2000 ANNI DI PAPI
( Gli avvenimenti di molti Papi sono inseriti nei vari "periodi" in... )
"RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"
o nei SINGOLI ANNI

anni 1 - 222
222 - 336
336 - 432
432 - 530
530 - 606
607 - 640
640 -752
752-816
816-882
882-928
928-999
999-1048
1048-1119
1119-1292
1294-1455
1455-1691
1691-1831
1831- 2005

ANNI DAL 1455 al 1691

CALLISTO III, Alonso de Borja, spagnolo
(pontificato 1455-1458)

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PIO II, Enea Silvio Piccolomini, di Siena
(pontificato 1458-1464)

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PAOLO II, Pietro Barbo, di Venezia
(pontificato 1464-1471)

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SISTO IV, Francesco della Rovere, di Savona
(pontificato 1471-1484)

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INNOCENZO VIII, G. B. Cibo, genovese
(pontificato 1484-1492)

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ALESSANDRO VI, Rodrigo de Borja, spagnolo
(pontificato 1492-1503)

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( QUI un'altra biografia con pagine dedicate > >


PIO III, Francesco Todeschini-Piccolomini, di Siena
(pontificato 1503 - nemmeno un mese)

Alla notizia della morte del Borgia (Alessandro VI), il popolo romano si abbandonò in manifestazione di gioia. Era del resto stato il suo pontificato uno dei periodi più tristi della storia della Chiesa, un'età di corruzione e di nepotismo, di crisi dell'autorità spirituale e temporale del Papa.
Diffusasi la notizia della sua morte, a Roma erano precipitosamente rientrati gli Orsini e i Colonna, nel tentativo di riprendere il loro antico prestigio. E nel farlo qualche tumulto lo incitarono ma senza particolari conseguenze.

Il figlio del papa morto, Cesare (il Valentino) era ancora a letto con la stessa febbre perniciosa che aveva condotto alla tomba il padre; tuttavia, aveva inviato i suoi scagnozzi in Laterano, e aveva già provveduto a mettere le mani sul tesoro pontificio, due casse di monete d'oro, oltre una discreta quantità di oggetti di valore. Inoltre sempre con i suoi soldati teneva sotto controllo la situazione, soprattutto in Vaticano, dove doveva avvenire la nuova elezione e dove ovviamente mirava a influire sul suo andamento o meglio a dominare le sorti del conclave.
Il collegio cardinalizio temendo proprio un colpo di mano del Valentino per eliminare questo pericolo venne subito a patti con lui, assicurandogli un salvacondotto di tre giorni nello Stato Pontificio, garantendogli i suoi possedimenti in Romagna e il titolo di gonfaloniere della Chiesa. Non lo volevano però nel conclave, e nemmeno a Roma. Cesare - che malato com'era non era di certo nelle condizioni di fare diversamente - accettò di lasciare Roma entro tre giorni, e malandato com'era andò a proseguire la convalescenza a Nemi.

Il 16 settembre 1503, si riunì il conclave formato da 38 cardinali; una buona parte erano Spagnoli, l'altra composta da Francesi. I primi erano legati ai Borgia, i secondi in contrasto proprio con gli Spagnoli, per il fatto che da qualche tempo stavano litigando per la spartizione del Regno di Napoli , che insieme avevano strappato agli Aragonesi. Gli italiani erano pochi, inoltre non contavano nulla, anche se - guidati dall'abile Giuliano Della Rovere- erano loro l'ago della bilancia.
Nessuno dei due gruppi - com'era di norma per l'elezione di un nuovo pontefice - poteva raccogliere i due terzi di voti; fu quindi allora accettata la proposta italiana di una candidatura di transizione in attesa del maturare degli eventi.

Il 22 settembre i voti andarono a un anziano e devoto cardinale di Siena, che non era mai stato impegnato politicamente e questo ne aveva facilitato la scelta, però era con il piede già nella fossa, perchè da tempo sofferente di gotta; il prescelto era Francesco Todeschi Piccolomini, nato a Siena il 9 maggio 1439, figlio di una sorella di Pio II, ed infatti dopo essere stato eletto papa prese il nome di Pio III.
Fu consacrato nella basilica di S. Pietro dal cardinale Riario l'8 ottobre, ma soffriva di così gravi disturbi ed era così malandato che - com'era costume - non andò nemmeno a prendere possesso della basilica di S. Giovanni in Laterano.

