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SETTEMBRE 1993

IL TERRORE
e la "legge dei sospetti" 

Abbiamo visto con le ultime disposizioni che tutti i cittadini sono posti in stato di mobilitazione e non solo per esigenze militare ma per regolamentare l'intero processo produttivo. Viene perfino costituita una Armata rivoluzionaria  per le requisizioni di grano nelle campagne dove si annidano contadini o commercianti accaparratori. Ed è proprio con quest'ultima pressione in certi casi condotta con accanita esasperazione, o  efferata punizione che l'"ordine del giorno" approvata dalla Convenzione viene chiamato del "TERRORE", o "Legge dei Sospetti", che porta in carcere senza processo chi viene segnalato come "nemico della libertà".

Le condizioni interne si aggravano, la carestia riduce alla miseria le classi popolari. Tumulti scoppiano in diverse parti del Paese. I realisti, gli aristocratici, i preti, ne approfittano per attizzare focolai insurrezionali.

Il 5 Settembre 1793 i Parigini manifestarono nuovamente per domandare che la Convenzione assicurasse loro il cibo a prezzi abbordabili e ponesse il terrore nell'ordine del giorno. Capeggiata dal sua Comitato di Salute Pubblica, la Convenzione placò gli animi del movimento popolare con alcune azione decisive: ad esempio proclamò la necessità dell'instaurazione del terrore contro i nemici Rivoluzione e stabilì un sistema di prezzi e controlli fiscali totalmente nuovo.

Questa  "Legge dei Sospetti" diede potere ai rivoluzionari locali di arrestare coloro i quali con la loro condotta, relazioni o esposizioni orali o scritte, avevano mostrato loro stessi di essere parteggiatori della tirrannia o del federalismo, quindi  nemici della libertà: tra il 1793 ed il 1794 sotto questa Legge furono arrestati oltre 200.000 cittadini e 10.000 perirono. Furono emanate circa 17.000 condanne a morte dalle commissioni militari e dai Tribunali Rivoluzionari del terrore, il 72% delle quali nelle due zone di scontri civili più forti: il Sud-Est Federalista e la regione dell'Ovest, la Vandea.

Comunque almeno un terzo dei dipartimenti vissero tranquilli emanando al massimo una decina di condanne a morte. Dall'inizio la mentalità terrorista popolare aveva aiutato la Rivoluzione a decollare. I linciaggi dei nemici della gente avevano costellato le scene della Rivoluzione ed erano culminate con le Stragi di Settembre. Ma ora i capi della Rivolta cercavano di controllare questa mentalità e paradossalmente il loro tentativo era quello di rendere il Terrore qualcosa di ordinato legalizzato e legislato.

Per i Giacobini più esaltati ideologicamente come Robespierre e Saint-Just, il terrore avrebbe rigenerato la nazione attraverso la promozione di principi come l'eguaglianza e l'interesse pubblico: nelle loro menti esisteva un legame fra terrore e virtù: "la virtù, senza il terrore è fatale; il terrore, senza la virtù, è più povero".

Non si fecero molte distinzioni: nobili, ecclesiastici, borghesi e soprattutto contadini e operai furono condannati come renitenti alla leva, disertori, ribelli o responsabili di altri crimini. Al clero, il gruppo proporzionalmente più colpito, fu imposta l'abolizione del calendario giuliano, sostituito da quello repubblicano.

Il Comitato di salute pubblica di Robespierre tentò di riformare la Francia secondo i concetti di umanitarismo, idealismo sociale e patriottismo; nello sforzo di istituire una "repubblica della virtù", si enfatizzò la devozione alla nazione e alla vittoria, combattendo corruzione e ribellione. Il 23 novembre 1793, la Comune di Parigi (la prima, detta anche Comune rivoluzionaria), presto seguita in tutta la Francia, chiuse le chiese, iniziando la predicazione della religione rivoluzionaria nota come "culto della Dea Ragione".

Ciò accrebbe le differenze tra i giacobini, guidati da Robespierre, e i seguaci dell'estremista Jacques-René Hébert, che costituivano una forza notevole alla Convenzione e nel governo parigino. Frattanto, la campagna contro la coalizione antifrancese raccoglieva vittorie e respingeva gli invasori; contemporaneamente il Comitato di salute pubblica schiacciava le insurrezioni di monarchici e girondini.


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