infatti cercò di distribuire il reddito a ogni soggetto; nessun doveva morire di fame, ma tutti dovevano avere l' indispensabile per vivere, poi se avanzava qualcosa c'era posto anche per il necessario per "vivere bene". 

La strada per la costruzione dello ZOLLEVEREIN era già stata quindi spianata in Prussia. Formalmente prima in Europa  fu fatta nel 1818 , poi il 22 marzo 1833 fu creata la vera e propria unione doganale tra nord e sud: l'11 maggio successivo anche gli altri stati centrali -all'inizio un po' riottosi- entrarono a far parte del Deutscher Zolleverein, che entrò in vigore  il 1° gennaio 1834.
Mediante la creazione di questo mercato nazionale protetto, nel giro di pochi decenni, -nel 1867-  tutti gli stati tedeschi avevano aderito allo Zollerverein, eccetto Amburgo e Brema. Clamorosamente non aderì l'Austria per il timore che sfociasse questo libero mercato  in una pericolosa unione politica.
E non si sbagliava. Lo Zollerverein anche se si rivelò un fattore di primo piano nella promozione dello sviluppo economico tedesco, e anche se non furono immediate le conseguenze politiche, essa costituì la prima tappa nel processo di unificazione politica della Germania moderna. Paradossalmente l'Unione era nata dai Principi proprio per evitare l'unificazione. Soltanto che  i principi non si interessavano di commerci e di produzioni, mentre gli addetti sapevano benissimo gli ostacoli politici che impedivano di fare tanti e migliori affari, quindi ebbero tutto l'interesse a modificare (ma sarebbe meglio dire a corrompere) chi a livello politico faceva  le leggi, o metteva gli  irrazionali balzelli, che impediva il libero scambio, che paralizzava lo sviluppo.

PER MEGLIO COMPRENDERE LA  ZOLLERVEREIN VEDERE L'INTERA 
 BIOGRAFIA DI FEDERICO II IL GRANDE >>>
IL PADRE DEL NAZIONALISMO TEDESCO
POLITICO ED ECONOMICO

***  In AMERICA, gli Stati Uniti d'America, acquistano la CALIFORNIA dal Messico e contemporaneamente scoppia la "corsa all'oro". San Francisco ne diventa l'avamposto; il paese già   abitato da circa 5000 abitanti (il paese era più noto come Sacramento)  viene costruita una gigantesca baraccopoli per gli 80.000 cercatori che nell'arco di un paio d'anni affluiranno sul luogo con i sogni di rapide ricchezze.
Ma a rimetterci saranno molti pellirossa, che pur lasciando fare ai bianchi quello che volevano, furono sterminati perchè si opponevano agli insediamenti nei loro territori,  dove non coltivavano quasi nulla ma avevano allo stato brado delle immense mandrie.
Alcuni, senza scrupoli, calcolarono che queste ricchezze valevano di più dell'oro. Il genocidio sarà impressionante e il furto legalizzato da fantomatici governi  divenne una prassi comune. 
Era arrivata nella zona la "Civiltà dell'Uomo Bianco" con lo sterminio organizzato, che non si fermerà più. Nasce un impero costruito con la violenza, con il sangue, con l'arroganza e con il furto delle terre.

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