Giuliano Della Rovere che capeggiava il gruppo cardinalizio italiano, con l'elezione del malconcio Piccolomini, era convinto di poterlo manovrare a suo modo. Ma per la sua indole di uomo amante della pace, Pio III non volle prendere dure posizione nei confronti di Cesare Borgia, anzi, quando il Valentino - sempre in convalescenza a Nemi - fece una accorata richiesta di tornare a Roma, nella sua ingenua bontà, il papa la concesse, così giustificandosi "I cardinali spagnoli hanno interceduto per lui e mi hanno detto che egli è gravemente ammalato e che non può più guarire. Desidera ardentemente tornare a Roma per esalarvi l'ultimo respiro; gli ho concesso questa grazia."

Cesare era invece perfettamente guarito, e tornò sì a Roma, ma si trincerò da padrone a Castel S. Angelo, allarmando gli Orsini e i Colonna, che subito chiesero al papa di farlo catturare. Ma ancora una volta la bontà di Pio III ebbe la meglio "E' mio dovere essere misericordioso con tutti" e condannò qualsiasi azione fosse intrapresa contro "...il diletto figlio Cesare Borgia di Francia, duca di Romagna e di Valenza, gonfaloniere della Chiesa". Anche se poi aggiunse "...ma vedo che finirà male dinanzi al giudizio di Dio"

Quando poi Pio III il 13 ottobre si mise a letto per un altro improvviso attacco di gotta, gli Orsini e i Colonna, insieme tentarono un colpo di mano per eliminare il Borgia, ma andò a vuoto. Pochi giorni dopo, il 18 ottobre, Pio III moriva. I cronisti maligni dell'epoca dissero "assassinato" con un veleno propinatogli da Pandolfo Petrucci, signore di Siena, ma dal Piccolomini considerato usurpatore e tiranno della sua città natale.

Il pontificato di Pio III non era durato nemmeno un mese.
Le sue spoglie mortali, assieme a quelle dello zio, vennero in seguito (nel 1614) trasportate nella chiesa di S. Andrea della Valle, in Roma.

La morte di Pio III, non colse impreparato il collegio dei cardinali, tutti sapevano che la sua malattia irreversibile l'avrebbe a breve termine portato alla tomba, quindi i maneggi tra i diversi gruppi per una nuova elezione erano iniziate già all'indomani della sua elezione. Infatti quando il 31 ottobre 1503 si riunirono in conclave, dopo poche ore elessero Giuliano Della Rovere, che prese il nome di Giulio II.

....vedi sotto la biografia di PAPA GIULIO II



GIULIO II, Giuliano della Rovere, di Savona
(pontificato 1503-1513)

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LEONE X - Giovanni de' Medici (1475-1521)
(Pontificato 1513-1521)

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ADRIANO VI - Adriaan Florensz Dedel (1459-1523)
(papato 1522-1523)

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CLEMENTE VII - Giulio de' Medici (1478-1534)
(Pontificato 1523-1534)

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PAOLO III, Alessandro Farnese, romano  (1534-1549)
(Pontificato 1534-1549)

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GIULIO III - Giovan Maria Ciocchi dal Monte (1487-1555)
(Pontificato 1550-1555)

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MARCELLO II - Marcello Cervini (1501-1555)
(Pontificato 1555)

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PAOLO IV - Gian Pietro Carafa (1476-1559)
(Pontificato 1555-1559)

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PIO IV - Giovanni L. Angelo de' Medici (1499-1565)
(Pontificato 1560-1565)

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PIO V - Antonio Michele Ghislieri (1504-1572)
(Pontificato 1566-1572)

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GREGORIO XIII - Ugo Boncompagni (1502-1585)
(Pontificato 1572-1585)

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SISTO V - Felice Peretti (1520-1590)
(Pontificato 1585-1590)

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URBANO VII - Gian Battista Castagna (1521-1590)
(Pontificato 1590)

GIAN BATTISTA CASTAGNA nacque a Roma il 4 agosto 1521, da famiglia genovese. Dottore in giurisprudenza, fu Referendario della Signatura di Giustizia. Nel 1533 fu nominato arcivescovo di Rossano; Governatore di Perugia nel 1559, Legato di Pio IV al Concilio di Trento (1561-63), Nunzio Apostolico in Spagna nel 1564, a Venezia nel 1573, Legato al Congresso di Colonia nel 1578, Consultore dell'Inquisizione e della Congregazione per gli Affari dello Stato Pontificio nel 1580.

Gregorio XIII lo creò cardinale nel 1583. Fu tra i più competenti ed ascoltati collaboratori di Sisto V; perciò alla sua morte, il nome per il successore non fu di difficile scelta; il cardinale Castagna fu eletto il 15 settembre 1590 assumendo il nome di URBANO VII.

Appena eletto, il nuovo pontefice si presentò come fedele esecutore dei decreti tridentini, proponendosi di continuare la politica restauratrice del suo predecessore.
Ma la morte troncò i suoi propositi il 27 settembre 1590, solamente dopo 12 giorni di pontificato. Le sue spoglie riposano nella chiesa di santa Maria sopra Minerva.
Se non consideriamo il pontificato di Stefano II (che morì 3 giorni dopo l'elezione, senza ricevere l'incoronazione), il papato di Urbano VII è, al momento, il più breve della storia.



GREGORIO XIV - Niccolò Sfrondati (1535-1591)
(Pontificato 1590-1591)

NICCOLÒ SFRONDATI nacque da Francesco, senatore di Francesco Sforza, e Anna Visconti, dalla nobile casata viscontea l'11 febbraio 1535 a Somma Lombardo (oggi provincia di Varese). Il castello atavico resta ancora oggi un sito storico particolarmente affascinante. Dopo gli studi giuridici a Perugia e Padova e la laurea a Pavia abbracciò la vita ecclesiastica; entrò in amicizia con san Carlo Borromeo che ebbe su di lui una grande influenza. Nel 1560 fu nominato vescovo di Cremona, incarico che mantenne fino al 1590. Partecipò al Concilio di Trento dove sostenne l'obbligo di residenza in diocesi per i vescovi, norma che fu accettata solo dopo molti contrasti.

Nel 1583 fu nominato cardinale da Gregorio XIII. Alla morte di Urbano VII, Filippo II di Spagna indicò sette cardinali, tra quelli presenti in conclave, come eleggibili; per opera dei cardinali Montalto e Sforza le varie fazioni si accordarono facendo confluire i voti sul cardinal Sfrondati che il 5 dicembre 1590 fu eletto pontefice assumendo il nome di GREGORIO XIV.

Fedele ma non succube della politica di Filippo II, prese posizione in favore della Lega Cattolica per combattere gli ugonotti, che soccorse con denaro, sperperando i tesori raccolti da Sisto V, e milizie. Scomunicò Enrico IV di Francia e i suoi fautori, ma questa decisione non fu l'ultima causa che favorì il passaggio al cattolicesimo del sovrano.
Confermò, in una famosa Bolla, il diritto d'asilo, estendendolo oltre i limiti del tollerabile dall'autorità politica e suscitando così opposizioni e discussioni: le decisioni giudiziarie dovevano competere al solo foro ecclesiastico; sottratti, così, i terreni consacrati da ogni potestà delle leggi civili, divennero ricettacolo sicuro di chiunque ne temeva la vendetta o ne odiava il freno.

Fu probabilmente durante il conclave che precedette l'elezione di Gregorio XIV che sorsero le tanto citate PROFEZIE sui Papi attribuite a san Malachia, vescovo di Armagh, in Irlanda, morto nel 1143.
Centoundici brevi sentenze latine che apostrofano i pontefici eletti da Celestino II (1143) sino alla fine del mondo, che si chiuderà con Pietro II. Esse furono stampate per la prima volta nella raccolta delle leggende 'Lignum vitae' del benedettino Arnaldo Wion. Moltissimi di questi motti sono azzeccati, ma molti non hanno trovato ancora spiegazione soddisfacente; oggi nessuno storico serio mette più in dubbio che questa compilazione sia un falso.

Avviò la revisione della Vulgata della Scrittura di Sisto V, piena di errori. Il mondo accademico, infatti, era in subbuglio e i protestanti si divertivano tantissimo per l'intera faccenda. Il cardinal Bellarmino, rientrato dall'estero e personalmente sollevato per la morte di Sisto V, che l'aveva allontantato da Roma, suggerì a Gregorio XIV, di non proibire la Bibbia, ma di farla correggere, ove fosse possibile, cercando di recuperare tutte le copie messe in circolazione e sostenendo che tutti gli errori derivavano da sbagli degli stampatori e di altre persone (il riferimento a Sisto è inequivocabile). Un intero gruppo di studiosi si sistemò in un apposito edificio sulle colline Sabine e lavorò indefessamente alla correzione del testo sacro.

Nella terribile carestia che scoppiò a Roma, nel 1590, rimase ammirato dallo zelo e la dedizione con i quali si prodigarono Camillo de Lellis e i suoi discepoli; decise di elevare la Congregazione a Ordine dei ministri degli Infermi, divenendone personale protettore.
Tentò di arginare la pratica della castrazione, in largo uso per ottenere delle voci particolarmente dotate, con una serie di decreti, ma tutto fu inutile e, spesso, vietando loro di cantare in luoghi prestigiosi come quelli pontifici, si finiva per colpire ingiustamente solo loro.
Lottò anche contro la piaga del banditismo. Accordò il suo personale favore al Palestrina; spesso si faceva consigliare da Filippo Neri, di cui era particolrmente ammiratore.
Nel 1591, sentendosi morire, si fece trasportare al Palazzetto Venezia, sperando di riprendersi, grazie anche ad un alto steccato attorno alla residenza che attutiva i rumori circostanti. Ma la ripresa non avvenne: Gregorio XIV si spense il 16 ottobre 1591, dopo neanche un anno di pontificato.



INNOCENZO IX - Antonio Facchinetti (1519-1591)
(Pontificato 1591)

Giovanni ANTONIO FACCHINETTI de Nuce, di famiglia veronese, nacque a Bologna il 20 luglio 1519. Si laureò in Giurisprudenza a Bologna nel 1544 e, nello stesso anno, fu ordinato prete. Fu Abate Commendatario e Canonico presso diverse diocesi; dal 1556 al 1558 lo troviamo a Parma in qualità di Governatore della città. Già segretario del cardinale Alessandro Farnese, diventò, dal 1558, Abbreviatore delle Lettere Apostoliche e, dal 1559, Referendario delle Segnature Apostoliche.

Nel 1560 fu nominato vescovo di Nicastro; rinunziò al governo della diocesi per motivi di salute nel 1575. Partecipò ai lavori del Concilio di Trento e alla costituzione della Lega Santa contro i turchi (1571); dal 1566 al 1572 lo troviamo Nunzio Apostolico a Venezia.

Consultore del Santo Uffizio nel 1575, nello stesso anno è nominato Patriarca Titolare di Gerusalemme. Nel 1583 è elevato al cardinalato; nel 1586 è Inquisitore Generale del Santo Uffizio.
Fu il più attivo collaboratore di Gregorio XIV; alla morte di quest'ultimo, avvenuta il 16 ottobre 1591, il cardinale Facchinetti ascese al soglio pontificio, dopo nemmeno due settimane di conclave, il 29 ottobre, grazie al sostegno dei cardinali Legati della Spagna, scegliendo il nome di INNOCENZO IX.
Appena eletto papa, ricambiò il favore alla Spagna mostrandosi favorevole alla sua politica antifrancese, contro Enrico di Navarra. Ma non potè fare moltissimo, perchè gravemente ammalato, trascorse il suo pontificato a letto; per questo fu detto 'pontifex clinicus'.
Suddivise la Segreteria di Stato vaticana in tre sezioni: Francia e Polonia, Italia e Spagna, Germania. Riuscì a curare l'edilizia e la sicurezza di Roma. Scrisse 'De recta gubernandi ratione' sulla Politica di Aristotele e 'Adversus Macchiavellum', una sorta di Antimachiavelli; entrambi opere rimaste inedite.
Si spense il 30 dicembre 1591, dopo soli due mesi di pontificato.


CLEMENTE VIII - Ippolito Aldobrandini (1536-1605)
(Pontificato 1592-1605)

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LEONE XI - Alessandro de' Medici (1535-1605)
(Pontificato 1605 - di soli 26 giorni)


ALESSANDRO nasce a Firenze il 2 giugno 1535 da Ottaviano, che apparteneva a un ramo collaterale della famiglia MEDICI e da Francesca Salviati; nipote di papa Leone X. Fu ambasciatore mediceo a Roma dal 1569 al 1583, incarico che svolse con soddisfazione sia dei granduchi che dei papi. Nel marzo 1573 è nominato vescovo di Pistoia e dieci mesi dopo arcivescovo di Firenze; nel 1583 è elevato al cardinalato. Nel 1596 (fino al 1598) fu inviato da Clemente VIII come Legato pontificio presso il re di Francia Enrico IV, il quale, però, non riuscì a mantenere le promesse fatte, soprattutto quella di ripristinare l'unità religiosa in Francia.
Partecipò attivamente all'emanazione dell'Editto di Nantes e alla Pace di Vervins (1598), durante le quali svolse abile opera di mediazione. Nel 1600 fu nominato arcivescovo di Albano e, nel 1602, di Palestrina.

Il 3 marzo 1605 moriva Clemente VIII. Il conclave che si aprì fu abbastanza contrastato poichè dominato da due opposti partiti, quello spagnolo e quello francese. Molti cardinali - alcuni affermano sotto influsso 'gesuitico' - si orientarono verso l'oratoriano cardinale Baronio, succeduto nel 1593 a san Filippo Neri e autore dei monumentali volumi degli Annali Ecclesiastici, che sembrava il più adatto perchè aveva difeso più volte i diritti della Santa Sede; altre preferenze furono espresse per il gesuita cardinale Bellarmino e per il cardinale Borromeo, cugino di san Carlo Borromeo morto nel 1584. Ma la vinse il partito francese che fece eleggere il 1° aprile 1605 il settantenne cardinale Alessandro de' Medici che assunse il nome di LEONE XI, in memoria del suo parente; il 10 aprile fu insediato e, purtroppo, nello stesso giorno si ammalò gravemente.

Fervido sostenitore della Controriforma cercò di attuare i decreti tridentini, avviò il restauro di numerose chiese romane e della Villa Medici sul Pincio, da lui acquistata. Discepolo, amico e ammiratore di san Filippo Neri, fin dalla giovinezza si mantenne in stretti rapporti con i Domenicani di san Marco; appena venti giorni dopo la sua elezione risolse una disputa tra il clero di Castiglia e i Gesuiti, obbligando questi ultimi a dare una quota delle loro rendite. Richiamò a Roma il cardinale Bellarmino. Si mostrò deciso avversario del nepotismo, a tal punto da esonerare il suo confessore per avergli proposto di creare cardinale il meritevole nipote Ottaviano de' Medici e per questo il popolo si aspettava da lui un periodo di vita felice ma dovette piangerlo ben presto. Leone infatti morì il 27 aprile 1605, dopo soli 26 giorni di pontificato, uno dei più brevi della storia.


PAOLO V - Camillo Borghese (1552-1621)
(Pontificato 1605-1621)

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GREGORIO XV - Alessandro Ludovisi (1554-1623)
(Pontificato 1621-1623)

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URBANO VIII, Maffeo Barberini, di Firenze
(1568-1644)
(Pontificato 1623-1644)

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INNOCENZO X - Giovanni Battisti Pamphilj (1574-1655)
(Pontificato 1644-1655)

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ALESSANDRO VII - Fabio Chigi (1599-1667)
(Pontificato 1655-1667)

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CLEMENTE IX - Giulio Rospigliosi (1600-1669)
(Pontificato 1667-1669)

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CLEMENTE X, Emilio Bonaventura Altieri, romano  (1590-1676)
( Pontificato 1670-1676 )

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INNOCENZO XI - Benedetto Odescalchi (1611-1689)
(Pontificato 1676-1689)

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ALESSANDRO VIII - Pietro Vito Ottoboni (1610-1691)
(Pontificato 1689-1691)

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Continua con il PERIODO dal 1691 al 1831 > > >

Rigerimenti Bibliografici:
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